L’AFRICA SARÀ LIBERA. di Patrice Lumumba. 25 maggio: giornata mondiale dell’Africa

E venne il giorno in cui comparve il bianco.

Fu più astuto e cattivo di ogni morte.

Il 25 maggio si celebra la Giornata mondiale dell’Africa, il Continente considerato la culla dell’umanità. La ricorrenza rimanda al 25 maggio del 1963 quando, ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, i leader di 31 Stati africani indipendenti istituirono l’Organizzazione dell’Unità Africana (OAU), oggi Unione Africana (UA). La Carta dell’OUA, risultato del compromesso tra le parti, prevede il raggiungimento di obiettivi comuni, tra cui spicca la promozione dell’unità e la solidarietà tra gli Stati africani, il rispetto della Carta delle Nazioni Unite, ma soprattutto l’eliminazione di ogni forma di colonialismo nel Continente.
Africa sarà libera
Patrice Lumumba (1925 – 1961)

 

Perché celebrare la donna in Africa ha ancora più valore ...

L’Africa sarà libera

di Patrice Lumumba

Piangi, amato mio fratello negro
nei millenni di morti bestiali!
Le tue ceneri furono sparse per la terra
dal simun e dall’uragano…
Tu, che non hai mai innalzato piramidi
per tutti i tuoi potenti boia,
tu, catturato nelle razzie, tu, battuto
in ogni battaglia in cui trionfa la forza,
tu, che hai imparato in una scuola secolare
un solo slogan: schiavitù o morte,
tu, che ti sei nascosto nelle giungle disperate,
che hai affrontato tacendo migliaia di morti
sotto la maschera della febbre delle paludi
o sotto la maschera della tigre che azzanna,
o degli abbracci delle sabbie mobili
che soffocano a poco a poco, come il boa.

E venne il giorno in cui comparve il bianco.
Fu più astuto e cattivo di ogni morte.
Barattò il tuo oro
con uno specchietto, una collana, ninnoli,
e corruppe con l’alcool i figli dei fratelli tuoi
e cacciò in prigione i tuoi bimbi.
Allora tuonò il tam-tam per i villaggi
e gli uomini seppero che salpava
una nave straniera per lidi lontani,
là dove il cotone è un dio, e il dollaro è imperatore.
Condannato a una prigionia senza fine,
lavorando come una bestia da soma
tutto il santo giorno sotto il sole spietato.
Ti insegnarono a glorificare nei canti
il loro Signore, e fosti crocifisso sotto gli inni
che promettevano la beatitudine
in un mondo migliore;
e solo una cosa temevi:
che ti lasciassero vivere, ti lasciassero vivere.
E presso il fuoco, nell’allarme, nei confusi sogni
ti sfogavi in canti di dolore
semplici e senza parola, come l’angoscia.

Accadde che persino ti rallegrasti
e fuori di te, in una esuberanza di forza, danzasti
e tutto uno splendore di nuova virilità,
e che tutta una giovane volontà risuonasse,
su corde di rame, su tamburi di fuoco,
e il principio di questa potente musica
crebbe dal ritmo del jazz come un tifone,
e gridò alto agli uomini bianchi
che non tutto il pianeta appartiene a loro.
Musica, tu hai consentito anche a noi
di sollevare il volto e di guardare negli occhi
la futura liberazione della razza.

Che le rive dei vasti fiumi che portano
verso l’avvenire le loro onde vive
siano tue!
Che tutta la terra e tutte le ricchezze siano tue!
Che il caldo sole di mezzogiorno
bruci le tue pene.
Si asciughino ai raggi del sole
le lacrime che il tuo avo versò,
tormentato in queste lande luttuose!
Il nostro popolo, libero e felice
vivrà e trionferà nel nostro Congo.
Qui, nel cuore della grande Africa!

Pubblicato in Attualità, Cultura, Internazionale

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