L’imperialismo contro l’emancipazione delle donne

LE LOTTE DELLE DONNE AFGHANE CONTRO IL PATRIARCATO, L’IMPERIALISMO E IL CAPITALISMO

Non c’è ipocrisia più grande delle menzogne della propaganda imperialista. Uno dei più dannosi, poiché si basa su 20 anni di guerra e occupazione distruttiva, è che la guerra degli Stati Uniti in Afghanistan riguardasse la liberazione delle donne afgane.

di Sharon Black
Fonte: Insternationalist 360°
Traduzione: Alessandro Lattanzio
Aggiunte: GFJ

L’imperialismo contro la liberazione delle donne e l’Afghanistan

Non c’è ipocrisia più grande delle menzogne della propaganda imperialista. Uno dei più dannosi, poiché si basa su 20 anni di guerra e occupazione distruttiva, è che la guerra degli Stati Uniti in Afghanistan riguardasse la liberazione delle donne afgane. Il coinvolgimento imperialista degli Stati Uniti, eufemismo per guerra e terrorismo, iniziò in realtà 42 anni fa, quando l’Operazione Cyclone della CIA fu lanciata nel 1979 sotto la presidenza di Jimmy Carter. Continua oggi sotto forma di sanzioni e bombardamenti, come testimoniato dal recente attacco coi droni che ha ucciso 10 persone, otto dei quali bambini di appena due anni.

La vera lotta per i diritti delle donne

Il terrore e gli intrighi statunitensi iniziarono dopo la Rivoluzione Saur del 1978 che portò al potere il Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan (PDPA), socialista e progressista, rovesciando definitivamente il vecchio Regno dell’Afghanistan. La Rivoluzione d’Aprile, guidata principalmente da giovani donne e uomini di Kabul, inaugurò grandi cambiamenti che inclusero i diritti delle donne nell’istruzione e la partecipazione al governo. I debiti nei confronti dei feudatari crudeli furono aboliti. Le donne vennero formate come insegnanti e furono pubblicati libri in tutte le lingue indigene e delle minoranze. Brigate di donne si sparsero per il Paese per insegnare e fornire servizi medici, simili alle “brigate di alfabetizzazione” della Rivoluzione cubana, composte principalmente da giovani donne che andavano in campagna e in montagna per insegnare ai poveri. L’età del matrimonio fu portata da 8 anni a 16. Fu stabilito un congedo di maternità con tre mesi di stipendio. Alla fine degli anni ’80, metà degli operatori sanitari e dell’istruzione in Afghanistan erano donne. La storia delle donne afghane e della loro lotta per la liberazione è notevole. Ma è raramente detto nell’occidente capitalista, la cui propaganda è carica di distorsioni e bugie totali.

La prima vicepresidente donna afghana

 Anahita Ratebzad (Novembre 1931 – 7 settembre 2014) prima vicepresidente donna dell'Afghanistan, marxista e membro del Partito Democratico del Popolo dell'Afghanistan e del Consiglio Rivoluzionario.

La Dottoressa Anahita Ratebzad era una socialista afghana, fondatrice del Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan e componente del Consiglio Rivoluzionario. Fu anche la prima donna vicepresidente dell’Afghanistan dal 1980 al 1985, decenni prima che gli Stati Uniti potessero vantarsi dell’elezione di Kamala Harris. Negli anni ’60 fondò l’Organizzazione democratica delle donne afghane (DOAW) e nel 1965, Ratebzad e altre organizzarono la prima marcia della Giornata internazionale della donna a Kabul. All’inizio del 1963, la Dottoressa Ratebzad si laureò in medicina. Esiste una vasta documentazione che la borghesia imperialista sapeva benissimo che l’Unione Sovietica non aveva pianificato, né tanto meno realizzato, la Rivoluzione d’Aprile. Furono gli afgani guidati dal PDPA a richiedere assistenza all’Unione Sovietica, che confinava coll’Afghanistan, per aiutarli nella guerra civile promulgata da signori della guerra reazionari e corrotti decisi a rovesciare il nuovo governo. Quello che non si comprende è che gli Stati Uniti erano profondamente coinvolti nella guerra civile afghana, non dalla parte del nuovo governo, ma dalla parte dei reazionari decisi a distruggere le conquiste progressiste, che includevano soprattutto i diritti delle donne. Nel 1979, la CIA iniziò ad armare e finanziare i mujahidin, signori della guerra, assassini, e in seguito cospirarono con Osama bin Laden e taliban. L’operazione della CIA, soprannominata “Operazione Cyclone”, fu la più lunga e costosa nella storia degli Stati Uniti. Continuò dopo che l’esercito sovietico si ritirò nel 1989. In seguito, la CIA gestì gli squadroni della morte che terrorizzavano gli abitanti dei villaggi afgani e uccidevano bambini. Nel 1992, tre anni dopo il ritiro dell’esercito sovietico, le forze del PDPA continuarono a resistere. Ciò contrasta col rapido crollo del governo fantoccio degli Stati Uniti di Karzai-Ghani a Kabul.

