Perché il Nobel alle brigate mediche cubane è veramente meritato? Firma la petizione!

Dal 1963, più di 600.000 operatori e operatrici sanitari cubani hanno prestato i loro servizi in più di 164 paesi. Più di 2000 combattono il coronavirus in 28 nazioni, circa 700 in Messico. Nei Caraibi sono più di 600.

Fonte: LA PUPILA INSOMNE
Traduzione: GFJ, ASC-TI

Un Nobel veramente meritato

di Ángel Guerra Cabrera

Un gruppo di importanti personalità ha lanciato l’iniziativa per chiedere l’assegnazione del premio Nobel per la pace alle Brigate mediche cubane che combattono il covid-19 in 28 Paesi e che negli anni sono intervenute eroicamente di fronte a numerosi disastri naturali ed epidemie in tutto il mondo. L’iniziativa sostenibile e pertinente: i medici internazionalisti cubani sono, in questi tempi di pandemia e  di estrema disuguaglianza nonché di insopportabile ingiustizia sociale, un paradigma ineguagliabile di solidarietà umana e di dedizione alla causa per la salvezza di vite umane. Questo, in netto antagonismo con lo sfrenato egoismo dell’America First, guidato da Donald Trump che sacrifica la salute e la vita di milioni di americani sull’altare del business is business, scatenando la diffusione incontrollata del virus e della morte, commettendo sistematiche violazioni dei diritti umani, sia all’interno che all’esterno dei suoi confini.
Se il Premio Nobel deve essere veramente un premio per coloro che cercano il bene comune, la giustizia e la cooperazione internazionale, allora  le Brigate mediche cubane se lo meritano veramente, perché, come ha affermato Noam Chomsky, nessun Paese ha avuto un atteggiamento internazionalista come quello di Cuba di fronte alla pandemia.

Nobel Peace Prize for Cuban Doctors

Per sostenere la proposta, firmate la petizione all’indirizzo https://www.cubanobel.org/

Chomsky è uno di coloro che sostengono l’assegnazione del premio alle Brigate mediche cubane, insieme ai premi Nobel Adolfo Pérez Esquivel e Alice Walker, al leader del Movimento brasiliano senza terra (MST) Joao Pedro Stédile, al giornalista Ignacio Ramonet, agli attori Danny Glover e Mark Ruffalo, ai musicisti Chico Buarque, Silvio Rodríguez e Tom Morello, agli scrittori Luis Britto e James Early e ai registi Oliver Stone e Pedro Costa. Una campagna a sostegno dell’iniziativa è stata lanciata in Brasile dal teologo Leonardo Boff e alla Rete in Difesa dell’Umanità (Brasile). Ma anche in Francia, Argentina, Italia, Svizzera ed molti altri paesi si sono creati organizzazioni di sostegno a questa iniziativa. Il movimento si sta espandendo rapidamente mentre da Washington, con Pompeo in testa arriva solo e un odio incontenibile, veleno e minacce contro la cooperazione medica cubana. È naturale che un gruppo filofascista, come quello che oggi rappresenta il governo al potere negli USA, sia profondamente contrariato da un’attività di così profondo contenuto umanista e totalmente opposta alla logica del mercato.

Nel 1959 poco dopo il trionfo della Rivoluzione la metà dei 6250 medici di Cuba disertò. Ciononostante nel 1960 l’Avana inviò una brigata medica per assistere le vittime del megaterremoto che colpì il Cile. Nel 1963 inviò una brigata di 55 medici in un’Algeria appena indipendente. Da allora in poi, divenne consueto trovare medici cubani in Africa. Nel 1970 Cuba inviò una brigata medica in Perù per assistere le vittime del terremoto di Ancash. La visione lungimirante e la volontà politica di Fidel Castro permisero che in poco tempo si concepisse un programma di formazione del personale sanitario. Oggi a Cuba esistono 13 università mediche che fanno dell’Isola uno dei Paesi con più medici per abitante al mondo. Allo stesso tempo si iniziava a Cuba la creazione del grande complesso di Centri di ricerca biomedica, che risultarono fondamentali per produrre farmaci all’avanguardia nonostante il blocco sempre più soffocante degli Stati Uniti. Grazie a questi Centri si è potuto proteggere la popolazione da molte malattie infettive e produrre a livello nazionale otto dei vaccini somministrati ogni anno.

Dal 1963, più di 600.000 operatori sanitari cubani hanno prestato i loro servizi in oltre di 164 paesi. Oggi, più di 2000 combattono il coronavirus in 28 nazioni, di cui circa 700 in Messico. Nei Caraibi sono più di 600 gli ooeratori sanitari cubani..

Contingente Henry Reeve | progetto cubainformAzione

Nel 2005, a seguito del furioso passaggio dell’uragano Katrina attraverso New Orleans, Fidel propose al governo degli Stati Uniti l’invio un’imponente forza medica per assistere le vittime. Con Bush in carica, la risposta fu negativa, ma il fatto portò alla creazione da parte del comandante del Contingente Internazionale di Medici Specializzati in Situazioni di Disastro e Gravi Epidemie, Henry Reeve.
Henry Reeve era un giovane di Brooklyn che morì combattendo nelle fila della guerra d’indipendenza cubana, dove per il suo coraggio e le sue abilità ottenne, molto giovane, il grado di brigadiere e grande ammirazione e affetto da parte dei cubani.

Dalla sua creazione, il contingente è intervenuto in caso di:

  • terremoto (Pakistan, 2005; Indonesia, 2006; Perù, 2007, Cina, 2008; Haiti, 2010; Cile, 2010; Nepal, 2015; Ecuador, 2016);
  • alluvione (Guatemala, 2005 ; Bolivia, 2006; Messico, 2007; El Salvador, 2009; Cile, 2015; Venezuela, 2015);
  • emergenza sanitaria (colera ad Haiti, 2010; Ebola in Sierra Leone, Guinea Conakry, Liberia, 2014);
  • uragano (Dominicana, 2015 ; Isole Figi, 2016; Haiti, 2016).

 

 

Pubblicato in Attualità, Cuba, Internazionale, Svizzera

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