La Cina svolge un ruolo cruciale nel sostenere la sovranità in America Latina. Fidel Castro lo diceva sempre

Fidel Castro respinse l’idea che la Cina fosse una potenza imperialista. “La Cina è oggettivamente la speranza più promettente e il miglior esempio per tutti i Paesi del Terzo mondo… un importante elemento di equilibrio, progresso e salvaguardia della pace e stabilità mondiali”

di Carlos Martinez,
Fonte:Orinoco Tribune
Traduzione di Alessandro Lattanzio

BEIJING, CHINA – JANUARY 8 2015: (Front seated L-R) Cuban Minister of Foreign Trade Rodrigo Malmierca, Ecuadorian Foreign Minister Ricardo Patino, Costa Rican Foreign Minister Manuel Gonzalez Sanz, Chinese Foreign Minister Wang Yi, Chinese Director of National Development and Reform Commission Xu Shao Shi and Bahamas Foreign Minister Frederick Mitchell attend the First Ministerial Meeting of the Forum of China and the Community of Latin American and Carribean States (China-CELAC) at the Diaoyutai Guesthouse on January 8, 2015 in Beijing, China. The forum aims to gather officials of China and 33-member nations and states of the CELAC to boost bilateral ties. (Photo by Rolex Dela Pena-Pool/Getty Images)

Negli ultimi due decenni, i legami economici tra l’America Latina e la Repubblica popolare cinese si sono espansi a un ritmo vertiginoso. Il commercio bilaterale nel 2000 era di appena 12 miliardi di dollari (1% del commercio totale dell’America Latina); ora ammonta a 315 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, gli investimenti diretti esteri della Cina in America Latina aumentarono di cinque volte. Dal lancio della Belt and Road Initiative nel 2013, 19 dei 33 Paesi della regione dell’America Latina e dei Caraibi hanno aderito alla strategia di sviluppo delle infrastrutture globali guidata dalla Cina. I progetti infrastrutturali sono stati al centro delle aziende cinesi. Scrivendo su Foreign Policy nel 2018, Max Nathanson osservò che “i governi latinoamericani hanno a lungo lamentato le irregolarità delle infrastrutture dei loro Paesi”. La Cina “è intervenuta con una soluzione: circa 150 miliardi di dollari prestati ai Paesi dell’America Latina dal 2005″. Gli investimenti cinesi furono ampiamente riconosciuti in tutta la regione per l’impatto economico e sociale positivo, in particolare agevolando i progetti del governo per ridurre povertà e disuguaglianza.

Kevin Gallagher, nel suo utile libro The China Triangle: Latin America’s China Boom and the Fate of the Washington Consensus, scrive che “il Venezuela ha speso attivamente fondi pubblici per espandere l’inclusione sociale dei poveri del Paese. Il Paese… seppe finanziare tali spese dato l’alto prezzo del petrolio negli anni 2000 e grazie al fondo congiunto con la Cina”. Una storia simile può essere raccontata sui programmi sociali trasformativi in Bolivia (dei governi MAS), Brasile (dei governi PT), Ecuador (nell’era Correa) e altrove. E naturalmente la Cina diede un sostegno indispensabile a Cuba socialista nel corso degli ultimi tre decenni. Il Brasile dei governi Lula e Dilma (2002-16) ottenne il plauso globale per le sue campagne senza precedenti per combattere povertà, senzatetto, malnutrizione e assenza di accesso all’istruzione e assistenza sanitaria. Come parte del rifiuto del Washington Consensus e della sua adesione a multipolarismo e cooperazione Sud-Sud, l’amministrazione di Lula ampliò in modo massiccio i legami economici con la Cina. Poi il Ministro degli Esteri Celso Amorim ha affermato che le relazioni Brasile-Cina facevano parte di una “riconfigurazione della geografia commerciale e diplomatica del mondo”. Gli investimenti cinesi si dimostrarono particolarmente attraenti per quei governi della regione che cercano di proteggere la sovranità e migliorare gli standard di vita delle popolazioni.

