Prossimi passi verso la normalizzazione delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba: pensieri espressi dai Cinque Cubani

Nei giorni  futuri, la normalizzazione delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti    dipenderà soprattutto dalla disponibilità americana ad agire in segno di rispetto per l’autodeterminazione cubana.

REDAZIONE 7 LUGLIO 2015

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Prossimi passi verso la normalizzazione delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba: pensieri espressi dai Cinque Cubani

Di Marjorie Cohn

http://znetitaly.altervista.org/art/17876

5 luglio 2015

Ora che gli Stati Uniti e Cuba si stanno preparando ad aprire le ambasciate nei loro rispettivi paesi, che cosa altro deve accadere per appoggiare il processo di distensione tra le due nazioni?

Durante una recente visita a Cuba, ho posto questa domanda a René González  e ad Antonio Guerrero, due dei “Cinque Cubani”, i cinque uomini  che erano andati negli Stati Uniti negli anni ’90 per raccogliere informazioni sui complotti terroristi contro Cuba e che poi sono stati celebrati come eroi cubani durante la loro successiva carcerazione da parte degli Stati Uniti.

La loro replica? Porre fine all’embargo e restituire la Baia di Guantánamo a Cuba.

“Ci dobbiamo ricordare che le relazioni tra i due paesi non sono mai state normali,” ha detto González, sostenendo che la normalizzazione delle relazioni non avverrà da un giorno all’altro. Ha aggiunto:

“Siamo stati occupati dalle truppe statunitensi nel 1898. Da allora in poi siamo stati  soggetti al governo statunitense e specialmente alle grosse imprese americane. Poi è arrivata la Rivoluzione, che ha cercato di correggere quello squilibrio. Poi è arrivata una fase diversa, fatta di aggressioni, embargo e politiche contro Cuba, che è durata per più di 56 anni. Non ci si può aspettare che stabilire relazioni normali…per la prima volta nella storia sarà un processo facile.

Guerrero ha osservato che gli Stati Uniti hanno fatto un grande passo verso la normalizzazione già soltanto avendo rimosso Cuba dalla sua lista di paesi che si supponeva appoggiassero il terrorismo, ma ha notato che il prossimo passo verso la normalizzazione richiederà un passo più ampio – mettere fine all’embargo  statunitense al quale a Cuba ci si riferisce più comunemente come  al “blocco.” La normalizzazione, ha detto González, richiederà “lo smantellamento dell’intero sistema di aggressione contro Cuba, specialmente il blocco. Tutti sanno quanto sia stato dannoso per i cubani. E’ un’isola piccola. Per 50 anni è stata asfissiata dalla più grossa potenza del mondo. Ha avuto un costo per i cubani, per la loro economia.”

L’occupazione illegale della Baia di Guantánamo

González ha messo nell’elenco anche la restituzione di Guantánamo come fattore necessario alla normalizzazione. Dopo che si leverà il blocco e che        Guantánamo sarà restituita a Cuba, mi ha detto, “credo che il processo sarà più veloce.”

González ha giustamente fatto notare che l’occupazione americana di  Guantánamo è illegale. Gli Stati Uniti hanno ottenuto il controllo della baia di Guantánamo nel 1903, quando Cuba era stata occupata dall’esercito degli Stati Uniti dopo il loro intervento nella guerra di indipendenza di Cuba contro la Spagna. Cuba era stata costretta ad accettare l’Emendamento di Platt alla sua Costituzione come prerequisito del ritiro delle truppe statunitensi da Cuba. L’emendamento fornì la base per un trattato che garantiva la giurisdizione degli Stati Uniti sulla Baia di Guantánamo.

L’Accordo del 1903 per le Stazioni  carboniere  e navali, dava agli Stati Uniti il diritto di usare la Baia di Guantánamo “esclusivamente come stazioni carboniere o navali      e per nessun altro scopo.” Un trattato del 1934 manteneva il          controllo sulla Baia di Guantánamo in perpetuo fino a quando gli Stati Uniti non lo abbandonano o fino a quando sia Cuba che gli Stati Uniti saranno d’accordo a modificarlo. Quel trattato limita anche i loro usi a “stazioni carboniere e navali.”

