La creatività a servizio della Rivoluzione. Addio all’architetto Garatti che ha progettato le Scuole Nazionali di Musica e Balletto a Cuba (+FOTO)

Il complesso delle Scuole Nazionali d’Arte, progettato dagli architetti Porro, Garatti e Gottardi, comprendeva le scuole nazionali di danza contemporanea, arti visive, arte drammatica, musica e balletto, e doveva avere cinque padiglioni. Le Scuole d’Arte dell’Avana sono state considerate una delle esperienze architettoniche più singolari della seconda metà del XX secolo.

Di Irina Smirnova
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Vittorio Garatti era nato a Milano, nel 1927, e al Politecnico si laureò in Architettura, negli anni in cui le stesse aule erano frequentate da quelli che sarebbero diventati illustri colleghi, come Guido Canella e Gae Aulenti. La sua carriera, però, e i suoi interessi, si sarebbero presto spostati oltreoceano, prima in Venezuela (dove presto iniziò a insegnare progettazione architettonica all’Università di Caracas, dal ’57 al ‘61), per lavorare al progetto del Banco Obrero, sotto la guida dell’architetto Carlos Raúl Villanueva, poi a Cuba, a seguito della Rivoluzione che aveva portato al potere Fidel Castro, per iniziare un prolifico sodalizio con Ricardo Porro Hudalgo (Camagüey1925 – Parigi, 2014), cui il lìder màximo aveva affidato il progetto per la costruzione del nuovo edificio delle Escuelas Nacionales de Arte. Foto: Vittorio Garatti a Cuba

I primi investimenti che fece la Rivoluzione furono nella Cultura con la conversione delle caserme in scuole e l‘avvio della Campagna di Alfabetizzazione, chiudendo le scuole per un anno e mandando gli studenti nei villaggi per insegnare ai contadini a leggere e scrivere. In questo stesso periodo vennero creati anche la Scuola Internazionale di Medicina e la Scuola Internazionale del nuovo Cinema Cubano (ICAIC). “Tutti questi progetti riflettevano la Rivoluzione in tutti i suoi aspetti dinamici, non c‘erano dogmi imposti, c‘era totale libertà creativa”, racconta l’architetto e urbanista milanese Vittorio Garatti, progettista di fama internazionale, deceduto in questi giorni a Milano a 95 anni d’età, che contribuì con la sua creatività alla realizzazione delle Scuole Nazionali d‘Arte, che Fidel Castro e Che Guevara decisero di realizzare nel luogo più esclusivo della borghesia Cubana, il Country Club di Cubanacan.

In effetti il Complesso delle Scuole Nazionali d‘Arte, nominato Monumento Nazionale di Cuba l‘8 novembre 2021, incarna lo spirito e i principi della Rivoluzione Cubana, prima vittoria della più ampia rivoluzione Latino-Americana, che passa da Simon Bolivar fino a Jose Marti, espressione della volontà di creare un grande Centro Culturale del socialismo internazionale di Cuba e dei paesi del Terzo Mondo. In quest’ambito, Garatti progettò le cinque costruzioni autonome di Danza Moderna, Balletto, Musica, Arti Plastiche e Arti Drammatiche, collocate ai margini del terreno del country club, mantenendo così intatta l‘area verde, strutturando così una “città-parco”. “Il cantiere ebbe inizio subito dopo aver definito le planimetrie, di giorno si seguiva l’esecuzione delle opere in cantiere, di notte si lavorava ai disegni dei dettagli costruttivi da eseguire l’indomani. Con me lavorava l‘architetto Jose Mosquera, all‘epoca mio studente del primo anno di Architettura, che ha seguito tutte le fasi di progettazione e di cantiere degli edifici di Balletto e Musica”, ha raccontato il grande architetto italiano.

Con importanti opere realizzate in Italia, Venezuela e Brasile e autore di alcuni degli edifici simbolo della Cuba rivoluzionaria, è stato un intellettuale impegnato sempre in prima persona nel dibattito culturale e sociale del proprio tempo, a Cuba, dove era considerato l’architetto di Fidel Castro e Ernesto Che Guevara insieme a Ricardo Porro (1925-2014) e Roberto Gottardi (1927-2017).

Nato a Milano il 6 aprile 1927, Garatti, laureato in architettura presso il Politecnico di Milano, insieme all’architetto Ferruccio Rezzonico progetta e realizza nel 1954 l’allestimento della mostra sugli strumenti musicali presso la X Triennale di Milano e nel 1956, durante la collaborazione con lo studio BBPR di Milano, i due curano la parte grafica del museo del Castello Sforzesco di Milano. Dal 1957 al 1961 si trasferisce in Venezuela dove è professore di progettazione architettonica presso la Facoltà di Architettura dell’Università Centrale di Caracas. Qui collabora con l’architetto Carlos Raul Villanueva e insieme all’amico e architetto Sergio Baroni è incaricato da parte del governo venezuelano per il progetto dei servizi annessi al quartiere “23 de enero”. Successivamente si trasferisce a Cuba, dal 1961 al 1974, dove assume il ruolo di professore di composizione e progettazione architettonica (dal 1961 al 1967) e di progettazione urbanistica (dal 1968 al 1974) presso la Facoltà di Architettura dell’Università dell’Avana.

