Mao Zedong e Ernesto “Che” Guevara: l’incontro di due rivoluzionari (Conversazione completa + Foto)

Che Guevara ammirava Mao Zedong. Nel novembre 1960, i due leader rivoluzionari si sono incontrati per la prima volta a Pechino. La rivoluzione cubana stava per segnare il secondo anniversario della presa di potere. E nell’anno che stava per finire, il confronto con l’imperialismo americano si era acuito e il governo rivoluzionario aveva proceduto a nazionalizzare e confiscare le aziende e le proprietà nordamericane. La minaccia di un’aggressione imperialista sembrava imminente. In un processo di radicalizzazione della rivoluzione, Cuba aveva stabilito accordi con l’Unione Sovietica e propendeva per il campo socialista.

Fonte: Archivio del Ministero degli Affari Esteri della Cina, N° 202-00098-01, pp. 1-14. Secondo la versione in inglese per il Cold War International Historic Project di Zhang Qian.

Tradotto per “Crítica Marxista-Leninista” da Jiang Yucmoi.

Traduzione in italiano: G. Federico Jauch (GFJ)

Español: “Conversación entre Mao Zedong y Ernesto Che Guevara” 

Di seguito è riportato il resoconto della conversazione tra Mao Zedong e Che Guevara:

Conversazione tra Mao Zedong e Ernesto “Che” Guevara

Data: 19 novembre 1960

Ora: 4:20 PM – 6:30PM

Luogo: Salone Qingzhen a Zhongnanhai

Partecipanti: Da parte cubana – Capo delegazione e presidente della Banca nazionale di sviluppo, il comandante Ernesto Che Guevara e altri membri della delegazione. Da parte cinese – Zhou Enlai, Li Xiannian, Geng Biao, Shen Jian, Lin Ping.

Interpreti: Cai Tongguo, Liu Xiliang

Registrazione: Zhang Zai

 

Presidente Mao: delegazione cubana, benvenuti.

Guevara: È un grande piacere [per noi] avere questa opportunità di salutare il presidente Mao [di persona]. Abbiamo sempre ammirato il presidente Mao nella nostra lotta. Siamo una delegazione ufficiale, che rappresenta Cuba, anche se i membri della nostra delegazione sono nati in quattro paesi diversi.

Presidente Mao :Sei argentino.

Guevara: Sono nato in Argentina.

Presidente Mao: Dove sono nati gli altri membri della delegazione?

Guevara: [Ramiro Fernando] Maldonado [segretario generale del Partito Socialrivoluzionario dell’Ecuador] è ecuadoriano, [l’economista Alban] Lataste è cileno, io sono nato in Argentina, tutti gli altri sono nati a Cuba. Anche se alcuni di noi non sono nati a Cuba, al popolo cubano non importa. Difendiamo tutti davvero la rivoluzione cubana. Fidel [Castro] rappresenta la volontà di tutti i latinoamericani.

Presidente Mao: Voi siete internazionalisti.

Guevara: Internazionalisti d’America Latina.

Presidente Mao: I popoli dell’Asia, i popoli dell’Africa e l’intero campo socialista vi sostengono. L’anno scorso tu hai visitato alcuni paesi asiatici, [non è vero?]

Guevara: Alcuni paesi, como India, Siam [Tailandia], Indonesia, Birmania, Giappone, Pakistan.

Presidente Mao: Ad eccezione della Cina, [tu] sei stato in tutti i principali Paesi dell’Asia.

Guevara: Per questo, adesso sono in Cina.

Presidente Mao: Benvenuto.

Guevara: La nostra situazione interna non si era ancora stabilizzata quando lasciai Cuba l’anno scorso, ed è per questo che ci stavamo comportando con cautela con il mondo esterno, a differenza di adesso. [Ora] la situazione interna si è consolidata e possiamo essere più risoluti.

Presidente Mao: L’attuale situazione internazionale è migliore di quella dell’anno scorso.

Guevara: Tutta la nazione è unita, ma ogni giorno gli imperialisti sperano di dividerci.

Presidente Mao: A parte gli operai e i contadini, chi d’altro si è unito a voi?

Guevara: Il nostro governo rappresenta i lavoratori e i contadini. Il nostro Paese ha ancora una piccola borghesia che simpatizza per noi e collabora con noi.

Presidente Mao: Non [c’è] una borghesia nazionale?

