IL TICINO A CUBA di Marzio Castagnedi

Un viaggio a Cuba dell’ Associazione Svizzera-Cuba con un gruppo di 31 partecipanti

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Cuba, autoFoto di Lucas Sánchez

No, non vogliamo spostare la geografia mondiale. Il titolo si riferisce a un viaggio a Cuba a cavallo tra aprile e maggio dell’Associazione Svizzera-Cuba con un gruppo di 31 partecipanti di cui 28 svizzeri ticinesi e 3 italiani, guidati dal presidente della Sezione Ticino Federico Jauch.

Prima tappa, breve, all’Avana metropoli di 30 km2 adagiata sull’Atlantico dall’eterno fascino tra vecchio e nuovo. Per esempio in “Plaza Vieja” nel quartiere storico habanero oggi in gran parte restaurato. La piazza oltre vent’anni fa era in condizioni cadenti.

Oggi risplende in un restauro magistrale. Ha appena ricevuto un premio dell’Unesco e cartelli con foto mostrano immagini del passato in modo eloquente. Ora tutte le case sono tirate a lucido così come il palazzo di sei piani restaurato nelle architetture originali sette-ottocentesche, e con un fiorire di botteghe d’arte, bar e ristoranti allegri e colorati. I meriti del restauro e conservazione dell’Avana Vecchia vanno al professor Eusebio Leal, storico della città, presidente e coordinatore dei lavori dell’intera e vasta area. Assistiti dai compagni dell’ICAP (Istituto Cubano d’Amicizia tra i Popoli) si va a un’interessante visita alla Fondazione Antonio Núnez Jiménez per la Natura e l’Uomo nel residenziale quartiere Playa (tante strade e viali tra il verde e le villette bianche a due piani).

Investigatore, scienziato, sociologo Núnez Jiménez fu protagonista di un’impresa unica nel 1987. Andò in Ecuador, fece costruire cinque grandi canoe di 15 metri ricavate ognuna da un grande albero tropicale secondo le primitive ma efficaci tecniche indigene di 2000 anni fa. Poi gli equipaggi viaggiarono per un intero anno a forza di pagaia lungo rio delle Amazzoni, rio Negro e l’Orinoco venezuelano sino alle piccole Antille del mar Caribe. Risalirono gli arcipelaghi e giunsero alle grandi Antille (Puerto Rico, Dominicana, Haiti, Giamaica e Cuba). Migliaia di pericolosi chilometri lungo fiumi e mari sconosciuti. Questa impresa di Núnez dimostrò che le popolazioni trovate da Colombo nell’ottobre 1492, cioè indios di etnia Taìnos, erano loro sì i primi e veri scopritori e abitatori delle isole dei Caraibi almeno da oltre mille anni prima degli invasori spagnoli. E’ da rimarcare il fascino della visita alla Finca Vigìa, la grande villa abitata da Hemingway per vent’anni poco fuori L’Avana. Un fresco parco di alte palme straordinario, una casa di solo pianterreno, che dalle amplissime finestre permette una vista quasi completa delle molte grandi stanze in cui ogni oggetto, mobile, quadro è rimasto intatto come ai tempi del grande scrittore americano innamorato perso di Cuba e della sua gente. Esposto anche il suo cabinato “Pilar” col quale Hemingway navigò molto lungo la frastagliata costa nord dell’isola, la “Mayor de Las Antillas”.

Ora a Santa Clara, dove il gruppo ha partecipato alla sfilata del Primero de Mayo mischiato alle migliaia di cubani. Era una delle attrazioni de viaggio poiché la sfilata colorita e gioiosa di quasi centomila persone avveniva sotto la grande statua di Ernesto Che Guevara che domina la plaza dall’alto del “memorial” a lui dedicato.  Le sfilate dell’Avana sono super spettacolari con un milione di partecipanti nella grande Plaza de la Revoluciòn Josè Martí, ma quella di Santa Clara è speciale.

Poi via, verso le montagne dell’Escambray dove la guida, Mario Josè Rodriguez, ha condotto il gruppo in escursioni in quota attorno ai mille metri sopra Topes de Collantes nella zona dei parchi nazionali di Codina per sentieri e “fazendas” contornate da boschi e pinete. Poco lontano, anni fa, visitai il grande lago artificiale di Hanabanilla navigabile per chilometri. Nella zona tutte queste località fanno parte di una vasta aria protetta di parchi nazionali. Il viaggio è bello e interessante ma faticoso: sveglia presto, diverse ore di pullman, cambio di quote tra montagne e pianure, tra villaggi, piccoli paesi e anche città di maggiori dimensioni. Come Trinidad, perla dell’Unesco in quanto “centro coloniale più grande e meglio conservato dell’America latina”.

