Riflessioni sulla Brigada José Martí 2014, 44° contingente. di Livio Crivelli (studente,18)

Murale, Campamento Internacional Julio Antonio Mella (CIJAM)

“… A parte qualche strano individuo che sembra aver perso la bussola e la destinazione, il brigadista medio è interessante e interessato. Politica, filosofia, musica, gastronomia, origini del mondo, storie sentimentali… ”
di Livio Crivelli, 
Brigada José Martí 2014, 44° contingente

Sono partito da solo, e questa è la prima differenza rispetto a due anni fa. Sapevo in che cosa consisteva la brigata José Martí, ma non sapevo ciò che avrebbe effettivamente offerto.

Era la seconda volta appunto, ma mi sentivo curioso come la prima. I primi giorni sono duri. Difficile far conoscenza e abbattere i muri della timidezza. Passa poco e già si pensa a che succederà il giorno d’addio, ci si scambia contatti e abbracci prematuramente. Tutto questo per dire come a livello sociale sia intenso e sul finale addirittura malinconico.


A parte qualche strano individuo che sembra aver perso la bussola e la destinazione, il brigadista medio è interessante e interessato. Politica, filosofia, musica, gastronomia, origini del mondo, storie sentimentali… Questi sono gli argomenti più sentiti e personalmente credo che la catalogazione di “menti intelligenti e brillanti” sia appropriata.

Una grossa fetta dell’esperienza va alla compagnia quindi. Il resto calza a pennello. Insomma Cuba e la sua lotta, scontri bellici e guerra politica con gli onnipresenti yankees. Le conferenze sono numerose e piene di sollecitazioni. Nei dibattiti sul sistema cubano si va a comprendere l’economia cubana, la prospettiva del sistema politico, l’influenza dell’embargo (bloqueo), la storia post-rivoluzione e via dicendo. Gli incontri sono gestiti da professori, dottori, membri dell’assemblea nazionale, un ex agente segreto… Insomma mi vien da credere che non c’è altro luogo dove ricevere informazioni di tale portata. Come ultimo incontro ho avuto la fortuna di incontrare niente di meno che Fernando, uno de Los Cinco (i Cinque prigionieri politici cubani negli USA), rimasto ingiustamente incarcerato per ben 18 anni negli USA.

L’emozione non è rara nell’accampamento. Musica ogni sera, visite a differenti luoghi e incontri diversi.  Mi sono sentito a disagio in quei tre giorni al mare nei pressi di Sancti Spiritus, un ambiente tanto bello quanto borghese dato che è ‘inaccessibile’ a molti cubani medi. Insomma l’ambientazione turistica è vista diversamente ora dal sottoscritto, merito anche della permanenza nell’accampamento. Si conosce l’umiltà. Cuba avrà gravosi problemi materiali e la crisi economica, dovuta anche all’embargo, è pesante. Eppure sono convinto di quanta ricchezza ci sia nella mente di questo popolo, molto di più di quanto ne abbia io o noi europei più in generale. Nel bene e nel male il cubano è ancora salvo da quella malattia del mai-accontentarsi, della super-comodità e del consumismo, ma soprattutto,  è ancora immune dal morbo dell’individualismo tipico del vecchio continente.

 Livio Crivelli
13 agosto 2014

Pubblicato in Resoconti

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