Traduzione: Elena Masera Arigoni
Coordinazione dei sottotitoli: Ana Gil.
Spazio “Doble rasero” di Cubainformación TV
Stati Uniti: un regime che minaccia, mette a tacere, punisce e uccide i dissidenti
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
Il regime USA ha appena condannato otto attivisti a pene detentive comprese tra i 30 e i 100 anni per un’azione condotta davanti a uno dei centri di detenzione dell’ICE (Servizio Immigrazione) ad Alvarado (Texas) (1).
I fatti sono avvenuti il 4 luglio 2025, in seguito a una «noise demonstration», una protesta rumorosa volta a trasmettere un messaggio di sostegno ai migranti lì detenuti. È intervenuta la polizia, un agente ha estratto un’arma da fuoco, ne è seguito uno scontro a fuoco e un altro agente è rimasto ferito (2). Non ci sono state vittime mortali.
Il governo e i media statunitensi hanno messo alla gogna i condannati, accusandoli di costituire una «cellula terroristica di Antifa» (3), movimento dichiarato ufficialmente «organizzazione di terrorismo interno» (4). Ma Antifa, in realtà, non è un’«organizzazione», bensì un movimento autonomo, senza leadership né gerarchia, che lotta contro l’autoritarismo e il fascismo (5). Trump ha persino creato un «gruppo operativo» per perseguire l’Antifa, i «marxisti», gli «anarchici» e chiunque si opponga ai «valori tradizionali statunitensi relativi alla famiglia, alla razza e alla religione» (6).
In altre parole, la presunta “democrazia americana” condanna a pene altissime persone che, nella loro maggioranza, hanno partecipato a una protesta pacifica e alle quali, inoltre, viene imputata l’appartenenza a un’organizzazione che non esiste. Ma occhio, perché dove si perseguitano i “dissidenti” è… a Cuba!
Le pene altissime, fino a 100 anni, per un incidente senza vittime, contrastano con quelle inflitte ai golpisti che hanno assaltato il Campidoglio nel 2021 causando cinque morti (7). La pena più severa è stata di 22 anni (8). A proposito, sono già tutti in libertà: sono stati graziati da Donald Trump (9).
Ma torniamo a parlare del famoso ICE. Ricordiamo che, lo scorso gennaio, due attivisti (Renee Good e Alex Pretti) che, come gli attuali detenuti, protestavano contro la politica anti-immigrazione, sono stati uccisi dalla polizia con colpi sparati a bruciapelo (10).
Nelle carceri dell’ICE, nei primi 500 giorni del mandato di Trump, sono morte 52 persone (11), 10 delle quali per suicidio (12). Si tratta di cifre che sono il doppio rispetto al periodo precedente (13).
Nel 2025, i vari corpi di polizia degli Stati Uniti hanno causato la morte di 1.175 persone (14), tre al giorno (15). La popolazione nera ha tre volte più probabilità di essere assassinata dalle forze dell’ordine.
Riuscite a immaginare che, in un’università cubana, una funzionaria interrompesse il discorso di una studentessa per zittire un messaggio “scomodo”? Il video verrebbe trasmesso da tutte le televisioni, denunciando un “regime liberticida”. Ma se ciò accade nella Carolina del Nord e si tratta di una studentessa musulmana che denuncia Israele e l’ICE, tutto rimane un semplice aneddoto per i social media (16).
Negli Stati Uniti si rispetta la libertà di stampa, vero? A causa delle critiche rivolte alla politica di Trump e del suo alleato, il governo del Costa Rica, Washington ha revocato il visto ai dirigenti del quotidiano La Nación, uno dei più importanti del Paese centroamericano (17).
Per lo stesso motivo, nelle ultime settimane, sono stati sanzionati con il divieto di ingresso negli Stati Uniti due giornalisti cubani: Pedro Jorge Velázquez (18) e Henry Omar Pérez (19).
Nel contesto dei Mondiali di calcio, la polizia ha impedito l’ingresso negli Stati Uniti a uno dei principali giornalisti sportivi cubani, Héctor Villar (20). E al giornalista sportivo francese Tomás Goubin è stato impedito di fare scalo negli Stati Uniti per aver compiuto, dodici anni fa, un viaggio all’Avana (21).
Nessuno parla di «violazione della libertà di stampa» perché tutto questo accade negli Stati Uniti e non a Cuba.
Immaginate inoltre che, per recarsi sull’isola, il governo cubano esigesse dal turista o dal visitatore una cronologia di ciò che ha pubblicato sui propri social network negli ultimi cinque anni. Controllo ideologico, repressione politica! No, no, tranquilli! Questa misura annunciata non riguarderà l’ingresso a Cuba, bensì negli Stati Uniti (22)!
I cui Dipartimenti di Giustizia e del Tesoro stanno indagando (e minacciando di sanzioni) 145 organizzazioni solidali, con l’accusa di aiutare «il governo comunista di Cuba» a «costituire una rete di influenza all’interno degli Stati Uniti». Lo leggiamo su Fox News e su altri media, che mentono, diffamano e prendono di mira persone che, per decenni, hanno portato tonnellate di medicinali e generi alimentari sull’isola, aggirando il blocco genocida degli Stati Uniti (23) (24).
Un regime che, sotto la maschera della libertà, minaccia, imbavaglia, sanziona e uccide ogni forma di dissidenza.