Guevara: La borghesia nazionale era composta essenzialmente da importatori. I loro interessi si intrecciavano con quelli dell’imperialismo ed erano contro di noi. [Ecco perché] li abbiamo distrutti economicamente e politicamente.

Presidente Mao: Appartenevano alla borghesia compradora. Essi [non dovrebbero] essere considerati una borghesia nazionale.

Guevara: Alcuni erano completamente dipendenti dall’imperialismo. L’imperialismo dava loro capitali, tecnologia, brevetti e mercati. Anche se vivevano nel loro paese, i loro interessi si intrecciavano con l’imperialismo; è il caso, ad esempio, dei commercianti di zucchero.

Presidente Mao: Gli impresari dello zucchero.

Guevara: Proprio loro. Ora il commercio dello zucchero è stato nazionalizzato.

Presidente Mao: Voi basicamente avete espropriato tutti i capitali americani.

Guevara: Non basicamente, ma tutti. Forse qualche capitale è sfuggito [all’esproprio]. Ma non è che non volessimo [espropriarlo].

Presidente Mao: Avete offerto un risarcimento quando li avete espropriati?

Guevara: Se [uno zuccherificio] acquistava più di tre milioni di tonnellate di zucchero da noi [prima dell’esproprio], [abbiamo] offerto un indennizzo compreso tra il 5 e il 25 per cento [del valore dello zucchero acquistato]. [La gente] che non ha familiarità con la situazione di Cuba ha difficoltà a capire l’ironia che si cela dietro questa politica.

Presidente Mao: Secondo la stampa, voi avete restituito il capitale e i profitti di 47 cavallerie all’anno, con un tasso di interesse annuale dell’1 per cento.

Guevara: Solo [le compagnie] che acquistavano più di 3 milioni di tonnellate di zucchero sono state compensate. Se non avessero comprato, non ci sarebbe stato alcun risarcimento. C’erano due banche canadesi, relativamente grandi. Non le abbiamo nazionalizzate, e questo è coerente con la nostra politica interna ed estera.

Presidente Mao: È strategicamente accettabile tollerare temporaneamente la presenza di alcune compagnie imperialiste. Abbiamo anche qui alcune [compagnie imperialiste].

Premier [Zhou Enlai]: Proprio come HSBC [Hong Kong e Shanghai Banking Corporation], la cui presenza è quasi simbolica.

Guevara: Le banche canadesi a Cuba sono l’equivalente della HSBC.

Presidente Mao: Voi [dovete] unire gli operai e i contadini, cioè la maggioranza.

Guevara: Alcuni borghesi si sono rivoltati contro di noi e si sono uniti al campo nemico.

Presidente Mao: Coloro che si oppongono a voi sono i vostri nemici. Avete fatto un ottimo lavoro nel sopprimere i controrivoluzionari.

Guevara: I controrivoluzionari hanno compiuto atti di aggressione. A volte occupavano alcune isole, [nel qual caso] li annientavamo immediatamente dopo. Niente di cui preoccuparsi. Abbiamo giustiziato il loro capo sparandogli quando li abbiamo catturati. Il loro equipaggiamento proveniva dagli Stati Uniti ed è stato paracadutato.

Presidente Mao: Avete anche catturato diversi americani [non è vero?].

Guevara: [Sono stati] immediatamente processati e fucilati.

Premier [Zhou Enlai]: Il governo americano protestava e voi avete risposto.

Presidente Mao: Voi siete fermi. Siate fermi fino alla fine, questa è la speranza [della rivoluzione], e l’imperialismo si troverà in grande difficoltà. Ma se esitaste e scendeste a compromessi, l’imperialismo troverebbe facile [trattare con voi].

Guevara: Nella prima fase della nostra rivoluzione, Fidel ha proposto un modo per risolvere il problema dell’assegnazione pubblica delle case, perché il governo ha la responsabilità di garantire che tutti abbiano una casa. Abbiamo confiscato le proprietà dei proprietari delle grandi case e le abbiamo distribuite tra la gente. I proprietari delle piccole case mantengono le loro proprietà come prima.

Presidente Mao: E poi?

Guevara: Siamo ora alla seconda fase della rivoluzione, cioè alla fine del fenomeno dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. In stretta connessione con la situazione interna e internazionale, stiamo lavorando al consolidamento del nostro regime: sradicare l’analfabetismo e la disoccupazione (che è in condizioni particolarmente gravi), sviluppando il settore industriale e approfondendo la riforma agraria.

