“Democrazia, democrazia… quanti crimini si commettono in tuo nome!” E a Cuba?

Per coloro che in modo superficiale e stereotipato comprendono i concetti di democrazia e libertà, vi invito a riflettere attentamente su cosa è successo negli Stati Uniti, cosa è successo lo scorso anno in Bolivia, cosa sta succedendo in Perù, Ecuador, Cile, in Brasile …

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Traduzione, adattamento e immagini: G. Federico Jauch (GFJ) per www.cuba-si.ch/it
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“Democrazia, democrazia, quanti crimini si commettono in tuo nome”, dobbiamo ripetere oggi parafrasando quanto esclamò sulla libertà la celebre Madame Roland ai piedi della ghigliottina. Sì, la democrazia, come ogni altra questione umana, presenta una distanza tra i principi e gli obiettivi che vengono proclamati su di essa e la realtà.

Se qualcuno ne dubitasse, dovrebbe guardare a ciò che è successo negli Stati Uniti, il paese da cui la democrazia e la libertà sono più che spesso usate come lasciapassare per qualsiasi atto illecito, sia all’interno che all’esterno del suo territorio.

E che cos’è democrazia? 

Oggi, nella società dell’informazione e della conoscenza, circolano così tanti studi, saggi, definizioni, con diversi gradi di rigore nella loro formulazione e comprensione, e insieme a questo, migliaia di articoli, note informative, testi sui social network, che trattano in modo diverso il concetto di democrazia. Non pochi sono coloro che si soffermano banalmente su due o tre stereotipi, cercando di naturalizzare un modello riduzionista della loro comprensione. Forse è giunto il momento in cui è più importante formarsi un proprio criterio a partire da concetti chiaramente formulati.

Per coloro che in modo superficiale e stereotipato comprendono i concetti di democrazia e libertà, vi invito a riflettere attentamente su cosa è successo negli Stati Uniti, cosa è successo lo scorso anno in Bolivia, cosa sta succedendo in Perù, Ecuador, Cile, in Brasile …

Quando si pronuncia il termine democrazia, si sta verbalizzando una parola, un significante, il cui riconoscimento e valorizzazione nella pratica sociale dipende prima di tutto da ciò che ogni persona si rappresenta  in termini di significato, da ciò che si aspetta da quella democrazia e da ciò che esiste realmente nella società.

In questa rappresentazione entrano in gioco un insieme di fattori culturali, tradizioni, stereotipi, buon senso, esperienza personale e conoscenze acquisite.

Il fatto che esista sulla carta, in una legge, nella Costituzione stessa, dove viene codificato un ideale positivo del funzionamento della democrazia, non significa che essa sia garantita nella pratica. In ogni fase del processo sociale, attraverso dissimili interpretazioni, interessi, comportamenti umani e situazioni complesse, questo ideale può essere minacciato. Da qui l’importanza dell’educazione civica, della formazione di una cittadinanza consapevole dei propri doveri e dei propri diritti.

In alcune realtà socio-storiche, il riconoscimento e l’apprezzamento di un sistema politico come democratico prevale a condizioni che ci siano diversi partiti politici, che vadano alle elezioni periodiche, che eleggano i rappresentanti degli elettori e che vi siano tre poteri: il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario, e che esista la proprietà privata dei mezzi di comunicazione sociale. Se queste realtà formali sono soddisfatte, il sistema è per definizione democratico. Questo è il caso del sistema politico americano, dove abbiamo visto quello che è successo.

Rimangono fuori da questa rappresentazione, importanti fattori che agiscono nella società, che costituiscono deformazioni strutturali del sistema e rispondono alle relazioni sociali reali e dominanti: poteri di fatto, manipolazione dei media, clientelismo politico, corruzione, burocrazia, compromessi dietro le quinte, acquisto delle coscienze, finanziamento di campagne elettorali in cambio di prebende, demagogia, crimini politici, manipolazione dei media per imporre matrici di opinione che favoriscano gli interessi corporativi, e un lungo eccetera.

