Semiotica del nazi-fascismo: odio, paura e ordine di immobilità

Una prospettiva rivoluzionaria deve anticipare scientificamente i fatti per vedere come le forze nazifasciste si muoveranno contro l’umanità, seducendola da un lato e reprimendola dall’altro.

di Fernando Buen Abad
Fonti: Granma e PCC
Traduzione e aggiunte: GFJ
Abbiamo bisogno di molta qualità negli studi concreti della situazione storica attuale, che non ha eguali nella formazione del nazifascismo. Foto: da Il grande dittatore

Non c’è bisogno di aspettare che la borghesia si faccia prendere dal panico prima di mostrarsi nazifascista. L’ideologia della classe dominante possiede, per nascita, filigrane di odio intrise di paura di classe, che lavorano sistematicamente su tutto lo spettro, oggettivo e soggettivo, del suo dominio.

Agiscono permanentemente, in una strada buia, quando si avvicina qualcuno che non indossa indumenti accettabili, quando il colore della pelle non è come dovrebbe essere, quando si parla diversamente, quando si sente odore di povertà, quando la proprietà privata è minacciata.

Lì troviamo l’odio-paura travestito da porte e finestre sprangate, da cani da guardia, da guardie del corpo, da sorveglianti umani o da telecamere. C’è l’odio che dà senso alla sua polizia, agli eserciti, alle leggi e ai politici stipendiati per occuparsi dei beni e dei mali della borghesia. Il senso borghese dell’odio.

Sappiamo che la borghesia coltiva il nazifascismo come ultima difesa quando la sua “democrazia” non assicura più il suo controllo sul popolo che si dispera come vittima di espropriazione e umiliazione. Quando si respira un fetore demoralizzante provocato dal sinistro spettacolo del capitale che saccheggia tutto per schiacciare la classe operaia.

Allora, l’anima nazifascista si mette a nudo, mostrando le sue macabre miserie, pronta a conservare intatto il modello economico dei suoi amori, anche se alcune regole o deviazioni della condotta generale autorizzata dovessero essere ritoccate (represse).

È un’anima che esibisce le sue parti fanatiche, razziste, intolleranti, marce… che sono tanto studiate e protette in alcune università, fondazioni, chiese o organizzazioni finanziate appositamente per questo scopo; anche sotto mantelli “progressisti”.

Questa è la missione semiotica del nazifascismo: renderci deboli e disorganizzati, ma solidali con la loro paura e il loro odio. Come se fossero nostri. Come se fossero il baluardo dell’umanità, il nostro coronamento. Difendere la pace borghese e reprimere noi stessi se qualche tentazione ribelle dovesse assalire la nostra coscienza di classe.

La missione semiotica del nazifascismo è di infiltrarsi nelle nostre vite, di abituarci alla sua presenza, di insegnarci a goderne e ad amarlo inculcandolo ai nostri figli e nipoti.
La sua missione è di accomodarsi in tutti gli strati intellettuali ed emotivi del proletariato e di combattere, in silenzio, dal più profondo e intimo, qualunque cosa minacci il capitale, i suoi servi dominanti e i costumi o le tradizioni di famigliarismo, individualismo e consumismo.

La missione semiotica del nazifascismo non è solo quella di presentarsi come una forma di pura repressione, o di ovvio terrore, ma anche come una forma di violenza amichevole e indiscutibile per mantenere le cose come sono, per accettare che “è così”, e per educare la prole a rispettarlo religiosamente, perché altrimenti c’è lo Stato specializzato nel “portare ordine”.

La missione semiotica del nazifascismo non si accontenta di distruggere il pensiero e l’azione rivoluzionaria, la sua missione è quella di mantenere lo status quo attraverso la sottomissione delle coscienze nelle società atomizzate. Sotto l’incantesimo dell’armonia ipocrita.