Presidente Mao: Eccellente. Avete influenzato l’America Latina, e anche l’Asia e l’Africa. Tutti ne saranno influenzati, purché si facciano le cose per bene.

Guevara: Specialmente l’America Latina.

Presidente Mao: La piccola borghesia latinoamericana e la borghesia nazionale hanno paura del socialismo. Per un certo tempo, non bisogna affrettare le riforme sociali. Questo metodo vi permetterà di conquistare la piccola borghesia e la borghesia nazionale dell’America Latina. Dopo la vittoria, tutte le imprese di Jiang Jieshi [Chiang Kai-shek] sono state nazionalizzate e le imprese che prima appartenevano alla Germania, all’Italia e al Giappone, ma che in seguito sono diventate patrimonio di Jiang, hanno permesso al capitale statale di raggiungere l’80% di tutto il capitale industriale. La borghesia nazionale, pur avendo solo il 20 per cento [di tutto il capitale industriale], impiegava oltre 1 milione di lavoratori e controllava l’intera rete commerciale. Ci sono voluti quasi sette anni per risolvere questo problema. [Noi] abbiamo dato loro posti di lavoro, diritti di voto, gestione congiunta pubblico-privata e acquisizione di partecipazioni (inglese: buyout, n.d.t.), nella speranza di risolvere questo problema. Questa soluzione [congiunta] li ha soddisfatti e ha avuto un buon effetto relativo all’estero. Dopo aver visto questa soluzione, anche se la borghesia asiatica non era del tutto contenta, ma hanno convenuto che si trattava di un modo accettabile per renderli uniti, e che andava bene utilizzare la politica delle partecipazioni. Anche il problema dell’artigianato urbano e della piccola borghesia è stato affrontato attraverso le cooperative.

Guevara: Dobbiamo imparare dall’esperienza di altri paesi, tra cui la Cina e altri paesi socialisti. Quanto alla borghesia, abbiamo dato loro rispetto, lavoro e denaro, sperando che non lasciassero il paese. Abbiamo anche dato gli stipendi ai tecnici. Tradizionalmente, non abbiamo un’industria artigianale, quindi non abbiamo problemi al riguardo. Abbiamo raccolto i disoccupati nelle cooperative, che in cambio danno loro un lavoro.

Presidente Mao: Gli Stati Uniti non vogliono che Cuba abbia una borghesia nazionale. È lo stesso caso con il Giappone in Corea e nel nord-est della Cina [ad esempio, la Manciuria], e il caso della Francia in Vietnam. Non permettono alla popolazione locale di costruire grandi impianti.

Guevara: Questo è simile a [ciò che è successo in] America Latina. Per distruggere le forze feudali, l’imperialismo ha promosso la borghesia nazionale. La borghesia nazionale potrebbe anche chiedere maggiori tasse sulle importazioni. Ma non ha combattuto per gli interessi nazionali, anzi, è collusa con l’imperialismo.

Presidente Mao: Ho una domanda: l’industria siderurgica brasiliana è legata agli Stati Uniti in termini di capitale?

Guevara: Le principali fabbriche metallurgiche del Brasile sono state fondate con capitale nordamericano.

Premier [Zhou Enlai]: Qual è la percentuale di capitale americano? Il Brasile produce 1,6 milioni di tonnellate di acciaio [ogni anno].

Guevara: La quantità totale di capitale nella fabbrica più grande del Brasile non è del tutto chiara. Ma tecnologicamente è completamente dipendente dagli Stati Uniti. Il Brasile è un grande Paese, tuttavia, non c’è davvero alcuna differenza sostanziale tra il Brasile e gli altri Paesi dell’America Latina.

Presidente Mao: Ho un’altra domanda. Ci sono voluti più di due anni dal vostro primo sbarco a Cuba al momento della vittoria finale. Voi avete riunito i contadini e avete ottenuto la vittoria. C’è qualche possibilità che un altro paese latinoamericano possa seguire questo modello?