Né questo concetto di democrazia include, nella sua importanza e nel suo significato, altre questioni fondamentali per la sua efficacia e funzionalità sociale: partecipazione e protagonismo popolare, consultazione dei cittadini come componente fondamentale del sistema politico, trasparenza, giustizia sociale, reale uguaglianza dei diritti…

Tutte queste realtà – come sta accadendo ora con le reazioni all’assalto al Campidoglio di Washington – si stanno riducendo a problemi che si riconoscono nelle loro specifiche, particolari manifestazioni, in modo più o meno profondo, si proclama che devono essere rettificati, ma senza che vengano messi in discussione come carenze croniche o tenendo conto dei fattori sottostanti che li interconnettono, e che quando raggiungono il fondo, compaiono interessi in competizione e si rivelano i nuclei di potere. In questo modo si evita olimpicamente il vuoto della democrazia e la sua correlazione nella manipolazione della rappresentazione che sopravvive nascosta nella sua impossibile purezza, nella sua pretesa di atemporalità.

Il tema centrale

Il tema e di fondo o centrale nell’affrontare la democrazia non è semplicemente una disputa di buoni auspici o una questione di regole e procedure stabilite che, tuttavia, possono funzionare meglio o peggio. La profondità di una democrazia non si risolve nella sovrastruttura politica della società, ma nella natura della società stessa, nei suoi fondamenti e nelle sue regole di interazione, nella struttura socio-classista, nell’effettiva distribuzione del potere.

Quando in una società coesistono in lotta, da un lato, settori ricchi che dominano i meccanismi di riproduzione della vita sociale attraverso la proprietà privata e i suoi corrispondenti correlati politici e giuridici, mentre allo stesso tempo dominano il mondo simbolico e, dall’altro, una cittadinanza senza questi potenti mezzi, ci sono di fatto due tipi di cittadini, indipendentemente da quanto si proclami l’uguaglianza politica e si discuta di diritti civili.

Vietato calpestare il prato. "E la dignità No?"

Quei settori che detengono i poteri di fatto e difendono i loro interessi corporativi intrecciano le loro reti economiche, politiche, clientelari, mediatiche e personali, rendendo inevitabile la corruzione della democrazia, come governo di tutti, con tutti e per tutti.

Come tutte le opere umane, la democrazia è un fatto culturale, è costruita. In qualsiasi sistema politico qualificato come democratico – lo ripeto – c’è una differenza tra ciò che esiste veramente da un lato e, dall’altro, i principi, la missione e gli obiettivi che si proclamano su quella democrazia.

Quando si dice: governo di tutti, con tutti, per tutti, bisogna tener conto che in questi tutti si trovano le grandi maggioranze, gli interessi popolari. Se questi non sono debitamente rappresentati non solo nel quadro giuridico vigente, ma anche nella politica concreta, nelle azioni, nell’equa distribuzione del potere nella società e nel riconoscimento dei diritti di partecipazione al di là del voto, tale democrazia non può essere definita pienamente democratica.

Per questo motivo, quando un popolo lavoratore cosciente e organizzato come il popolo cubano costruisce la propria democrazia,  non ci si può aspettare che costruisca la democrazia tipica delle società in cui prevalgono gli interessi degli sfruttatori 

Sulla democrazia a Cuba

Con il trionfo della rivoluzione, a Cuba sono stati compiuti profondi e rapidi progressi nella democrazia al servizio delle grandi maggioranze. A un punto tale che le forme di democrazia diretta operavano nella realtà cubana di quel tempo e il popolo condivideva l’idea dell’inutilità delle elezioni in quel momento storico, non perché fossero rifiutate o negative, ma perché non c’era nessuno contro cui contestarle e venivano percepite solo come un ritardo di fronte alla valanga trasformatrice della rivoluzione.

Quando un popolo lavoratore cosciente e organizzato come il popolo cubano costruisce la propria democrazia,  non ci si può aspettare che costruisca la democrazia tipica delle società in cui prevalgono gli interessi degli sfruttatori 

L’emancipazione dei lavoratori è stata rapida, avveniva nelle strutture economiche e politiche di tutto il paese, nel territorio, nelle aziende, nella difesa, nell’organizzazione dei cittadini, nell’attività artistica e culturale, nello sport, nella scienza. In breve, in tutti i settori della vita sociale.

La rivoluzione socialista cubana, socializzando la proprietà e mettendo il potere economico e politico in diretta relazione con il beneficio della società nel suo complesso, ha eliminato la maggior parte delle differenze di classe e ha posto le basi per l’esercizio di una democrazia più piena.

