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Obama nella lista nera dell'Avana
Obama nella lista nera dell'Avana 


21/01/2010

Le ultime azioni del presidente Usa sono una provocazione nei confronti dell'Havana

A volte il vento cambia, si dice. Come a Cuba. Ma non è un fattore climatico. Dopo decenni passati sotto scacco del bloqueo made in Usa, da qualche giorno l'Havana è rientrata prepotentemente nelle lista dei paesi terroristi stilata da Washington.

Obama ha dimostrato che il Nobel per la Pace appena ricevuto non è poi così meritato. Ha fatto tutto il contrario di ciò che doveva fare ovvero chiudere definitivamente con la vecchia strada del conflitto economico con Cuba e aprire una nuova era, fatta di pace e rispetto fra due Stati sovrani. Non è stato così, anzi. Lo stesso Obama ha apposto la sua firma sulla proroga del bloqueo commerciale per un altro anno. L'occasione di riallacciare i rapporti con Castro buttata al vento.

E proprio per questi motivi Cuba ha inserito nella sua lista nera proprio il presidente Obama.

L'Havana non ha certo fatto aspettare una sua reazione e ha chiesto a Washington l'immediata esclusione dalla lista dei paesi terroristi condannando l'iniziativa di Obama.

Secondo il corpo diplomatico cubano, "gli Usa sono ossessionati da Cuba, lo prova l'ultimo atto di quella corsa demenziale rappresentata dalla presunta lotta contro il terrorismo internazionale". E' un fiume in piena la dichiarazione dell'ufficio politico dell'ambasciata cubana in Italia. "Cuba respinge categoricamente questa nuova azione ostile del governo Usa rappresentata dall'inclusione del nostro Paese nella cosiddetta lista di Stati patrocinatori del terrorismo per ragioni meramente politiche che ha come unico scopo quello di giustificare il blocco che la quasi totalità della comunità internazionale condanna annualmente, da ormai 17 anni, all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite".

C'è poi il discorso legato alla presenza di terroristi che si aggirerebbero indisturbati per le strde della capitale cubana. "Il 30 aprile dello scorso anni il presidente Obama ha ratificato la presenza di Cuba nella black list dicendo che 'il governo cubano continua a offrire un rifugio sicuro a diversi terroristi (membri di Eta, Farc e Eln) che dal 2008 soggiornano a Cuba'".

Il Washington Post in uno dei suoi ultimi editoriali ha puntato il dito contro la decisione dell'amministrazione Obama. Nell'articolo si legge infatti che la presa di posizione e la firma del presidente per il prolungamento dell'embargo è "ridicola e immeritata" perchè Cuba non rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti e cercare "terroristi sui voli in arrivo dall'isola è una perdita di tempo".

Washington dunque, sembra davvero aver fatto un buco nell'acqua con questa decisione. Inoltre, il pretesto della presenza di terroristi sull'isola è futile e sbagliato. "La presenza di rappresentanti dell'Eta a Cuba ebbe origine da una richiesta dei governi interessati al tema con i quali venne raggiunto un accordo, più di 25 anni fa, in base al quale si recòa Cuba un piccolo gruppo di militanti di quell'organizzazione. Cuba stabilì la regola rigorosa secondo cui qualsiasi membro del gruppo che era stato accolto una volta uscito dal Paese non sarebbe potuto rientrare in territorio cubano. Cuba ha rispettato scrupolosamente lo spirito di quell'accordo. In ogni caso il tema è bilaterale e gli Usa non hanno né il diritto né l'autorità per immischiarsi in queste cose". Per quanto riguarda il discorso legato alle Farc (Forze Aramte Rivoluzionarie della Colombia) e all'Eln (Esercito di Liberazione nazionale) furono il governo colombiano e le forze rivoluzionarie a chiedere l'intervento di Cuba per la sua partecipazione al processo di pace. "In questo ambito l'Havana è stata uno dei membri del Gruppo dei Paesi Promotori del dialogo e del Gruppo di Paesi Amici per le Conversazioni di Pace".


Alessandro Grandi

  http://it.peacereporter.net
Data: 2010-01-26 indietro



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