Traduzione: Elena Masera Arigoni
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
Coordinazione dei sottotitoli: Ana Gil.
Fino a quando continuerà l’apologia del terrorismo contro Cuba?
Il quotidiano spagnolo “El Mundo” è diventato una delle principali piattaforme di diffusione e legittimazione della politica di sterminio del popolo cubano, attraverso le sanzioni degli Stati Uniti e, ora, il terrorismo su larga scala, sotto forma di un possibile intervento militare (1).
«Le voci del “risveglio” a Cuba: “L’intervento degli Stati Uniti è l’unica soluzione”» era il titolo di un articolo in cui il giornale selezionava, tra la variegata diaspora cubana, diversi (citazione testuale) «cubani in esilio in Spagna» che «ripongono le loro speranze di cambiamento in Washington» (2).
Qualche giorno dopo, El Mundo ha fatto da megafono propagandistico al cosiddetto «Accordo di Liberazione» di Cuba, una proposta firmata a Miami da due delle organizzazioni più estremiste dell’anticastrismo (3) e poi presentata a Madrid dall’estrema destra spagnola, a sostegno della politica degli Stati Uniti contro l’isola (4).
Mentre l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, chiedeva la revoca delle sanzioni contro Cuba, poiché queste causano la “morte di bambini” a causa della “mancanza di accesso alle forniture mediche” (5); e tre relatori delle Nazioni Unite sui diritti umani denunciavano le conseguenze del blocco petrolifero sull’alimentazione, sulla salute e sull’accesso all’acqua (6), con cosa riempiva le sue pagine il quotidiano El Mundo?
Con due interviste a due sostenitori di quel blocco petrolifero, della politica di sanzioni contro l’economia cubana e dell’invasione militare degli Stati Uniti sull’isola.
«Non siamo mai stati così vicini al cambiamento come ora» era il titolo di un’intervista esclusiva a Rosa María Payá, presentata da El Mundo come «oppositrice cubana» e «una delle leader più sostenute dai cubani, secondo un sondaggio condotto da 36 media indipendenti» (7) (8). Indipendenti? Così tanto indipendenti… da essere finanziati con fondi governativi statunitensi!
Il quotidiano ci diceva inoltre che Payá è membro della Commissione Interamericana per i Diritti Umani. Tralasciando un piccolo dettaglio: lo è per nomina del governo degli Stati Uniti (9). In altre parole, El Mundo intervistava una rappresentante del Dipartimento di Stato, camuffata da “attivista dell’opposizione”, per mascherare la politica di strangolamento economico che sta causando una tragedia umanitaria sull’isola.
A tal fine, sia l’intervistata che l’intervistatrice hanno avallato la versione menzognera della Casa Bianca per giustificare questa guerra economica: secondo cui le sanzioni non sono rivolte contro il popolo, ma contro il «conglomerato militare GAESA e la cupula castrista» che controllano l’economia cubana. Cosa assolutamente falsa: perché GAESA è il principale gruppo di imprese pubbliche dell’isola, incaricato di procurare valuta estera destinata al bilancio pubblico e ai servizi sociali della popolazione cubana (10). E se non fosse così, perché non presentano i conti bancari, le ville, le proprietà di tale detta “cupola” (11)?
El Mundo, tra i tanti altri media, ha intervistato anche José Daniel Ferrer, per fare una scandalosa apologia del terrorismo di Stato. Come un volgare teppista, minacciava così: «Una guerra annunciata non uccide i propri soldati. Si suppone che siano preparati» (12). «Gli Stati Uniti dovranno intervenire militarmente a Cuba perché il regime sta solo prendendo tempo»: era il titolo di un altro quotidiano spagnolo, l’ABC, che riportava le dichiarazioni di Ferrer (13).
«Vogliamo che la libertà arrivi a Cuba il prima possibile e Trump può riuscirci. E poi la ricostruzione sarà supervisionata da Marco Rubio», dichiarava a El Independiente (14). E aggiungeva: «Sarà qualcosa di molto simile a quanto accaduto in Venezuela. (…) Gli Stati Uniti non solo hanno catturato Maduro, ma hanno anche bombardato sette installazioni militari».
I quotidiani che danno ripetutamente spazio a proposte esplicite di strangolare prima e bombardare poi un Paese, possono essere considerati ormai, definitivamente, come mezzi di comunicazione terroristici?