Solo quando la rivoluzione si è sufficientemente consolidata, dopo aver affrontato le costanti aggressioni imperialiste, nello stesso momento in cui la profonda rivoluzione culturale avviata dalla campagna di alfabetizzazione ha raggiunto alti livelli di istruzione e di educazione delle grandi maggioranze che acquisivano i mezzi per interpretare, comprendere e difendere pienamente i loro diritti, è iniziata l’istituzionalizzazione del processo rivoluzionario, ma già con una dimensione e una portata integrale, ed è stata ripresa la pratica del voto politico, dignitoso, molto diverso dall’esercizio elettorale pre-rivoluzionario.

Il voto politico

Il voto politico ha due dimensioni fondamentali, una procedurale e l’altra funzionale, legata al suo scopo sociale, ai suoi risultati.

Dal punto di vista procedurale ci sono regole generali di base, ad esempio: un cittadino – un voto, la sua natura segreta, le regole per convalidare il voto o annullarlo, il principio che il voto di maggioranza prevale sul voto di minoranza, ecc. Ma il conteggio dei voti non sempre significa dare l’elezione a chi ottiene il maggior numero di voti. Negli Stati Uniti, come è noto, avere la maggioranza del voto popolare non significa essere eletti. Per questo motivo, un uomo d’affari multimilionario, per niente efficace come uomo d’affari e totalmente inefficace come politico, poté diventare presidente di quel paese, come si è rivelato essere il folle e avventato Donald Trump.

Dal punto di vista dei risultati, il voto risponde alla società che lo pratica. Se i sistemi corporativi che difendono i loro interessi competono dietro il lato formale del processo elettorale, quello del pieno “governo di tutti, da tutti e per tutti” è in realtà qualcosa di sistemicamente irraggiungibile. Quindi, tali società sono inclini alla pratica della demagogia. Una cosa è il programma di azione politica che viene proposto durante la campagna elettorale e un’altra è ciò che si fa dopo.

Il voto nella Repubblica Socialista di Cuba non decide il programma; decide chi rappresenterà la cittadinanza ai diversi livelli e piani della struttura politica nella realizzazione pratica del programma. Il programma è una costruzione e ricostruzione collettiva coordinata dal Partito Comunista Cubano nel suo ruolo di leader superiore della società cubana e dello Stato, e in cui la cittadinanza partecipa in modo massiccio, diretto e libero alle chiamate delle entità organizzate nel Paese.

Per questo motivo, il voto a Cuba si concentra nell’elezione dei cittadini con i maggiori meriti e capacità, a cui tutti gli elettori hanno diritto, e la pubblicità, il marketing, la demagogia, la manipolazione dei media, il clientelismo, la compravendita di voti, e altre deformazioni così frequenti nei sistemi politici della democrazia rappresentativa nei paesi dove domina il sistema capitalista sono completamente sovrannumerari.

Per molti aspetti il sistema elettorale cubano può e deve essere migliorato, ma la schermatura contro le deformazioni della demagogia e del clientelismo è assicurata. La società socialista esige che i suoi rappresentanti politici, i suoi dirigenti, vivano modestamente, senza ostentazione e senza privilegi personali o familiari, che abbiano le risorse necessarie per fare bene il loro lavoro, che siano responsabili delle loro attività e che vigilino sempre sul benessere collettivo, valori impensabili in una società in cui predominano la proprietà privata, le lobbies e le profonde disuguaglianze socio-classiste.

La democrazia è una costruzione

Certo, il fatto che il sistema sia strutturalmente e funzionalmente superiore in quanto la sua concezione ed espressione giuridica costituzionale risponde agli interessi delle grandi maggioranze non significa che la sua efficacia sia garantita. Uno degli ostacoli più comuni è quello dei freni prodotti dalle deformazioni burocratiche che possono e si manifestano in qualsiasi ambito economico, sociale, politico e culturale.

La burocrazia è inversamente proporzionale alla democrazia. Se un qualsiasi compito politico è oggi della massima priorità, è quello di assicurare che tutti gli ostacoli burocratici alle soluzioni di continuità richieste dalle politiche adottate oggi siano rimossi. E insieme a questo, cercare l’equilibrio educativo verso una nuova mentalità.

Nello sviluppo dell’educazione, della formazione culturale politica della società, il partito di tutti i cubani deve svolgere un ruolo fondamentale non solo nel promuovere quegli scopi legati al raggiungimento di una cultura generale globale di tutti i cittadini, ma anche nel sostenere il diritto di esprimere le proprie opinioni, diversificato dall’arricchimento culturale degli individui e delle minoranze.

Una nuova comunicazione politica

Il compito riassunto nella parola “regolamentazione” è quello di promuovere la necessaria articolazione tra attività socio-economiche, organizzative, giuridiche, normative e ideologico-politiche al fine di ottenere un efficiente funzionamento del metabolismo socio-economico del Paese e quindi un Paese migliore.

