ESPRESSIONI DELLA CULTURA CINESE A CUBA: IL TEATRO E LA MUSICA

La presenza cinese a Cuba: Fusione di culture e tradizioni

Il Quartiere Cinese dell’Avana ha favorito l’emergere di attività culturali cinesi: teatro tradizionale e opera lirica, e una vita molto attiva dove hanno partecipato agli usi e costumi della loro lontana patria.


di María Teresa Linares Savio| La Habana
Fonte: 

Traduzione e aggiunte: GFJ

Foto: coolies cinesi all’Avana

La presenza a Cuba di elementi culturali cinesi provenienti da un’enorme immigrazione nel 1847, basata sull’assunzione di culíes (Culíes o coolies, era il nome usato per descrivere i lavoratori-schiavi poco qualificati provenienti dall’India, dalla Cina e da altri paesi asiatici) venuti a lavorare nelle piantagioni di zucchero. Erano cinesi in condizioni di povertà che accettavano un contratto leonino per il quale erano schiavizzati per otto anni o più, sottoposti a sistemi di lavoro forzato e punizioni a volte crudeli come quelle applicati ai neri. Questo stato di schiavitù finì definitivamente nel 1886, quando fu firmata l’abolizione generale della schiavitù che liberò sia i neri rapiti dall’Africa che i cinesi, gli yucatechi e i galiziani che avevano accettato contratti simili.

Intorno al 1860 arrivarono altri immigrati cinesi, liberi, dalla California, dove erano stati chiamati alla “corsa all’oro” e da dove dovettero fuggire a causa delle persecuzioni razziste che si verificarono in seguito.

Si presume che durante tutto questo periodo siano arrivati circa 150.000 cinesi, che sono stati nel giro di poco tempo annientati da maltrattamenti, suicidi e malattie.

La condizione di schiavitù e di povertà dei coolies e la diversa condizione economica e sociale di quelli dei cinesi “californiani” – termine dato loro dallo storico Juan Pérez de la Riva -, produsse una divisione di classi che si tradusse in una dipendenza economica dei primi sotto il dominio dei secondi, alcuni dei quali avevano portato grandi capitali.

Sebbene i coolies fossero stati destinati alle piantagioni di canna da zucchero – soprattutto all’Avana e a Matanzas -, una volta liberati, alcuni di essi si dedicarono alla coltivazione di piccoli frutteti per rifornire le popolazioni vicine, e ad altre imprese minoritarie, come piccole lavanderie, negozi di frutta e verdura o di generi alimentari, e piccoli ristoranti o locande, dove alcuni cinesi associati al lavoro e al reddito vivevano nei retrobotteghe. Molti erano lavoratori domestici o autonomi: cuochi, maggiordomi, sarti, venditori a domicilio di dolci, sete, gioielli e profumi. I più ricchi svilupparono grandi imprese che importavano cibo o prodotti asiatici, e si impegnavano i in loschi affari di droga e prostituzione. Altri crearono banche, che permisero loro di aumentare il capitale.

La mancanza di rapporti, all’inizio, con gli altri gruppi umani stabilitisi a Cuba, la discriminazione razziale e la difficoltà nella comunicazione orale, hanno fatto sì che i “californiani” cinesi importassero donne cinesi o le loro famiglie complete;  i cinesi più poveri si unirono a neri, mulatti e bianchi di poche risorse. Ciò produsse una maggiore divisione di classe dei gruppi cinesi tra di loro e della popolazione cubana, poiché generazioni di creoli, figli di entrambi i genitori cinesi, continuarono i loro legami culturali e si consideravano considerati cinesi, e i figli di razza mista di cinesi e cubani venivano considerati creoli cubani senza integrare i gruppi sociali con i precedenti che avevano uno status economico e sociale più elevato.

Un processo che ha permesso l’identificazione tra i due gruppi di cinesi è stata la creazione di società di mutuo soccorso e di ricreazione, in cui i direttori disponevano di maggiori risorse finanziarie, mentre i membri comuni, che pagavano una quota mensile, appartenevano a una categoria sociale bassa. Un’altra conseguenza dell’arrivo dei mercanti cinesi dalla California è stata l’unificazione delle comunità o dei quartieri cinesi, soprattutto all’Avana, con la quale è iniziato un rapido sviluppo verso la fine del XIX secolo. La principale zona di insediamento della comunità cinese a Cuba era il Quartiere Cinese dell’Avana – situato nell’antico quartiere di Guadalupe, tra le vie Zanja, Reina, Galiano e Belascoaín – che divenne un punto di attrazione per i cinesi arrivati nelle migrazioni successive durante la prima metà del XX secolo.

