“Vinceremo!” Una conversazione con il presidente cubano Miguel Díaz-Canel

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha evidenziato il pensiero del leader storico della Rivoluzione cubana, Fidel Castro – sottolineando l’importanza dell’istruzione per il paese.

Manolo De Los Santos parla di Miguel Díaz Canel e delle sfide attuali di Cuba, così come della determinazione del popolo cubano di continuare a costruire un progetto per salvare l’umanità.

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Traduzione e aggiunte: GFJ

Il 10 ottobre 2019, l'Assemblea Nazionale del Potere Popolare (ANPP) ha eletto Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez come Presidente della Repubblica di Cuba, che resterà in carica fino al 2023.

Nel 1994, Miguel Díaz-Canel ha assunto un nuovo incarico a Santa Clara, non lontano dal suo luogo di nascita, Placetas, come segretario provinciale del Partito Comunista di Cuba. Ha messo da parte l’auto con aria condizionata che gli era stata regalata e si recava al lavoro ogni mattina in bicicletta, con i capelli lunghi e i jeans che lo definiscono.

Díaz-Canel organizzava concerti rock, passava il tempo con la sua famiglia al centro culturale El Mejunje e andava in giro a parlare con la gente per strada. Questa vicinanza al popolo ha definito il suo mandato a Santa Clara, che ha formato l’uomo che ora è il presidente di Cuba.

A marzo ho passato alcune ore a parlare con Díaz-Canel, che – nato nel 1960 – ha vissuto tutta la sua vita mentre Cuba lottava contro le politiche soffocanti di Washington, per forgiare il suo percorso socialista.

Cresciuto da un’insegnante e da un operaio, Díaz-Canel ha visto in prima persona l’ampio programma di giustizia sociale della Rivoluzione Cubana, in cui milioni di lavoratori, contadini, neri e donne hanno iniziato a ottenere per la prima volta un accesso paritario alla giustizia.

La generazione di Díaz-Canel è cresciuta in un periodo sotto la guida di Fidel Castro in cui, nonostante l’esistenza di un blocco statunitense, la maggior parte dei cubani ha visto il proprio standard e la qualità della vita aumentare significativamente grazie ai piani di sviluppo nazionale, alle favorevoli relazioni commerciali con l’Unione Sovietica e a una crescente rete di sostegno nel mondo non allineato.

Díaz-Canel ha studiato ingegneria elettrica all’Università Centrale di Las Villas, ma all’inizio della sua carriera insegnando ingegneria lì, ha dedicato molto del suo tempo all’attivismo locale con la l’Unione dei Giovani Comunisti (UJC). Questo lo ha portato in una missione internazionalista in Nicaragua dove, insieme a migliaia di medici e insegnanti cubani, ha servito tra i più poveri, spesso in angoli remoti di questo paese centroamericano, allora intrappolato sotto una guerra controinsurrezionale finanziata dagli Stati Uniti.

Foto: Due generazioni, un solo cammino. Miguel Díaz Canel, Fidel Castro e Raúl Castro, il 16 aprile 1997, sulla Plaza de la Revolución Ernesto Che Guevara a Santa Clara

Díaz-Canel tornò dal Nicaragua nel 1989 quando l’URSS si stava avvicinando ai suoi ultimi giorni e il governo degli Stati Uniti colse l’occasione per inasprire il blocco contro Cuba.
Nel 1991, a Cuba inizia il  periodo speciale in cui il commercio estero si riduce improvvisamente dell’80%. Per i cubani iniziano le restrizioni alimentari (l’apporto calorico è sceso del 27% tra il 1990 e il 1996), lunghe code per il cibo divennero comuni, l’elettricità divenne rara, e milioni di persone cominciarono ad andare in bicicletta mentre l’isola affrontava gravi carenze di petrolio sotto un blocco intensificato. Díaz-Canel era uno di quelli che andavano in bicicletta.

La resilienza di Cuba durante il periodo speciale ha plasmato la sua visione del mondo.

Periodo speciale II

Nel 2018, Díaz-Canel viene eletto presidente di Cuba. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump inasprisce ulteriormente il blocco statunitense contro Cuba con 243 nuove misure sanzionatorie, impedisce le rimesse dei cubani dall’estero verso Cuba, nonché reinserisce Cuba nella lista degli Stati che “sponsorizzano del terrorismo”.

Questa campagna di massima pressione danneggia ulteriormente l’economia cubana, che ha cominciato a soffrire di carenze di carburante e cibo facendo retrocedere Cuba a un secondo periodo speciale.

L’amministrazione Biden ha mantenuto tutte queste misure.

Durante la pandemia, gli Stati Uniti non hanno concesso a Cuba alcun allevio del blocco unilaterale. Il governo cubano ha speso 102 milioni di dollari per reagenti, attrezzature mediche, indumenti protettivi e altri materiali; solo nella prima metà del 2021, il governo ha speso 82 milioni di dollari per tali materiali. Questi sono soldi che Cuba non prevedeva di spendere, sono soldi che avrebbero dovuto entrare tramite il settore turistico, crollato a causa della pandemia. Nonostante le gravi sfide dell’economia, il governo ha continuato a garantire gli stipendi, a comprare medicine e a distribuire cibo, così come l’elettricità e l’acqua corrente. Complessivamente, il governo cubano ha aggiunto 2,4 miliardi di dollari al suo già considerevole debito per coprire le necessità di base della popolazione.

