di Hugo Moldiz Mercato*
Nelle ultime settimane del 2011 è stato lanciato un piano concepito dall'estrema destra americana e coordinato dall'Ufficio d’Interessi Statunitensi a La Habana per incoraggiare la diffusione di voci, del tipo “versioni giornalistiche non provate”, che il gruppo dissidente di "Las Damas de blanco" sarebbe oggetto di violente repressioni da parte della polizia per ordine delle autorità del governo cubano.
Tale piano grossolano contro Cuba - che neppure l'ultraconservatrice CNN potrebbe dimostrare con immagini reali, salvo che ne faccia un montaggio, come era successo all’inizio di agosto con la Piazza Verde di Tripoli, per dare l'idea che la capitale libica fosse già stata presa dai "ribelli"-, non rappresenta alcuna ingenuità o semplice provocazione interna non calcolata.
Al contrario, fa parte dei palloni sonda che i settori dell’estrema destra degli Stati Uniti stanno lanciando per creare gradualmente un ambiente favorevole per i loro piani d’intervento militare contro Cuba.
Il pericolo di una guerra imperiale contro Cuba non è una semplice speculazione. È una minaccia reale per Cuba - che più di 50 anni fa ha osato scegliere il percorso del socialismo - e per tutti i paesi dell'America latina che a partire dall'ultimo decennio del XX secolo e all'inizio del XXI hanno osato alzare la loro voce di dignità, di sovranità e d'indipendenza di fronte all'Impero più potente e crudele che la storia dell'umanità abbia mai conosciuto.
Andiamo per gradi. Il 27 agosto di quest'anno, a quattro giorni scarsi da quando la NATO - braccio militare internazionale degli Stati Uniti – e le truppe organizzate e finanziate dalla Casa Bianca e da altri paesi europei, hanno preso Tripoli, uno dei consiglieri per gli affari internazionali del Presidente americano Barak Obama si vantava che a strategia di intervento militare in Libia "potrebbe anche essere applicata in altri casi".
Lo sguardo si è diretto immediatamente alla Siria, all’America Latina e a Cuba. Si tratta di Ben Rhodes, che, dopo essersi sforzato di stabilire una differenza con ciò che aveva fatto Bush e quello che promuove ora Obama, ha sostenuto nche il primo aveva incoraggiato delle costose guerre di "occupazione", mentre il secondo ha sostenuto delle operazioni di "liberazione nazionale" con un piccolo investimento.
E la giustificazione per l'applicazione di questo "nuovo modello" d'intervento, come lo ha battezzato il consigliere del Dipartimento di Stato, è che per il suo successo si deve presentare una doppia combinazione: l'esistenza di un "movimento nazionale" democratico e la responsabilità internazionale degli Stati Uniti e dei suoi alleati di supportare con azioni militari.
In questo caso, da diversi anni l’Ufficio di Interessi del Nord America (SINA) ha organizzato varie iniziative controrivoluzionarie. Uno dei gruppi che riceve maggiori finanziamenti è costituito dalle cosiddette “Damas de blanco”. Il gruppo, composto dai membri delle famiglie dei prigionieri controrivoluzionari o persino dei prigionieri privati della libertà per reati comuni, si è assunto il compito, infruttuoso, di tentare di estendere la sua attività da La Habana ad altre province Cubane.
“Las Damas de blanco” - che sono state protette dalle autorità cubane dalle reazioni spontanee contro di loro della maggioranza del popolo cubano, che si rifiuta di essere nuovamente colonizzato – mantengono una campagna attiva quanto aggressiva contro la Rivoluzione cubana nonostante i loro parenti siano stati ormai rilasciati e molti di loro siano andati in Spagna diversi mesi fa.
Hanno anche formato un "gruppo di sostegno" con individui riconosciuti come anti-sociali ed ex-detenuti, tutti a stipendio. Così, questo piccolo gruppo di attiviste finanziato dagli Stati Uniti e da alcuni governi europei è la punta della lancia, come sembrano desiderare alcuni ultraconservatori, per incoraggiare - con il pretesto di proteggere la popolazione civile – un intervento militare della NATO contro Cuba, che aprirebbe la strada per fare lo stesso con il Venezuela, la Bolivia e il Nicaragua, per citare i processi politici più radicali in America Latina e nei Caraibi.
La minaccia di intervento ha le sue origini nel Vertice di Lisbona, nel novembre 2010, quando la NATO aveva formulato il suo nuovo concetto strategico che prevede l'attribuzione a intervenire ovunque nel mondo e per qualsiasi motivo. Cuba ha costruito il suo socialismo sotto un assedio permanente dell'imperialismo. Al Blocco criminale, condannato per la ventesima volta consecutiva dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si sono aggiunte le azioni di sabotaggio, le uccisioni di civili, gli attentati criminali come la bomba esplosa in volo sull’aereo di Cubana de Aviación nel 1976, causando la morte di decine di persone e gli innumerevoli piani per assassinare il leader storico della Rivoluzione Fidel Castro. Uno degli ultimi tentativi di invasione militare di Cuba è stato progettato nel 2003 da George Bush, ma la sua attuazione è stata interrotta dall'imprevedibilità dei suoi risultati e dalla risposta di massa che con le Esercitazioni Bastione del 2004, le forze armate e il popolo cubano avevano dato ai piani interventisti. La minaccia è fatta. Ciò che l’impero non ignora, tuttavia, è che un’aggressione militare a Cuba non avrà lo stesso risultato dell’invasione dell’Afghanistan, dell’Iraq e ora della Libia. Il popolo cubano e il Governo - che hanno provocato la prima sconfitta militare dell'imperialismo in America Latina nel 1961, a Playa Girón - hanno sufficientemente dimostrato la coesione intorno agli ideali e ai principi della Rivoluzione, del socialismo e dell’indipendenza.
* Hugo Moldiz Mercato - Giornalista e avvocato boliviano, direttore del settimanale “La Época”, esperto in relazioni internazionali e coordinatore della Rete di intellettuali e artisti in difesa dell'umanità, sezione boliviana.