La musica nella guerra culturale contro Cuba

La musica è una delle manifestazioni artistiche che occupa un posto speciale nella cultura dei popoli. Tra i suoi attributi c’è l’universalità, oltre a essere uno strumento di comunicazione ed espressione con codici specifici tra gli esseri umani e le loro culture.

di Luisa Elisa Dedieu Toledo*
Fonte:
Traduzione e aggiunte: GFJ

Una manifestante con la bandiera degli Stati Uniti durante una manifestazione a Oakland il 15 luglio 2022 a sostegno delle proteste dell'11 luglio a Cuba. Foto di Peter Maiden

A Cuba, la musica è parte dell’identità della nazione, il che la rende un simbolo e un punto di attenzione per i nostri nemici, che vogliono influenzare la cultura e distruggere la Rivoluzione.

Fin dal trionfo del gennaio 1959, di fronte ai cambiamenti di portata trascendentale apportati dal processo di politica culturale guidato dai cambiamenti di inclusione sociale e di libertà nella creazione artistica, si percepì un aumento dell’aggressività e dell’ostilità del governo degli Stati Uniti (USA). Quest’ultimi non si sono concentrati solo sull’imposizione del blocco economico, commerciale e finanziario contro il Paese, ma sono stati integrati da un intero arsenale di strumenti e azioni contro la Rivoluzione, compresa l’espressione artistica.

Le campagne anticubane e l’esclusione dal mercato internazionale, sommate ai severi vincoli imposti dalle leggi e alle restrizioni stabilite dai magnati dell’industria culturale e dai loro rappresentanti, portarono a un allontanamento degli artisti dell’isola dalla scena internazionale. È così che trascorrono i primi decenni dopo il trionfo del Primo gennaio.

Questo scenario fu facilitato dai servizi speciali statunitensi, con la creazione del Gruppo Cuba della Divisione di Guerra Psicologica della CIA. Questo gruppo si coordinò strettamente con l’Agenzia di Informazione degli Stati Uniti (UCIA) e ideò una serie di attività di propaganda che si protrassero fino agli anni Settanta. La musica e gli esponenti di quel genere svolsero un ruolo importante attraverso i programmi radiofonici trasmessi da WQAM-Dobliu, Miami, Florida e KAAY-Key Ey Way di Little Rock, Arkansas, rivolti soprattutto a un pubblico giovane, consumatore del genere rock. [1]

Inoltre, queste trasmissioni furono utilizzate per comunicare messaggi diffamatori sulla rivoluzione e sui suoi principali leader. In questo modo si cercava di manipolare e sovvertire i giovani.

Negli anni ’80, la scena è stata caratterizzata dalla promozione di nuovi creatori “ideologicamente opposti alla Rivoluzione“, insieme all’assegnazione di borse di studio, premi all’estero, finanziamenti per la ricerca, conferenze e pubblicazione di libri.

In questo periodo sono emerse figure come gli Estefan, che producevano e controllavano un’industria musicale per il mercato latino negli Stati Uniti con obiettivi politici allineati alle organizzazioni controrivoluzionarie di Miami, che promuovevano piani e campagne contro l’isola.

Gli anni ’90 furono direttamente influenzati da tale contesto. Da un lato, la politica ostile e aggressiva nei confronti dei musicisti che accompagnavano il processo rivoluzionario. Da un altro lato invece, vi fu uno spostamento da parte dei media internazionali verso quei generi e quegli artisti che guardavano con occhio critico e ostile alle questioni sociali e politiche.

Un altro modo della guerra culturale contro Cuba è quello di legittimare nel mercato in generale, e in particolare in quello musicale, artisti il cui discorso risponde alle strategie politiche contro il progetto cubano. I prescelti per la promozione sono quelli che, di norma, promuovono testi sociali e politici ipercritici volti ad attaccare, demoralizzare e disconoscere i principali leader, senza escludere l’invito a manifestare contro il governo.

 I cubani amano condividere la loro cultura per apportare il loro sostegno alla Rivoluzione. Nel frattempo, il governo statunitense, molto più potente, mantiene la sua guerra tirannica di sovversione e il blocco.

Gli USA hanno cercato di trasformare la scena musicale cubana in un palcoscenico per campagne e azioni sovversive. Ripetono le formule applicate in passato contro Cuba e altri Paesi. Le strategie del governo statunitense si sono avvalse di entità, agenzie e organizzazioni non governative – insediate nel territorio statunitense e in Paesi terzi – con l’obiettivo di promuovere il cambiamento politico a Cuba.

Hanno inoltre dato vita a progetti di organizzazioni non governative e istituzioni come: l’International Republican Institute, sostenuto dal NED (National Endowment for Democracy) e dall’USAID (US Agency for International Development), che hanno dato vita a progetti come: Talento Cubano in Europe, Freedom House,  Cuba Soul Foundation Urban Cartel Foundation, tra gli altri, che beneficiano di fondi e aiuti, scommettendo su un cambiamento politico nella più grande delle Antille, tutti consigliati e monitorati dalla CIA.[2].

La manipolazione di artisti, eventi e festival è stato uno degli strumenti, e i media collaborano attraverso campagne mediatiche per gestire l’opinione pubblica, diventando un campo d’azione costante dagli anni 2000 a oggi.

Il concerto Paz Sin Fronteras – tenutosi all’Avana nel 2009 – e i suoi legami con l’organizzazione Raíces y Esperanzas, hanno costituito un tentativo di testare la rete di sms Zunzuneo con l’obiettivo di destabilizzare la gioventù cubana. Ciò ha confermato le reali intenzioni dei piani sovversivi contro il governo cubano.

Lo stato attuale del consumo di musicale tra i giovani indica un aumento del consumo di musica attraverso le nuove tecnologie, che incide sulla costruzione di un ideale sociale modellato attraverso questa manifestazione artistica nel pubblico giovanile. Ad esempio: un artista sconosciuto viene promosso sui palchi di Miami, pubblicizzato da programmi televisivi e caricato su YouTube. Prima con il “Paquete” e ora attraverso i social network viene socializzato riuscendo a creare l’effetto di un “riflesso del successo”, un meccanismo efficace per costruire una realtà falsificata, oltre che per influenzare gli stili di vita e manipolare i valori e i sentimenti dei gruppi sociali, soprattutto tra i giovani.[3]

La musica a Cuba, grazie al suo alto potere di richiamo nella società – soprattutto tra i giovani – raggiunge un’importanza strategica come arma di manipolazione e sovversione a favore di un cambiamento nel comportamento politico di individui e gruppi sociali con l’obiettivo di cercare di distruggere la Rivoluzione cubana.

 

Riferimenti:

1 Lopez, F: Prisionero del Rock and Roll, Ediciones Unión, La Habana, 2017, pp. 13 y 205.

Cuba Money Project. Presupuestos aprobados para la subversión contra Cuba en Pagos de la NED para «cambio de régimen» en Cuba. Disponible en: https//www.cubamoneyproyect.org. Consultado el 18 marzo de 2019.

3 Dedieu, L: La música en la guerra cultural contra Cuba y su reflejo en jóvenes que se forman en las FAR,  La Habana. Academia de las FAR Máximo Gómez, Tesis de Doctorado, 2020, p. 91.

Doctora en Ciencias Filosóficas


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Pubblicato in Attualità, Cuba, Cultura, Internazionale

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