Guevara: Non esiste una risposta a senso unico a questa domanda [yigaierlun]. Di fatto, lei ha più esperienza e un’analisi più perspicace [di noi]. A mio parere, Cuba ha avuto più difficoltà ad avviare una rivoluzione rispetto ad altri Paesi dell’America Latina. C’è stato però un solo fattore favorevole: abbiamo ottenuto la vittoria sfruttando la negligenza degli imperialisti. Gli imperialisti non hanno concentrato le loro forze nel trattare con noi. Credevano che Fidel avrebbe chiesto loro dei prestiti dopo la vittoria e che avrebbe collaborato con loro. [Al contrario,] l’avvio della rivoluzione in altri paesi dell’America Latina si troverebbe ad affrontare lo stesso pericolo del Guatemala – gli Stati Uniti interverrebbero con l’invio di marines.[1]

Presidente Mao: Ci sono differenze [tra questi paesi latinoamericani] nella situazione interna?

Guevara: Politicamente, ci sono [differenze]. Ma in termini sociali, [tutti questi paesi] rientrano in due o tre categorie. Tre Paesi hanno una lotta armata [in corso]: Paraguay, Nicaragua e Guatemala.

Presidente Mao: Ora gli Stati Uniti hanno diretto le loro lance [duifu] verso il Guatemala e il Nicaragua.

Guevara: In Colombia e in Perù sta emergendo la possibilità di un grande movimento rivoluzionario popolare.

Presidente Mao: Come ho detto, in Perù la maggior parte della gente ha bisogno della terra. Anche in Colombia.

Guevara: Il caso del Perù è interessante. Ha sempre avuto l’usanza del comunismo primitivo. Durante il loro dominio, gli spagnoli portarono il feudalesimo e la schiavitù. Ma non è per questo che il primo comunismo è scomparso. Al contrario, sopravvive ancora oggi. Il Partito comunista ha vinto le elezioni a Cuzco. Questa lotta [per una vittoria elettorale comunista] è legata alla lotta razziale. Molti indiani nativi vivono in Perù, ma solo i bianchi e i meticci possono possedere terre ed essere proprietari terrieri.

Presidente Mao: La popolazione locale è tra i 9 e i 10 milioni di abitanti, mentre quella spagnola è stimata in soli diecimila.

Guevara: Queste cifre potrebbero essere state esagerate. Il Perù ha 12 milioni di abitanti, di cui 10 milioni sono nativi e due milioni bianchi.

Presidente Mao: Il Perù è simile al Sudafrica. Il Sudafrica ha solo 3 milioni di inglesi.

Premier [Zhou Enlai]: Ci sono 3 milioni di inglesi, 1 milione di olandesi, 1 milione di meticci, 8 milioni di neri e mezzo milione di indiani. Le persone di queste ultime due categorie vivono nelle condizioni più miserabili. Solo i bianchi hanno diritto di voto.

Guevara: Il Perù ha ancora la schiavitù. Il terreno viene venduto con le persone incluse.

Premier [Zhou Enlai]: Come il Tibet in passato.

Guevara: In queste zone arretrate, gli abitanti non usano il denaro. Quando si vende, [il venditore] mette la merce su un lato della bilancia e le monete di rame sull’altro per valutarla. Non vengono utilizzate banconote.

Presidente Mao: La situazione in Colombia è un po’ diversa, [non è vero?]

Guevara: La Colombia ha un feudalesimo più debole ma una presenza cattolica più forte. I proprietari terrieri e la Chiesa cattolica sono in combutta con gli Stati Uniti. I nativi indiani sono poveri ma non schiavi. Le forze della guerriglia in Colombia ora hanno smesso di combattere.

Presidente Mao: Cuba ha relazioni diplomatiche con altri Paesi dell’America Latina?

Guevara: Diversi Paesi collusero e inasprirono le loro relazioni con Cuba. Questi paesi sono Haiti, Repubblica Dominicana e Guatemala. Colombia, El Salvador e Honduras, insieme, hanno dichiarato l’ambasciatore cubano persona non grata. Il Brasile ha ritirato il suo ambasciatore, anche se per un altro motivo.

Premier [Zhou Enlai]: In totale sono 7 paesi.

Presidente Mao: In questo caso, [Cuba] ha rapporti con la maggior parte dei Paesi: 19 [Paesi dell’America Latina] meno 7 uguale 12.

Guevara: [Cuba] non ha rapporti con i primi tre [Haiti, Repubblica Dominicana e Guatemala]. Negli ultimi 4 Paesi [Colombia, El Salvador, Honduras e Brasile], ci sono incaricati d’affari cubani, ma nessun ambasciatore cubano. Per i cubani, andare in Brasile è come andare dall’altra parte della cortina di ferro.

Presidente Mao: Qual è la natura delle guerre in Guatemala e in Nicaragua? Sono guerre popolari?