Nessuno di questi trattati o accordi dà agli Stati Uniti il diritto di usare la Baia di Guantánamo come prigione o di sottomettere i detenuti a torture o a trattamento crudele, inumano o umiliante – cosa che è stata documentata nella prigione. Gli Stati Uniti stanno quindi violando quindi  il trattato del 1934.

Inoltre, la dottrina del rebus sic stantibus, racchiusa nella Convenzione di Vienna sulla Legge dei Trattati, e norma di legge internazionale consuetudinaria, permette a una parte di abrogare i suoi obblighi quando c’è un cambiamento fondamentale delle circostanze. Usare la baia di Guantánamo come prigione e torturare i detenuti è che  un cambiamento fondamentale di una circostanza, il che costituisce il motivo per cui Cuba metta fine al trattato.

L’importanza diplomatica di liberare i Cinque Cubani

E’ probabile che gli Stati Uniti e Cuba questa settimana non avrebbero annunciato i loro piani di riaprire le ambasciate nei rispettivi paese, se il Presidente Barack Obama non avesse negoziato con successo il completo rilascio dei Cinque Cubani nell’accordo che aveva raggiunto con il Presidente cubano Raul Castro, il 17 dicembre 2014. Quell’accordo, per operare verso la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi, era stato eluso dai 10 predecessori di Obama per un periodo di 55 anni. Probabilmente sarà il risultato  distintivo della politica estera di Obama.

Una parte dell’accordo che ha avuto enorme significato simbolico per molti cubani, è stata la liberazione di Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero and Ramón Labañino –  i tre membri dei Cinque Cubani che erano ancora in prigione all’epoca dell’accordo.

Il 17 dicembre 2014, ai tre uomini è stata concessa la clemenza e sono stati tornati a Cuba. Gli altri due membri dei Cinque Cubani –  René González and Fernando González – erano stati rilasciati in precedenza, rispettivamente nel 2011 e nel 2014, dopo aver scontato completamente le loro pene.

Il caso dei Cinque Cubani ha ottenuto la condanna internazionale, in particolare perché i cinque uomini erano andati negli Stati Uniti per raccogliere   informazioni sui gruppi di esuli cubani per un motivo molto legittimo. Fin dalla Rivoluzione Cubana del 1959, le organizzazioni terroriste con base a Miami, comprese Alpha 66, Commandos F4, la Fondazione Nazionale Cubano-Americana  e Brothers to the Rescue  (Fratelli per il Soccorso), hanno attuato azioni terroristiche contro Cuba nel tentativo di rovesciare il governo di Castro. Quello più tristemente noto è stato l’esplosione in volo di una bomba   su  un aereo passeggeri cubano, nel 1976, che uccise 73 persone , compresa l’intera squadra cubana di scherma. Questi gruppi hanno agito con impunità negli Stati Uniti.

I Cinque Cubani si  infiltravano in modo pacifico in queste organizzazioni. Consegnavano poi i risultati della loro indagine all’FBI. Però, invece di operare per combattere i complotti terroristici negli Stati Uniti contro Cuba, il governo statunitense arrestò i Cinque accusandoli di reati che comprendevano la cospirazione per commettere spionaggio e la cospirazione per commettere omicidi. Sebbene nessuno dei Cinque avesse alcuna informazione segreta, o fosse coinvolto in nessun atto per danneggiare gli Stati Uniti, nel 2000 sono stati dichiarati colpevoli in un tribunale di Miami e condannati a 4 ergastoli (2 ergastoli per Gerardo Hernandez, 1 ergastolo per Antonio Guerrero e 1 per  Ramón Labañino,  e pene di varia durata per Fernando González  e René González, n.d.t.).

