Cuba. Finanziamenti occulti agli oppositori sostituiti con premi internazionali

Yunior García Aguilera, operatore politico Made in USA

Quello che fa capire che i premi ai cubani sono di sicuro pilotati, è che quelli assegnati per meriti artistici – dove non c’entrano nulla i tanto sbandierati “diritti umani” – vengono dati solo a chi si dichiara dissidente e svolge attività contro la Rivoluzione socialista cubana.

di Roberto Cursi

Negli ultimi miei articoli, pubblicati da l’AntiDiplomatico sul blog “Non solo Cuba”, ho scritto delle pressioni che la comunità anticastrista riesce a fare su vari organismi internazionali, e come, da Washington, vengono creati ad arte i cosiddetti dissidenti cubani, con il contributo di media compiacenti e di alcune importanti organizzazioni in difesa dei diritti umani.

In questa occasione aggiungo un ulteriore elemento, e lo faccio attingendo da un articolo pubblicato su «Razones de Cuba».

L’argomento è come riescono a “stipendiare” i loro fedeli esecutori senza far risultare che ci sia un passaggio di denaro occulto tra i finanziatori e la persona fisica che lo riceve.

A parte i finanziamenti dati ad associazioni, movimenti “civici”, testate giornalistiche, ecc. (che si trovano registrati nei bilanci di varie fondazioni o agenzie statunitensi), l’intelligence cubana riusciva spesso a svelare anche i finanziamenti occulti ai singoli individui.

Vedendosi smascherati in modo imbarazzante, hanno capito che uno dei modi legali per pagare i servigi ricevuti era quello di fargli arrivare il denaro attraverso l’assegnazione di premi internazionali, alcuni dei quali molto prestigiosi.

In questo modo, oltre a mantenerli economicamente, c’è anche la grande opportunità di farli conoscere all’opinione pubblica internazionale, dato che i media diffondono sui loro network la notizia dei premi consegnati.

Yoani Sánchez ai tempi della sua "amicizia" con Obama

Uno degli esempi più eclatanti è senz’altro quello della blogger Yoani Sánchez che, circa 20 anni fa, dopo aver lasciato Cuba per trasferirsi in Europa, fu contattata dall’ex agente della CIA, il cubano Carlos Alberto Montaner, e rimandata nell’Isola a servizio di quel Paese nordamericano che, da più di cinquant’anni, stava mettendo in atto una guerra non convenzionale nei confronti della sua stessa Patria.

Nell’articolo di “Razones de Cuba” si fa una lunga carrellata dell’enorme quantità di premi che in pochi anni sono stati assegnati alla blogger cubana.

Si parte dalla rivista TIME che, nel 2008, l’ha selezionata tra le 100 persone più influenti al mondo, cosa ripetuta nel 2021 con lo pseudo artista Luis Manuel Otero Alcántara.

Sempre nel 2008, su proposta del quotidiano spagnolo El País, ha ricevuto 15 mila euro con l’assegnazione del Premio Ortega y Gasset per il giornalismo digitale, e l’anno successivo, la rivista People, l’ha scelta tra le 25 persone più in vista dell’America Latina.

Il giornalista Arthur González scrive che «da questi importanti riconoscimenti è poi arrivata una precipitosa cascata di premi, qualcosa che non ha eguali nella storia degli intellettuali latinoamericani.

Nasce così la “stella splendente” del momento, il tutto avallato da diverse agenzie di stampa e dai media, che hanno testimoniato in questo modo il loro servizio alla CIA nell’ambito dell’Operazione Mockingbird

La rivista statunitense Foreign Policy, nel 2008, l’ha nominata tra le 10 intellettuali più influenti dell’America Latina, senza che la Sánchez avesse mai pubblicato un’opera per poter sostenere tale nomina. Nel 2009 ha ricevuto il premio María Moors Cabot dalla North American University of Columbia, con 5.000 dollari. ‘TV Azteca’ le ha assegnato il terzo posto in un concorso di saggi, Caminos de la Libertad, con altri 5.000 dollari. Poi c’è stato il Forum Economico Mondiale di Davos, con il Premio ai Giovani Leader Mondiali, e l’organizzazione Pan American Development Foundation ‘PADF’ (una delle varie fondazioni di cui si serve la CIA) con il Premio Eroi dell’Emisfero; quest’ultimi due le hanno assegnato una somma di denaro mai pubblicata.

