Eusebio Leal: «Da soli sarebbe impossibile»

La Habana – 6 gennaio 2011 – Un articolo preso dalla rivista culturale Opus Habana, che ha pubblicato la versione autorizzata delle parole di Eusebio Leal Spengler, Storico della Città de La Habana, durante l’incontro con gli intellettuali e gli artisti, avvenuto il 29 dicembre 2010, alla vigilia del 52° anniversario della Rivoluzione Cubana. 

Eusebio Leal en el Capitolio. Foto: Ismael Francisco/ Cubadebate.

Molte volte mi sono chiesto come nel piccolo villaggio di San Juan y Martínez, sono venuti al mondo due talenti straordinariamente rilevanti, anche se sono andati così presto. Questo indica che non c’è niente di piccolo che non possa essere grande e che il caso può spargere per tutto l’universo talenti che cadono come delle stelle; può succedere in una mangiatoia, in una capanna o in qualunque parte. Questo serve da esempio, inoltre, perché possiamo capire che la nuova generazione deve essere al centro della nostra vita presente.  
Magari è stato affermato talmente tante volte ciò che è storico e ciò che è importante, che ripeterlo sembra quasi un rito da lavoro, qualcosa che renderebbe impopolare qualsiasi messaggio. Però a nessuno può passare di mente che viviamo in un momento molto particolare.   C’è una evidentissima flessione in questo momento, e dobbiamo rendercene conto. Forse mai abbiamo percepito tanta inquietudine, ne è stata percepita tanta aspettativa, ne tanta speranza.
Ricordo che la ultima capacità della  monarchia francese, prima della rivoluzione, fu la convocazione degli Stati Generali. Allora, improvvisamente, alle porte del Convegno, si ruppero molti atavismi della società e successe un fatto straordinario: la fioritura di quello che loro chiamarono “l’albero della ragione umana”. Oggi stà accadendo esattamente lo stesso.
Già da tempo, da quasi due anni, gli “Stati generali” sono stati convocati. E quali erano questi “Stati Generali” se non  l’opinione pubblica? E l’opinione pubblica ha riflesso, dai diversi strati della società, una serie di angustie e preoccupazioni, quando per quasi mezzo secolo abbiamo lottato per una utopia, della quale tutti noi siamo stati partecipi e anche, in molti casi, fortunati testimoni. 
Era logico che, nel mezzo di una grande burrasca, succedessero fatti a volte imprevedibili. E molti tra di noi che siamo presenti, si sono visti colpire, senza essere preparati  ad un cambio sociale che arriva fino alla gerarchia mondiale. Quando avvengono le grandi rivoluzioni, il mondo si capovolge. Ed è quasi un proposito dei rivoluzionari, quello che tutto deve cambiare, che tutto deve essere cambiato.  
Qualcuno ha esclamato che con questi discorsi si rischia di entrare in un labirinto che renderebbe impossibile ricomporre il passato. Però quando è giunta l’ora, siamo arrivati alla conclusione che, per andare avanti, è  indispensabile prendere il filo conduttore del passato. Questo è stato ancora più evidente per i Cubani, in quell’anno cruciale del 1968. Furono pronunciate allora alcune parole che riuscirono a stabilizzare sui loro posti le statue che in quel momento stavano vacillando sui loro piedistalli:  “Noi allora saremmo stati come loro; loro oggi sarebbero come noi”.  Alla necessaria delirante presenza del Giacobino, questo pensiero illuminante antepose la necessaria prudenza, forse più rivoluzionaria e radicale. 
Da allora è passato tanto tempo e la flessione avviene adesso di fronte a noi. C’è da dire, per non cadere in parabole inutili, ne fare iperbole, che dopo il discorso tenuto durante l’Assemblea del Generale Presidente Raúl Castro Ruz, si è aperta una nuova situazione a Cuba.  E’ già diversa la situazione che c’era alla vigilia, rispetto a quella di adesso.
Io mi domanderei: Cosa dobbiamo fare noi, inquieti pensatori, illuminati pittori, artisti che sono riusciti a fare quello che si erano proposti di fare? A volte siamo stati incompresi, a volte abbiamo sopportato giudizi equivoci, però a nessuno di noi è stato richiesto di fare una fredda interpretazione della realtà e di trasferirla alla letteratura, all’arte della pittura, alla musica e alla propria architettura. 
Quando molti piangevano nel mondo perché le Scuole d’Arte erano in brutte condizioni, durante un dibattito internazionale, nel quale c’erano tanti che criticavano la presunta negligenza verso questi monumenti, che erano considerati l’opera più rappresentativa del nostro tempo, mi venne a mente una bella immagine della crisalide e della farfalla. Cosa era più importante alla fine? Una montagna di pietre accumulate o una farfalla che aveva spiccato il volo dall’interno di quel cumulo di pietre?
Tutto ciò che aveva valore nella musica, nella danza, nel pensiero… Era nato dal seno della graziosa crisalide in rovina. Il tempo ci ha dimostrato che è stato molto importante vivere per poterlo vedere. 
Quando alcuni giorni fa abbiamo celebrato il 90° anniversario di Alicia (Alonso), risulta che per molti lei sia, e non esiste nessuno che non lo pensi, la perseveranza di vivere, di superare le limitazioni fisiche, di sovrapporsi alla percezione della realtà. Mi sono ricordato di un pensiero di Dulce María (Loynaz), che una volta mi disse: “Quando abbiamo visto, rimane una luce interiore che ci permette di interpretare le coose. Allora non importa smettere di vedere. L’importante è che ci sono persone che vedono , ma non intendono. Ci sono persone che ascoltano, ma non sentono”.
E’ per questo che oggi dobbiamo riuscire ad ascoltare e a sentire. E forse la nostra massima urgenza è pensare che ognuno di noi, è circondato da coloro che ci devono dare continuità, da coloro che devono difendere con la stessa forza, quello che noi abbiamo fatto nel nostro momento.   