Gli investimenti delle istituzioni finanziarie internazionali (in particolare il Fondo monetario internazionale) sono generalmente giunti con condizioni punitive di privatizzazione, deregolamentazione e austerità fiscale. I prestiti per lo sviluppo della Cina non prevedono tali vincoli. Gallagher afferma che le banche cinesi “non impongono condizionalità politiche di alcun tipo, in linea con la politica estera generale di non intervento”. Oltre a commercio ed investimenti, la Cina fornisce ogni anno oltre 5 miliardi di dollari di aiuti all’America Latina. Dall’inizio della pandemia, la Cina fornì la metà delle dosi di vaccino contro il Covid-19 della regione. In un recente incontro con la comunità boliviana a Londra, il Presidente Luis Arce osservò che, nel momento del bisogno della Bolivia, furono Cina e Russia a mettersi in contatto per offrire i vaccini. Inoltre, la Cina donò enormi quantità di kit di test, ventilatori, tute protettive, maschere, guanti e termometri digitali a Paesi dell’America Latina, tra cui Venezuela, Bolivia, Argentina e Cile. Il rapporto della Cina coll’America Latina fu vantaggioso per centinaia di milioni di lavoratori e contadini della regione; tuttavia, non tutti ne sono contenti. Ad esempio, l’allora segretario di Stato nordamericano Rex Tillerson, non molto noto per il suo spirito antimperialista, accusò la Cina nel 2018 di essere una “nuova potenza imperiale… che usa strumenti di governo economici per trascinare la regione nella sua orbita”. Questa visione della Cina come forza imperialista nella regione non è limitata all’estrema destra trumpiana. Riducendo l’analisi di Lenin a caricatura, alcuni a sinistra vedono le crescenti esportazioni di capitali della Cina come esempio di imperialismo. Ma l’imperialismo, l’impero-ismo, non può essere definito esclusivamente sulla base dell’investimento estero; se così fosse, dovremmo denunciare l’Angola come potenza imperialista in Portogallo. L’imperialismo è, piuttosto, “un processo di dominio guidato da interessi economici”, nelle parole dell’autore Stephen Gowans.

I latinoamericani sanno fin troppo bene che aspetto ha l’imperialismo, nelle sue forme coloniali e moderne. Videro colpi di Stato sponsorizzati dalla CIA dal Guatemala al Cile, dal Brasile alla Repubblica Dominicana. Videro guerre per procura contro i governi progressisti e sostegno entusiasta di Stati Uniti ed Europa a dittature militari assassine. Furono testimoni di sessantanni di embargo punitivo imposto illegalmente a Cuba (per non parlare della continua occupazione e dell’uso di un angolo del suo territorio come campo di tortura). I latinoamericani hanno subito il sistematico sottosviluppo del continente da parte dei Paesi del Nord del mondo, descritto in modo così potente nelle Vene aperte dell’America Latina di Eduardo Galeano. Osservarono l’insistenza delle multinazionali occidentali che la regione non dovrebbe occupare altro posto nell’economia globale che come fornitore di materie prime a basso costo. Sopportarono neoliberismo ed austerità del Washington Consensus; strategie economiche che didero benefici a una piccola élite mentre milioni di persone languono nella povertà. Descrivere gli investimenti cinesi come “imperialisti” è francamente un insulto alle masse che subiscono l’attuale imperialismo.

Il ruolo della Cina in America Latina non è certo considerato imperialista dai rappresentanti della classe operaia e delle comunità oppresse del continente. Il defunto Presidente Hugo Chavez visitò la Cina sei volte in 13 anni da presidente del Venezuela e fu un forte sostenitore delle relazioni Cina-Venezuela. Considerava la Cina partner chiave nella lotta per un nuovo mondo, affermando in modo memorabile: “Siamo stati manipolati a credere che il primo uomo sulla Luna sia stato l’evento più importante del XX secolo. Ma no, sono successe cose molto più importanti e uno dei più grandi eventi del XX secolo è stata la rivoluzione cinese”. I governi Chavez e Maduro hanno sempre incoraggiato l’impegno economico cinese col Venezuela e ritenuto che l’alleanza con la Cina costituisca un baluardo contro l’imperialismo, la “Grande Muraglia contro l’egemonia nordamericana”. Chavez parlò chiaramente della differenza tra Cina e potenze imperialiste: “La Cina è grande ma non è un impero. La Cina non calpesta nessuno, non ha invaso nessuno, non va in giro a sganciare bombe su nessuno”. Nel 2017, l’allora Ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza descrisse gli accordi commerciali e di investimento tra Cina e Venezuela come stabiliti in “modo giusto ed equo” e oppose l’approccio vantaggioso per tutti della Cina con l’unilateralismo e l’egemonismo statunitensi.

Fidel Castro visita la Grande Muraglia cinese, 1° dicembre 1995

Fidel Castro respinse l’idea che la Cina fosse una potenza imperialista. “La Cina è oggettivamente la speranza più promettente e il miglior esempio per tutti i Paesi del Terzo mondo… un importante elemento di equilibrio, progresso e salvaguardia della pace e stabilità mondiali”. L’assistenza e l’amicizia della Cina si sono rivelate inestimabili per Cuba socialista; la Cina è ora il secondo partner commerciale dell’isola e sua principale fonte di assistenza tecnica. Ciò che Stati Uniti e loro alleati odiano della relazione Cina-America latina non è che sia esempio di imperialismo, ma il contrario: che crea lo spazio per la sconfitta dell’imperialismo e dell’egemonismo; crea lo spazio per lo sviluppo sovrano e la nascita di un mondo multipolare. La Cina è costantemente al fianco del popolo latinoamericano contro interferenze, sanzioni e destabilizzazione. Il suo impegno economico è sostenere lo sviluppo e migliorare le condizioni di vita. Per i politici statunitensi la cui visione del mondo rimane modellata dalla dottrina Monroe, tale posizione è inaccettabile. Per i popoli dell’America Latina è un’ancora di salvezza.

Pubblicato in Attualità, Cuba, Internazionale

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