III. La politica estera della Rivoluzione cubana. Con tutti i paesi antimperialisti, senza se e senza ma

Dopo la crisi dell’89, vi è chi ha lavorato per una riorganizzazione unitaria del movimento comunista e rivoluzionario su scala mondiale; e chi invece – dentro un altro orizzonte strategico – ha operato su una linea che porta alla divisione e all’approdo riformista una parte delle forze comuniste e di sinistra alternativa.

C’è un punto di partenza della riflessione che bisogna subito esplicitare e su cui presumibilmente possano convergere filoni di pensiero tra loro assai diversi, persino opposti. E cioè che un movimento comunista – che prospetti una alternativa storica al capitalismo – o esiste anche in una dimensione internazionale, o non esiste.

Fin dalle sue origini, fin dal Manifesto di Marx ed Engels (1848), il movimento comunista – al di là delle sue crisi, divisioni, mutazioni – ha sempre percepito se stesso come una entità che poteva esistere solo nella dimensione e proiezione di un movimento internazionale.

E’ evidente che fino a quando esisteranno Stati e nazioni, “il punto di partenza è sempre nazionale” (Gramsci) e che centrale rimane anche oggi, nell’organizzazione della lotta, il radicamento nazionale di ogni partito o movimento. Ma, tanto più oggi nell’epoca della mondializzazione, nessun movimento comunista e rivoluzionario, nessun processo di riorganizzazione e/o “rifondazione” dei partiti nazionali in cui esso si radica è pensabile senza una sua proiezione internazionale.

La fine dell’URSS non è la fine del movimento comunista. La nozione conserva una sua attualità, ma va riempita di contenuti nuovi, non ripetitivi di formule o esperienze passate, aperti ad una profonda riconsiderazione e al rinnovamento. Cuba, una volta di più, insegna.

Cuba socialista non è sola, i  comunisti veri e i lavoratori coscienti in tutto il mondo sono al suo fianco consapevoli che la risoluzione dei problemi non passa dall’indebolire la costruzione del socialismo ma dal suo rafforzamento. La solidarietà e l’azione in difesa della Rivoluzione, del socialismo e delle sue conquiste a Cuba contro le diffamazioni, i piani e gli interventi imperialisti, sono parte integrante della lotta di classe in ogni paese e a livello internazionale.

Per tutto questo è fondamentale assimilare e sostenere la politica estera di Cuba, senza se e senza ma. Chi attacca i Paesi amici di Cuba, mette in pericolo la sovranità di Cuba e offende la sua politica estera e la Rivoluzione

a cura di G. Federico Jauch
Varie fonti

Se la priorità è l’antimperialismo, l’approccio corretto è giudicare la natura dei Paesi antimperialisti in base alle condizioni oggettive, non decidere come siano queste condizioni secondo i propri pregiudizi ideologici.

Giudicare la natura dei Paesi antimperialisti in base alle condizioni oggettive, non decidere come siano queste condizioni secondo i propri pregiudizi ideologici.

“Gauchistes”, libertari, anarchici, verdi, progressisti, trotzkisti, ma anche (sic!) alcuni “comunisti” dovrebbero sapere che per essere efficaci, il movimento antimperialista deve orientarsi al marxismo-leninismo, o almeno all’approccio dialettico del marxismo-leninismo nella ricerca della verità. Altrimenti, il movimento continuerà ad essere largamente definito dall’opportunismo piuttosto che dall’opposizione di principio alle macchinazioni imperialiste.

“Ho avuto modo di visitare a più riprese vari paesi europei, e negli ultimi anni ho potuto farlo partendo dall’Irlanda, dove ho lavorato presso l’Ambasciata cubana. La mia posizione è stata per molto tempo anche quella di prendere conoscenza delle dinamiche e dei rapporti tra i diversi rappresentanti della sinistra. La differenza di posizioni delle forze della sinistra non è un fenomeno così facile da comprendere per chi da sempre ha come esempio la ricerca del punto di unità.” 