“Nel 1916 c’erano più di 25 mila individui che si dedicavano a lavori umili, ma vi erano pure le case commerciali di regolare importanza. Un gruppo si è preoccupato di unire i loro connazionali e di elevare la colonia, facendo crescere la loro cultura. All’Avana avevano il giornale Wah-Man-Yat-Po. Hanno una Camera di Commercio, un Casinò e un Asilo-Ospedale”. Avevano anche alcune associazioni di natura politica per tenere il passo con le lotte in corso nella loro patria, il che suggerisce l’origine di alcuni immigrati.

“Un decreto che regolava l’immigrazione cinese a Cuba aveva delle clausole speciali in base alle quali solo i funzionari, i turisti, gli studenti e i mercanti potevano entrare […] da cui ne consegue che la colonia cinese doveva essere la più prestigiosa di tutte, in considerazione degli elementi di valore che potevano venire esclusivamente a questa nazione” (Dollero, 1916).

Foto: Entrata del Quartiere Cinese all’Avana

Il Quartiere Cinese dell’Avana ha favorito la nascita di attività culturali cinesi: teatro tradizionale e opera lirica, e una vita molto attiva dove hanno partecipato agli usi e costumi della loro lontana patria, come la celebrazione del nuovo anno lunare.

La prima menzione dell’apparizione del teatro cinese risale al 1873, ed era un teatro di marionette di legno, che venivano manipolate da “cinesi che avevano una buona voce per cantare” [Antonio Chufat Latour] (Baltar, 1997:146).

Sembra che ragioni economiche e pratiche abbiano portato all’introduzione dell’opera cinese a Cuba all’inizio attraverso il teatro dei burattini, che era più economico e adattato ai locali più piccoli.

Foto: Teatro di marionette cinesi

Dato che in Cina l’opera tradizionale era molto apprezzata e accettata, era un grande incentivo per gli immigrati ad assumere compagnie di diverse città, soprattutto da Canton, da dove proveniva la maggior parte degli immigrati. Gli insediamenti in California avevano avuto contatti con questi gruppi e avevano creato dei teatri cinesi, che questa volta servivano loro come esperienza per ottenere un ulteriore strumento commerciale per aumentare il loro sviluppo economico.

Il secondo teatro cinese, con attori dalla California, è stato fondato nel 1875. Questo teatro prende il nome da Sun Yen. Venne introdotta l’opera di tipo cantonese, che predominava nell’isola perché meglio identificata con l’immigrazione cantonese. L’opera cantonese era sempre più richiesta e il numero di teatri cinesi all’Avana e in altre città aumentava. Gradualmente, complete compagnie di attori portarono i loro gruppi di musicisti.

L’ascesa dell’opera cinese fu sostenuta da nuove ondate di immigrati cinesi che arrivarono ininterrottamente fino agli anni Venti o Trenta. Sembra che le condizioni economiche e la coesione che si stavano verificando nei quartieri con i cinesi già stabiliti e i nuovi immigrati, la protezione e l’aiuto che ricevevano era condizionato a uno sviluppo coerente della comunità cinese e a un ponte attraverso la California per l’arrivo di nuovi immigrati che aspiravano a un ritorno in patria.

Foto: Opera tradizionale cinese

Nei primi anni del XX secolo fu fondato il Grande Teatro della Cina. In seguito, con la creazione del cinema, sono apparse le sale cinematografiche New Continental e Golden Eagle. Un centro molto importante era l’edificio del Teatro Pacifico, dove c’erano società ricreative e un famoso ristorante cinese.

Era usuale che questi teatri assumessero compagnie liriche dalla Cina – da Canton e da Hong Kong – e gruppi dagli Stati Uniti. A volte assumevano attori o piccoli gruppi sostenuti da gruppi musicali cinesi con sede a Cuba. Questi gruppi si sono fatti carico dell’esecuzione della musica dei programmi radiofonici che venivano trasmessi sulle stazioni radio negli anni ’30, pagati dai commercianti cinesi. Questi programmi avevano un vasto pubblico radiofonico di cinesi e cubani, ed erano un eccellente mezzo per diffondere la musica cinese.