Guevara: Non posso dare una risposta precisa. La mia impressione è che [la guerra in] Guatemala sia [una guerra del popolo] mentre [la guerra] in Nicaragua è solo una normale guerra. [Sono] lontani [da Cuba]. Non ho idea [della natura delle loro guerre]. [Quello che ho detto] è solo una risposta soggettiva.

Presidente Mao: Quello che sta succedendo in Guatemala è legato a [Jacobo] Árbenz [Guzmán]?

Guevara: Ho visto solo la dichiarazione di Arbenz su questo argomento prima che partisse per la Cina. La rivoluzione [lì] è forse di natura popolare.

Presidente Mao: Quindi, Arbenz è a Cuba ora?

Guevara: Sí, a Cuba.

Presidente Mao: Lui è stato in Cina e in Unione Sovietica. Una persona gradevole.

Guevara: Ci fidiamo di lui. Ha fatto qualche errore in passato, ma è diretto, deciso e di cui ci si può fidare.

(Il Presidente Mao ha invitato tutti i membri della delegazione ad una cena, durante la quale hanno continuato a parlare)

Guevara: Ci sono due cose quasi identiche tra Cina e Cuba che mi hanno molto impressionato. Quando stavate facendo la rivoluzione, l’attacco di Jiang Jieshi contro di voi è stato [chiamato] accerchiamento e annientamento [weijiao], due parole che sono state usate anche dai reazionari nel nostro caso. Le strategie [usate da loro] erano le stesse.

Presidente Mao: Quando corpi estranei entrano nel corpo, i globuli bianchi li circondano e li distruggono. Jiang Jieshi ci considerava un batterio e voleva distruggerci. Abbiamo combattuto contro di lui, a intervalli, per 22 anni, con due collaborazioni e due rotture, che naturalmente hanno allungato il termine. Durante la prima collaborazione abbiamo commesso [l’errore di seguire] l’opportunismo di destra. All’interno del partito è emerso un gruppo di destra. Il risultato è stato che Jiang Jieshi ha epurato il partito, si è opposto al comunismo e represse con la guerra, questo è accaduto durante la Spedizione del Nord. Il secondo periodo, dal 1924 al 1927, fu solo di guerra. Non ci hanno lasciato scampo, proprio come Batista che non ha lasciato scampo per voi. Jiang Jieshi ha insegnato a noi e anche al popolo cinese, proprio come Batista ha insegnato a voi e al popolo cubano: non c’è altra via d’uscita che prendere le armi e combattere. Nessuno di noi sapeva come combattere e nemmeno ci siamo preparati a combattere. Il Premier e io siamo intellettuali; lui (riferendosi a Li Xiannian, vice premier) era un lavoratore. Ma quale altra opzione avevamo? Lui [Jiang Jieshi] voleva farci fuori.

(Il presidente Mao alza il bicchiere e propone un brindisi al successo della rivoluzione popolare cubana e alla salute di tutti i membri della delegazione)

Presidente Mao:Una volta scoppiata la guerra, continuò per i successivi dieci anni. Abbiamo costruito basi di appoggio, ma abbiamo commesso [l’errore di seguire] l’opportunismo di destra; e quando la politica si è inclinata eccessivamente a sinistra, di conseguenza abbiamo perso le nostre basi di appoggio, e siamo stati costretti a ritirarci, in quella che è stata la Lunga Marcia. Questi errori ci hanno insegnato – abbiamo praticamente fatto due errori, uno a destra e uno a “sinistra” – e abbiamo imparato la lezione. Quando il Giappone ha intrapreso la guerra contro la Cina, abbiamo collaborato di nuovo con Jiang Jieshi, un’esperienza che voi non avete avuto.

Guevara: È una fortuna non averla avuta.

Presidente Mao: Non avete avuto avuto la possibilità di collaborare con Batista.

Guevara: Batista non aveva contraddizioni con i nordamericani.

Presidente Mao: Jiang Jieshi è il bulldog degli inglesi e dei nordamericani. Quando il Giappone invase [la Cina], Jiang Jieshi disapprovò. Nel terzo periodo, [che durò] 8 anni [1937-1945], collaborammo con Jiang Jieshi per combattere contro il Giappone. La cooperazione non fu buona, [perché] Jiang Jieshi rappresentava la classe capitalista compradora, essendo l’intermediario di Inghilterra e Stati Uniti. Nel quarto periodo, dopo che il Giappone fu espulso, Jiang Jieshi ci attaccò; passammo un anno a difenderci [contro di lui] e poi reagimmo, il che ci ha richiesto un totale di tre anni e mezzo; Nel 1949 ottenemmo il trionfo a livello nazionale e Jiang Jieshi fuggì a Taiwan. Voi non avete un’isola di Taiwan.

