L’Africa – come l’America latina – non si allinea all’”Occidente” e guarda sempre più a Russia e Cina

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Il continente africano si stacca sempre più dalla politica Occidentale, guardando a Russia e Cina. Mentre il presidente algerino incontra Putin e punta all’ingresso nei BRICS, il Burkina Faso espelle i soldati francesi dal proprio territorio.

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Aggiunte: GFJ
2 febbraio 2023

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Con grande dispiacere delle élite imperialiste occidentali, l’era neocoloniale sembra oramai volgere al termine per il continente africano. Con il delinearsi sempre più netto di un mondo multipolare, molti Paesi africani stanno palesando le loro ambizioni di staccarsi definitivamente dal giogo imposto dagli europei per secoli, prima sotto forma di colonizzazione e poi di decolonizzazione.

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Non è un caso che proprio in questi giorni si stia parlando insistentemente di un allargamento dei BRICS, il gruppo che riunisce le principali potenze economiche al di fuori del mondo Occidentale: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. I BRICS sono recentemente usciti rinvigoriti dal ritorno alla presidenza brasiliana di Lula, che fu uno dei promotori di questo progetto, e ora puntano a stringere legami con tutti i Paesi che si oppongono al progetto egemonico statunitense.

Oggi, in tutto il mondo è in corso una moltitudine di cambiamenti di spartiacque. Nel complesso, si stanno osservando processi paralleli dell’Est che si rafforza e dell’Ovest che si indebolisce e viceversa. Pertanto, sta emergendo una tendenza verso il multipolarismo così come le specificità del periodo di transizione“, secondo le parole di Li Xing, capo del Comitato Scientifico del Centro Studi sulla Russia alla Beijing Normal University, intervistato dalla TASS.

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Secondo Sergej Lavrov, ministro degli Esteri della Federazione Russa, l’Algeria fa parte dei principali candidati all’ingresso nei BRICS. Anche il governo sudafricano, che quest’anno detiene la presidenza dell’organizzazione e che rappresenta la principale economia del continente africano, ha confermato che diversi Paesi hanno mostrato interesse per entrare a far parte del gruppo, compresi Algeria, Argentina, Iran, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto.

Parlando in particolare del continente africano, sono sempre maggiori le voci che si levano contro l’ordine mondiale a guida statunitense. Nella giornata di ieri, la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC), che riunisce 16 stati nella parte meridionale del continente, ha invitato i suoi membri ad attenersi a una posizione non allineata sui conflitti al di fuori dell’Africa, compreso quello ucraino. “Il vertice […] ha riaffermato la posizione di non allineamento sui conflitti al di fuori del continente e della regione nei forum multilaterali“, si legge nel documento rilasciato alla fine dell’evento diplomatico tenutosi a Windhoek, in Namibia. Inoltre, la SADC ha criticato il governo degli Stati Uniti per aver tentato di influenzare indebitamente la politica estera africana imponendo misure punitive a coloro che sostengono la Russia.

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Nella regione settentrionale del continente, invece, l’Algeria resta uno dei principali partner della Russia. Mentre Giorgia Meloni andava ad elemosinare idrocarburi ad Algeri, il governo del Paese nordafricano si accordava con Mosca per la visita ufficiale del presidente Abdelmadjid Tebboune. Secondo Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, i due Paesi non si sono ancora accordati sulla data definitiva, ma lo scorso 31 gennaio Tebboune ha tenuto una conversazione telefonica con Vladimir Putin, confermando la sua intenzione di recarsi nella capitale russa.

In AsiaAfrica e America Latina l’interesse prevalente è quello di evitare lo scoppio della terza guerra mondiale, e i governi di questi Paesi sanno bene come il conflitto globale potrebbe essere originato unicamente dalle politiche guerrafondaie promosse dagli Stati Uniti e dai loro vassalli della NATO. Del resto, questi Paesi hanno vissuto secoli di colonizzazione e neocolonizzazione perpetrati dai Paesi capitalisti occidentali,  per non parlare della distruzione portata dalle “guerre umanitarie” degli ultimi trent’anni.

Come riportato dal servizio stampa del Cremlino dopo la conversazione tra i leader, Vladimir Putin e Abdelmadjid Tebboune hanno notato con soddisfazione il progressivo sviluppo della cooperazione russo-algerina, radicata nelle tradizioni di lunga data di amicizia e rispetto reciproco. Le parti hanno convenuto di intensificare i contatti a vari livelli e di predisporre importanti documenti bilaterali. Hanno inoltre ribadito la loro disponibilità a continuare a lavorare insieme sul mercato globale dell’energia, anche all’interno dell’OPEC Plus e del Forum dei paesi esportatori di gas.

Il leader algerino comprende profondamente l’essenza, la storia e il futuro del nostro partenariato strategico bilaterale. L’Algeria è diventato il primo Paese del continente africano con il quale abbiamo firmato una dichiarazione di partenariato strategico nel 2001. Questo documento rimane il fondamento delle relazioni russo-algerine, e garantisce la speciale natura privilegiata dei nostri legami“, ha commentato Lavrov. “L’Algeria è tra i principali partner della Russia nel continente africano ma le potenzialità non sono ancora esaurite, soprattutto nei settori dell’energia, dell’agricoltura e della farmaceutica“, ha aggiunto il ministro degli Esteri.

Di fronte ad una tale insubordinazione da parte del governo algerino, gli Stati Uniti, che come noto si sono autoproclamati “poliziotto del mondo” dagli anni ‘90, hanno approntato una “punizione” nei confronti del Paese nordafricano. Infatti, un gruppo di 27 membri del Congresso ha rivolto un appello speciale al Segretario di Stato, Antony Blinken, in cui hanno espresso indignazione per il mancato rispetto da parte algerina delle sanzioni anti-russe. Tuttavia, il governo algerino non ha dato nessun segno di cedimento di fronte alle minacce in stile mafioso di Washington.

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Un altro Paese che sta prendendo una strada decisamente diversa da quella della genuflessione agli interessi occidentali è certamente il Burkina Faso. Nel dicembre del 2018, il governo di Ouagadougou aveva stipulato un accordo con la Francia per consentire la presenza militare di Parigi sui territori dell’ex colonia. Ma, lo scorso 22 gennaio, il nuovo governo militare, salito al potere a settembre sotto la guida di Ibrahim Traoré, ha deciso di denunciare l’accordo del 2018, richiedendo alla Francia la rimozione di tutte le proprie forze armate entro un mese. Il Burkina Faso segue dunque la strada che precedentemente aveva intrapreso anche il Mali, preferendo stabilire una maggiore collaborazione militare con la Russia.

Per concludere, è bene ricordare che dal 26 al 29 luglio prossimi è previsto il 2° vertice Russia-Africa, previsto a San Pietroburgo. La prima edizione dell’evento aveva avuto luogo a Soči nell’ottobre del 2019.

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Pubblicato in Attualità, Internazionale

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