La comunità cinese soffrì a causa della seconda guerra mondiale. Le attività diminuirono, poiché le compagnie liriche che si esibivano all’Avana tornarono a casa o negli Stati Uniti. Partirono anche attori, attrici e insegnanti cinesi immigrati che vivono a Cuba.

Alcuni insegnanti tuttavia rimasero e si riunivano  allo Studio Musicale Cinese Chun Wa Yin Lok Lok Kow Se, al terzo piano del Pacific Building. Questi insegnanti si occuparono di formare nuove compagnie liriche cantonesi e di insegnare ad alcuni discendenti di razza mista cinese e cubana l’arte dell’opera e i lorovari segreti.

Da questi nuovi gruppi di creoli sono nate le società Chun-wa, Kuog Seng, Kuog Kong e la Kua Tih Lock. Questi artisti impararono il canto, la recitazione, il mimo, la danza, l’acrobazia e le arti marziali. La preparazione e le prove di questi spettacoli erano molto rigorose e gli attori incontravano difficoltà perché non conoscevano la lingua, poiché dovevano memorizzare il contenuto drammatico, la fonetica e le canzoni, la conoscenza che veniva trasmessa oralmente.

Il Quartiere Cinese dell’Avana negli anni 1940-1950

Per questo motivo queste iniziative hanno avuto una vita effimera. Si sono disintegrate  alla fine degli anni Cinquanta, mettendo fine a 80 anni di tradizione musicale cinese nel nostro Paese.

L’opera tradizionale cinese ha mantenuto il rapporto dell’immigrato e dei suoi discendenti con le tradizioni e i costumi del loro paese, e ha incoraggiato l’introduzione a Cuba degli elementi dell’arte millenaria della Cina attraverso le sue danze, la musica e gli elementi drammatici di romanzi, storie e vecchie leggende.

Le tradizionali manifestazioni artistiche della cultura degli immigrati cinesi a Cuba hanno costituito una materia complessa e poco studiata nel nostro Paese. Il progetto di ricerca sulla Cultura Popolare Tradizionale Cubana che comprendeva le manifestazioni artistiche del popolo cubano e, naturalmente, di tutti i gruppi etnici corrispondenti, ha dimostrato questa insufficienza quando non potevano essere rilevate fonti informative al riguardo. Oggi abbiamo i lavori di diploma degli specialisti Lic. José Baltar Rodríguez (1) e Lic. Wilfredo Díaz Guerrero, che hanno svolto indagini dirette con più di cinquanta informatori cinesi molto anziani che hanno partecipato all’ultima tappa e con alcuni informatori cubani, oltre a consultare tutta la bibliografia storica disponibile. Tra le loro opere più importanti c’è la ricostruzione della Danza del Leone – che era stata eseguita per la prima volta in pubblico nel 1930 in occasione dei festeggiamenti dell’Anno Lunare e poi incorporata nei carnevali dell’Avana fino al 1950. A loro si deve anche il tentativo di ricostruire un gruppo musicale associato alle attività del Casinò di Cheng Wa che ancora oggi celebra alcune feste.

Il processo di transculturazione avvenuto attraverso le nuove generazioni ha permesso l’incorporazione di strumenti occidentali provenienti da orchestre di tipo jazz-band cubano, come banjo, sassofoni, violini, xilofoni, ukulele e altri. Allo stesso modo, il repertorio è stato ampliato, anche se in minima parte, con generi cubani o internazionali che sono stati eseguiti da musicisti e cantanti cinesi, a orecchio, sui propri strumenti.

Ci sono ancora molti cinesi che conservano i propri strumenti e partecipano con essi ad alcune sporadiche attività. Nel Museo Nazionale della Musica c’è una piccola collezione di strumenti, ben conservata, che comprende: un organo a bocca -shang in lingua cantonese -; diversi flauti -siú-; cinque violini di diverse forme e dimensioni -i-wu-; un piccolo tamburo bimembranofono -siao-ku-; un violino a cassa circolare piatta, con quattro picchetti -kan-chun-, e una cornetta cinese-tié-. Quest’ultimo è stato integrato nella musica cubana, nell’ensemble strumentale delle comparsas santiagueras del carnevale.