Quando la Nuova Trova, introdusse nelle sue melodie e nei suoi poemi, il pensiero della sua generazione, molti non lo capirono. Oggi sono consacrati. Quando molti pensavano che la danza era una specie di eco spettrale di un passato elitario, Alicia fu riconosciuta dal mondo intero, e furono deposti allori ai piedi di un monumento vivo. Quando molti considerarono alcuni libri e versi, praticamente come delle eresie, coloro che li avevano scritti  o recitati, dimostrarono stoicismo e lealtà sufficienti, a poter essere riconosciuti per la loro forza.
Per questo, in questo momento, quando il cinema cubano presenta un’opera così bella come  “Martí,  el ojo del canario”, siamo tutti molto contenti perché questa bella pellicola non è altro che la continuità delle opere precedenti, di coloro che realizzarono “El Mégano” , di coloro che sognarono il Nuovo Cinema Cubano, di coloro che hanno viaggiato per il mondo per fare il loro lavoro: le meravigliose creazioni di  Santiago Álvarez, di Julio (García Espinosa), di Alfredo (Guevara), che nelle prossime ore celebrerà anche il suo  compleanno. Da qui inviamo un saluto a questo potente giovane pensatore, che ha saputo fare della sua vita un esempio, dimostrandoci che, oltre alla saggezza, è importantissima  la singolarità.
Perché ognuno di noi è singolare. E questa singolarità è oggi riconosciuta. Singolarità nel genere, nel modo di vivere, nel modo di sperare e di sognare.  Io credo, veramente, e lo dico con convinzione: l’attuale momento di Cuba non  sarebbe sufficientemente speranzoso, se voi non foste convinti nel vostro cuore che questa è l’opportunità.
Il Presidente non ha detto: “Forse questa è l’ultima opportunità”, ma “Questa è l’ultima opportunità”. Quando lo ha detto ha lanciato un appello a molti, a milioni, però soprattutto a quello  che noi rappresentiamo. Credo che il nostro dovere più grande sia quello di fare l’ultimo sforzo perché il nostro tempo non si perda.
Non ci può essere Restauro, come dicevano i rivoluzionari del Comune di Parigi. Non  ci può essere restauro del passato, con le sue iniquità, discriminazioni e miserie. Non ci può essere, in nessun modo, il ritorno dei Borboni, perché sarebbe spaventoso per noi, così spaventoso che sarebbe come aver perduto il tempo di una sola vita di chiunque di noi.
Considero, senza egoismo ed egolatria, che le nostre vite in questo senso sono state importanti. Tutti abbiamo dovuto essere armati per molto tempo, per poterci difendere da un avversario reale, però anche per difenderci da queste potenti forze interne, a volte negative, alle quali si riferisce Fidel nell’ultimo e illuminato pensiero sul concetto di Rivoluzione.
Quando ho riletto queste parole,  ho notato che molti si soffermano sul  concetto che “dobbiamo cambiare tutto quello che sia necessario cambiare”, però c’è una frase che è un po’ più criptica ed enigmatica: “Dovevamo affrontare potenti forze esterne ed interne”. Quali erano le “forze interne”? Quelle che hanno la testa ma non il cuore.
Un giorno, un deputato chiese al Dottor Raúl Roa, durante l’Assemblea: “Cosa vuol dire, dottore, quando parla di «essere concorde»?” Essere concorde vuol dire “esserci, mettendoci il cuore” viene dal latino “corde” e dire concorde significa “Fraternità”. Però vuol dire anche “impegno”. 
Oggi, quando l’anno sta terminando e stiamo per iniziare il 2011, siamo alle porte del ponte e del sentiero. Iniziamo ad attraversarlo insieme. Attraversarlo soli, separati, sarebbe impossibile. Accompagniamo coloro che ci hanno preceduto nel tempo e le cui sofferenze ed illuminazioni non sono state meno importanti: gli artisti, i pittori, i poeti…  Accompagniamo coloro che hanno dovuto vivere in un’altra epoca.

Cosa sarebbe successo se, invece di dover vivere adesso, avessimo vissuto nel 1868, quando il Capitano Generale riunì gli intellettuali e gli disse “Colui che non sta con me, sta contro di me, dando inizio alla terribile diaspora? Cosa ne sarebbe stato di noi, se avessimo avuto la sorte di Heredia o di Plácido? Cosa ne sarebbe stato di noi, se fossero ricadute sulle nostre opere delle accuse così terribili?
Alcuni di noi che, in alcuni momenti, possono essersi trovati in un labirinto di incomprensioni, sono riusciti a vincerle e, grazie alla loro tenacia, oggi sono qui. Essi hanno, appoggiata sulle loro tempie, una luminosa corona di alloro, e le loro ferite, ormai risarcite, sono oggi, più che dei lamenti, delle decorazioni d’onore.
A tutti tanti auguri e un invito a lottare.


» http://www.opushabana.cu
Pubblicato in Cuba, Cultura

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