A questo scopo si progettano apparizioni di ogni tipo: costumi, trucchi, insegne, eserciti, gesticolazioni, fraseologie e tecniche di marketing…, sport, spettacoli, film, serie, telegiornali…, molte delle loro sorgenti subliminali esplorate negli angoli più insospettabili della soggettività umana e convertite in detonatori patologici di terrore, angoscia, desolazione e impotenza per piegare le volontà e portarle dal pentimento all’immobilità permanente.
Imporre la dittatura materiale e spirituale della più spietata impotenza al servizio del capitale. Famiglie “carine”, con bambini biondi e benessere piccolo-borghese per modellare il “dovrebbe essere” dell’unica cellula sociale santificata dal potere economico e ideologico…, finché hanno potere d’acquisto e potere di indebitarsi.

Ma la cosa non è così facile e i popoli hanno imparato a lottare contro questo apparato mostruoso. Ecco perché è stato sonoramente sconfitto nel 1945. E poi ancora.

Non sono invincibili.

Una prospettiva rivoluzionaria deve anticipare scientificamente i fatti per vedere come le forze nazifasciste si muoveranno contro l’umanità, seducendola da un lato e reprimendola dall’altro.

Sfrutterà la disperazione sociale e la mancanza di una direzione rivoluzionaria. Ci attaccheranno con tutte le loro armi di seduzione, con canzoni, film, mode, ideologia e simbolismo. Faranno sembrare “alla moda” vestirsi come un nazista degli anni 40, ed essere un despota come uno yankee degli anni 90.

Useranno le loro armi materiali e morali per dominare la classe operaia, e le sue organizzazioni, fino a indebolire le ribellioni nelle diverse geografie, tra le classi, i partiti, le leadership, in tempi brevi e lunghi. Useranno l’ignoranza tele-diretta e la disinformazione.

Oggi la situazione mondiale è segnata da molteplici contraddizioni, controversie commerciali, dalla crescita del nazionalismo di destra e della xenofobia. Neo-riformismi a bizzeffe. Non sembra che siamo sufficientemente preparati a situazioni di sconvolgimenti nazifascisti che so confondono dietro a una miriade di maschere socialmente assimilate.

Abbiamo bisogno di molta qualità negli studi concreti della situazione storica attuale, che non ha paragoni nella formazione del nazifascismo. La lotta contro di essa esige un metodo di analisi e di prassi, in piena forza e in tempo reale. Lezioni di strategia e tattica basate sulla filosofia, non evasiva, capaci di far luce su tutto ciò che è nuovo dello sbarco semiotico del nazifascismo. Un nuovo fenomeno con una nuova tecnologia nel nostro tempo.
Essi affermano di avere una mentalità superiore, una superiorità di sangue e di razza, sostengono di essere esteticamente superiori. Questo è lodato e creduto da uomini d’affari e finanziatori di un sistema di propaganda variegato, armato di tecnologie per sedurre le masse.

Amano la propaganda e il fanatismo. Amano lo spettacolo come fonte dottrinaria di valori e costumi, e sottolineano la fermezza del governo e della democrazia che controllano. Cercano di anestetizzare le masse per mantenere tutti in un buono spirito di disciplina subordinato alla volontà conservatrice. Che nulla intralci i loro affari!

In una scena del film Cabaret, un gruppo di ragazzi della gioventù nazista si riunisce. Cantano una canzone che inizia con un solista e gradualmente aumentano le voci fino a diventare un coro cantato con enfasi e forza. Il ritornello è “Tomorrow belongs to me” (il domani mi appartiene”).

Due testimoni di un tale inno, all’uscita di scena, si dicono più o meno: “Voglio vedere come controlleranno tutto questo“.

Fu L'Unione Sovietica, russi, in primis, che ci liberò dal nazi-fascismo, ma l'europeo ha la memoria corta, quando gli conviene

Solo l’Armata Rossa fu in grado di farlo. Non dimenticarlo.

Pubblicato in Attualità, Cuba, Cultura, Internazionale

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