Intervista a Fernando González Llort, ex prigioniero politico negli USA, eroe della Repubblica di Cuba (VIDEO)

Fernando González Llort, uno dei cinque eroi cubani, ha passato più di 15 anni in prigione negli Stati Uniti. Oggi presidente dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), non ha perso la fiducia nella solidarietà del popolo ed è sicuro che quando il blocco dell’isola sarà finito, la vittoria sarà di tutti gli amici di Cuba. Perché la rivoluzione cubana non può essere compresa senza la componente della solidarietà? Vediamo l'”Intervista” di RT.

Fonte:

Traduzione e aggiunte: G. Federico Jauch

VIDEO: Intervista a Fernando González Llort

Gran parte della solidarietà ricevuta e apportata da Cuba negli ultimi decenni è stata trasmessa attraverso l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), che da quattro anni è presieduto dall’eroe della Repubblica di Cuba Fernando González Llort.

“È stata una grande responsabilità per me che mi sia stata data la possibilità di contribuire al lavoro e alla società al mio ritorno e che il mio contributo sia stato proprio attraverso l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli”, dice Fernando González, che è stato uno dei cinque prigionieri cubani condannati negli Stati Uniti per “spionaggio” nel 2001, dopo il suo arresto nel 1998.

Fue liberado en 2014, tras las negociaciones entre Cuba y EE.UU. impulsadas por el entonces presidente Barack Obama, cuando ya prácticamente tenía cumplida la pena de 16 años que le había sido impuesta. “Cuando yo regreso y me incorporo al trabajo, todavía nos quedaban tres compañeros en prisión: Gerardo, Ramón y Antonio”, relata sobre cómo desde el Instituto se abordaba en aquella época el trabajo de solidaridad con los tres presos, que serían liberados en diciembre de 2017.

È stato rilasciato nel 2014, dopo negoziati tra Cuba e gli Stati Uniti promossi dall’allora presidente Barack Obama, quando aveva praticamente scontato la pena di 16 anni che gli era stata inflitta. “Quando sono tornato e mi sono incorporato nel mondo del lavoro, avevamo ancora tre compagni in prigione: Gerardo, Ramón e Antonio”, dice a proposito di come l’Istituto ha affrontato il lavoro di solidarietà con i tre prigionieri, che sarebbero stati rilasciati nel dicembre 2017.

“La base della solidarietà con Cuba sono le persone di tutte le parti del mondo con un pensiero normalmente rivoluzionario, di sinistra e progressista”.

González ritiene che il caso dei cinque “è stata una lotta di tutta la società, di molte istituzioni, non solo dell’ICAP. “Quando eravamo prigionieri sapevamo che la campagna per la liberazione dei cinque stava crescendo, sapevamo che il nostro paese ci difendeva e che nel mondo sempre più amici si univano a quella lotta”, racconta di quel periodo.

1.600 associazioni di amicizia con Cuba in 150 paesi

González stima che l’ICAP ha attualmente legami con 1.600 associazioni di amicizia con Cuba in 150 paesi, ma ritiene che “la solidarietà con Cuba va ben oltre questo numero”, e che ci sono anche organizzazioni sindacali, organizzazioni politiche, movimenti sociali, organizzazioni femministe o di donne che sostengono l’isola.

Il presidente dell’ICAP sostiene che la base della solidarietà con il suo paese sono persone “di tutte le parti del mondo con un pensiero normalmente rivoluzionario, di sinistra, progressista”.

“Nel movimento di solidarietà con Cuba c’è spazio per tutti coloro che capiscono che Cuba ha il diritto di essere un paese sovrano e indipendente, capace di prendere le proprie decisioni, e che il governo degli Stati Uniti non ha il diritto di cercare di soffocarci economicamente, o di attaccarci, o di essere ostile nei nostri confronti per essere semplicemente padroni del nostro destino”, afferma l’intervistato.