Guerra e occupazione USA

Nel 1992 i signori della guerra afghani, sostenuti dagli Stati Uniti, riuscirono finalmente a rovesciare il governo del PDPA. All’epoca, i governi occidentali la celebrarono come “vittoria sulla tirannia sovietica”. Nel 1996 il movimento talib, prodotto delle lotte tra fazioni dei signori della guerra, prese il controllo del Paese. I leader socialisti tenuti agli arresti domiciliari furono giustiziati. Nel 2001, i taliban costituirono un comodo primo obiettivo per la “guerra al terrore” degli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’11 settembre. In due decenni di guerra e occupazione statunitense solo una piccola percentuale di donne e ragazze seppe farsi strada, diventando inavvertitamente pezzi da spettacolo per le ONG e i media occidentali. Ma la stragrande maggioranza delle donne afghane rimase nelle peggiori condizioni possibili. Business Insider, fonte non certo rivoluzionaria, documenta l’Afghanistan tra i 25 Paesi più poveri. L’Afghanistan è elencato come 7° più povero, con un prodotto interno lordo di 499,44 dollari a persona, appena prima dello Yemen devastato dalla guerra. Era più probabile che una donna o ragazza afghana saltasse su una mina antiuomo o morisse di fame piuttosto che avere l’opportunità di andare a scuola. Ovunque vada, l’imperialismo crea miseria e arretratezza, ostacolando e distorcendo lo sviluppo del mondo colonizzato, occupato e persino del mondo neocoloniale.

Radici di classe dell’oppressione delle donne

Karl Marx e Frederick Engels, i fondatori del socialismo scientifico, avanzarono una concezione materialista della storia. Inclusa era la tesi che lo sviluppo della proprietà privata dalla preistoria portò alla prima divisione tra esseri umani: il rovesciamento della società matrilineare e la conseguente oppressione delle donne. Mentre basavano questa conclusione su studi antropologici del XIX secolo, le loro conclusioni furono poi documentate in modo più completo. (Vedi “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” di Engels e “L’evoluzione sociale dell’umanità” di Bob McCubbin). La visione materialista della storia spiega che lo sviluppo della società si basò sui cambiamenti nel modo di produzione dalla schiavitù (riferendosi alla schiavitù dell’antichità), feudalesimo e capitalismo al socialismo e ciò che c’è nel futuro, il comunismo. È la lotta di classe che fa avanzare questo processo. Marx e i pensatori che lo seguirono non consideravano questo processo come stagnante e lineare, ma piuttosto irruente, caotico e rivoluzionario. A volte diversi modi di produzione esistettero fianco a fianco per un periodo di tempo prima che le contraddizioni cedessero il passo al cambiamento. Il ruolo della religione e della cultura è un prodotto del sistema economico dominante. Le idee non esistono astrattamente nella stratosfera; sono profondamente connessi alla società umana. Ciò include l’ideologia del patriarcato. Il moderno movimento di liberazione delle donne negli Stati Uniti non ne è esente. Emerse e fu influenzato dalle grandi lotte all’imperialismo, inclusa la lotta di liberazione vietnamita e, internamente, dal movimento di liberazione dei neri. Dorothy Ballan spiega nell’opuscolo “Femminismo e marxismo” come lo sviluppo della pillola anticoncezionale, che diede alle donne un minimo di controllo sui loro corpi, rafforzò il movimento.

Rivoluzioni socialiste

La rivoluzione russa del 1917, che istituì l’Unione Sovietica, fu la prima vera rivoluzione che scrollò di dosso sia le catene del capitalismo che le relazioni feudali, e altre ne seguirono. Nel 1949, la Rivoluzione cinese liberò dai ceppi del feudalesimo. Le donne cinesi, che “sorreggono metà del cielo”, parteciparono alla creazione di una nuova Cina che ha abolito i bordelli di bambini, il concubinato e i matrimoni combinati nella legge rivoluzionaria sul matrimonio del 1950. La fasciatura dei piedi, crudele mutilazione delle ragazze e prodotto del feudalesimo in Cina, fu bandita. Ciò che donne e uomini socialisti rivoluzionari dell’Afghanistan seppero realizzare dal 1978 al 1992, prima della distruzione e delle perdite della rivoluzione, fu a dir poco eroico. La miseria opprimente e le condizioni feudali mitigavano tutto ciò che cercavano di realizzare. Eppure combatterono. La lotta si è svolta all’ombra, sia in prossimità che figurativamente, della grande rivoluzione bolscevica che portò innumerevoli vantaggi alle donne e al popolo sovietico. La rivoluzione sovietica non avrebbe potuto fare a meno di accrescere le aspettative del popolo afgano. Ironia della sorte, fu la ritirata della leadership sovietica durante questo periodo che portò al crollo dell’Unione Sovietica, a figurare negativamente nell’equazione.
Mentre oggi è la storia dell’oppressore che domina la nostra cultura capitalista con calunnie e critiche ipocrite, niente di tutto ciò può cambiare il carattere eroico di quelle donne e quegli uomini che combatterono per un autentico cambiamento sociale.

Riparazioni necessarie per il popolo afghano

Attualmente il popolo afghano soffre di un’impressionante inflazione. Non sono solo i burqa che aumentano, come riportano sprezzantemente i media, ma anche cibo e molte altre necessità. La Federal Reserve di New York e altre banche bloccano i 9,5 miliardi di dollari di asset dell’Afghanistan. L’imperialismo statunitense e i suoi governanti banchieri devono risarcimenti al popolo afghano che ha subito saccheggi, morte e distruzione negli ultimi quattro decenni. Il nostro ruolo come donne nel mondo capitalista occidentale è di porre fine a guerra, occupazione e sanzioni imperialiste, l’unica via sicura per la liberazione delle donne nel mondo. Indipendentemente dai colpi di scena, l’autodeterminazione del popolo afgano alla fine porterà progressi.


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