Premier [Zhou Enlai]: Voi avete l’isola di Binuo [l’Isola dei Pini]. Ma prima che Batista avesse la possibilità di fuggire su quell’isola, presero l’isola dei Pini.

Presidente Mao: È stato un bene che l’abbiano presa.

Guevara: La possibilità che gli Stati Uniti ci attacchino continua.

Premier [Zhou Enlai]: I nordamericani hanno cercato di attaccare l’isola dei Pini.

Presidente Mao: Quindi l’imperialismo nordamericano è il nostro nemico comune, ed è anche il nemico comune di tutti i popoli del mondo. Sembrate tutti piuttosto giovani.

Guevara: Non eravamo nemmeno nati quando hai iniziato a fare la rivoluzione, tranne lui (indicando il Comandante Suñol) che era già nato. Ha 35 anni, è il più anziano tra noi.

Presidente Mao: In passato abbiamo combattuto in guerra. Oggi [dobbiamo] combattere nella costruzione.

Suñol: Difendere la rivoluzione.

Guevara: La Cina ha anche qualcos’altro in comune con Cuba. La valutazione della situazione [effettuata al] Congresso del PCC nel 1945 dice: alcune persone nelle città disprezzavano la campagna; La nostra lotta è stata divisa in due parti: una ha condotto la guerriglia nelle zone montuose e l’altra ha condotto gli scioperi nelle città; chi promuoveva gli scioperi disprezzava coloro che combattevano nella guerriglia nelle zone montuose. Alla fine, coloro che promuovevano gli scioperi fallirono.

Premier [Zhou Enlai]: Molto simile…

Presidente Mao: Trovare conforto sprecando le forze è avventurierismo. [Finché saranno] incapaci di prestare attenzione alla campagna, non sarà facile per la gente delle città allearsi con i contadini.

Premier [Zhou Enlai]: …Me ne sono accorto dopo aver letto il tuo articolo del 5 ottobre (si riferisce alla nota di Guevara, pubblicata sulla rivista Verde Olivo, sullo studio dell’ideologia rivoluzionaria cubana [2]). Ho letto la sintesi di quell’articolo e le questioni sollevate. [Tu] puoi essere considerato un intellettuale.

Guevara: Sto solo avvicinandomi allo stadio di essere intellettuale.

Presidente Mao: [Sei] diventato un autore. Anch’io ho letto un riassunto del tuo articolo e sono abbastanza d’accordo con i tuoi punti. [L’articolo] potrebbe avere influenza in America Latina.

Premier [Zhou Enlai]: Hai portato il testo completo?

Guevara: Cercherò di trovarlo.

Presidente Mao: Hai proposto tre principi nei tuoi articoli. Il popolo può sconfiggere i reazionari. Non si deve aspettare che tutte le condizioni siano mature per iniziare la rivoluzione. Qual è il terzo principio?

Guevara: Il terzo principio è che in America Latina il compito principale viene svolto nelle zone rurali.

Premier [Zhou Enlai]: È molto importante collegare la rivoluzione con le zone rurali.

Guevara: Ci atteniamo molto a questo punto.

Premier [Zhou Enlai]: Alcuni amici latinoamericani non prestano attenzione ai contadini, mentre voi avete prestato molta attenzione a questo punto e avete vinto. La rivoluzione cinese ha fatto lo stesso: molte persone non hanno dato importanza al contributo dei contadini, mentre il compagno Mao Zedong ha attribuito grande importanza a questo punto.

Presidente Mao: Il nemico ce l’ha insegnato, non permettendoci di esistere nelle città. Lui [Jiang Jieshi] voleva uccidere la gente. Che altra cosa potevamo fare?

Guevara: Fidel [Castro] trovò un punto molto importante nelle opere del presidente Mao, qualcosa di cui all’inizio non ci rendevamo conto. Si riferisce al trattamento generoso dei prigionieri di guerra: curare le loro ferite e rispedirli indietro. Abbiamo capito questo punto, che ci ha aiutato molto [nella nostra lotta].

