Traduzione: Elena Masera Arigoni
Spazio “Doble rasero” di Cubainformación TV
Unione Europea: il giardino della libertà di espressione e di stampa
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
L’Unione Europea ha lanciato una campagna di autopromozione che percorre strade, cinema e locali di 3.650 città in 27 paesi.
In essa, si presenta come il modello di libertà di stampa e di espressione per il mondo (1) (2).
A meno che qualcuno non contraddica pubblicamente la linea politica dell’Unione Europea su temi come la Palestina o l’Ucraina, per esempio.
La scorsa settimana, la polizia francese ha arrestato per «apologia del terrorismo» i redattori della rivista Supernova (3), così come aveva fatto settimane fa con l’eurodeputata Rima Hassan (4) e la presidente dell’ONG Europalestine, Olivia Zemor (5). Il loro reato: difendere il diritto della resistenza palestinese di fronte al genocidio israeliano.
Per lo stesso motivo, alcuni giorni fa, la Polizia Nazionale spagnola ha arrestato nei Paesi Baschi due amministratori del canale Telegram Frontflict (6) che, sia prima che dopo, sono stati oggetto di una brutale campagna di criminalizzazione mediatica (7).
Infatti, nei grandi media europei trovano spazio voci che giustificano l’azione militare di Israele e degli Stati Uniti in Medio Oriente, il cui bilancio di terrore ammonta a decine di migliaia di morti (8) (9). Ma se, in un piccolo spazio alternativo, qualcuno osa difendere la resistenza palestinese o libanese di fronte a tale sterminio, subirà persecuzioni, repressione, linciaggio mediatico e carcere.
Ricordiamo che diverse organizzazioni di sostegno alla Palestina sono state messe fuori legge nel Regno Unito (10) e in Germania (11), centinaia di attivisti sono stati arrestati e multati (12), e sono stati vietati o sospesi eventi (13) e concerti di solidarietà (14).
Ma in Germania i divieti non si limitano al movimento filopalestinese. A maggio, in occasione dell’anniversario della caduta del nazismo, Berlino ha vietato l’esposizione di simboli dell’Unione Sovietica e della Russia (15), procedendo ad arresti per tale motivo (16). Avete letto qualcosa di tutto questo sulla «stampa libera» europea?
Mentre la «democratica» Unione Europea si rifiuta di sanzionare i criminali di guerra israeliani, ha appena ampliato la sua lista di sanzioni a 34 persone e 47 entità per presunta «propaganda russa». Tra questi, un’influencer di viaggi e un vescovo della Chiesa ortodossa (17). Alcune settimane fa era stata sanzionata la giornalista ucraina Diana Panchenko, esiliata dal proprio Paese per aver denunciato la corruzione del regime di Zelenski e aver puntato su una soluzione diplomatica con Mosca (18). Il tutto sostenuto e giustificato dalla stampa europea.
Ricordiamo che, mentre spende milioni in una campagna per dimostrarci quanto funzioni bene la sua libertà di stampa, l’Unione Europea continua a vietare i media russi (19). Bisogna evitare a tutti i costi qualsiasi analisi critica nei confronti della NATO, che susciti domande elementari nell’opinione pubblica: perché l’Europa non punta su una soluzione negoziata alla guerra? Oppure: perché, mentre si tagliano i servizi pubblici, sono stati stanziati circa 200 miliardi di euro in armamenti per l’Ucraina (20)?
I media e le istituzioni dell’Unione Europea celebrano continuamente la caduta del Muro di Berlino, mentre erigono i propri muri (21). A dicembre, la Lettonia ha inaugurato, seguendo l’esempio della Polonia (22), una recinzione lunga 400 chilometri (23). È per «proteggere l’Europa da Putin e separarsi dalla Russia e dalla Bielorussia», si leggeva sulla stampa europea, che aggiungeva: «inoltre, mira a frenare l’immigrazione irregolare» (24). La narrativa anti-russa viene utilizzata, ancora una volta, in questo caso per mascherare un muro anti-immigrati ai confini dell’Unione Europea.
Frontiere dove, tra l’altro, si verificano gravissime violazioni dei diritti umani. Avete letto qualcosa sui maltrattamenti inflitti ai migranti da parte delle forze di polizia di Polonia, Estonia e Lituania, al confine con la Bielorussia? Quest’ultimo governo ha denunciato gli altri tre per la morte di 78 persone, i cui corpi sono stati successivamente gettati nel proprio territorio (25). Tre anni fa, un soldato polacco che aveva chiesto asilo in Bielorussia ha denunciato l’uccisione nel suo Paese di 240 migranti (26).
Lo scorso novembre, in Lettonia, un uomo e una donna, migranti cubani, sono stati arrestati, picchiati selvaggiamente ed espulsi con la forza in territorio bielorusso, con diagnosi di trauma cranico, ipotermia e abrasioni (27) (28).
Avete letto qualche articolo su questo caso? Ovviamente no. Innanzitutto, perché erano cubani. In secondo luogo, perché sono stati maltrattati dalla polizia di un paese europeo. In terzo luogo, perché anche i media bielorussi sono vietati in questo «giardino della libertà di stampa» chiamato Unione Europea (29).
