L’oscuro incantesimo della “non violenza”.

In questi giorni, noi cubani siamo stati testimoni di un tentativo, promosso e finanziato dagli Stati Uniti, di promuovere sull’isola azioni di guerra non convenzionali che getterebbero le basi per il crollo della Rivoluzione.

di Gustavo Robreño Díaz
Fonte:
Traduzione e aggiunte: GFJ

In questi giorni, noi cubani siamo stati testimoni di un tentativo, promosso e finanziato dagli Stati Uniti, di promuovere sull’isola – con la complicità dei soliti sepoy – azioni di guerra non convenzionali che getterebbero le basi per il crollo della Rivoluzione.

Come accade di solito in questo schema sovversivo, immediatamente i media al servizio di quegli interessi, da parte di altri “attori del cast” nella farsa, hanno cercato di presentare le opportune denunce delle autorità e dell’immensa maggioranza del popolo cubano, come un campione di un’infondata “ossessione antiamericana”.

Dal copione e dal suo mentore

Un simile crimine è fuori da ogni logica, poiché noi “riconoscenti” sappiamo che questa azione si basa su un piano – sì, un piano! – ben orchestrato per porre fine alla Rivoluzione cubana, applicato e verificato a priori in altri scenari e che sappiamo bene è sostenuto da pilastri come il boicottaggio economico, la manipolazione dell’informazione e le proteste di piazza.

 
  CANVAS, Gene Sharp, Venezuela and Cuba

Questo cosiddetto “golpe morbido” o “golpe blando”, che non è altro che la traduzione in “civile” di quelle che i manuali dell’esercito statunitense chiamano azioni di guerra non convenzionale, si basa su una pseudo-teoria, revisionista e lontana “mille anni luce” dalle classiche e comprovate concezioni scientifiche sulla lotta di classe e sui conflitti sociali che da più di tre decenni cerca di stabilire, in una presunta strategia globale di azione “non violenta” per provocare cambiamenti di governo.

Con l’evidente intenzione di coprire la loro visione forzata della realtà con un approccio concettuale e un contenuto “accademico”, la maggior parte dei loro approcci utilizzano forzatamente un linguaggio e punti di vista tipici delle scienze esatte, che tendono a ignorare la complessità e la natura sfaccettata dei processi sociali e della lotta politica.

Come tutte le false dottrine costruite ad hoc, anche questa ha il suo ideologo o “guru”. In questo caso, stiamo parlando di Gene Sharp, un americano che si è attribuito durante la sua vita -o gli è stata attribuita- la professione per nulla accademica, ma comunque retribuita di “politologo” e alcuni lo insignano anche del titolo di “filosofo”, “politico” e persino di “scrittore”.

"Noi combattiamo con armi psicologiche, sociali, economiche e politiche". Gene Sharp, ideologo del "Golpe blando"

La realtà è che ognuno di loro cerca di coprire gli oscuri interessi che si sono sempre celati dietro questo “Professor Frankenstein” – morto nel 2018 – e la sua diabolica semina di interventi e interferenze negli affari interni – e persino il destino – di governi e nazioni che non condividono gli interessi imperiali, che servono invariabilmente dagli anni Sessanta, sia lui che la sua tanto dubbiosa e irriverente Albert Einstein Institution, con sede a Boston Massachusetts e più di una volta accusata di essere un “fronte” della CIA.

Ferendo la memoria storica, l’intelletto e il decoro più elementare, che solo con “letture sull’importanza della libertà umana”, questo presunto accademico si autodefiniva “discepolo e seguace” del Mahatma Gandhi. Il padre dell’indipendenza dell’India, una nazione che è stata ripetutamente tagliata fuori, proprio dai movimenti secessionisti interni, non merita un tale insulto.

La maschera d’intervento e di morte

Sharp si vantava spudoratamente del fatto che la sua presunta guida per destabilizzare i governi chiede di combattere con armi psicologiche, sociali, economiche e politiche “che causino l’indebolimento del governo e la frattura istituzionale“; proprio l’intenzione che le autorità cubane hanno denunciato e il gioco che si nasconde nel “molto intellettuale” richiamo di una maggiore apertura nel settore della cultura, anche se questo include la notoria  performance  di cagare, sì cagare, avvolto nella bandiera cubana.

Colpisce che questo paladino di una falsa “non violenza” abbia sempre fatto riferimento ed elaborato i suoi nefasti programmi da applicare da parte di coloro che non condividono il progetto politico in generale dei governi nazionalisti o di sinistra, anche quando sono stati democraticamente eletti.

La farsa si basa, e cito: “sulla promozione di un clima di malessere nella società, sulla corruzione, sulla promozione di intrighi o sulla diffusione di voci false“.

Si potrebbe chiedere a chi segue i dettami di questa teologia del caos: come porre fine al clima di estrema violenza e di mancanza di rispetto istituzionale e sociale che una tale proposta genera? Non avrebbero una risposta precisa. Iraq, Libia, Siria, Afghanistan, Jugoslavia, Ucraina… ecco qui la risposta!

Secondo questo autunnale Mefistofele, è necessario invocare la “sacrosanta” libertà di stampa, la cosiddetta mancanza di rispetto delle autorità per i diritti umani, manipolare in funzione della sovversione, forse, sentimenti genuini di malcontento popolare e incanalarli attraverso manifestazioni e “proteste di piazza” che, invariabilmente e in ognuno degli scenari enunciati, non hanno avuto nulla di pacifico e sì sono state contraddistinte- da un punto all’altro del globo terracqueo – da una violenza incontrollata.

Se può sembrare esagerato, basta ricordare le terribili immagini del giovane venezuelano che correva in giro avvolto tra le fiamme, dopo essere stato cosparso di benzina e incendiato, durante una marcia “pacifica” dell’opposizione in quel paese.

Foto: Giovane venezuelano date alle fiamme durante una marcia "pacifica" dell'opposizione in quel paese

E se tutto questo non bastasse, perché ci sono governi e popoli che non sono disposti a lasciarsi soggiogare, la presunta “non violenza” con cui si intende coprire questa mostruosità porta inequivocabilmente alla creazione delle condizioni “di fattibilità e convenienza” richieste dal comando militare degli Stati Uniti e della NATO, secondo i loro documenti dottrinali, per impegnarsi in una campagna di guerra non convenzionale, che può portare, come nel caso di Jugoslavia, Iraq, Afghanistan e Libia, a dirigere l’aggressione militare convenzionale.

Inoltre, e veniamo al punto, nella prefazione di uno dei suoi più noti “capolavori” si presume, tra gli altri “meriti”, che sia stato utilizzato come “libro di bordo” dall’organizzazione terroristica [anticubana, ndt] Hermanos al rescate, la stessa organizzazione che da Miami e con il consenso delle autorità statunitensi ha ripetutamente violato lo spazio aereo cubano, causando quasi un incidente armato tra i due Paesi.

Non c’è spazio per i dubbi: le denunce del governo cubano si basano su antecedenti inconfutabili, così come nessuno può dubitare che, con l’appoggio invariabile e maggioritario del suo popolo, la Rivoluzione cubana sconfiggerà in modo intelligente e risoluto questo tentativo di ingerenza e farà cadere, come un castello di carte, i tanto vantato e falsamente elogiato metodi di Sharp e la sua ingannevole teoria di intervento e di morte.

Pubblicato in Attualità, Cuba, Internazionale

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