Un comitato di tre giudici dell’11° Circuito della Corte d’Appello statunitense ha ribaltato all’unanimità  le loro condanne nel 2005, decretando che i Cinque non potevano ottenere un processo corretto a Miami a causa dell’intenso sentimento anti cubano in quella città. Cionondimeno, l’11° Circuito, in una seduta con tutti i membri della corte  ha mantenuto  le condanne  e l’ergastolo di Hernandez è stato confermato in appello.

Anni di carcerazione illegale

I Cinque Cubani hanno sopportato  anni di brutali condizioni e di prigionia illegale prima del loro rilascio. Dopo essere stati arrestati, sono stati immediatamente messi in isolamento e tenuti lì per 17 mesi. L’isolamento equivale a torture, o a trattamento o a punizione crudele, inumano, o umiliante, secondo l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Juan E. Méndez.

“Credo che si aspettassero di farci crollare,” ha aggiunto González. Il governo degli Stati Uniti “ha usato il CIPA [Classified Information Procedures Act] e ha secretato tutto in modo casuale” il che ha permesso loro di impedirci di guardare le prove,” ha detto  González. Quindi ci hanno messo nel “Buco” (altro nome che indica il regime di isolamento e hanno messo le prove in un altro buco.”

Tuttavia, ha osservato González, “Delle volte si deve reagire come esseri umani con la propria dignità. E loro attaccavano la nostra dignità. E noi dovevamo difenderla. Eravamo più coinvolti. Eravamo più incoraggiati ad andare al processo, e così abbiamo fatto.

“Per noi,” ha detto González,  “andare al processo è stato grandioso. Volevano andarci ogni giorno perché volevamo affrontarli e rivelare la verità del terrorismo contro Cuba e il modo in cui il governo degli Stati Uniti appoggiava quei terroristi.”

“Hanno deciso di comportarsi come delinquenti,” mi ha detto. “E allora si deve ricorrere ai propri valori morali, e alla propria dignità umana e difenderla.”   González ha detto: “Sapevamo sempre che cosa facevamo lì. Sapevamo che non abbiamo mai voluto danneggiare in alcun modo gli Stati Uniti, il popolo statunitense. Siamo stati molti chiari in proposito.         In realtà, non c’era nulla in tutte le prove che poteva mostrare odio verso gli Stati Uniti o il popolo americano o l’intento di danneggiare qualcuno. Sapevamo che stavamo difendendo la vita umana. E andare in prigione per difendere la cosa più preziosa che c’è: la vita umana, ci rende più forti.

Sopravvivere alla prigione per mezzo della poesia e dell’arte

Ho chiesto aGonzález  e a Guerrero come sono sopravvissuti in prigione per tutti quegli anni. Il nostro umore non ha mai  avuto dei cali,” ha detto González. “Giocavamo a scacchi da una cella all’altra urlando. Ci dedicavamo alla  poesia. A volte ci divertivamo soltanto leggendo poesie attraverso le porte.”

Anche Guerrero ha cominciato  scrivere poesie in prigione.

“Ho iniziato a scrivere poesie senza avere neanche la carta,” ha detto. “Mi è venuta in mente una poesia dopo che mi hanno arrestato. …E non so spiegarmi come, perché non ero un poeta. E ho iniziato a scrivere poesie.” Guerrero non ha mai immaginato che le sue poesie sarebbero state pubblicate, ma le condivideva con gli altri detenuti e con delle persone in tribunale. Non poteva crederci, quando il suo primo libro di poesie Desde Mi Altura [Dalla mia altitudine”], venne pubblicato.

Guerrero in prigione è diventato anche pittore. “La prigione   è molto dura,” ha detto.

“Così, un  giorno sono andato nell’aula di arte…è stato un altro modo di liberare la mia mente.”

Ero  emozionata  quando Guerrero mi ha dato una copia del suo libro pubblicato di recente, Absolved by Solidarity  [Assolti grazie alla solidarietà], una raccolta dei suoi dipinti che rappresentano le varie fasi del processo.

