Spazio “Doble rasero” in Cubainformación TV
Traduzione: Elena Masera Arigoni
Cuba: preparazione mediatica di una invasione
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
Dopo aver distrutto tutte le fonti di reddito dell’economia cubana e aver impoverito le condizioni di vita del popolo cubano, il governo degli Stati Uniti continua ad attendere una rivolta popolare che metta fine alla Rivoluzione e gli consegni il Paese. Ma, fino ad oggi, non ci è riuscito.
Per questo motivo l’opzione militare (1) risuona ogni giorno con maggiore forza. E come sempre è preceduta da un’intensa guerra psicologica.
Il modus operandi è ben noto: il Dipartimento di Stato, piuttosto che affrontare scomode conferenze stampa, preferisce far trapelare determinati dati di forte impatto a un media collaboratore, che fungerà da fonte primaria per l’intera catena della stampa internazionale.
Axios è uno dei media preferiti dal segretario di Stato Marco Rubio per la diffusione della sua versione su Cuba come “minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti” (2) (3). “Esclusiva: gli Stati Uniti analizzano la minaccia dei droni d’attacco provenienti da Cuba”, titolava qualche giorno fa Axios, riprendendo quattro linee di messaggio dettate dalla Casa Bianca (4).
Primo, il pericolo militare. Cuba avrebbe fino a 300 droni da combattimento acquistati dalla Russia e dall’Iran, con obiettivi già individuati: la base navale di Guantánamo, navi statunitensi e la base aeronavale di Key West, in Florida (5).
Due, l’ingerenza straniera. Axios riporta la versione di Washington su presunte basi militari russe e cinesi a Cuba, di cui non è mai stata presentata la minima prova fotografica (6).
Terzo, la partecipazione di Cuba alla guerra in Ucraina. Funzionari statunitensi riferiscono ad Axios che «la Russia ha pagato il governo cubano» in cambio di cinquemila soldati. Anche in questo caso, senza alcuna prova. L’Avana ha negato ripetutamente questa affermazione, ricordando che il mercenarismo, anche di natura privata, è vietato sull’isola (7).
E quarto, la possibile richiesta di estradizione da parte della giustizia statunitense nei confronti del leader cubano Raúl Castro. Il suo reato? L’ordine di abbattere due aerei leggeri che violarono lo spazio aereo cubano 30 anni fa. Sulla stampa internazionale leggiamo falsità come la seguente: «Il regime comunista ha abbattuto due aerei che cercavano di soccorrere i profughi cubani (…) in fuga dalla dittatura» (8). Falso. I piccoli aerei dell’organizzazione “Hermanos al Rescate”, guidata dal terrorista José Basulto, avevano commesso 25 violazioni dello spazio aereo cubano nei mesi precedenti, con sorvoli a rasoterra sulla città dell’Avana (9). Ci furono 9 avvertimenti diplomatici al governo degli Stati Uniti e, prima dell’abbattimento, ripetuti allarmi e fuochi di segnalazione (10).
I quattro messaggi raccolti da Axios e ripresi dai media internazionali costituiscono le argomentazioni volte a legittimare una possibile operazione militare degli Stati Uniti a Cuba: sia a causa della «minaccia» rappresentata da alcuni droni difensivi che costituiscono una parte infinitesimale della potenza militare statunitense, sia per mettere in atto un rapimento propagandistico di Raúl Castro, simile a quello di Nicolás Maduro (11).
Ma la cosa più grave è l’adesione a questa operazione di guerra psicologica da parte di tanti media, con titoli come «Gli Stati Uniti studiano la minaccia dei droni militari provenienti da Cuba» (12) o «La dittatura cubana acquista centinaia di droni militari e gli Stati Uniti studiano la loro risposta alla minaccia» (13).
Il quotidiano spagnolo «El Mundo», ad esempio, si univa all’entusiasmo per l’invasione (14): «Il grande problema per il regime cubano, deciso a imporre la cosiddetta “guerra di tutto il popolo” contro gli “invasori” (invasori tra virgolette!), è che i suoi cittadini (…) hanno smesso di credere in loro. (…) Il 60,9% sostiene l’intervento militare degli Stati Uniti (…) secondo il mega-sondaggio condotto da 36 media indipendenti”. Un “mega-sondaggio” su 24.000 persone anonime in tutta l’isola, accuratamente selezionate (ammesso che esistano davvero) da 36 media “dipendenti” – come lo stesso sondaggio – dai fondi federali del governo degli Stati Uniti che li finanzia (15) (16). Un’altra farsa che contrasta con la raccolta di oltre sei milioni di firme reali e riconoscibili, raccolte in tutto il Paese, a sostegno della sovranità e della difesa di Cuba (17).
Ma è così che agiscono i criminali di guerra. Portando fame, malattie e oscurità a un intero popolo. Impedendo l’ingresso del petrolio, distruggendo tutte le sue fonti di reddito e di occupazione (18). Mostri insaziabili che stanno già preparando l’opinione pubblica a un possibile attacco militare. Con l’aiuto dei loro cani mediatici.
