Coordinazione dei sottotitoli: Ana Gil. In collaborazione con: Egoitz Santos.
Traduzione: Elena Masera Arigoni
GAESA: malvagio o paladino del popolo cubano?
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
L’assedio economico totale imposto dagli Stati Uniti ha portato la popolazione cubana a una situazione estrema: senza elettricità, senza medicinali, senza trasporti (1). Si tratta di un soffocamento spietato e sadico che suscita un chiaro sdegno in tutto il mondo (2). Per questo la Casa Bianca ha bisogno di diffondere una contro-narrazione che attribuisca la responsabilità del dramma umanitario che ha creato a un Grande Malvagio.
Questo cattivo è GAESA, il più grande gruppo imprenditoriale dello Stato cubano. «Cuba è controllata da GAESA, uno Stato nello Stato che non rende conto a nessuno e si accaparra i profitti delle proprie attività a vantaggio di pochi».
Questo messaggio, semplice, grossolano e privo di prove, del Segretario di Stato USA Marco Rubio, è stato ripetuto da tutta la rete mediatica internazionale, compresi coloro che si oppongono a Donald Trump (3). E ha due tipi di messaggio.
GAESA: un’élite milionaria?
Il primo, che i profitti delle aziende di GAESA a Cuba (alberghi, supermercati, distributori di benzina, banche, tutti di natura pubblica) non vanno al popolo, ma a un’élite. Pertanto, la distruzione, attraverso le sanzioni degli Stati Uniti, di tutte le entrate in valuta estera dell’isola, non colpisce la popolazione, ma una “oligarchia” miliardaria.
Ma dove sono le prove? Dove sono i documenti relativi ai conti bancari e alle proprietà, le fotografie di lussi e dimore? Non è strano che coloro che hanno il controllo assoluto del sistema bancario internazionale e che dispongono dei più sofisticati servizi di intelligence e di controllo umano non siano stati in grado di presentare nemmeno una prova al riguardo?
Tuttavia, sul *New York Times* si poteva leggere che «GAESA si appropria di tutti i profitti» e li convoglia «alla classe militare dirigente» (4). E alla *Televisión Española* si ascoltava: «le sue transazioni potrebbero rappresentare tra il 40 e il 70% dell’economia cubana, profitti che non arrivano al popolo in un paese in bancarotta» (5).
Tutto assolutamente falso. GAESA, la più grande holding pubblica cubana, convoglia le valute estere acquisite nel bilancio nazionale del Paese, con il 70% destinato alla spesa sociale: istruzione, sanità, sicurezza e assistenza sociale (6).
Riuscite a immaginare che questi media, spagnoli o statunitensi, osassero rompere la censura e sottolineare che l’economia dei loro paesi è gestita – come è dimostrato – da un’oligarchia bancaria e imprenditoriale che, inoltre, manipola l’opinione pubblica e condiziona i processi elettorali (7)?
GAESA: entità oscura, emporio militare?
«Le attività più redditizie di Cuba sono nelle mani di GAESA, un oscuro e multimilionario consorzio imprenditoriale legato all’esercito che Washington ha preso di mira». Lo abbiamo sentito anche alla Televisión Española (8). «Oscuro» (9), «segreto» (10), «ermetico» (11), «opaco» (12), «losco» (13), «fantasma» (14) sono i termini accusatori associati all’attività di GAESA che, inoltre, ci dicono, è un “impero militare” (15).
Ma perché non spiegano che il blocco finanziario e commerciale, le sanzioni illegali degli Stati Uniti, condannate ogni anno alle Nazioni Unite, costringono Cuba a creare meccanismi commerciali riservati, confidenziali, persino occulti, per eludere l’assedio e far arrivare cibo, medicinali e carburante sull’isola (16)? Il riserbo è assolutamente giustificato. Così come, in un’economia di guerra, i settori chiave siano guidati da membri (militari, sì) del più alto livello di fiducia del Paese.
GAESA: indagini indipendenti?
Ma a questi media non farebbe bene sostenere direttamente la versione di Marco Rubio. E preferiscono farlo in modo indiretto, attraverso il sostegno di “esperti”. Deutsche Welle citava una “indagine” su GAESA del – sentite bene! – “rispettato giornale dell’opposizione cubana elTOQUE”, nonché “un rapporto dell’Osservatorio Cubano di Audit Sociale” (17). La BBC riportava le analisi di Emilio Morales, dell’Havana Consulting Group, e di Juan Antonio Blanco, della piattaforma Cuba Siglo 21 (18). Televisión Española ha dato spazio a quest’ultimo e all’economista Elías Amor (19). E cosa hanno in comune? Quasi tutti: l’appartenenza a entità finanziate dal governo degli Stati Uniti. Tutti: il loro sostegno a quest’ultimo nella sua politica di distruzione dell’economia cubana per forzare un “cambio di regime”.
È così che funziona la stampa corporativa internazionale: come un mero strumento di propaganda per giustificare il genocidio del popolo cubano (20).
