Covid-19. Parte la campagna mediatica contro il vaccino russo

Il presidente Vladimir Putin ha confermato la realizzazione del primo vaccino anti covid-19 in Russia. Da Stati Uniti ed Europa è partita immediatamente la campagna di denigrazione e di negazione del successo di Mosca.

Sputnik 5 Vaccine | Russian COVID 19 Vaccine launched by Vladimir ...

Come aveva già anticipato il ministro della sanità Michail Muraško, e come noi stessi avevamo riportato qualche giorno fa, la Russia è divenuta ufficialmente il primo Paese al mondo a registrare un vaccino contro il covid-19, denominato Sputnik V, in onore del primo satellite spaziale realizzato in Unione Sovietica nel 1957, simbolo dell’inizio della ricerca scientifica nello spazio. A confermarlo è stato il presidente Vladimir Putin nella giornata di martedì 11 agosto: “Per quanto ne so, questa mattina, per la prima volta al mondo, è stato registrato un vaccino contro l’infezione da nuovo coronavirus“, ha detto Putin durante un incontro online con il governo russo.

Il ministro della sanità ha confermato che il vaccino russo è stato il primo al mondo ad essere registrato, nonostante molti altri Paesi si siano lanciati nella corsa per trovare una soluzione alla pandemia. Muraško ha aggiunto che il nuovo vaccino ha superato tutti i controlli necessari, ed ha dimostrato di portare ad un’immunità stabile.

Putin ha affermato di sperare che la produzione di massa del vaccino registrato in Russia dovrebbe iniziare nel prossimo futuro e la vaccinazione sarà disponibile per tutti nel Paese su base volontaria: “La cosa principale, ovviamente, è che in futuro potremo garantire la sicurezza incondizionata di questo vaccino e la sua efficacia“, ha affermato il titolare del Cremilino, congratulandosi con tutti coloro che hanno lavorato al farmaco. Putin ha affermato anche che ad una delle sue figlie è sarebbe stato somministrato il vaccino, senza effetti collaterali se non una leggera febbre nelle ore successive alla somministrazione.

Secondo il governo russo, la produzione del vaccino dovrebbe avere inizio tra la fine di agosto e l’inizio di settembre; gli operatori sanitari e gli insegnanti saranno i primi a essere vaccinati. Sputnik V sarà definitivamente a disposizione per le vaccinazioni di massa dal 1° gennaio 2021.

Se questa notizia fosse venuta dagli Stati Uniti, certamente le pagine dei giornali ed i servizi dei telegiornali si sarebbero riempiti di parole di giubilo e di congratulazioni con i ricercatori. Ma il successo russo non è andato giù ai media mainstream europei e statunitensi, che hanno accusato Mosca di non rispettare le norme internazionali di sicurezza nella sperimentazione del vaccino. Al contrario, i responsabili dell’Istituto di Ricerca Gamaleja di Mosca hanno affermato di aver condotto gli studi seguendo tutte le norme di sicurezza necessarie.

Sin dal primo annuncio di Muraško, il vaccino russo è stato oggetto di attacchi mediatici coordinati da parte dei principali media occidentali, e l’offensiva dei mezzi d’informazione si è ulteriormente intensificata dopo la dichiarazione ufficiale di Putin, con l’unico scopo di screditare la Russia di fronte alla comunità internazionale ed all’opinione pubblica mondiale, e di negare il successo scientifico dell’istituto moscovita. I Paesi occidentali hanno scelto un approccio politico ed ideologico, dimostrando di essere pronti a mettere a repentaglio la salute dei propri cittadini pur di perseguire i propri scopi geopolitici.

Il fatto che il capo dell’istituto, Aleksandr Gintsburg, si sia fatto somministrare il vaccino, e che lo stesso sia stato fatto con la figlia di Putin, dovrebbe rappresentare una garanzia sufficiente per gli scettici, ma evidentemente questo non basta a placare il loro sentimento antirusso. Gli scienziati di Mosca hanno specificato che tutti gli effetti collaterali registrati hanno avuto una durata di breve termine, perfettamente in linea con i possibili effetti collaterali di altri vaccini di ampia diffusione.

Fortunatamente, la propaganda mediatica antirussa non è stata condivisa da tutti i governi del mondo, e ben venti Paesi, principalmente asiatici e latinoamericani, hanno già ordinato più di un miliardi di dosi del primo vaccino anti covid-19, come annunciato dalle autorità russe. Le prossime fasi di sperimentazione del vaccino coinvolgeranno anche alcuni Paesi stranieri, come l’Arabia Saudita, la Giordania ed il Brasile (più precisamente lo stato del Paraná).

Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha affermato di essere pronto a farsi somministrare il vaccino non appena il prodotto russo otterrà il via libera degli specialisti di Belgrado, ed ha aggiunto che Sputnik V “salverà la nostra economia”. Commenti positivi ed apprezzamenti sono arrivati anche dai governi di altri Paesi, come Filippine, Giordania, Israele e Palestina. “Ci congratuliamo con lei, signor presidente, e attraverso di lei apprezziamo molto gli sforzi degli scienziati russi, dei laboratori e del suo governo per essere leader di questa scoperta scientifica unica“, ha scritto il presidente palestinese Mahmūd Abbās in una nota indirizzata a Putin. “Auguriamo a te, al tuo popolo e al vostro Paese amico maggiori successi mentre attendiamo con impazienza le vostre preziose istruzioni affinché il nostro popolo tragga beneficio da questo vaccino in modo che lo Stato di Palestina sia uno dei primi Paesi a ricevere la vostra attenzione a questo proposito, soprattutto dopo che ci avete già fornito assistenza e attrezzature mediche per far fronte a questa pandemia critica“, ha aggiunto.

Il Fondo Russo per gli Investimenti Diretti ha poi affermato la volontà di mettere in piedi un programma di assistenza umanitaria per un certo numero di Paesi in via di sviluppo, per fare in modo che le persone abbiano pari accesso al vaccino contro il coronavirus, come annunciato dal presidente del Fondo, Kirill Dmitriev: “Poiché comprendiamo che la vaccinazione della popolazione contro l’infezione da coronavirus è il problema più acuto principalmente per i Paesi più poveri, il Fondo e i suoi partner stanno lavorando ad un programma di assistenza umanitaria per un certo numero di stati in via di sviluppo. Crediamo che le persone in tutto il mondo dovrebbero avere pari l’accesso al vaccino, indipendentemente dalla loro situazione finanziaria, religione, luogo di residenza o altri fattori“.

Pubblicato in Attualità, Internazionale

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