Premio Nobel per la Pace con odore di petrolio e sapore di sangue

Spazio “Doble rasero” in Cubainformación TV

Traduzione: Elena Masera Arigoni
Premio Nobel per la Pace con odore di petrolio e sapore di sangue

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación

Il blocco economico imposto al Venezuela durante il primo mandato di Donald Trump per destituire Nicolás Maduro dal potere ha causato la perdita del 99% delle entrate petrolifere del Paese (1).

Secondo rapporti come quello di Alena Douhan, relatrice delle Nazioni Unite (2), o quello del Centro di ricerca in economia e politica degli Stati Uniti (3), le conseguenze sono state letali per la popolazione civile: decine di migliaia di morti per mancanza di medicinali, un aumento esponenziale della povertà, che era stata drasticamente ridotta negli anni precedenti, e l’emigrazione di milioni di persone (4).

Tuttavia, il governo di Nicolás Maduro ha resistito. E dopo quasi un decennio di dura crisi, l’economia si sta riprendendo: il Venezuela ha raggiunto la quasi totale sovranità alimentare (5), il parziale recupero della produzione petrolifera (6) e un visibile calo della povertà e dell’insicurezza (7).

Il Venezuela stava sfuggendo a Trump. E la sua attuale offensiva è un nuovo tentativo di ottenere il petrolio venezuelano, come ha dichiarato senza vergogna.

Per il suo assedio militare e mediatico, può contare sulla complicità dei grandi media globali (8). A questi ultimi interessa poco fornire informazioni serie. Il loro obiettivo è demonizzare Maduro affinché l’opinione pubblica accetti la sua destituzione con qualsiasi mezzo.

Analizziamo due eventi verificatisi simultaneamente lo scorso 11 dicembre.

1. Il Premio Nobel della Guerra

Uno, la consegna in Norvegia del Premio Nobel per la Pace 2025.

Riuscite a immaginare che questo premio venga assegnato a qualcuno che sostiene pubblicamente Israele e la sua politica di sterminio del popolo palestinese? Impossibile! Ciò distruggerebbe la reputazione del Premio Nobel! Ebbene… è possibile. L’oppositrice venezuelana María Corina Machado, premiata quest’anno, ha pubblicamente sostenuto il presidente Netanyahu nelle sue azioni a Gaza (9) e nei suoi bombardamenti contro l’Iran (10). Gli ha persino chiesto sostegno per un intervento in Venezuela (11).

Ma allora la stampa europea denuncerà una tale contraddizione con la filosofia del Premio! Lo denuncerà??? Tutt’altro: abbiamo un elogio corale assoluto a Machado su tutta la stampa occidentale: “La leader dell’opposizione venezuelana (…) viene accolta a Oslo al grido di ”viva!“ e ”coraggiosa!” (12) titolava Televisión Española, che ha silenziato – come il resto dei grandi media – le proteste contro questo premio, durate due giorni, di centinaia di persone (13) e di importanti ONG pacifiste norvegesi e svedesi, come “Iniziativa contro la guerra” o l’“Associazione per la pace e l’arbitrato” (14).

Il fatto che María Corina Machado appoggi inoltre le sanzioni economiche e incoraggi l’assedio militare (e un’ipotetica invasione) degli Stati Uniti al suo Paese sono dettagli irrilevanti (15). In fin dei conti, l’importante è instillare nell’opinione pubblica il mantra che Maduro abbia commesso frodi elettorali e non abbia presentato i verbali elettorali (16). Falso: 38 partiti di ogni ideologia hanno presentato i verbali per l’indagine della Corte Suprema di Giustizia, mentre la Plataforma Unitaria Democrática di Machado è stata l’unica forza che si è rifiutata di presentarli (17).

E con la propaganda, lo spettacolo dell’arrivo in Norvegia della premiata: “È stato pericoloso, è stato terrificante” (18), “Così María Corina è fuggita (…) dal Venezuela attraverso la pericolosa rotta di Curaçao” (19), “Dalla clandestinità alla fuga da film dal Venezuela” (20). Sì, sì, un film di serie Z, di quelli che fanno imbarazzare.

2. Pirateria e furto di petrolio legittimati

Seconda notizia dello stesso giorno. Immaginate che l’esercito russo assalga e sequestri una nave piena di petrolio appartenente all’Azerbaigian, per esempio? Scandaloso, inaccettabile! Bisogna armare l’Azerbaigian, come l’Ucraina!

Ebbene, è proprio quello che è successo nelle acque dei Caraibi: ma sono stati i marines statunitensi a sequestrare una nave del Venezuela.

Eppure, sui media europei, il tono è freddo. Si è trattato di una nave confiscata (21), sequestrata (22), catturata (23), presa (24), tutto secondo i termini del governo degli Stati Uniti e senza virgolette. Certo, le parole “pirateria” (25), ‘furto’ (26) o “spoliazione” (27) sono state messe tra virgolette: dopotutto, sono solo opinioni animose di Caracas.

3. Guerra psicologica, comunicativa e militare

Entrambi gli eventi (il furto della nave e il Premio Nobel) fanno parte della stessa operazione di “cambio di regime” in Venezuela, volta a instaurare un governo fantoccio che consegni agli Stati Uniti il controllo del petrolio (28). Come in Iraq o in Libia.

L’operazione è iniziata quattro mesi fa, con il piazzamento, al largo delle coste venezuelane, di una portaerei, 15 mila soldati e 12 navi da guerra (29). Che hanno già ucciso quasi 90 persone, senza processo, senza diritto alla difesa, con missili contro presunte “narcobarche” (30). Uno spettacolo demagogico, illegale e criminale, per cercare di mostrare al mondo che Maduro, sulla cui testa è stata messa una taglia di 50 milioni di dollari, governa uno “Stato narco” (31). Senza alcuna prova, perché le agenzie antidroga delle Nazioni Unite e degli stessi Stati Uniti affermano chiaramente che il Venezuela è un Paese marginale nelle rotte del narcotraffico (32).

Le minacce militari si intensificano ogni giorno di più, con annunci di possibili “bombardamenti terrestri” in Venezuela, che vengono sostenuti dai media venezuelani dell’opposizione come El Nacional (33).

Qualche giorno fa, Trump ha annunciato la chiusura dello spazio aereo venezuelano, per terrorizzare le compagnie aeree internazionali, che hanno lasciato a terra migliaia di persone (34). L’Orchestra Sinfonica Nazionale Giovanile del Venezuela, ad esempio, ha dovuto cancellare un’intera tournée di concerti in Spagna insieme al direttore Gustavo Dudamel. Ci sono stati scandali mediatici? Niente! Sulla stampa spagnola leggiamo che la cancellazione è stata causata dalle restrizioni aeree in Venezuela, senza il minimo accenno al governo degli Stati Uniti! (35) (36).

È così che funziona la guerra psicologica e mediatica. Quella che ci prepara alla guerra militare. Perché i criminali di guerra non sono solo alla Casa Bianca. Sono anche alla guida di molti media occidentali. E bisognerà affrontarli. Senza indugio.

https://www.cubainformacion.tv/especiales/20251214/119583/119583-premio-nobel-de-la-paz-con-olor-a-petroleo-y-sabor-a-sangre-italiano-portugues

Pubblicato in Attualità, Blocco, Cuba, Internazionale

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