Foto: Museo della Musica dell’Avana, strumenti musicali cinesi

Nel Museo della Musica c’è anche una varietà di pianoforti cinesi di varie dimensioni e forme, chiamati yong-kam, che sono stati acquistati da vari musicisti che li hanno suonati alle loro feste, poiché questi strumenti sono stati portati dalla Cina – alcuni di essi portano ancora il loro marchio – e sono stati proprietà privata dei musicisti che si sono uniti all’orchestra quandoarrivava un gruppo di artisti ingaggiati.

I gruppi di musicisti, oltre ad accompagnare le attività teatrali, potevano intrattenere altri tipi di feste, pranzi e programmi radiofonici che raggiungevano una grande diffusione. Erano integrati da pochi musicisti, anche se venivano chiamati chiamati ‘orchestra’. Si riunivano per le prove quando era necessario, ma non costituivano gruppi stabili.

La musica di questi spettacoli si basava su effetti sonori che rappresentavano diversi suoni della natura, come lo scorrere dell’acqua, il vento, la pioggia, la caduta della neve, il ruggito della tigre, il nitrire di un cavallo e il canto degli uccelli. Ma non si trattava di una semplice riproduzione aneddotica, ma dell’interpretazione del suo simbolismo, che poteva essere la creazione personale del musicista che lo interpretava in base allo sviluppo della scena. In questo stesso modo, le percussioni,  gong, tamburi di varie dimensioni e cembali, battono per indicare battaglie, tempeste e stati d’animo.

Ogni opera cinese aveva le sue caratteristiche formule melodiche che potevano essere utilizzate in diverse opere.

Foto: 24 Seasons Drum Group

Le difficoltà incontrate dai cinesi residenti che hanno assunto la rappresentazione dell’opera cinese, dopo l’esodo avvenuto durante e dopo la seconda guerra mondiale, che può essere considerato un sintomo della disgregazione e del declino di quelle attività, sono state, in primo luogo, la mancanza di una sistematica formazione tecnica, la mancanza della notazione musicale e del linguaggio, che ha impedito loro di leggere le partiture e di apprendere il contenuto dei libretti e dei testi; lo sforzo fisico e mentale di riprodurre a memoria la fonetica di lunghe partiture nonché la mancanza di professionalità, in quanto commercianti o lavoratori, o loro parenti, che in orari extra-lavorativi si dedicavano all’allestimento di questi spettacoli.

A poco a poco sono stati sostituiti da altri brani, più facili da gestire e in grado di riprodurre suoni simili. Poi hanno sostituito i suoni, le caratteristiche formule melodiche con melodie prese dalla musica occidentale.

La complessità dell’opera comprendeva costumi, trucco e attributi, in cui la combinazione dei colori giocava un ruolo importante per i loro significati, insieme ai suoni e al movimento scenico. Tutta questa complessa simbologia è servita a esprimere argomenti con caratteristiche peculiari di alto valore artistico, che sono gradualmente scomparsi perché non sono stati alimentati da nuove immigrazioni o visite di gruppi di nativi, ciò che ha causato la perdita parziale dalla loro cultura originale. Così, i costumi e gli attributi sono andati perduti.

Pure i sistemi di sintonizzazione e di notazione numerica che erano stati testati sono stati dimenticati. Sebbene fossero preoccupati che tutti gli strumenti avessero lo stesso tono, il suono principale o guida dell’accordatura era dato dal piccolo piano (yong-kam) o da qualche flauto (siú), o alcuni dei musicisti, a memoria, davano i suoni sol-re per stabilire una scala di sette suoni. In questo modo, empiricamente, uomini con sensibilità artistica hanno accordato e suonato i loro strumenti, sforzandosi di sostituire i professionisti e di mantenere viva una tradizione irrimediabilmente perduta o trasformata.

I musicisti che ancora oggi ricordano l’esecuzione di strumenti tradizionali, incoraggiati dall’azione di salvataggio delle loro tradizioni culturali, sono persone che si sono messe all’opera per imparare questa musica per via orale dagli ultimi maestri nativi delle società, che erano legati dal loro paese al teatro cinese e che si sono dedicati all’insegnamento di queste arti nello Studio della Musica del Teatro del Pacifico.

