Brevi riflessioni: Cuba e guerra mediatica

Le imprese multinazionali riescono a materializzare i loro interessi economici attraverso la corruzione giustificata da donazioni e sponsorizzazioni, sia a figure politiche specifiche che a partiti politici. Cuba è stata colpita da queste dinamiche in modo particolare.

Rubén A. Rodríguez Vicente
Fonte:
Traduzione: GFJ

Illustrazione: Michel Moro

Dall’inizio dell’attuale pandemia, la formazione di stati di opinione sfavorevoli al governo cubano si è accentuata sia all’interno che all’esterno dell’arena nazionale. Queste posizioni sono principalmente promosse e incoraggiate dagli Stati Uniti attraverso i media non ufficiali, che approfittano del recente accesso a Internet da parte della popolazione dell’isola. A partire da queste premesse, si possono porre le seguenti domande:

Quali sono gli interessi dietro le quinte?
Come funziona attualmente?

“Nel quadro della guerra mediatica contro Cuba, le TIC sono state utilizzate dato il loro impatto su tutti i livelli della vita quotidiana”.
Il governo degli Stati Uniti si è affermato come la potenza egemonica del mondo, a tal punto che è impossibile negare la sua influenza sul destino degli altri paesi. Il suo potere è dovuto principalmente al suo controllo della politica mondiale attraverso organizzazioni economiche come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. D’altra parte, le imprese multinazionali riescono a materializzare i loro interessi economici attraverso la corruzione giustificata da donazioni e sponsorizzazioni, sia a figure politiche specifiche che a partiti politici. Cuba è stata colpita da queste dinamiche in modo particolare.

L’innegabile influenza del Trionfo della Rivoluzione cubana sulla maggioranza della popolazione e le nuove promesse di cambiamento sociale hanno annunciato la fine di un periodo redditizio per le aziende americane. Nell’agosto 1960, il nuovo governo annunciò la decisione di nazionalizzare le imprese statunitensi per dare al paese il controllo dell’estrazione del petrolio, della produzione di zucchero e delle compagnie telefoniche ed elettriche. La risposta degli Stati Uniti non si fece attendere: nell’ottobre dello stesso anno iniziarono le sanzioni economiche contro l’isola con l’obiettivo di “(…) alienare il sostegno interno (…) attraverso il disincanto e lo scoraggiamento basati sull’insoddisfazione e le difficoltà economiche”. (…) provocare la fame, la disperazione e rovesciare il governo”.[1] Questa misura non ha ancora ottenuto i risultati sperati, ma ha messo un pesante fardello negativo sull’economia del paese, che è stato emarginato dal mercato globale. Questo isolamento ha reso il mercato cubano una zona relativamente vergine. La distruzione dello stato e dell’economia permetterebbe di dividere il paese tra le grandi multinazionali.

"Lungi dal fortificare una difesa tradizionale e rigida, Cuba deve concepire strategie flessibili ed efficaci che le permettano di affrontare i nuovi problemi posti dal suo tardivo ingresso nell'era digitale."

Le guerre mediatiche sono anche conosciute come guerre di quarta generazione. Queste cercano, attraverso i mass media, di portare il conflitto a tutta la società manipolando, aggravando e incanalando i sentimenti di scoraggiamento e malcontento tra i civili, generando nel peggiore dei casi uno stato di ingovernabilità dovuto alla distruzione della fiducia della popolazione nei poteri statali. [2] La situazione di sfiducia incoraggia l’insurrezione e accentua la possibilità dell’emergere di atti di vandalismo, scioperi, sedizioni militari e guerre civili che alla fine servono come giustificazione per azioni concrete come interventi militari o colpi di stato. Nel caso degli Stati Uniti contro Cuba, si deve tener conto che quest’ultima ha un grande vantaggio dato il suo grande potere finanziario, politico e culturale, costringendo ad assumere una posizione ampiamente difensiva e di contrattacco.

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) sono diventate pervasive nella società e la vita umana è ora strettamente legata alle loro dinamiche. Nel contesto della guerra mediatica contro Cuba, le TIC sono state utilizzate per il loro impatto su tutti i livelli della vita quotidiana, come esemplificato dalle reti sociali. Negli ultimi anni, l’accesso dei cubani alle TIC è aumentato, un fenomeno che aiuta a spiegare perché queste piattaforme sono state teatro di gran parte delle controversie. Si può notare che gli Stati Uniti stanziano a questo scopo circa 20 milioni di dollari all’anno per i “programmi per la democrazia”, un budget destinato alle organizzazioni non governative e che viene a sua volta utilizzato per pagare gli stipendi di blogger, giornalisti “indipendenti”, rappresentanti e influencer che fungono da portavoce dei messaggi da diffondere.

L’uso delle TIC ha portato molti vantaggi allo sviluppo delle società, permettendo il progresso in settori come l’educazione e la salute. Tuttavia, sono altrettanto fondamentali per la promozione di politiche ostili e guerre mediatiche, fenomeni sempre più frequenti nel mondo di oggi. Lungi dal fortificare una difesa tradizionale e rigida, Cuba deve elaborare strategie flessibili ed efficaci per affrontare i nuovi problemi posti dal suo ingresso tardivo nell’era digitale.

Note:

[1] Lettera del vicesegretario di Stato americano per gli affari interamericani, Lester D. Mallory, al sottosegretario di Stato per gli affari interamericani, Roy Rubottom Jr: Mallory, Lester D.: 499 Memorandum del vice assistente segretario di Stato per gli affari interamericani (Mallory) all’assistente segretario di Stato per gli affari interamericani (Rubottom). Disponibile su: https://history.state.gov/historicaldocument/frus1958-60v06/d499

[2] Esecutivo, legislativo e giudiziario.

Pubblicato in Attualità, Cuba, Cultura, Internazionale

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