Il Partito Comunista del Venezuela vuole costruire un’ampia alleanza antimperialista e antifascista

La forte pressione politica, economica, diplomatica e militare che l’imperialismo esercita sulla Repubblica Bolivariana del Venezuela mira a qualcosa di più del semplice cambio di regime, cercando di trasformare il Paese in uno stato fallito, simile a Iraq, Libia e Afghanistan dopo le invasioni USA e NATO. Lo afferma Carolus Wimmer dell’Ufficio Politico del Partito Comunista del Venezuela (PCV) e responsabile del suo dipartimento internazionale.


da avante.pt
Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it
27 Ottobre 2019

di Carolus Wimmer, Responsabile del Dipartimento Internazionale del PCV

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In questa situazione, ha affermato il dirigente comunista, la tattica centrale del PCV è focalizzata sulla lotta antimperialista, “che dal 2017 ha una nuova sfaccettatura, quella di essere anche antifascista”. Come ha spiegato ad Avante! Carolus Wimmer, le “forze interne dell’imperialismo non provengono dalla destra tradizionale, ma da organizzazioni e partiti fascisti”. Sono figure di questa opposizione fascista Juan Guaidó e Leopoldo López (laureato negli Stati Uniti e membro della Fondazione repubblicana, l’ala più conservatrice del Partito repubblicano), che non sono altro che “marionette dell’imperialismo”.

Di fronte a macchinazioni così forti per distruggere lo Stato venezuelano, il Partito Comunista è impegnato a costruire la più ampia alleanza “patriottica, democratica, antimperialista, antifascista e popolare”, in grado di evitare un aperto confronto militare con l’imperialismo e la guerra civile da questo provocata. Senza mobilitazione popolare, unità civile-militare e solidarietà internazionale, “i gringos sarebbero già in Venezuela”. Per il PCV è essenziale creare un “fronte mondiale antimperialista e antifascista”.

Rafforzare le alleanze

Accanto alla dimensione antimperialista della loro azione (in cui convergono con il partito al governo, il PSUV), i comunisti venezuelani stanno cercando di costruire una “alleanza rivoluzionaria” che consentirà il salto qualitativo rivoluzionario verso il socialismo. In effetti, la caratterizzazione di “socialista” del processo politico venezuelano iniziata nel 1998 con la vittoria elettorale di Hugo Chávez è uno dei più importanti motivi di disaccordo ideologico tra il PCV e il PSUV.

In ogni caso, sottolinea Carolus Wimmer, anche se il socialismo “non è la realtà oggi in Venezuela, esso è comunque radicato nella coscienza delle masse”: milioni di venezuelani vogliono il socialismo “sebbene possano non avere ancora chiaro di cosa si tratta e come realizzarlo” e le Forze Armate Nazionali Bolivariane hanno nel loro motto riferimenti alla “Patria socialista”.

Non eludendo la sua responsabilità nel processo di lotta in Venezuela, il PCV si concentra sul rafforzamento del lavoro di massa, specialmente tra la classe operaia e i contadini. Nelle campagne, tra l’altro, c’è un’intensa lotta di classe tra proprietari terrieri e contadini e il PCV “è in prima linea in questa lotta”, afferma Wimmer. Solo nel 2018, cinque dei suoi militanti sono stati assassinati.

Indipendentemente dalle loro critiche alle varie opzioni del governo, i comunisti venezuelani presumono che sia loro responsabilità “rafforzare le alleanze”, sia all’interno del paese che a livello internazionale. Difendere quanto è stato realizzato negli ultimi 20 anni e cercare di rafforzare i diritti dei lavoratori e del popolo sono le priorità del PCV.

Pubblicato in Attualità, Internazionale

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