Perché un “Programma Nazionale per l’Avanzamento delle donne a Cuba”?

Donna dal sangue caldo
guerriera instancabile
senza paura della morte
orgogliosa dei miei successi
e della mia bella nazione
tributo di indipendenza
e della storia in Rivoluzione
Tratto da: Soy mujer cubana
Autrice: Isis Marilys Alvarez Silva

GACETA OFICIAL
DE LA REPÚBLICA DE CUBA
MINISTERIO DE JUSTICIA
Gaceta Oficial No. 14 Extraordinaria de 8 de marzo de 2021
PRESIDENTE DE LA REPÚBLICA
Decreto Presidencial 198/2021 (GOC-2021-215-EX14)

Da quando è uscita la notizia, lo scorso ottobre, che il Consiglio dei Ministri ha approvato il Programma Nazionale per l’ Avanzamento delle Donne a Cuba, sono stati esposti molti criteri, nelle reti sociali e in altri spazi, in relazione al titolo del programma. Alla luce di queste domande, è necessaria la seguente spiegazione

Autrici:

Fonte:
Traduzione e aggiunte: GFJ

Foto: José Manuel Correa

Da quando lo scorso ottobre si è diffusa l’informazione che il Consiglio dei Ministri aveva approvato il Programma Nazionale per l’ Avanzamento delle Donne a Cuba, molte opinioni sono state espresse sulle reti sociali e in altri spazi riguardo al titolo del programma. Sia gli uomini che le donne hanno commentato: “Avanzamento? Cosa c’è da avanzare? Questa parola suona male, qui le donne sono abbastanza avanzate. Sembra persino discriminatorio chiamarlo ‘Adelanto’.”

Alla luce di queste domande, è necessaria una spiegazione: cosa significa “Adelanto” (“Avanzamento“, ndt)? Da dove viene? Qual è stata la ragione della scelta di questo vocabolo?

Questo termine ha le sue origini in quello che fu chiamato il Decennio delle Nazioni Unite per le donne (1975-1985).I L’impulso per l’adozione di piani e la valutazione dei loro risultati è nato con la Conferenza Mondiale dell’Anno Internazionale della Donna (1975), e il Forum Parallelo delle Organizzazioni Non Governative, eventi simultanei convocati dalle Nazioni Unite (ONU), tenutosi in Messico, dove sono stati adottati una Dichiarazione e un Piano di Azione.

Conference on United Nations Women's Decade Meets in Nairobi, 15 -27 July 1985

Nel 1980, l’ONU ha convocato la Conferenza di metà decennio a Copenhagen, Danimarca, che ha valutato i progressi degli ultimi cinque anni, e ha convocato la Terza Conferenza Mondiale sulle Donne nel 1985 nella Repubblica Africana del Kenya per l’esame del Decennio delle Nazioni Unite sulle Donne.

Il più grande risultato di tutto questo periodo fu l’adozione delle Strategie lungimiranti di Nairobi per l’avanzamento delle donne, un documento in cui furono stabilite 372 azioni necessarie per porre fine alle politiche discriminatorie e alla sfavorevole situazione giuridica, economica, culturale e sociale delle donne. Uno degli aspetti più discussi per dare un nome alle Strategie è stato il termine “avanzamento”, che in seguito è stato codificato, perché è una parola inclusiva che copre e definisce tutte le situazioni delle donne, da quelle che soffrono le peggiori manifestazioni di discriminazione, a quelle che, in diverse società avanzate, hanno conquistato una parte di giustizia e diritti, ma ancora affrontano circostanze avverse per esercitare la piena parità. A Nairobi, dieci anni dopo, si è deciso di convocare una nuova conferenza.

Fourth World Conference on Women. Action for Equality, Development and Peace. 4-15 September 1995 - Beijing, China

Nel settembre 1995, la quarta conferenza mondiale sulle donne si è tenuta a Pechino, nella Repubblica Popolare Cinese. Lì, come a Nairobi, migliaia di donne di tutto il mondo si sono date appuntamento in parallelo alla riunione dei governi.

La Conferenza ha adottato la Dichiarazione e la Piattaforma d’azione di Pechino, volta a rafforzare azioni, istituzioni, programmi e obiettivi per sostenere ulteriormente l’obiettivo umano e giusto di raggiungere la piena uguaglianza di diritti, opportunità e possibilità.

La Piattaforma d’azione sottolinea l’importanza della creazione di strutture nazionali per l’avanzamento delle donne, che ogni paese deve decidere in base alle sue condizioni specifiche, per guidare, coordinare e monitorare le politiche di uguaglianza di genere.