Ma non finisce qui, perché nel 2010, “anno importante per i piani sovversivi ideati dalla CIA”, le fu creato il blog “Generation Y”, con la certezza di riuscire a portare anche a Cuba una “Primavera” sulla falsa riga di quelle arabe.

Le aspettative su di lei erano così alte che la pressione per farle assegnare premi aumentò ulteriormente e gli organizzatori degli eventi non mancarono all’appello, come conferma “Razones de Cuba” nel suo articolo:

«Per questo motivo il ‘Centro Danese per la Ricerca Indipendente’ gli ha conferito il Premio alla Libertà CEPOS, con una somma di 40 mila euro; la ‘Prince Claus Foundation’, dei Paesi Bassi, le assegnò il Premio Prince Claus per il giornalismo, con 25 mila euro; l’Università Pubblica di Navarra, Spagna, con il Premio Internazionale Jaime Brunet, 36 mila euro; il programma spagnolo ‘20 Minuti’ l’ha nominata come Donna più coraggiosa del mondo, grazie alle campagne che faceva contro Cuba.

Nel 2011, il ‘Congresso Iberoamericano Internazionale’, per quanto riguarda le pubblicazioni in rete, le ha conferito il Premio iRedes, con 6 mila euro, facendola diventare la cubana che ha ricevuto più riconoscimenti senza avere prodotto nessuna opera. Nel 2012 il partito spagnolo, Unión Progreso y Democracia, l’ha addirittura proposta per il Nobel per la pace

Il lungo elenco dei premi in denaro che ha ricevuto Yoani Sánchez fa capire come riescano a “stipendiare” i vari personaggi a loro servizio senza sporcarsi le mani e allo stesso tempo presentarli all’opinione pubblica come “martiri del regime cubano”.

Negli ultimi anni la lista di quelli che si professano dissidenti è diventata lunga, e anche con personaggi imbarazzanti, sia per lo scarsissimo bagaglio culturale che per le discutibili qualità umane che alcuni di loro manifestano.

Ogni tanto ne spunta uno nuovo, visto la facilità con cui, per gli standard cubani, si diventa ricchi o come minimo molto benestanti se si intraprende quella carriera “professionale”.

I prossimi che nominerò saranno solo quelli più in vista, e per ognuno di loro la lista dei premi per i loro “stipendi” sarà più breve.

Per quanto riguarda Luis Manuel Otero Alcántara, leader del movimento ‘San Isidro’, è stato appena nominato nella categoria ‘Arti Visive’ per una delle borse di studio della Fondazione CINTAS 2021, ma la cosa è alquanto singolare, perché La Fondazione CINTAS concede borse di studio ad artisti creativi di cittadinanza cubana o di stirpe cubana, [ma residenti] negli Stati Uniti”, a differenza dell’anomalo artista Otero Alcántara che vive permanentemente a Cuba .

Ma si sa, si fa sempre un’eccezione per chi si dichiara oppositore del governo cubano.

La borsa di studio consiste in un finanziamento di 20 mila dollari l’anno, per un totale di 5 anni. Tirare la somma è facile, 100 mila dollari.

E pensare che pochi giorni prima gli era stato assegnato anche il Premio Oxi Day al Coraggio, dalla ‘Fondazione Oxi Day’ di Washington.

Sapete chi fa parte dei membri onorari che sponsorizzano la Fondazione Oxi?

Faccio qualche nome: Carl Gershman, ex presidente del National Endowment for Democracy (NED)Andrew Natsios, ex amministratore dell’USAID, e il noto John Negroponte, ex Direttore dell’Intelligence Nazionale degli Stati Uniti e sottosegretario di Stato. Queste sono le tre più importanti finanziatrici dell’opposizione cubana.

Un’altra delle creature “made in Usa” è la figlia di Oswaldo Payá Sardiñas, uno dei “dissidenti” che sfortunatamente morì in un incidente stradale nel 2012.