Il Centro Culturale per le Arti di Cuba, doveva accogliere le culture di Asia, Africa e America Latina, in uno spirito di integrazione e interscambio reciproco. La realizzazione del complesso fu una sfida contro il tempo, Cuba era in guerra, e bisognava concludere l‘opera il più rapidamente possibile. L’incarico venne affidato inizialmente a Selma Diaz, la quale resasi conto della portata e della dimensione dell’opera chiese a Ricardo Porro, con maggiore esperienza, di occuparsene. Porro ne capì l’importanza e viste la difficoltà dovute alle limitazioni di tempo chiese la collaborazione di Vittorio Garatti e di Roberto Gottardi. “Fu lo stesso Porro, che conoscemmo in Venezuela, a chiamarci a Cuba in seguito alla fuga in massa dei professori e tecnici legati alla borghesia cubana che al trionfo della Rivoluzione lasciarono l‘isola. Le Università non avevano professori, ed in poco tempo dal mio arrivo in dicembre del ’60 mi venne affidato un incarico di insegnamento per un corso di composizione urbana”, ha raccontato Garatti.

Musica Sinfonica. Vista laterale con pubblico

Il risultato formale – sottolinea la rivista Arketipo Magazine nella sua sezione National Art non fu una scelta ‘stilistica‘, ma la risultante di un metodo di analisi del ‘contesto‘, inteso non solo come contesto geografico, ambientale ed architettonico ma anche sociale, culturale, artistico, letterario ecc. Le Scuole d‘Arte sono permeate dal ritmo della grande tradizione musicale Cubana, dalla pittura di Wifredo Lam, riconoscibile nella pianta di Balletto, dalla poesia di Lezama Lima e dagli elementi architettonici tipici dell’architettura coloniale (come le finestre ‘medio-punto‘ per la scuola di Balletto) e dai principi della Rivoluzione. “In architettura bisogna arrivare alle forme il più tardi possibile, non dovevano essere ‘forme di rappresentanza del potere’ la Rivoluzione aveva messo il potere nelle mani del popolo, per cui dietro al popolo non c’erano più padroni da rappresentare. Dovevano essere architetture da vivere e da godere, spazi di libertà e di vita”, ha insegnato Garatti.

I materiali utilizzati non vennero scelti con criteri di tipo architettonico ma economico-sociale: in quel momento a Cuba c‘era poco ferro e poco cemento, non c‘erano marmi e la pietra era molto scarsa, però era molto sviluppata la fabbricazione di mattoni. “Lavorando in un parco questo vincolo imposto sui materiali da costruzione fu uno stimolo, il mattone è perfetto per le architetture dei giardini, basta pensare ai giardini arabi, a ‘Le mille e una notte‘, alle serre inglesi, all’Alhambra. Attingendo al nostro personale ‘museo della memoria’ i nostri riferimenti si allargarono ai giardini mediterranei, le ceramiche di Capri, l’isola di Panarea, le voluttuosità urbanistiche del Lansdowne Crescent di Bath e le cupole della biblioteca di Labrouste. Fu un’esperienza totale, in un clima di totale libertà creativa. “C’era molta eccitazione e voglia di realizzare qualcosa di nuovo qualcosa che fosse ‘di tutti’ e ‘per tutti’. Durante la costruzione – ha confidato il grande architetto – un operaio mi disse; ‘prima costruivamo per gli altri, ora costruiamo per noi stessi, sappiamo che i nostri figli se avranno le potenzialità potranno frequentare questa scuola. Aggiungendo costantemente informazioni ad un sistema aperto questo si modifica e si deforma in base ai differenti input che riceve, innescando così un processo creativo organico di ‘auto-generazione‘ delle forme. Se il processo è autentico il prodotto sarà irriconoscibile, spesso anche dallo stesso autore, un linguaggio nuovo che ha bisogno di tempo per essere compreso”.