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Cuba ha sottoscritto, con piena responsabilità, i documenti e gli impegni, e nel 1996, dal 3 al 5 luglio, si è tenuto all’Avana il Seminario Nazionale sulle Donne Cubane da Pechino al 2000, convocato dalla Federazione delle Donne Cubane (FMC) e dal Governo dell’arcipelago, con lo scopo di studiare, analizzare e valutare gli accordi di Pechino e, al centro dell’agenda, decidere sulla loro attuazione, in accordo con la realtà della nazione. Solidi concetti ideologici, innovativi e scientifici, insieme all’inestimabile esperienza pratica acquisita in quattro decenni di rivoluzione socialista, sono stati incarnati nei documenti e nelle raccomandazioni adottate.

Nel 1997, il Consiglio di Stato della Repubblica di Cuba ha promulgato il Piano Nazionale d’Azione per il Seguito di Pechino, firmato dal suo Presidente, il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, il primo approvato nel nostro continente, che includeva una prospettiva di genere nei suoi 90 articoli. La FMC fu riconosciuta come un meccanismo nazionale per l’avanzamento delle donne cubane, dando continuità al suo ruolo nella nostra storia.

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AVANZARE, RISPETTO A COSA?

“Avanzamento” non è un termine cubano, come è stato spiegato, è stato coniato dalla pratica internazionale, e non dobbiamo considerarlo in modo pregiudiziale, perché l’obiettivo di avanzare, di andare avanti, è applicabile a tutto ciò che facciamo.

Tuttavia, non c’è dubbio che può confondere se non si comprende il suo contenuto. Avanzare, progredire verso cosa? Ci sono due lati: l’avanzamento rispetto alle condizioni e alla posizione delle donne stesse, e quello che si produce in relazione agli uomini.

Nella prima nozione, legata al progresso delle donne stesse, l’elemento di analisi è quello dell’intersezionalità o della valorizzazione della differenza, che indica il “…fenomeno per cui ogni individuo subisce l’oppressione o è privilegiato sulla base dell’appartenenza a molteplici categorie sociali“, come il colore della pelle, l’età, l’orientamento sessuale e la disabilità, tra le altre.

Rispetto alla seconda nozione, legata alla relazione con gli uomini, esso risponde alla necessità di eliminare tutte le lacune che esistono come risultato della costruzione storica e sociale delle relazioni di potere tra gli esseri umani, donne e uomini, mediate dai loro corpi, nella misura in cui producono relazioni ineguali che evidenziano la sussistenza di una società patriarcale basata sulla supremazia maschile, anche se in modo simbolico.

Ne consegue che si tratta di “andare avanti” rispetto alla condizione delle donne stesse, e anche di “andare avanti” per raggiungere l’obiettivo strategico di una reale uguaglianza tra donne e uomini. In altre parole, si concentra sull’equità, che non è altro che l’impulso necessario per garantire le condizioni e ampliare le opportunità, al fine di raggiungere la realizzazione pratica del principio di uguaglianza in tutte le sue dimensioni e portata.

Questo è l’obiettivo delle politiche per raggiungere la parità di genere, che sono espresse in programmi o piani con indicatori specifici.

Ciò significa che il diverso trattamento deve avere uno scopo obiettivo e ragionevole, in modo che non implichi una discriminazione. Un trattamento diverso non è discriminatorio quando non c’è uguaglianza nei presupposti di fatto. Il principio di uguaglianza tra coloro che si trovano in situazioni diverse non può essere violato.

L’equità, vista dalla prospettiva della Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), come strumento per affrontare la discriminazione e realizzare il principio di uguaglianza, si esprime attraverso le misure speciali temporanee previste dall’articolo 4, note anche come misure affermative o di azione positiva, o discriminazione positiva o trattamento preferenziale.

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L’equità è tattica, sono i modi specifici di muoversi verso l’obiettivo. Le misure di equità spesso variano, sempre in risposta a un dato tempo e luogo, a seconda delle condizioni, a seconda di ciò che è stato raggiunto, e possono indicare la necessità di considerare soddisfatta una misura e di proporne un’altra più avanzata, a seconda dei soggetti coinvolti. Pertanto, è necessaria una grande volontà politica oltre a creatività per avanzare, in modo concreto, verso l’obiettivo dell’uguaglianza, che mira a diritti irrinunciabili, alle possibilità per donne e uomini di considerarsi esseri umani a pieno titolo, e alle opportunità che queste possibilità diventino realtà.

Questo è lo spirito del Programma Nazionale per l’Avanzamento delle Donne a Cuba, approvato definitivamente con Decreto Presidenziale n. 198, pubblicato l’8 marzo 2021, con l’obiettivo generale di promuovere l’avanzamento delle donne e la parità di diritti, opportunità e possibilità, come sancito dalla Costituzione della Repubblica di Cuba, e di approfondire i fattori oggettivi e soggettivi che, come espressione di discriminazione, persistono nella società cubana e ostacolano maggiori risultati economici, politici, sociali e familiari, al fine di eliminarli.


Informazioni correlate (español)

Pubblicato in Attualità, Cuba, Cultura, Internazionale

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