Cultura della solidarietà nella rivoluzione cubana

González Llort ritiene che “la rivoluzione cubana non può essere compresa senza l’aspetto della solidarietà, quella smania di contribuire”, perché “Cuba non ha mai considerato nel suo sforzo libertario qualcosa solo verso l’interno, ma un modo per apportare il proprio contributo ad altre regioni del mondo”.

“Nel movimento di solidarietà con Cuba c’è spazio per tutti coloro che capiscono che Cuba ha il diritto di essere un paese sovrano e indipendente, e di prendere le proprie decisioni”.

Difende che nelle origini della loro identità di cubani c’è sempre stata la visione che ciò che hanno ottenuto con le loro lotte può contribuire non solo al proprio sviluppo, ma anche a quello di altri popoli del mondo: “Questo si riflette in un ritorno di solidarietà verso Cuba”, osserva.

Interesse per la rivoluzione cubana

González ritiene che la solidarietà con Cuba “cominciò ad manifestarsi anche prima del trionfo della rivoluzione”, quando altri paesi latinoamericani e il mondo cominciarono a sentire parlare della lotta nella Sierra Maestra.

Cuba è una rivoluzione molto radicale in questo continente: la più radicale”, dice González, che crede sia la ragione per cui essa ha risvegliato “un interesse molto naturale tra persone che erano sempre state bersaglio di oppressione, abbandono e ingiustizia”.

“Nonostante tante campagne di diffamazione e disinformazione su Cuba, la gente ha un istinto e ha visto e vede nella rivoluzione cubana qualcosa di positivo”, spiega l’intervistato, sostenendo che i visitatori osservano un modo di relazionarsi “cooperativo, solidale, umano, e non di concorrenti gli uni degli altri”.

Dare e ricevere solidarietà

Il presidente dell’ICAP, inoltre, sostiene che “Cuba ha contribuito sensibilmente ai processi d’indipendenza dei paesi africani, con l’appoggio di medici, educatori e di tutte le specialità”. “Questo viene ripagato con la solidarietà e l’amore per Cuba”, dice.

In questo senso, racconta come meditava in prigione quando riceveva lettere di sostegno da persone che non conosceva: “Queste persone che non mi conoscono nemmeno personalmente, devono lottare per la loro vita, per ottenere i mezzi di sussistenza per se stessi e le loro famiglie, partecipano a molte lotte e trovano il tempo di sedersi per quarantacinque minuti per scrivere a una persona che non conoscono, che è in una prigione in un altro paese. Allora uno si colma di umiltà”, riflette.

González afferma anche di essere “privilegiato” perché lavora “con esseri umani straordinari”: “Coloro che sono legati alla solidarietà con Cuba, in qualsiasi modo, sono di straordinario valore, di enorme sensibilità, e noi siamo profondamente grati come istituto e come popolo di Cuba.

La lotta contro il blocco come priorità

Il presidente dell’ICAP afferma che la lotta contro il blocco economico statunitense è sempre stata una priorità del movimento di solidarietà con Cuba, anche se durante l’imprigionamento dei cinque “la lotta per la loro liberazione è diventata fondamentale”.

“Quando metteremo fine al blocco, la vittoria sarà anche di tutti gli amici di Cuba”

Dopo il ritorno dei cinque sull’isola, “l’ostilità verso il nostro paese è aumentata”, dice González, che aggiunge che ciò si è verificato “soprattutto negli ultimi due anni dell’amministrazione Trump, con le 242misure tuttora in vigore, e lo sforzo straordinario di questa amministrazione per soffocare l’economia di Cuba”.

“Quando metteremo fine al blocco, la vittoria sarà anche di tutti gli amici di Cuba”, conclude.

Per conoscere tutti i dettagli del lavoro svolto dall’ICAP e le riflessioni di uno dei cinque prigionieri cubani, vi invitiamo a guardare l’intervista completa.


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