In Cile si chiude il ciclo del pinochetismo

Foto: Manifestazione dopo il referendum per la svolta costituzionale

Alla fine, il candidato di Apruebo Dignidad, Gabriel Boric, ha vinto contro il suo avversario di ultra-destra erede di Pinochet, José Antonio Kast, nonostante il fatto che quest’ultimo sia arrivato primo al primo turno delle elezioni. Questo è un colpo alla continuità del governo di destra nel paese.

Gabriel Boric ha ottenuto il 55,87%. Il presidente eletto si è affermato nel senso comune della politica cilena, riuscendo ad attirare l’appoggio dell’ex Concertación e della sinistra, persino del Partito Comunista, il tutto grazie a una definizione di politiche che citano permanentemente il consenso degli anni novanta, prova ne è la formazione di una squadra politica con molti nomi di quella corrente e che molto probabilmente avrà rappresentanti nel gabinetto.

L’affluenza alle urne, che è passata dal 47,33% del primo turno al 55,59% di domenica, dimostra come i cileni siano accorsi alle stazioni di voto per evitare il trionfo di un candidato di estrema destra che ha pubblicamente affermato di rimpiangere la dittatura di Augusto Pinochet

Bisogna dire che il progetto Apruebo Dignidad ha cercato di presentarsi come socialdemocratico, ma in realtà mira a costruire politiche social-liberali, cioè uno stato che agisce come potente regolatore del mercato e protegge le libertà civili.

Nella foto: Michelle Bachelet con Georges Soros

È altamente improbabile che allo Stati venga assegnato un potere di generare azione economica di concerto con l’impresa privata o da solo, come esiste nelle proposte socialdemocratiche europee. Il legame con il Bacheletismo è quindi più profondo di un semplice supporto comunicativo; è previsto un importante dialogo con questa posizione.

D’altra parte, tutto questo si confronterà con un Congresso che è molto equamente diviso in entrambe le camere, il che renderà molto importante la negoziazione e il riavvicinamento con i settori della destra più vicini al liberalismo. Di fronte a ciò, un movimento sociale e popolare in attesa potrebbe presto scendere in piazza, chiamato da una crisi sociale ed economica che non ha prospettive immediate di essere superata; in questo senso, sarà essenziale un’agenda sociale che affronti le richieste più sentite del popolo cileno: diritti sociali garantiti e aiuti economici.

“In Cile c’è molta tensione e una sfiducia generalizzata verso la classe politica, che non è riuscita a intercettare le richieste del popolo. Dietro al referendum costituzionale si stanno muovendo tanti interessi politici ed economici. Quello che chiediamo noi Mapuche è un riconoscimento costituzionale, che assicuri la conservazione della nostra cultura in tutti i suoi aspetti: non basta riconoscere l’esistenza dei popoli originari, chiediamo anche che si riconosca l’espropriazione territoriale attuata dallo stato cileno e che si riconsegnino le terre ancestrali ai popoli indigeni a cui appartenevano. Questo comporta anche il riconoscimento della nostra organizzazione, delle nostre istituzioni tradizionali, della nostra lingua, della nostra spiritualità e del nostro modo di vivere”.

Il processo costituente è rafforzato dal governo e sicuramente vedrà il suo processo accelerato, dato che a settembre si deve votare il plebiscito di uscita dalla costituzione pinochettista. Se la nuova costituzione sarà approvata sarà un punto importante a favore del processo, quindi l’amministrazione Boric metterà molte fiches sul processo costituente e sul suo completamento nella forma e nella sostanza, dato che il risultato accoglierà anche il progetto progressista che governerà da marzo.

Infine, la questione è se Boric prenderà il cambiamento costituzionale per indire nuove elezioni e consolidare immediatamente il cambiamento di regime politico. Questo permetterà al Congresso di sbloccare e fare le trasformazioni necessarie per il Cile. Questa sfida è un grande punto interrogativo.

 

Pubblicato in Attualità, Internazionale

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