“Haiti. Un terremoto devasta le rovine prodotte dal capitalismo haitiano”
di Andrea Genovali, responsabile Relazioni Internazionali PdCI
Si parla di oltre centomila morti ad Haiti per il terremoto disastroso che ha colpito il paese, che in lingua Taino, cioè degli abitanti originari dell’isola sterminati dagli occidentali che la “scoprirono”, vuol dire “Paese delle montagne”. Altri secoli in cui l’isola era verde e rigogliosa. Da allora ci hanno pensato i conquistadores e poi gli Stati Uniti a farla diventare un paese derelitto! Haiti oggi è una immensa distesa di rovine e di morti, la capitale Port Prince rasa al suolo. Oltre un terzo della popolazione è stata colpita da questa tragedia, secondo le stime dell’ONU. Haiti è 150° su 170 paesi inserirti nell’Indice dello sviluppoumano delle Nazioni Unite. Sette persone su 10 vivono con meno di uno o due dollari al giorno. Il terremoto ha devastato un paese già devastato dallo sfruttamento capitalistico.
E’ stata una catastrofe naturale, terribile. Pensate che in Abruzzo il sisma è stato quasi la metà della potenza che ha scatenato ad Haiti, solo per fare un paragone. Però i paragoni vanno fatti anche quando fanno storcere il naso ai paladini del capitalismo e del libero mercato. E il paragone immediato e ineludibile è con Cuba.
L’isola di Fidel dista pochissime miglia da Haiti e dunque è un termine di paragone assolutamente omogeneo e pertinente. Un paragone che mette in risalto come le strutture dello Stato cubano abbiamo messo in atto un servizio di protezione delle popolazioni dalle devastazioni della natura e come, invece, ad Haiti nessuno abbia mai fatto niente. Si dirà che il terremoto è un fatto non prevedibile e se poi è così devastante che si poteva fare? Vero, però è fondamentale ricordare che nei mesi fra agosto e settembre del 2008 quattro devastanti uragani si abbatterono su Haiti e anche su Cuba con la stessa potenza. Ad Haiti i morti furono 800 a Cuba uno solo per infarto!
Questa è la misura di come sono profondamente diverse Cuba ed Haiti e di come il socialismo cubano sia milioni di anni luce più avanti del capitalismo di Haiti, e non solo se pensiamo all’uragano che si abbatté pochi anni fa su New Orleans e come gli Usa furono incapaci di affrontare quel dramma. Non è propaganda parolaia ma la constatazione dei fatti. Mentre Santo Domingo annuncia di chiudere gli ingressi al paese perché teme una invasione degli haitiani e gli Usa annunciano l’arrivo di medici e infermieri, Cuba ha diramato un annuncio dicendo che le centinaia di medici e infermieri cubani che sono da anni ad Haiti per aiutare gratuitamente quel paese stanno bene e sono tutti all’opera. Anche questo vorrà dire qualcosa o no? Politiche di privatizzazione selvaggia, speculazioni a favore delle elités, disoccupazione, che nel 2008 con l’aumento del prezzo del riso provocò sanguinosi scontri. E’ un paese che va a fondo, in cui la sanità non esiste, la tutela dei bambini è solo la violenza della strada e dei quartieri malfamati di Port Prince e l’unico miraggio di vita è l’emigrazione negli Usa. Ma questi sono haitiani non cubani e allora niente canali privilegiati come per molti gusanos cubani; anzi restrizioni pesanti sui visti di ingresso eGuantanamo, prima che fosse “dedicata” solo agli islamici, come punto di arrivo.
Lì vicino, a Cuba la sanità è gratuita, la scuola obbligatoria per tutti, gli anziani hanno tutele e il diritto ad una vecchiaia serena mentre i bambini hanno assistenza, studi gratuiti fino alla laurea e nessun bambino èsfruttato, costretto a vivere in strada e sniffare colla! Due paesi vicini con due sistemi politici diversi, vorrà pur dire qualcosa o no?
Fonte: Oltre Confine, Anno II° - numero 41 del 14 gennaio 2010