EMBARGO O BLOCCO, NON SOLO UNA QUESTIONE SEMANTICA

Gli Stati Uniti, che usano il blocco verso altri stati per modificarne le scelte politiche, stanno violando palesemente la Carta dei Diritti Umani, usata tra l’altro da loro per giustificare l’applicazione di tali misure.

Cuba, su posición de principios y el bloqueo en la sesión de la ...

Le misure economiche, commerciali e finanziarie che gli Stati Uniti unilateralmente prendono verso altri paesi allo scopo di soffocarne le economie vengono una volta chiamate  embargo, altre blocco. La distinzione tra le due parole non è solo una questione semantica ma soprattutto una questione politica, quindi occorre fare un po’ di chiarezza per non cadere in equivoci.

Negli ultimi tempi l’amministrazione Trump ha inasprito le misure economiche contro tutti quei paesi che non si sono voluti inginocchiare ai suoi voleri: tra le nazioni sotto sanzioni economiche spiccano Cuba, Venezuela, Iran, Siria e Corea del Nord. Tutti paesi che hanno scelto in tempi diversi forme di governo non allineate con le politiche statunitensi. Il paese che da più tempo è sotto sanzioni economiche è senz’altro Cuba.

Fin a qui ho volontariamente omesso di parlare di blocco od embargo per non confondere il lettore, ma adesso vediamo nel concreto la differenza non trascurabile tra le due parole.

Le azioni esercitate dagli Stati Uniti verso Cuba e gli altri paesi sopra citati non possono essere definite come un embargo, ma invece bisogna parlare di blocco. Il blocco prevede l’isolamento totale di un paese allo scopo di asfissiare la sua economia. L’embargo è una misura che viene presa per far rispettare una obbligazione contratta fra due contraenti e non rispettata. Secondo il diritto internazionale il blocco può essere promosso da una nazione verso un’altra in caso di guerra; non esiste il blocco pacifico. Cuba non è certo in guerra con gli Stati Uniti e tanto meno ne minaccia gli interessi. È per questo che si può parlare di un provvedimento illegale e illegittimo. Il blocco può essere quindi considerato una dichiarazione di guerra, è per questo che il governo statunitense continua a chiamarlo embargo, anche se di fatto sta portando avanti una guerra non dichiarata verso Cuba dal 1959.

Spesso per solleticare l’ego del nostro socio e restare allineati alle direttive imposte dalla Casa Bianca anche su i nostri mezzi di informazione possiamo leggere che verso Cuba è in atto un embargo e non un blocco. I meno attenti potranno sostenere che sarà stata una svista, ma io credo che il consenso dell’opinione pubblica si costruisce anche con le piccole cose, quindi usare una parola invece che un’altra ha un preciso significato.

Il blocco entrò in vigore il 7 febbraio 1962 ma dal primo giorno dal trionfo della rivoluzione, le pressioni economiche per soffocare il nuovo governo sono state evidenti.

Il blocco totale venne promulgato dal presidente Kennedy evidentemente perché le precedenti misure non avevano raggiunto lo scopo di portare ad un cambio di governo.

Il blocco viola la Carta dei Diritti Umani. La risoluzione numero 2625 del 24 ottobre 1970 approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite recita che “nessuno Stato ha il diritto di attuare misure economiche e politiche al fine di impedire ad un altro Stato di decidere il proprio assetto politico ed economico”.

Gli Stati Uniti, che usano il blocco verso altri stati per modificarne le scelte politiche, stanno violando palesemente la Carta dei Diritti Umani, usata tra l’altro da loro per giustificare l’applicazione di tali misure.

Ogni azione sanzionatoria che le amministrazioni statunitensi, in tempi diversi, hanno promosso contro altri paesi con il solo scopo di modificarne gli assetti politici ed economici, come detto, violano la Carta dei Diritti dell’Uomo ma tali violazioni in quanto compiute dagli Stati Uniti vengono sistematicamente ignorate da una comunità internazionale sempre di più allineata alle posizioni capitalistiche degli “States”.

 

Pubblicato in Attualità, Blocco, Cuba, Cultura, Internazionale

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