Presidente Mao: Questo è il modo per disintegrare le truppe nemiche.

Premier [Zhou Enlai]: Anche il tuo articolo tocca questo punto.

Guevara: Quel [punto] è stato aggiunto in seguito. In origine, toglievamo le scarpe e i vestiti ai prigionieri, perché i nostri soldati non avevano [né scarpe né vestiti]. Ma in seguito Fidel ci proibì di farlo.

(Il presidente Mao alza il bicchiere e propone un brindisi alla salute di Fidel).

Guevara[La gente] non mangiava bene mentre faceva la guerriglia. Eravamo anche a corto di cibo spirituale. Non abbiamo potuto leggere i materiali.

Premier [Zhou Enlai]: Quando il presidente Mao intraprese la guerriglia, spesso mandava persone a prendere i giornali.

Presidente Mao: Considerare i giornali come fonti di informazione. I giornali nemici riportavano spesso i movimenti del nemico e costituivano una fonte di informazioni. Abbiamo iniziato la rivoluzione con alcune migliaia di persone; [la dimensione delle truppe] quindi salì a diecimila e poi crebbe a trecentomila; in quel momento commettemmo l’errore di “sinistra”. Dopo la Lunga Marcia, i trecentomila furono ridotti a venticinquemila. Il nemico aveva meno paura di noi. Quando i giapponesi invasero [la Cina], volevamo cooperare con Jiang Jieshi. Disse che avremmo potuto [cooperare con lui], perché [eravamo] così pochi, non aveva paura di noi. L’obiettivo di Jiang Jieshi era che i giapponesi ci annientassero. Ma non mi aspettavo che dopo aver combattuto il Giappone, saremmo passati da ventimila a un milione e diverse centinaia di migliaia. Quando, dopo la resa giapponese, le truppe di Jiang Jieshi di quattro milioni iniziarono ad attaccarci, eravamo un milione e avevamo basi di supporto con una popolazione di cento milioni. In tre anni e mezzo abbiamo sconfitto Jiang Jieshi. Quella [guerra in quegli anni] non era più una guerra di guerriglia, era una guerra su vasta scala. Come hai detto nel tuo articolo, aerei, pistole, carri armati, tutti questi non hanno svolto alcun ruolo fondamentale. Jiang Jiechi aveva tutto, mentre noi non ne avevamo. Solo più tardi abbiamo catturato alcuni cannoni.

Premier [Zhou Enlai]: Nell’ultimo periodo abbiamo anche catturato i carri armati.

Presidente Mao: Il principale [tipo di armi che abbiamo catturato] era l’artiglieria. Questo ci ha permesso di creare divisioni di artiglieria, brigate di artiglieria e reggimenti di artiglieria. Era tutto equipaggiamento nordamericano.

Premier [Zhou Enlai]: Dopo la liberazione di Pechino, organizzammo una parata militare. Tutto l’equipaggiamento era nordamericano. Gli americani non erano ancora partiti. Alla parata parteciparono e osservarono anche il Console Generale degli Stati Uniti e l’addetto militare statunitense.

Guevara: All’inizio della guerra, le persone che comandavo, difficilmente superavano una compagnia. Una volta catturammo un carro armato ed eravamo tutti molto contenti. Ma Fidel volle portarselo via. Ero contrariato e obbedì solo dopo aver ricevuto in cambio i bazooka.

Presidente Mao: Anche se gli aerei volano nei cieli ogni giorno, difficilmente possono causare vittime. [Le persone] possono indossare abiti mimetici. Gli indumenti verdi possono essere utilizzati per modificare l’aspetto. Indossate tutti uniforme. Siete tutti soldati.

Guevara: Rodríguez (Vice Ministro degli Affari Esteri) non è un soldato. A quel tempo stava soffrendo in prigione.

Presidente Mao: Tu (rivolgendosi a Rodríguez) sembri molto giovane.

Rodríguez: 25 anni.

Presidente Mao: Voi (rivolgendosi a Mora e Suñol) siete soldati.

Guevara: Il padre di Mora è morto in guerra. Suñol è stato ferito tre volte, in sei parti [del suo corpo]. Io sono stato ferito due volte. Rodríguez è stato torturato in prigione. All’inizio avevamo pochi uomini. Anche Fidel ha combattuto con la sua arma personale. [Eravamo] solo dodici persone.

Presidente Mao: Non erano un’ottantina di persone?

