ADDIO A ENRIQUE PINEDA BARNET, “EL PRIMER MAESTRO” (+ VIDEO)

Enrique Pineda Barnet. Foto presa da Granma

Orgoglioso di essere il primo insegnante volontario a marciare sulla Sierra Maestra, entra a far parte dell’ICAIC come sceneggiatore nel 1962

di Luciano Castillo
Fonte:
12 gennaio 2021
Traduzione e aggiunte: GFJ

Qualche ora fa, un cuore, che ci ha scosso non poche volte, ha smesso di battere: quello del regista Enrique Pineda Barnet. Nel 1938, all’età di cinque anni, salì sul palcoscenico del Teatro Riviera dell’Avana e, un decennio dopo, fece il suo debutto professionale come attore radiofonico su RHC Cadena Azul, scrisse il suo primo programma radiofonico e fece un’incursione nel giornalismo. Sebbene la sua vocazione originale fosse la musica, con il suo primo libro, 7 Cuentos para antes de un suicidio, scritto nel 1953, inizia una carriera letteraria, che è stata diffusa su diverse pubblicazioni culturali, coprendo i generi della poesia, della narrativa, così come alcune opere drammatiche o sperimentali. È uno dei fondatori della Sociedad Cultural Nuestro Tiempo. Riceve il Premio Nazionale di Letteratura “Alfonso Hernández Catá” nel 1953 per il suo racconto Y más allá la brisa… ed è protagonista nella messa in scena dello spettacolo teatrale Lila la Mariposa, di Rolando Ferrer, con la compagnia Las Máscaras.

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Tra il 1958 e il 1959 si diploma ai corsi di drammaturgia, recitazione e regia tenuti al Teatro Estudio. Laureato alla Scuola Professionale di Pubblicità, annessa all’Università dell’Avana, dove ha studiato anche Filosofia e Lettere, fino al 1960 ha lavorato come scrittore e direttore di programmi radiofonici e televisivi in una ditta di pubblicità.

Orgoglioso di essere il primo insegnante volontario a marciare sulla Sierra Maestra, entra a far parte dell’ICAIC come sceneggiatore nel 1962 per la serie didattica Enciclopedia Popular, per la quale realizza lo script di due note prime teatrali: Aire Frio, di Virgilio Piñera e Fuenteovejuna, di Lope de Vega. Ha ottenuto una menzione di teatro nel concorso Casa de las Américas 1964 per El juicio de la Quimbumbia. Lavora come critico cinematografico per le riviste Cine Cubano e Cuba Internacional. Realizza le riprese antologiche del primo lungometraggio sulla ballerina Alicia Alonso: Giselle, concepito in termini cinematografici, che si rifiuta di girare a colori.

VIDEO: Intervista a ENRIQUE PINEDA BARNET nel programma Excelencias di Cubavisión Internacional (español)

Dopo aver collaborato nel 1963 come co-sceneggiatore con il drammaturgo argentino Osvaldo Dragún e il cineasta uruguaiano Ugo Ulive nel film Crónica cubana, è stato nominato consigliere e co-autore con il poeta sovietico Evgueni Evtushenko della sceneggiatura della leggendaria coproduzione sovietico-cubana Soy Cuba (1964). Il “film maledetto” di Mikhail Kalatózov nella sua controversa prima è oggi un vero e proprio “film cult”.

Il canadese Norman McLaren elogia Cosmorama (1964), uno dei suoi primi documentari. David, un approccio unico a un eroe rivoluzionario, si distingue nel suo lavoro di regista. Questo interessante film documentario, realizzato nel 1967, è uno studio sul personaggio e la personalità di Frank País, leader della lotta clandestina nelle pianure. Nel 1968, Pineda Barnet è stata consigliere dell’italiano Franco Solinas nella sceneggiatura del film Queimada, realizzato da Gillo Pontecorvo. Nello stesso anno scrive e dirige per la televisione il lungometraggio Che, presentato in anteprima all’Eurovisione.

Altri titoli al suo attivo sono il documentario Versos sencillos, una ricostruzione del 1972 dei testi di Martí interpretati da Pablo Milanés e dal trovatore Luis Gómez. Tre anni dopo, ha filmato la storica superproduzione Mella, in cui ha seguito con audacia e distanza la carriera del leader studentesco Julio Antonio Mella. La sua passione per la storia lo porta ad avvicinarsi ad Aquella larga noche (1979), alle combattenti rivoluzionarie Lidia Doce e Clodomira Acosta, addette alle vettovaglie e messaggere della guerriglia nella Sierra Maestra, fino alla loro cattura, tortura e morte.

Video: Mella, film di Enrique Pineda Barnet

Tiempo de amar (1983), la sua versione del romanzo Brumario, di Miguel Cossío Woodward, segue la relazione di una coppia costretta a separarsi durante la crisi missilistica, nell’ottobre 1962. Secondo il regista, si è messo “a giocare al crocevia delle procedure documentaristiche e fittizie, dell’identificazione stanislavskiana”. Concentrarsi sull’uomo dalle sue contraddizioni è una costante che Pineda Barnet riconosce nella sua carriera.

Il musical La Bella del Alhambra (1989), ispirato al romanzo testimonial Canción de Rachel di Miguel Barnet, che ha riscosso un clamoroso successo di pubblico e di critica, rappresenta nel contesto del cinema rivoluzionario cubano il tardivo ma valido equilibrio di un debito verso un genere con radici popolari che il pubblico nazionale (e quello di altre latitudini) attendeva da diversi decenni. La Bella del Alhambra ha stabilito un record per il numero di spettatori dell’Isola in occasione della sua prima e per le vendite all’estero e ha ricevuto, tra gli altri premi, il premio Goya per il miglior film in lingua straniera.

Enrique Pineda Barnet, incapace di rimanere inattivo, dal 1997 si occupa di video attraverso vari progetti con il gruppo indipendente “Arca, Nariz, Alhambre“, un laboratorio creativo di cui è il fondatore e con il quale ha realizzato diversi cortometraggi. Oltre a due documentari, ha diretto il lungometraggio Angelito mío (1998) a Puerto Rico.

Non ha mai abbandonato l’insegnamento e tiene regolarmente lezioni in varie istituzioni, tra cui la Scuola Internazionale di Cinema e Televisione. Dal 1986, Pineda Barnet è professore all’Istituto Superiore d’Arte dell’Avana, dove ha fondato la Facoltà di Arti Danzanti.

Il suo film La Anunciación, che ha vinto il Gran Premio del Festival del Cinema Povero di Humberto Solás, ed è stato girato in tecnica digitale in un’unica location, ha come motto: “Amatevi, soprattutto le differenze, perché non c’è rifugio più grande di noi stessi”. Aplausos è il titolo di una delle ultime opere della sua filmografia.

VIDEO: Aplausos, di Enrique Pineda Barnet

Applaudiamo a questo instancabile creatore, che ha affrontato le avversità con talento e fermezza, e non ha esitato ad affrontare criticamente argomenti tabù, premiato con il Premio Nacional de Cine 2006 e Coral de Honor al Festival dell’Avana un decennio dopo, in cui risuona ancora qualsiasi pezzo del ricco repertorio musicale scelto per La bella del Alhambra, quella dichiarazione d’amore per la Cubanía.

Pubblicato in Attualità, Cuba, Cultura, Internazionale

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