Musica Sinfonica. Interno

‘Nel 2000 in occasione della prima iscrizione delle Scuole d‘Arte al programma Watch della World Monument Fund Sergio Baroni, con il quale ho realizzato il padiglione Cubano all‘esposizione internazionale di Montreal in Canada nel ’67, e il progetto di concorso per il monumento per Playa Girón, scriveva così riguardo al futuro delle Scuole d‘Arte.
“(…) Da molti anni le Scuole Nazionali d‘Arte sono molto più che una delle opere più significative dell‘epoca rivoluzionaria; si sono convertite in un punto di riferimento insostituibile per tutto quello che riguarda creativamente a cuba il fare architettonico
(…) le Scuole d‘Arte non sono un ‘caso‘, un episodio, né per il tema che svilupparono, né per il luogo dove vennero costruite, lo sono per la capacità e il metodo che utilizzarono i creatori per realizzare un complesso dove, nelle straordinarie diversità di soluzioni architettoniche che hanno prodotto, raggiunsero senza dubbio le dimensioni di un discorso unitario caricato di citazioni, allusioni e metafore.
(…)ora si aggiunge un nuovo capitolo alla storia delle Scuole d‘Arte: si pone il problema se si debba mantenere il programma iniziale o ci si debba adattare alle nuove circostanze e necessità. Questa è una questione frequente nella ri-funzionalizzazione di opere storiche o archeologiche e si presenta adesso come un problema di un’opera contemporanea non terminata, e dedicata a una funzione tanto drammatica come l‘insegnamento artistico.
(…) sorge quindi il dilemma: riscattare per la memoria del paese e della cultura mondiale un’ opera di particolare valore e significato artistico, o recuperare e ri-funzionalizzare i limiti, in questo caso superiori, del sistema di insegnamento del paese?

Balletto. TEATRO. Coreografia

Quando venne chiuso il cantiere erano passati solo due anni dalla crisi dei missili, e la situazione nel paese era di totale incertezza. Cuba era ancora in guerra. La Scuola di Balletto nel ’64 era completa per il 90%, mancavano i serramenti, i pavimenti delle aule di pratica e del teatro ed alcuni impianti oltre agli arredi. Diversa era la situazione per la scuola di Musica, che raggiunse solo il 40% di realizzazione, mancava il Teatro di Sinfonica, il Teatro da Camera, ed il ‘gusanito’ che ospitava gli spazi di servizio, la biblioteca, le aule per il coro, oltre al percorso in quota detto ‘catena’, dalla somiglianza formale con una catena per biciclette, che fungeva da elemento connettore di tutti questi spazi creando un patio centrale aperto al parco. “Non ho mai smesso di occuparmi del progetto di completamento delle Scuole d‘Arte, un progetto non finisce mai, un buon architetto dovrebbe saper progettare anche le deformazioni che inevitabilmente si creano quando si modifica un sistema. Ma nel caso delle Scuole d‘Arte non c‘è differenza tra il ‘progetto di oggi e il progetto di ieri’. È lo stesso progetto portato a compimento. Abbiamo portato a termine, e qui presentiamo in anteprima, la ricostruzione virtuale della Scuola di Balletto e di Musica, per poter così rinnovare quell‘immagine che col passare del tempo stava sbiadendo, mostrando gli spazi così come saranno una volta terminati”, ha concluso Garatti. Al quale oggi rendiamo omaggio con convinzione e rispetto.

Nelle foto (sopra): Garatti ha progettato e realizzato, su incarico del Ministero della Costruzione, le Scuole di Balletto e Musica che formano parte del Complesso delle Scuole Nazionali d’Arte dell’Avana (1961-63): da sempre riconosciute come uno dei più importanti centri culturali dell’America Latina, sono state dichiarate nel 2010 Monumento Nazionale di Cuba.
Le Scuole sono state argomento di numerosi documentari tra cui, “Unfinished Spaces” di Alysa Nahmias e Benjamin Murray, quattro episodi de “Il capitale” di Philippe Daverio, “Un sueno a mitad” di Francesco Apolloni e “Next Time it Rains” del regista Cubano Felipe Dulzaides.

 Vittorio Garatti, Ricardo Porro Hidalgo e Roberto Gottardi.  I tre architetti hanno ottenuto il 'Premio Vittorio de Sica per l'architettura' nel 2012,  per la progettazione di detta architettura, proclamata Monumento Nazionale. Foto tratta da ARKITKETURA ANALIZA E KONTEKSTIT

 

Nel 1961 Garatti è tra i fondatori dell’Istituto di Pianificazione Fisica di Cuba. Per il quale realizza il progetto per il Piano Regolatore dell’Avana post-rivoluzionario. Lo sviluppo del nuovo Porto, il Parco Metropolitano e il Centro del Traffico. A causa di un cambiamento del clima culturale e ideologico, l’urbanista milanese finì poi per essere guardato con sospetto. Fino a finire agli arresti per venti giorni, nel 1974, con l’accusa di spionaggio. Un complotto della Cia – sostenne l’architetto – per allontanare dal regime rivoluzionario cubano i professionisti stranieri ritenuti collaborazionisti.

Pubblicato in Attualità, Cuba, Cultura, Internazionale

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