Pedro Noel Carrillo, Dipartimento Europa del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba

Una certa “sinistra radicale” occidentale non è all’altezza del compito perché invischiata da un’ideologia libertaria, antistatalista se non antipolitica. Essa è passata dalla contestazione delle responsabilità del sistema capitalista nella devastazione dell’ambiente al sostegno nei confronti di un capitalismo “ecologicamente responsabile”; ha abbandonato il femminismo socialista per un femminismo liberal progressista che si concentra quasi unicamente sui temi del riconoscimento identitario e della parità di genere, dimenticando il sociale e, va da sé, la lotta di classe.

"Libertà per Navalny" recita il cartello in tre lingue (russo, francese, tedesco). Un esempio di confusione ideologica e di disinformazione di una certa "sinistra radicale" svizzera. Vedi: “Diritti umani”? Sapete perché Navalny è in carcere? E Assange? (leggi). 

Nella foto: Gruppo parlamentare dei Verdi in Consiglio Nazionale CH. Da sinistra a destra: Sibel ARSLAN (consigliera nazionale di Basilea per la lista di sinistra “Basels starke Alternative”); Christine BADERTSCHER (consigliera nazionale di Berna per il Partito dei Verdi); Denis DE LA REUSILLE (consigliere nazionale di Neuchâtel per il Partito Svizzero del Lavoro/POP);  Nicolas WALDER (consigliere nazionale di Ginevra per il Partito dei Verdi).

Se il pubblico è portato a credere che un Paese bersaglio imprigiona milioni di minoranze etniche e religiose, o che il leader del Paese sia un “dittatore”, o che la libertà di parola sia inesistente sotto il governo “totalitario” del paese, la conversazione non tratterà del motivo per cui i nemici (v. Stati Uniti e Europa, in primis) attaccano il paese, ma potrà solo concentrarsi sulla diffamazione del regime sfavorevole, non sulla critica delle azioni dei nemici e certamente non sull’esame delle motivazioni geopolitiche e socioeconomiche per cui la classe capitalista mondiale desidera sottomettere questi particolari Paesi.

"In questa guerra fino alla morte non ci sono frontiereNon possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni parte del mondo. Una vittoria di qualsiasi nazione contro l'imperialismo è una nostra vittoria, come una sconfitta di qualsiasi nazione è una nostra sconfitta" Ernesto Che Guevara. 

“No! L’attenzione di tutti va rivolta al nemico del giorno”. La propaganda dietro le macchinazioni imperialiste dipende dalle masse che vedono gli eventi del mondo in modo miope sulla geopolitica, dove il loro governo e i media gli dicono cose negative su certi Paesi esclusivamente col desiderio di promuovere la “democrazia” e i “diritti umani”.

Miguel Díaz-Canel: "Le relazioni tra Cuba e la RPDC sono storiche e indistruttibili e si basano nel rispetto reciproco. Le nuove generazioni di cubani saremo leali e fedeli alle nostre relazioni storiche di fraternità". Foto: Estudio Revolución, Pyongyang, 5 novembre 2018

Se invece la priorità è l’antimperialismo, l’approccio corretto è giudicare la natura dei Paesi antimperialisti in base alle condizioni oggettive, non decidere come siano queste condizioni secondo i propri pregiudizi ideologici. Ad esempio, se si esaminano le informazioni sulla RPDC (Corea del Nord) da questa posizione analitica e non giudicante, si giungerà alla conclusione articolata  che la Corea è una nazione socialista e antimperialista che socialisti e antimperialisti nel mondo devono sostenere. Questa è la visione e la politica di Cuba e di tutti gli Stati che si oppongono all’imperialismo.

Perché Cuba non sostiene "Rojava" (Kurdistan siriano)? Perché noi, gli amici di Cuba, non possiamo sostenerlo? La risposta è chiara:  
"Condanniamo l'intervento imperialista contro la Siria e insieme a voi chiediamo il rispetto della sua sovranità e integrità territoriale". Miguel Díaz Canel, presidente di Cuba. – Non tutte le lotte d’indipendenza sono progressiste. Dipende se indeboliscono l’imperialismo principale o no. Quella del Donbass lo è, quella palestinese pure. Il Kurdistan “indipendente” o “autogovernato” - con le basi USA al suo interno -  oggi ha più o meno lo stesso “valore rivoluzionario” del Kosovo in mano ai narcos jihadisti, oppure del Tibet dei nostalgici del feudalesimo misogino che vorrebbero staccarsi dalla Cina.

 

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