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Attualità


Sudamerica, fame di terra
Sudamerica, fame di terra 
 

Il potere dei latifondisti schiaccia le piccole proprietà.


di Marco Todarello

È dalla terra, e per la terra, che si è sviluppata la storia del continente sudamericano. Già ai tempi delle civiltà precolombiane, alla base dell’economia c’erano l’ayllu inca e il calpulli azteco, modelli economici basati sullo sfruttamento familiare di appezzamenti di terra. E molti dei movimenti progressisti del 900, da Cuba al Messico, fino al Cile, avevano individuato nella lotta per i diritti dei contadini una delle loro principali forze.


In America Latina, quei proprietari terrieri che insieme con le forze armate hanno sempre condizionato i destini di intere nazioni, sono ancora oggi influenti élite, anche dove la democrazia rappresentativa sembra ormai radicata.
SFRUTTAMENTO MINERARIO. Un recente studio del Fondo mondiale per l’alimentazione (Fao), seguito da un altro della Coalizione internazionale per la terra (International land coalition, Ilc) hanno sottolineato che le lobby nazionali di latifondisti continuano ad accaparrarsi porzioni di terra, spesso in proporzioni maggiori degli investitori stranieri. E nei 17 Paesi oggetto della ricerca, il maggiore interesse dei privati non è la produzione di alimenti, ma le miniere, il turismo, l’industria e il legname (il 22%), mentre i restanti tre quarti dei 71 milioni di ettari  presi in esame sono destinati alla coltivazione di biocombustibili come la soia.
LE GRANDI PROPRIETÀ. Secondo i dati raccolti dallo storico Alain Rouquié nel suo saggioL’America Latina, in Argentina la superficie media in mano alle grandi proprietà è 270 volte più estesa di quella gestita da unità sub familiari; un rapporto che è di 2 mila a uno in Guatemala, dove 8.800 proprietari, e cioè meno del 3%, si dividono il 62% delle terre coltivabili.
«Sta nella responsabilità dei governi della regione», ha detto il funzionario della Fao Fernando Soto Baquero, «assicurare che la concentrazione della terra in poche mani non abbia effetti negativi sulla sicurezza alimentare, sul lavoro agricolo e lo sviluppo dell’agricoltura domestica».


Secondo alcuni storici, in Sudamerica la concentrazione della proprietà è un’eredità coloniale, e le varie riforme agrarie - con l’unica eccezione di quella cubana - non hanno mai portato risultati duraturi.
Una di queste fu quella voluta in Perù dal presidente Alberto Fujimori, nei primi Anni 70, che fu revocata dal successivo governo eliminando le restrizioni alla dimensione della proprietà e alla vendita delle terre.
LA CONTRORIFORMA DI PINOCHET.Mentre in Cile, Augusto Pinochet operò una controriforma agraria che favorì l’acquisto di terre da parte dei privati, limitò i diritti di contadini e coloni e restituì ai latifondisti un enorme potere, anche politico.
Il contesto macroeconomico neoliberista stimolò gli investimenti, anche stranieri, emarginando l’agricoltura a gestione familiare, sulla quale si era retta per secoli l’economia di interi Paesi. Solo a partire dagli Anni 90, grazie anche ad alcuni programmi Onu, i governi riscoprirono la sensibilità  verso la coltivazione domestica.
INVESTITORI PRIVATI E STRANIERI. Le mani private sulle terre sudamericane sono spesso straniere, anche se in percentuale minore rispetto ai proprietari locali, come hanno svelato gli stessi studi della Fao e della Ilc. Restando al caso argentino, durante la presidenza di Carlos Menem - dal 1989 al 1999 - il governo vendette ampie porzioni di terra a imprese e privati, tra i quali il magnate dei media Ted Turner, attori come Sylvester Stallone e Tommy Lee Jones e soprattutto l’imprenditore trevigiano Luciano Benetton, proprietario di 900 mila ettari di terra in Patagonia sui quali alleva 300 mila pecore che forniscono la lana per i capi del suo marchio.
BENETTON E LO SGOMBERO DEI MAPUCHE. L’azienda italiana ha anche ottenuto l’ordinanza di sgombero, emessa a marzo da un tribunale locale, ai danni della comunità indigena mapuche, che da sempre vive in una piccola parte di quel territorio (534 ettari).
Sempre in Argentina, poi, ha fatto molto discutere il caso dei 200 mila ettari di terra nella regione di Río negro acquistati dall’impresa cinese di alimenti Beida Yuang per coltivare soia, grano e colza. Per questo il governo di Cristina Kirchner, lo scorso marzo, ha presentato un disegno di legge per limitare la vendita agli stranieri. La proposta, però, deve essere ancora discussa dal parlamento.
PERUVIANI CONTRO LA MINIERA. In alcuni casi la vendita di terre ha avuto implicazioni sociali e ambientali, coinvolgendo tutto l’apparato produttivo. Come è avvenuto in Perù, nella zona di Cajamarca, dove un nuovo contratto tra il governo e l’impresa nordamericana Newmont mining Corp ha causato le proteste dei residenti, preoccupati dalle conseguenze ambientali del progetto Conga, che prevede un investimento di 4,8 miliardi di dollari per la creazione di una nuova miniera d’oro e rame.

Lunedì, 19 Dicembre 2011

 

  http://www.lettera43.it/economia/aziende/34075/sudamerica-fame-di-terra.htm
Data: 2011-12-19 indietro



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