A Trinidad un solo giorno ma due cose vanno in particolare segnalate. La prima è l’escursione su un incredibile vecchio trenino centenario al “Valle de los Ingenios” (gli zuccherifici storici del Sette-Ottocento che fecero la fortuna di varie famiglie spagnole del luogo come gli Iznaga, con la grande torre di 45 metri), e la seconda il pernottamento in case private di Trinidad. Anche l’incontro ravvicinato con le famiglie cubane è stato tra i gioielli del viaggio. Gente straordinaria, cordiale e gentilissima, abitazioni accoglienti, pulitissime, ben organizzate. Altre ore di viaggio ed ecco un’altra bella sorpresa.

La città di Camagüey, 300mila abitanti, un moderno centro pedonale, tante belle piazze, palazzi e chiese. Mario, instancabile, parla un italiano perfetto e dà una valanga d’informazioni. A Camagüey non mi fermavo da diversi anni e tra i compagni dell’ICAP, ho rincontrato Paquito López vecchio amico ora in pensione: portò in Lombardia nel 1990 il gruppo musicale de Los Kinin e lo rividi un’altra volta all’Avana. Paco mi regalò al tempo una dettagliatissima mappa della provincia di Camagüey, la più estesa di tutta Cuba: ex grande pianura “azucarera”, poi divenuta territorio importante agricolo e di allevamenti animali e produttore di latte, uova, ortaggi e frutta di varie imprese cooperative. Ordinata, tra le città più moderne di Cuba con un centro pedonale rinnovato e ben tenuto e nota per una quantità di grandi piazze e chiese, Camagüey ha storia lunga a Cuba. Fondata nel secolo XVI prima sulla costa atlantica ma minacciata da attacchi corsari, venne poi spostata dagli spagnoli verso il centro-isola assumendo il nome attuale nel ‘700, ed è stata anche al centro della prima guerra d’indipendenza dei cubani contro la “metropoli” spagnola (1868-78).  Alla visita alla Casa natale di Ignacio  Agramonte la direttrice Ana Beljica ha spiegato molto bene non solo la bella e grande casa ma anche la vicenda di Agramonte che figura tra gli eroi nazionali cubani. Seguì la prima ribellione di Carlos Manuel De Céspedes del 10 0ttobre 1868 contro gli spagnoli, ma morì in battaglia nel 1869 lasciando comunque segno e seguito.

Tra le varie visite importanti nella provincia di Camagüey, quella al CITA, Centro di ricerche sull’acqua col quale collabora da alcuni anni l’Associazione Svizzera-Cuba che concorre alla fabbricazione e fornitura di filtri in ceramica per la potabilizzazione, filtri che sono stati donati a diverse famiglie del centro agricolo di Minas. Federico, come capo delegazione, ha dialogato ampiamente coi compagni e colleghi cubani.

Un’altra visita importante a Camagüey è quella alla scuola d’Arte Vicentina de la Torre dove studiano molti allievi e allieve dai 9 ai 19 anni sia arti figurative che teatro e balletto. Tutto è completamente gratuito per i giovani, dalle prime lezioni al diploma.

Infine, a suggello di questo racconto, è da citare una marcia nella giungla tropicale di circa 3 ore lungo sentieri contornati da fitta vegetazione e alte muraglie rocciose dette “Paredones”. Sierra de Cubitas, quote sui 200 metri, che separa le pianure dalla costa nord dell’Atlantico, poco sole ma tra le boscaglie il caldo umido è alto e insidioso. Si arriva al Paso de Lesca dove sotto la parete rocciosa è situata una targa in bronzo.

La voce di Mario, la nostra instancabile guida, si alza nella silenziosa vegetazione tropicale “Qui -dice – avvenne un agguato e uno scontro tra i soldati spagnoli del generale Lesca nel 1869 e gruppi di cubani ribelli. I “mambises”, all’epoca dotati di sole armi bianche (vedi il film cubano del 1963 “La primera carga al machete”). Fine- quasi- viaggio. Solo ancora un giorno e mezzo a Playa Santa Lucia: al largo si vede affiorare una delle più lunghe barriere coralline dell’arcipelago cubano. Pochi ci fanno una gita, i più – finalmente – si riposano.

Infine si va nella città di Holguín. Per fortuna il Boeing 737 è in orario: meno di dieci ore e siamo a casa. Casa? Qualcuno, forse, comincia ad avere dubbi. I ricordi, le sensazioni, le emozioni si mischiano e si affollano. Anche in modo diverso, tra “nuevos y  viejos amigos de Cuba”.

Presto comincia la sfilata delle foto, dei video e dei pensieri. Cuidado, amigos. La “Cubanite” può profilarsi all’orizzonte all’improvviso.

 

 

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