I Cinque ritornano a Cuba

Quando ho chiesto che cosa si provava quando tutti i membri dei Cinque Cubani erano di nuovo a Cuba insieme, Guerrero ha detto: “E’ un senso di gioia. E’ un senso di vittoria. E’ un senso di tornare nel luogo a cui si appartiene. Ed è una bellissima sensazione.”

González ha aggiunto: “La mia figlioletta aveva quattro mesi quando sono stato arrestato. Sono tornato a Cuba due giorni prima del suo 15° compleanno. Ora ho un nipote che è un bel ragazzo.”

Sia González  che Guerrero hanno detto che avevano pensato che non avrebbero rivisto mai  Hernandez a Cuba perché stava scontando una condanna all’ergastolo. “Il mio più grosso timore era che sarebbe morto in prigione,” ha detto González. “Non prendiamoci in giro.Gli Stati Uniti volevano che morisse in carcere. E il pubblico ministero voleva che morisse in prigione.”

“Sappiamo come è difficile  sottrarlo a quei desideri ,” ha aggiunto,” e siamo riusciti a farlo. Parla molto di Cuba, del popolo cubano, perché i cubani uniti  hanno fatto il possibile per Cinque e questo è soltanto gioia assoluta.

La strada  futura

Nei giorni  futuri, la normalizzazione delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti    dipenderà soprattutto dalla disponibilità americana ad agire in segno di rispetto per l’autodeterminazione cubana. “L’unica cosa che vogliamo è il rispetto,” ha detto Guerrero. “Cerchiamo di costruire qualcosa adesso, che sia buono per voi e buono per noi, con al centro il rispetto…..Il punto è che non sappiamo se l’interesse del governo americano è realmente  di essere rispettoso e cordiale con il governo  cubano.”

Guerrero ha detto che se anche milioni di turisti americani venissero a inondare Cuba, non può concepire che Cuba diventi un paese capitalista e che  si dimentichi della Rivoluzione. “Forse qualcuno potrà portare droghe, o qualcuno potrà portare un sacco di soldi e cercare di comprare delle cose,” ha detto Guerrero. “Non siamo abituati a

questo. Ma siamo pronti a farlo e a creare la nostra sicurezza e la nostra comprensione. Saranno ricevuti con pace, con amore.”

González  ha aggiunto che il popolo cubano non prova odio o risentimento verso gli americani in modo specifico. “Non diamo la colpa agli americani  degli errori del loro

Governo,” ha detto. “Sappiamo che sono persone come le persone di qualunque posto. Credo che tutti noi abbiamo più cose in comune di quelle che ci dividono…. E spero sinceramente che questo nuovo rapporto con gli Stati Uniti permetterà agli americani di venire qui e di condividere con noi questa bellissima isola.”

In giugno i Cinque Cubani hanno visitato Robben Island in Sudafrica, dove Nelson Mandela è stato imprigionato per 18 anni dal regime dell’apartheid. Hernandez ha scritto sul libro dei visitatori: “E’ stato un grande onore visitare questo luogo insieme ad alcuni dei compagni (compañeros nel testo) di Nelson Mandela,” che sono stati “una sorgente di ispirazione e di forza perché i Cinque Cubani resistessero ai più di 16 anni nelle galere statunitensi.” Hernandez ha aggiunto che l’eredità di Mandela è un’eredità che “noi Cinque onoreremo per il resto della nostra vita.”

Marjorie Cohn è docente presso la Scuola di Giurisprudenza Thomas Jefferson, ex presidente della Corporazione Nazionale degli Avvocati   e vice segretaria generale della Associazione Internazionale degli Avvocati Democratici. Il suo libro più recente è: “Drones and Targeted Killing: Legal, Moral, and Geopolitical Issues.” [Droni e uccisioni mirate: problemi legali, morali, e geopolitici.”.

Copyright, Truthout.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znet/article/next-step-in-the-normalization-of-us-cuban-relations-thoughts-from-the-cuban-five

Originale: Truthout

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

Pubblicato in Attualità, Cuba, I Cinque cubani

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