L’URSS fu il primo paese al mondo a legalizzare l’aborto (1919). Cuba il primo in America Latina (1965)

L’aborto è una conquista delle donne lavoratrici

Nell’URSS, coma a Cuba, l’aborto non fu semplicemente legalizzato, ma reso disponibile a carico dello stato, in un’ottica socialista della fruizione universale gratuita della sanità pubblica

Articolo “Quando l’URSS (primo paese al mondo) legalizzò l’aborto nel 1919”
di FRANCESCO FUSTANEO
Fonte: WORLD AFFAIRS
Aggiunte: GFJ
 
In questi giorni all’attenzione delle cronache mediatiche si è imposta la pronuncia della Corte Suprema statunitense sul tema dell’aborto. In sostanza viene abolita la storica sentenza con cui nel 1973 la stessa Corte aveva legalizzato l’aborto negli Usa. “La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto“, si legge nella sentenza. La decisione è stata presa da una Corte divisa, con 6 voti a favore e 3 contrari. La conseguenza pratica è che ora i singoli stati della repubblica federale, saranno liberi di applicare le loro leggi in materia. A riguardo si è pronunciata anche l’Onu affermando che abolire il diritto ad abortire è “un colpo terribile ai diritti umani delle donne“.
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Alla luce di quanto accaduto, oggi, ancor più che in altre occasioni, ai famigerati “liberals”, vale la pena ricordare che già  più di cento anni fa, nell’ormai lontano 1919, è stata niente poco di meno che  la tanta vituperata Unione Sovietica, il primo paese al mondo a legalizzare l’aborto. 
Cuba è stato il primo Paese dell'America Latina e dei Caraibi a depenalizzare l'aborto. Dopo la Rivoluzione del 1959, nel 1961 il Paese ha tolto l'aborto dalla clandestinità e nel 1965 ha creato le basi legali per poterlo praticare nell'ambito del Sistema Sanitario Nazionale. Questa base si fondava su quattro principi fondamentali: la decisione spetta alla donna incinta, l'intervento deve essere effettuato in un istituto ospedaliero, deve essere eseguito da personale esperto e deve essere completamente gratuito. Da allora, le donne cubane hanno libero accesso a questo diritto, purché sia eseguito in un contesto istituzionale ed entro le prime 12 settimane di gestazione (altrimenti, viene applicato a discrezione del medico). L'attuale Codice Penale stabilisce che l'aborto diventa un crimine se viene praticato a scopo di lucro, al di fuori delle istituzioni sanitarie, da personale non medico o contro la volontà della donna incinta.
Nell’URSS  l’aborto a onor del vero non fu semplicemente legalizzato, ma reso disponibile a carico dello stato, in un’ottica socialista della fruizione universale gratuita della sanità pubblica. L’obiettivo era fornire l’interruzione di gravidanza in un ambiente sicuro e con l’ausilio di medici così da contrastare la pratica clandestina condotta spesso da personale non qualificato .
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La campagna fu molto efficiente nelle aree urbane (circa il 75% degli aborti effettuati a Mosca nel 1925 si svolsero in strutture ospedaliere), meno nelle aree rurali spesso carenti di accesso a dottori e trasporti, e dove si preferiva l’accesso alle terapie tradizionali empiriche.” (cit. Michaels, Paula, “Motherhood, Patriotism, and Ethnicity: Soviet Kazakhstan and the 1936)
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Questa appena menzionata, fu solo una delle conquiste in quel paese (e in quella società) che fu tra i primi al mondo a dare alla donna il diritto di voto, uno dei primi in cui una donna assunse alla carica di Ministro e dove negli anni a venire  un’operaia , Valentina Vladimirovna Tereškova, sarebbe divenuta la prima donna a volare nello spazio.
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Della condizione delle donne e della loro emancipazione  in terra sovietica, racconta  la statunitense Anna Strong nel suo libro ,“L’era di Stalin”. Basti citare il seguente passaggio: “In tutte le parti dell’Unione Sovietica il mutamento della condizione della donna fu uno dei cambiamenti più importanti della vita sociale. La rivoluzione diede alla donna l’eguaglianza legale politica: a questa, l’industrializzazione fornì la base economica nell’eguaglianza del salario. Ma in ogni villaggio, erano ancora vive le abitudini durate per secoli, e le donne dovevano lottare contro il loro potere. Di un villaggio siberiano, per esempio, si seppe che, dopo che le fattorie collettive ebbero dato alle donne un salario indipendente, le spose scioperarono contro il venerando costume patriarcale di battezzare le mogli e lo spezzarono in una settimana.”
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Queste conquiste figlie della “rivoluzione di ottobre” e del socialismo vanno ricordate e sciorinate alla gente  perché troppo frettolosamente sono state in modo ingeneroso confinate  nel dimenticatoio della storia. 
Pubblicato in Attualità, Cuba, Cultura, Internazionale

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