Rosa María Paya Acevedo, prima della morte del padre, non sapeva nulla di politica (ma nemmeno di molte altre cose) e mai lo ha seguito nelle sue iniziative di opposizione.

Venuto a mancare il genitore anche il denaro dei finanziamenti sparì, e allora, per farlo riapparire, quale migliore soluzione se non quella di diventare una dura oppositrice del sistema cubano.

Presa sotto l’ala protettiva del senatore statunitense Marco Rubio (di origine cubana) è stata premiata con il massimo riconoscimento dall’organizzazione ‘UN Watch’, alla Cena di Gala 2019, per essere un ‘attivista’ per i diritti umani (sic!). Ha inoltre ricevuto il Premio Internazionale dei Leader Ileana Ros-Lehtinen per l’anno 2020, assegnato dal ‘Congressional Hispanic Leadership Institute’.

Per quanto riguarda il regista Carlos Lechuga, ipercritico nei confronti della Rivoluzione, è stato appena premiato dalla missione diplomatica del Regno di Norvegia a L’Avana.

Oltre a lui, con il Fondo Norvegese per il Cinema Cubano del 2021, hanno anche premiato l’organizzatore delle marce “pacifiche” del prossimo 15 novembre, Yúnior García, leader della “Plataforma Archipiélago” al quale ho dedicato un recente articolo.

Tra tutti questi nomi non poteva mancare Tania Brugueras.

L’artista cubana, il passato 4 novembre, dal Ministero della Cultura spagnolo, ha ricevuto il Premio Velázquez per le Arti Plastiche, con la ragguardevole cifra di 100 mila euro, un “piccolo” riconoscimento per tutte le iniziative propagandistiche contro la Rivoluzione cubana.

Come ha scritto il giornalista Arthur González, questo metodo di pagamento per finanziare i cosiddetti dissidenti e le loro azioni sovversive «ha avuto inizio con il noto ‘Premio Sacharov, promosso dal Parlamento Europeo per la “Libertà di Coscienza”, assegnato agli “oppositori” di Paesi con governi non allineati agli Stati Uniti, e sostenuto con una cifra di 50 mila euro».

Di questo ne abbiamo avuto esempio nell’ultimo premio dato al russo Alexis Navalny.

Il primo dei cubani a riceverlo fu Oswaldo Payá Sardiñas, nel 2002, il padre di colei che, improvvisamente, è stata folgorata dalla passione politica subito dopo la sua scomparsa a causa dell’incidente mortale. Poi, nel 2005, è stato assegnato anche alle “Damas de Blanco”, gruppo di donne che le domeniche marciano vestite di bianco, cercando, senza riuscirci, di ricreare l’immagine delle argentine “Madres de Plaza de Mayo”. Per ultimo, nel 2010, lo ha anche ricevuto Guillermo Fariñas.

Qualcuno potrebbe anche domandarsi se tutti questi cubani non si siano veramente meritati i premi internazionali, senza che necessariamente la scelta su di loro sia stata pilotata.

Se con un esercizio di buona volontà facessimo uno sforzo estremo, la domanda potrebbe anche essere presa in considerazione, ma questo solo per i premi assegnati ai cosiddetti dissidenti, e non agli artisti, anche se di esempi per scartare questa ipotesi se ne possono trovare a decine.

Quello che fa capire che i premi ai cubani sono di sicuro pilotati, è che quelli assegnati per meriti artistici – dove non c’entrano nulla i tanto sbandierati “diritti umani” – vengono dati solo a chi si dichiara dissidente e svolge attività contro la Rivoluzione socialista cubana.

Chiunque dovrebbe domandarsi come è possibile che, con migliaia di artisti che ci sono a Cuba – ma che dissidenti non si dichiarano – nessun premio internazionale di quelli citati viene assegnato a uno di loro per meriti artistici.

Chi continua ad avere dubbi si faccia la domanda… e si dia anche una risposta.


Il libro: "Disidentes o mercenarios?: Objetivo, liquidar la Revolución Cubana"
Pubblicato in Attualità, Cuba, Internazionale

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