Cuba, nuove misure della Rivoluzione.
di Frei Betto*
5 luglio 2026
Tradotto da Elena Masera Arigoni per Associazione Svizzera-Cuba
A giugno ho compiuto il mio terzo viaggio a Cuba quest’anno. Due di questi sono stati effettuati in rappresentanza della FAO, per fornire consulenza sul Piano per la sovranità alimentare e l’educazione nutrizionale del Paese. A causa del blocco imposto da Trumpl’isola caraibica subisce una criminale strangolamento energetico, poiché dipende dal petrolio importato. Nessun paese osa rompere questo blocco per paura delle ritorsioni degli Stati Uniti, nemmeno la Cina. A marzo, la Russia ha inviato una petroliera con 740.000 barili. Pochi giorni dopo, una seconda petroliera russa è stata costretta a deviare verso il Brasile dopo aver attraversato le acque haitiane.
La popolazione cubana vive in uno stato di guerra. A causa dei frequenti e prolungati blackout, molte famiglie cucinano con carbone o legna da ardere raccolta nei propri cortili. I veicoli scarseggiano per le strade e non esiste trasporto pubblico. Gli ospedali e altri centri vitali funzionano con pannelli solari, che risultano insufficienti a coprire l’enorme domanda.
A causa della mancanza di carburante per i camion, i rifiuti si accumulano nelle strade della città e, all’Avana, grandi quantità di medicinali destinati alle città dell’entroterra rimangono immagazzinate.
Alla ricerca di soluzioni alla crisi, nella terza settimana di giugno Cuba ha approvato il pacchetto di riforme economiche più ampio dal trionfo della Rivoluzione nel 1959. Con 176 misure raggruppate in 23 aree, l’iniziativa, sostenuta dall’ex presidente Raúl Castro, mira ad affrontare la crisi più grave che il Paese abbia attraversato dai tempi del «Periodo Speciale» (1990-1995). Tuttavia, rendendo più flessibile il modello centralizzato, il governo di Miguel Díaz-Canel riaccende un dibattito cruciale: queste riforme migliorano il progetto socialista o rappresentano un passo indietro?
La decisione di applicare una “terapia d’urto” nei Caraibi è scaturita da uno scenario estremo: l’inasprimento del blocco statunitense, l’interruzione delle forniture di carburante e il crollo degli introiti turistici. Il fallimento della riforma monetaria e l’inefficienza dello Stato hanno provocato blackout fino a 20 ore al giorno e una carenza generalizzata. Il governo riconosce che il divario tra redditi e prezzi è insostenibile e che la necessità di cambiamenti urgenti è diventata imperativa.
Le riforme promuovono un decentramento radicale:
1) Fine dei monopoli statali: il commercio estero e la produzione non saranno più di esclusiva competenza dello Stato, con l’apertura alle importazioni e alle esportazioni dirette.
2) Privatizzazione e capitale privato: le imprese statali potranno trasformarsi in società private per azioni, e le banche private saranno autorizzate a effettuare operazioni. Il settore privato, che rappresenta già il 15% del PIL, avrà uno spazio più ampio, compresi gli investimenti immobiliari.
3) Investimenti esteri e diaspora: gli investitori non avranno più bisogno di partner statali e i cubani all’estero potranno investire nel Paese.
4) Imprese miste: la collaborazione tra lo Stato e il settore privato è stata legalizzata in diversi settori, ad eccezione della sanità, dell’istruzione e della difesa.
5) Ristrutturazione dello Stato: il numero dei ministeri sarà ridotto da 27 a 20 per aumentare l’efficienza.
Le misure prevedono la municipalizzazione dell’economia: i comuni acquisiranno autonomia dal governo centrale per avviare imprese, importare ed esportare, nonché approvare gli investimenti dei cubani residenti all’estero.
Il discorso ufficiale, sostenuto dal primo ministro Manuel Marrero, assicura che le trasformazioni «non costituiscono una deviazione dal progetto socialista; al contrario, rispondono alla logica intrinseca del suo sviluppo». La logica è pragmatica: per salvare il socialismo, è necessario adottare nuovi strumenti economici in linea con la realtà attuale.
Da questa prospettiva, l’apertura è uno strumento per rafforzare il progetto socialista, non per abbandonarlo. Il riconoscimento del mercato come «strumento per l’allocazione efficiente delle risorse» è considerato un progresso, non una capitolazione. Inoltre, la promessa di protezione sociale mira ad attenuare gli effetti delle riforme sui più vulnerabili e a preservare l’essenza della giustizia sociale nel progetto rivoluzionario. Il presidente Díaz-Canel ribadisce che «Cuba sta cambiando per continuare a essere libera» e per «vivere meglio», presentando le riforme come un atto di sovranità.
Per alcuni critici, queste misure rappresentano una significativa deviazione dai principi socialisti. La privatizzazione di settori chiave, l’autorizzazione delle banche private e lo sviluppo immobiliare privato sono considerati un’introduzione di rapporti capitalistici nel cuore del progetto socialista. L’economista cubano Daniel Torralbas le definisce la «riforma economica più profonda degli ultimi 70 anni», il che, per molti, equivale a un cambiamento sistemico.
Si teme che i cambiamenti portino a una concentrazione del reddito e a una maggiore disuguaglianza, fenomeno già osservato con la parziale dollarizzazione. Alcuni analisti sottolineano che la vita migliora solo per chi ha accesso al dollaro, il che crea un divario sociale che contraddice l’ideale socialista egualitario. Inoltre, la storia di aperture seguite da passi indietro genera sfiducia.
Il successo o il fallimento di queste misure in relazione al progetto socialista dipenderà dalla loro attuazione e da fattori esterni, come la fine del controllo energetico statunitense. Il governo cubano punta sul fatto che l’efficienza economica generata dall’apertura potrà finanziare e preservare le conquiste sociali della Rivoluzione. Tuttavia, esiste il rischio reale che le forze di mercato distorcano il carattere egualitario dello Stato.
In definitiva, Cuba sta adottando misure audaci, tipiche del capitalismo, per salvare il socialismo, seguendo l’esempio della Cina e del Vietnam. Che ciò rappresenti un miglioramento o un passo indietro dipenderà dal risultato concreto: se una maggiore efficienza economica si tradurrà in benessere per la maggioranza della popolazione senza sacrificare i pilastri della giustizia sociale, oppure se aprirà una frattura irreparabile nel progetto rivoluzionario avviato nel 1959. Il tempo e la capacità del governo rivoluzionario di gestire questa transizione determineranno se queste riforme segneranno l’inizio di un nuovo capitolo del socialismo cubano o il presagio della sua scomparsa.
Un aspetto è evidente: nonostante le numerose difficoltà attuali, la resilienza del popolo è innegabile. È come se i cubani, che hanno già affrontato tante minacce dell’imperialismo e crisi in 67 anni di Rivoluzione, fossero ora convinti che non saranno sconfitti. Come mi ha detto un amico all’Avana: «Non abbiamo elettricità, ma abbiamo molta energia» .
*Frei Betto è uno scrittore, autore, tra gli altri, del romanzo “El vuelo de la locomotora” (Rocco), Libreria online: freibetto.org
https://solidariedadecubarj.blogspot.com/2026/07/cuba-novas-medidas-da-revolucao.html