Oggi è possibile partecipare alle feste che si tengono al Casinò di Cheng Wa perché i suoi dirigenti, di nazionalità cinese o di origine cubana, svolgono un’ampia opera di sensibilizzazione culturale, riunendo i pochi nativi cinesi rimasti con i loro figli e nipoti creoli. In questo senso, il Chinatown Promotion Group lavora da diversi anni per ristabilire la cultura e le tradizioni cinesi.

Una stretta collaborazione dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, ha fornito un aiuto molto efficace, grazie al quale gli artisti hanno ricevuto materiale e nuove maschere per la Danza del Leone che utilizzano nelle celebrazioni in cui è richiesta. Per i festeggiamenti del nuovo anno lunare 2000, sono stati presentati diversi balli, tra cui i Nove Draghi, che hanno impressionato molto il pubblico per i loro eccellenti costumi.

Il Casinò di Cheng Wa organizza anche altre feste, incontri, mostre di pittura, corsi di lingua cinese, lezioni di ginnastica tradizionale e consultazioni con le ultime tecniche della medicina cinese. A volte riuniscono un gruppo di musica e di danza per la celebrazione di qualche importante appuntamento.

Non riteniamo che ci sia stata una profonda e continua transculturazione durante il periodo in cui c’erano attività musicali e teatrali cinesi nelle città dell’Avana, Santiago de Cuba, Cienfuegos e forse qualche altro centro abitato da cinesi. Gli elementi più esterni vengono presi come aneddoti, adulterando la lingua, i costumi, alcuni elementi melodici pentatonici, ecc. presenti nei carnevali e nel nostro teatro vernacolare.

Foto: Museo del Carnevale, Santiago de Cuba. Il drago, elemento tipico della cultura cinese

In quasi tutte le città cubane dove si tenevano i carnevali c’era la tendenza ad assumere temi esotici, soprattutto i cinesi. Nel carnevale dell’Avana era noto un gruppo chiamato i Chinos Buenos (buoni cinesi), composto da bianchi, neri o mulatti vestiti e truccati da cinesi con la coda di cavallo. A Santiago de Cuba sono usciti i Comparsa de los Kimonos, uomini vestiti di kimono, che ballavano coreografie tipiche del carnevale a confronto con gli strumenti dei cosiddetti “paseos” – trombe, sassofoni, tromboni, percussioni cubane e voci. Anche a Santiago hanno adottato la tromba cinese, che hanno acquistato nei negozi del Quartiere Cinese dell’Avana, e con essa hanno suonato melodie improvvisate sui cori della Comparsa de Los Hoyos. In seguito, altri gruppi lo adottarono e ci furono musicisti che riprodussero lo strumento a mano. Ultimamente, quando il costruttore di strumenti è morto, sono stati importati dalla Corea.

Un altro aspetto di questa assimilazione incompleta o parziale della musica cinese è stato lo stile utilizzato dagli autori professionisti che, basandosi sulla pentafonia, hanno ideato opere con melodie presumibilmente cinesi. Molto interessante come lavoro pianistico è la danza Ahí viene el chino, di Ernesto Lecuona.

Infine, riteniamo che sia necessaria una continua azione di salvataggio e rivitalizzazione della musica tradizionale cinese, che possa contare sull’interesse dimostrato dalle entità culturali cubane, attraverso la stipulazione di accordi con altre entità della Repubblica Popolare Cinese. Ma questi sforzi dovranno affrontare un’altra realtà: il processo di occidentalizzazione della musica in quel paese, che ha già conservatori, interpreti, orchestre sinfoniche, gruppi popolari che diffondono musica di moda internazionale, musica da concerto e nuove tendenze creative attraverso la radio, il cinema e la televisione.

I resti di quella musica che serviva da incentivo agli immigrati cinesi sono sostenuti dalla memoria delle ultime generazioni di cinesi creoli cubani, ma partecipano a un movimento più ampio di musica cubana e universale, tanto che il riferimento alla loro musica originale sembra essere sempre più lontano.

 

Note:
1 Un’estensione di questo lavoro di diploma è stata pubblicata con il titolo di Los chino en Cuba. Apuntes etnográficos, della collezione La Fuente Viva della Fundación Fernando Ortiz nel 1997. Come parte di un progetto della Fondazione iniziato con la mappa della Rotta degli Schiavi, è stata realizzata la mappa della presenza cinese a Cuba e ne sono previste altre dedicate ad altre componenti del nostro popolo.
Pubblicato in Attualità, Cuba, Cultura, Internazionale

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