Traduzione: Elena Masera Arigoni
Parlare di povertà a Cuba senza menzionare gli Stati Uniti? Come parlare del genocidio in Palestina senza menzionare Israele
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
Riuscite a immaginare i media internazionali mainstream che riferiscono dei morti e del dramma umano a Gaza senza menzionare i bombardamenti di Israele o incolpare le autorità palestinesi locali per la mancanza di cibo o di medicine (1)?
No, non scioccatevi per queste domande. Perché questo è ciò che i media corporativi stanno facendo in relazione a un altro dramma umano: quello che sta vivendo oggi Cuba, anch’essa vittima di una guerra.
Negli ultimi sette anni, aggiungendo al tradizionale blocco economico più di 250 nuove sanzioni e una politica di minacce a governi e imprese di tutto il mondo, la Casa Bianca è riuscita a distruggere totalmente o parzialmente le fonti di reddito di Cuba (2). Tre dei settori che sono stati bombardati, con particolare ferocia, in quest’ultima fase sono: il turismo, soprattutto quello europeo (3), ma anche quello che per un certo periodo è stato autorizzato a giungere dagli Stati Uniti (4); le rimesse degli emigrati cubani (5); e i servizi medici internazionali, per anni elemento portante dell’acquisto di medicinali sull’isola (6).
A ciò si aggiunge il fatto che la classificazione di Cuba come “Paese che sponsorizza il terrorismo” implica sanzioni contro qualsiasi banca internazionale che osi concedere finanziamenti o effettuare anche un semplice bonifico all’isola (7).
Ma i principali media occidentali nascondono (8) (addirittura negano) (9) l’esistenza di tale aggressione. Anche se è riconosciuta ogni anno da 187 governi del mondo, che chiedono all’aggressore, in seno alle Nazioni Unite, di fermarla.
La spazzatura non raccolta per le strade dell’Avana, l’accattonaggio, i blackout, le farmacie vuote, i crolli abitativi, l’ondata migratoria… Leggiamo centinaia di rapporti su tutto questo, in cui nemmeno una volta si parla del blocco, dell’“embargo” o delle sanzioni statunitensi, causa strutturale di questi problemi (10)! Al massimo, alcuni media li citano come “un fattore in più” nella crisi (11). Come se le bombe di Israele fossero “un fattore in più” nel genocidio palestinese.
No, no. L’attuale crisi sociale ed economica di Cuba è causata da un disegno perfettamente strutturato di guerra economica da parte della più grande superpotenza del mondo contro un piccolo e povero Paese del Sud. Una guerra portata avanti in modo sistematico e preciso da migliaia di funzionari del Dipartimento di Stato, del Dipartimento del Tesoro, di più di cento ambasciate e agenzie di intelligence statunitensi.
A questa guerra economica si è affiancata una guerra di comunicazione, in cui i media svolgono un ruolo essenziale. Come funziona? In primo luogo, una rete di media digitali che si presentano come “cubani” e “indipendenti”, ma che sono finanziati dalla Casa Bianca, generano quotidianamente contenuti sulla realtà di Cuba, con la narrazione politicizzata (e giustificante la politica di accerchiamento) di Washington (12).
Successivamente, i media corporativi internazionali adattano queste pseudo-notizie e le diffondono su larga scala (13). In esse vengono inserite presunte “voci cubane esperte”, la maggior parte delle quali proviene dai vecchi media pagati dalla Casa Bianca (14). Qualsiasi voce, proveniente dall’attivismo o dall’intellighenzia, che denunci il blocco statunitense viene messa a tacere.
Ma i media mainstream non solo negano o minimizzano il blocco, non solo censurano le voci che lo condannano. Collaborano anche alla strategia dell’aggressore per portare Cuba allo sconvolgimento sociale e al confronto civile.
Un mese fa, la società statale cubana ETECSA ha annunciato un aumento esponenziale delle tariffe Internet a causa della mancanza di valuta estera (15). Si sono registrati malcontento, critiche e proteste, soprattutto nelle università. Il governo ha quindi ordinato un processo di dialogo tra l’azienda pubblica e il corpo studentesco, che ha portato ad alcune misure correttive (16). Ma di cosa hanno parlato i media? Hanno parlato della guerra contro le fonti monetarie di Cuba? Hanno sottolineato il fatto senza precedenti che un’azienda di telecomunicazioni sta dialogando e negoziando le sue tariffe con i gruppi di giovani? No. Hanno mentito. “Il malcontento a Cuba esplode nelle università”, titolava El País, che parlava di “appello allo sciopero” che non ha mai avuto luogo (17). “Storico sciopero universitario”, El Mundo riportava la stessa fake news (18).
Questa settimana, un ministra cubana è stata rimossa dal suo incarico dopo aver rilasciato dichiarazioni deplorevoli sull’accattonaggio nel Paese (19). Ma questo ha forse aiutato i media a parlare della guerra economica che ha aumentato la povertà a Cuba come mai prima d’ora in decenni (20) (21)? Al contrario. È servito a scaricare sul governo cubano la responsabilità delle conseguenze umanitarie dei bombardamenti statunitensi sulla sua economia (22).
L’ex presidente colombiano Ernesto Samper ha definito Cuba come una “Gaza senza bombe” (23). O meglio, sotto le bombe economiche… e le bombe mediatiche.