Le Linee Guida, la Concettualizzazione, il Piano di Sviluppo e la nuova Costituzione della Repubblica sono tutti finalizzati a questo scopo. E come asse trasversale, la necessità di un cambiamento di mentalità. Ma è molto importante definire a cosa dovremmo riferirci quando parliamo di cambiamento di mentalità. Ci saranno ovviamente molte definizioni nello sforzo di disambiguare la frase.

Il processo rivoluzionario e la profonda trasformazione culturale che ha sviluppato ha generato un importante cambiamento nella mentalità della società cubana, installando l’umanesimo, la solidarietà, la giustizia sociale, l’equità, il riconoscimento dei diritti condivisi, il concetto fidelista di essere trattati e trattare gli altri come esseri umani, e l’internazionalismo. Questi valori non devono essere cancellati dalla mentalità del popolo cubano e per questo è decisivo non permettere al mercato di imporre la propria gerarchia. Per questo motivo, il necessario cambiamento di mentalità non implica una comunicazione politica che faccia appello solo ad argomenti economici e che lasci da parte il senso sociale dell’attività umana.

Ministri cubani partecipano alla trasmissione Mesa Redonda informativa della Televisione cubana

La trasparenza come elemento insostituibile della comunicazione politica è una delle condizioni più importanti per la costruzione di una democrazia stabile e duratura. L’uso di questo termine evoca in alcune persone il rifiuto, data l’esperienza dell’ex Unione Sovietica. Qui lo consideriamo come il diritto di tutti i cittadini a un’informazione veritiera, tempestiva e sufficiente, anche per quanto riguarda i diversi punti di vista su questioni politiche di interesse comune nel quadro della Costituzione. Questo non è solo un diritto della cittadinanza, che è un diritto per principio, ma anche la sua funzionalità, la sua importanza per lo sviluppo democratico e sostenibile della società socialista. La trasparenza comprende un altro fattore che è anch’esso fondamentale e che è il riconoscimento delle discrepanze, dei conflitti e della loro gestione pubblica. La differenza di criteri è il risultato delle diverse visioni della realtà che hanno le persone e i gruppi sociali.

Dato che non esiste un unico percorso per la costruzione sociale orientata al socialismo, le formule di sviluppo sono molteplici, per cui la costruzione e la ricostruzione sistematica del consenso è una conditio sine qua non per avanzare insieme. E in questo percorso non c’è un solo pensiero, anche se c’è una finalità comune e un’azione coesiva che guida l’orientamento socialista della costruzione sociale ancorato nella costituzione dalla volontà popolare e dal consenso raggiunto.

Ma l’arricchimento della soggettività ha bisogno del confronto dei criteri e questo del suo spazio nel mondo simbolico, affinché diventi un fatto condiviso, partecipativo, che si traduce in un importante flusso di alternative sia per elaborare, modificare o sopprimere le politiche, sia per comprenderle e assumerle.

Non si tratta quindi solo della prassi tradizionale ed efficace delle consultazioni nazionali sistematiche sui principali temi del Paese: congressi, referendum, ricorsi, leggi le cui conclusioni costruiscono linee di consenso e norme generali, ma anche della necessità di mantenere aperte le questioni all’analisi e ai diversi punti di vista. È in questo scambio che i concetti vengono riaffermati, cambiati e arricchiti. In realtà, non è perché questi scambi non compaiono in modo diffuso nel mondo simbolico che cessano di esistere.

Cuba deve preservare la coesione della nazione, non per banale nazionalismo o sciovinismo, ma per l’importanza di preservare l’indipendenza, la sovranità nazionale e l’identità culturale. Nella misura in cui la società raggiungerà una tale qualità di coscienza sociale da essere in grado di accettare universalmente la discrepanza all’interno della coscienza attorno alla necessità di preservare quei valori, sarà possibile raggiungere, come il compagno Raúl Castro ha richiesto – e sempre ripetiamo – tutta la democrazia possibile.


Dario Machado

Dario Machado
Laureato in Scienze Politiche e Dottore in Filosofia. Presiede la cattedra di giornalismo investigativo ed è vicepresidente della cattedra di Comunicazione e Società dell’Istituto Internazionale di Giornalismo José Martí.

Pubblicato in Attualità, Cuba, Cultura, Internazionale, Svizzera

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