Libertà politica, artistica, economica e accademica: Cuba e Stati Uniti

Traduzione: Elena Masera Arigoni

Libertà politica, artistica, economica e accademica: Cuba e Stati Uniti

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación

Il regime statunitense si presenta come la “terra della libertà” (1). E non sono pochi quelli che se la bevono. Facciamo il punto della situazione.

Il canale YouTube, di proprietà dell’azienda statunitense Google, ha appena eliminato 700 video che provano le atrocità commesse dall’esercito israeliano contro i civili palestinesi (2). Censura? No! È il rispetto delle “leggi sul commercio e l’esportazione” degli Stati Uniti. Vale a dire, le sanzioni che la Casa Bianca impone alle ONG per i diritti umani che forniscono prove materiali alla Corte penale internazionale, al fine di evitare la condanna di Israele per crimini di guerra.

Per decisione della Casa Bianca, la piattaforma Internet cinese TikTok dovrà essere venduta, obbligatoriamente, a una società statunitense se non vuole essere definitivamente vietata in quel Paese (3). Violazione della libertà di mercato? Controllo della “libertà di Internet”? No! È solo “la lotta tecnologica” tra potenze, ci dice la stampa occidentale (4).

Libertà accademica. Nell’ultimo anno, almeno 4.000 libri sono stati vietati nelle scuole di 23 stati degli Stati Uniti (5). L’argomento: porre “fine all’indottrinamento radicale” e all’“ideologia di genere” e ‘LGTB’, nonché evitare che “contenuti sessuali espliciti” siano accessibili ai minori (6). La classifica della censura è guidata dallo Stato della Florida! Sì, proprio la Florida, il cui governatore e i cui politici attaccano ferocemente Cuba per “violare le libertà” (7).

La libertà artistica, per esempio. E in Florida è pienamente rispettata, vero (8) (9) (10)? Vediamo l’ultimo caso. I musicisti di reggaeton Dany Ome e Kevincito El 13, entrambi residenti a Miami, hanno fatto una tournée di concerti nel loro paese natale, Cuba (11). Al loro ritorno, li aspettava una punizione: un’indagine del Dipartimento del Tesoro, che potrebbe infliggere loro multe per “violazione dell’embargo” nei confronti dell’isola (12). Infatti, gli artisti hanno sospeso un intero tour di concerti in Europa, di fronte al pericolo di non poter rientrare negli Stati Uniti.

Libertà politiche. Mark Bray, professore alla Rutgers University del New Jersey e autore del libro “Antifa”, ha deciso di fuggire dagli Stati Uniti in Spagna con la sua famiglia, dopo che sui social network era stato pubblicato l’indirizzo della sua abitazione e aveva ricevuto gravi minacce di morte da parte dei sostenitori di Donald Trump, che pochi giorni prima aveva dichiarato il movimento Antifa (antifascista) “organizzazione terroristica” (13).

Questa è la democrazia americana, in cui il presidente del Paese ha appena graziato coloro che hanno tentato di annullare il risultato delle elezioni che Trump ha perso nel 2020 (14). Qualcosa che aveva già fatto, mesi fa, con 1.600 persone condannate per aver assaltato il Congresso con lo stesso obiettivo golpista (15).

Spostiamoci ora in Ecuador. A ottobre, la repressione militare delle proteste contro l’aumento del prezzo del carburante e altre misure del governo ha causato tre morti, 300 feriti e 120 arresti (16). Pochi giorni fa, 27 detenuti sono morti impiccati in una prigione di quel Paese (17). Dal 2021, 600 persone sono state uccise nelle carceri dell’Ecuador, controllate dalle bande di narcotrafficanti. Nella prima metà di quest’anno, il Paese ha registrato un aumento del 47% del numero di omicidi (18). Ma perché i media non parlano del “fallimento del modello” ecuadoriano? Perché non si tratta né di Cuba né del Venezuela. E perché significherebbe riconoscere il disastro sociale causato dal neoliberismo, dopo il decennio di successi economici del presidente di sinistra Rafael Correa, oggi perseguitato e in esilio (19).

Leggiamo un titolo: “Un infermiere uccide 10 pazienti per ‘ridurre il proprio carico di lavoro durante i turni di notte’”. Dobbiamo arrivare al quarto paragrafo della notizia per sapere in quale paese è avvenuto questo evento agghiacciante: Germania. Sì, la ricca e molto “civilizzata” Germania (20). Ma immaginate se questo evento fosse accaduto a Cuba? Non avremmo solo il nome del Paese nel titolo. Avremmo anche un’ampia analisi della situazione in un “sistema disastrato”, in uno “Stato fallito”.

Gli Stati Uniti hanno vietato l’invio regolare di rimesse a Cuba, perché l’azienda pubblica cubana che le gestiva otteneva una piccola percentuale, destinata al bilancio nazionale (21). Non pochi media hanno ripetuto la menzogna secondo cui quel denaro finiva nelle tasche dei “militari cubani” (22). Ebbene, ora Donald Trump ha annunciato una tassa federale su tutte le rimesse in uscita dagli Stati Uniti (23). Una “tassa sui poveri” che avrà un impatto sulle economie di molte nazioni del Sud, dipendenti dalla loro emigrazione (24). Qualche condanna mediatica a questa nuova perversità di un regime egoista, dispotico e criminale?

A proposito, per quasi un mese e mezzo gli Stati Uniti sono stati in “chiusura governativa” per mancanza di accordo sul bilancio al Senato (25). Le conseguenze: oltre 750.000 posti di lavoro federali sono stati sospesi senza stipendio (26). Milioni di famiglie hanno smesso di ricevere aiuti e servizi pubblici e decine di migliaia di voli sono stati ritardati o cancellati per mancanza di controllori di volo (27).

Non sarà questo il vero “Stato fallito”?
https://www.cubainformacion.tv/especiales/20251114/119054/119054-libertad-politica-artistica-economica-y-academica-cuba-y-eeuu-portugues-italiano-ellinika-deutsch-francais

Pubblicato in Attualità, Blocco, Cuba, Internazionale, Svizzera

Eventi

IN EVIDENZA

  • Non ci sono eventi
  • ARCHIVI