Guevara: Il numero si è gradualmente ridotto e alla fine rimasero solo 12 persone.

Presidente Mao: Quelle dodici persone sono i semi. La temperatura nel vostro paese è buona.

Guevara: [Cuba si trova] a 22 gradi al nord.

Presidente Mao: Anche la vostra terra è buona.

Guevara: Tutte le terre sono coltivabili. Puoi piantare alberi di cocco nelle zone sabbiose. Ma è difficile coltivare in montagna.

Presidente Mao: Allora [la popolazione del] tuo paese potrebbe crescere fino a raggiungere almeno 30 milioni.

Guevara: L’isola di Giava in Indonesia ha circa 50 milioni [di persone].

Presidente Mao: Dovreste ringraziare [il generale Rubén Fulgencio] Batista [e Zaldívar], nello stesso modo in cui ringraziamo Jiang Jieshi. Ci ha dato lezioni uccidendo persone.

[AlbertoMora [Becerra]: Siamo anche grati a Batista perché ha spinto più persone dalla nostra parte.

Presidente Mao: Abbiamo un altro insegnante: l’imperialismo. È il nostro educatore costante. Il miglior insegnante è l’imperialismo statunitense. Anche voi avete avuto due maestri: Batista e l’imperialismo statunitense. [Per quanto ne so,] Batista è ora negli Stati Uniti. Sta valutando una restaurazione?

Guevara: I sostenitori di Batista sono ora divisi in 5 fazioni, che hanno eletto cinque candidati alla presidenza. Quei candidati hanno punti di vista diversi l’uno dall’altro. Alcuni si oppongono a Batista, mentre altri si comportano più o meno come Batista.

Presidente Mao: Per Batista non sono rivali. Quanti anni ha Batista?

Guevara: 60 anni.

Presidente Mao: Il nostro Jiang Jieshi ha ora 74 anni e desidera ogni giorno tornare a Pechino.

Mora: Tutti e 5 i candidati erano dirigenti del partito. La gente conosce i loro nomi e anche loro vorrebbero tornare a Cuba.

Guevara: Hanno lasciato l’America centrale, quattro o cinque giorni dopo la nostra vittoria con l’idea dii raggiungere Cuba. Dissero che stavano arrivando per rovesciare Batista senza essere informati che noi avevamo già ottenuto la vittoria con la rivoluzione.

Presidente Mao: Ci sono molti paesi centroamericani. A mio parere, la Repubblica Dominicana è promettente, perché lì tutte le persone si stanno unendo contro [Rafael Leónidas] Trujillo [Molina].

Guevara: È difficile da dire. Trujillo è il più antico dittatore [changshu]  in America Latina. Gli americani stanno pensando di sbarazzarsene.

Presidente Mao: I nordamericani non vogliono Trujillo?

Guevara: Sono tutti contro di lui. Pertanto, deve essere sostituito.

Premier [Zhou Enlai]: Come [il leader sud vietnamita] Ngo Dinh Diem e [i leader sudcoreano] Syngman Rhee.

Presidente Mao: Ngo Dinh Diem si sta lamentando fortemente [dafalaosao].

Premier [Zhou Enlai]: La vita da cliente non è facile.

Presidente Mao: Ora i nordamericani non vogliono Jiang Jieshi. Ci stiamo quasi affezionando a lui. Coloro che sono filoamericani al 100% sono peggio di Jiang Jieshi, che è filoamericano solo al 99%. Vuole ancora conservare i suoi antenati.

Premier [Zhou Enlai]: Questo è dialettico.

[Comandante EddySuñol: Penso che voi aspettate che Jiang Jieshi torni.

Presidente Mao: A condizione che rompa con gli Stati Uniti, gli creeremo un posto nel nostro governo.

Premier [Zhou Enlai]: Meglio ancora se  riporta Taiwan assieme a lui.

Presidente Mao: Anche se sembra che non sia interessato a tornare.

 

Note

[1] Una chiara allusione al rovesciamento di Jacobo Arbenz da parte della CIA nel 1954.

[2] Riferimento a “Notas para el estudio de la ideología de la revolución cubana” di Ernesto Guevara, Verde Olivo (rivista delle Forze Armate cubane), 8 ottobre 1960.

 

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Che Guevara a cena con il Presidente Mao

 

Che Guevara con Zhou Enlai
Che Guevara in Cina, 1960

 

Che Guevara in Cina, 1960

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