Traduzione: Elena Masera Arigoni
Cuba: morte lenta, stampa complice
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
“Profonda recessione”, “inflazione galoppante”, “trasporto pubblico paralizzato”, “collasso del sistema sanitario”, “notti intere senza elettricità”, giorni e persino “mesi senza acqua”, “condizioni di vita deplorevoli”, “aumento dello stress, della fame e dell’anemia”, “depressione” e “ansia”.
Sono termini che leggiamo in un recente articolo di El Nuevo Herald di Miami sulla crisi umanitaria che sta vivendo Cuba e che il quotidiano definisce una «morte lenta» e «senza soluzione in vista» (1).
Questo quotidiano si unisce così alla condanna delle Nazioni Unite nei confronti della politica di asfissia che il governo degli Stati Uniti applica alla popolazione civile cubana? No. Niente di più lontano dalla realtà.
Lungi dal menzionare l’appello lanciato da diversi gruppi di relatori (2) e dallo stesso Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk (3), affinché gli Stati Uniti revocino le sanzioni contro l’Isola – che causano morti per mancanza di “forniture mediche” e incidono sull’“alimentazione e sull’accesso all’acqua” –, l’Herald attribuisce la colpa di tutto, indovinate a chi? Al «regime» cubano!
La narrazione è quella ormai consueta: primo, descrivere con tutta crudezza le conseguenze di tale assedio sulle condizioni di vita sull’isola; secondo, dare voce esclusivamente a testimonianze e fonti che, lungi dal denunciarlo, sostengono l’assedio e collaborano con il governo degli Stati Uniti, dal quale ricevono persino finanziamenti (4); terzo, giustificare le sanzioni contro l’isola, slegandole dalle loro conseguenze sulla popolazione (5); e quarto, attribuire la crisi umanitaria generata al «sistema» cubano.
Dal 2019, la guerra economica di Washington è riuscita a decimare il turismo, i servizi medici internazionali e le rimesse, tre pilastri essenziali dell’economia cubana (6); ha provocato la fuga in massa delle imprese straniere investitrici (7); da otto mesi impedisce l’arrivo di carburante per le centrali elettriche o per i trasporti (8); e ha provocato il blocco nei porti dei Caraibi di migliaia di container, contenenti ogni tipo di rifornimento già pagato, ricorrendo a minacce nei confronti delle compagnie di navigazione (9).
Ma l’Herald ci dice che la causa del dramma che sta vivendo la popolazione cubana è da ricercarsi nella «riluttanza ad abbandonare un modello economico di pianificazione centralizzata che ha fallito». La «nuova serie di sanzioni» – aggiunge – ha solo «intensificato» la crisi ed è «parte di una campagna di pressione volta a promuovere cambiamenti economici e politici nell’isola dal regime comunista».
Ecco com’è il giornalismo al servizio… di un genocidio.