Miguel Díaz Canel: "Ci sono persone insoddisfatte; ma ci sono anche mercenari pagati dal governo statunitense, tramite agenzie, per montare questo tipo di manifestazioni."

In questo contesto, il malcontento pubblico si è riversato nelle strade nel 2021, in particolare l’11 luglio. Il primo istinto di Díaz-Canel fu quello di andare al cuore della questione e parlare con la gente. Ha fatto di tutto per non limitarsi a liquidare sbrigativamente le loro preoccupazioni, ma si adoperato invece per comprenderle nel contesto più ampio di ciò che Cuba stava affrontando. Díaz-Canel ha subito riconosciuto che la maggior parte della gente è “insoddisfatta”, ma che la loro insoddisfazione veniva alimentata ulteriormente dall’esterno da “confusione, malintesi, false informazioni e il desiderio di creare una situazione particolare“. “Immaginate di affrontare questa situazione in un paese che viene attaccato, bloccato, demonizzato sui social network, e poi arriva COVID-19“, mi ha detto. “Pertanto, sono convinto che loro [gli Stati Uniti] hanno scommesso che Cuba non aveva via d’uscita: ‘I cubani non possono sostenere la rivoluzione; non possono uscire da questa situazione‘”.

Miguel Díaz Canel sempre a contatto con il Popolo di Cuba

Tra le molte risposte creative a queste numerose sfide c’è stata la decisione del governo cubano di sviluppare un proprio vaccino. Il 17 maggio 2020 Díaz-Canel ha convocato gli scienziati di Cuba. “Ho detto loro: ‘Guardate, non c’è alternativa; abbiamo bisogno di un vaccino cubano’. Nessuno ci darà un vaccino. Abbiamo bisogno di un vaccino cubano che ci garantisca la sovranità“, mi ha detto. Sette settimane dopo, nella seconda metà di luglio, la prima fiala di un candidato vaccino cubano era pronta. Poco dopo, Cuba avrebbe avuto cinque vaccini candidati. Di questi, tre sono già in uso: Abdala, Soberana 02 e Soberana Plus. Altri due sono nelle fasi finali dei test clinici e sono abbastanza promettenti, tra cui uno chiamato Mambisa, che può essere somministrato per via nasale. Tutto questo è un miracolo considerando che Cuba ha potuto investire solo 50 milioni di dollari per sviluppare questi vaccini.

Con i molteplici problemi economici di Cuba, il presidente Díaz-Canel, in linea con i suoi predecessori Fidel e Raúl Castro, ha rinnovato il principio di autosufficienza. “Dobbiamo affrontare noi stessi la battaglia economica con il concetto di resistenza creativa“, ha detto. Con un numero crescente di lavoratori nel settore non statale, l’economia ha incoraggiato le piccole imprese locali. Una nuova energia è emersa tra i settori statali dell’economia e queste nuove e crescenti imprese.

"Cuba e Cina sono punti di riferimento nella costruzione del socialismo" Miguel Díaz Canel

Nelle visite regolari effettuate da Díaz-Canel in tutta l’isola, si attribuisce molta importanza alle capacità locali di ogni comune. Egli sostiene una linea di continuità con la politica basata sull’etica di José Martí e Fidel Castro, la cui premessa è studiare le contraddizioni che esistono nella società, trovare le cause di queste contraddizioni, e proporre soluzioni che eliminino le cause. “Difendiamo la necessità di espandere sempre più la democrazia sulla base della partecipazione e del controllo da parte del popolo nella nostra società“, ha detto Díaz-Canel. Questo approccio ha già aperto la porta a profondi dibattiti su come sradicare le vestigia del razzismo che ancora rimangono nella società, la trasformazione dei quartieri in rovina, e una proposta di codice legale che espanderebbe radicalmente i diritti delle persone LGBTQ, compreso il matrimonio. In centinaia di incontri, molti dei quali registrati e trasmessi in televisione, Díaz-Canel ascolta pazientemente leader religiosi, studenti universitari, artisti, intellettuali, organizzatori di comunità, attivisti sociali e altri settori della società cubana che hanno molto da dire. Questi incontri possono spesso essere tesi. Díaz-Canel sorride e dice: “Abbiamo imparato moltissimo, si fanno proposte, si possono condividere criteri, si possono chiarire dubbi, e poi si va tutti insieme a lavorare“.

Cuba continua ad affrontare grandi sfide, e molti problemi rimangono da risolvere.

Nei momenti più difficili della Patria, il popolo, come sempre, ha accompagnato Fidel, che con il suo esempio ha fatto penetrare profondamente nella coscienza popolare, nella coscienza di un popolo inflessibile, lo slogan "Patria o morte, vinceremo". Oggi questo motto, viene messo in pratica sotto la guida del presidente Miguel Díaz Canel

Risulta chiaro che Díaz-Canel sta guidando un profondo rinnovamento della rivoluzione cubana in un processo che cerca di affrontare molte sfide complesse dando ai leader locali e ai cittadini la possibilità di diventare protagonisti democratici dei problemi all’interno delle loro comunità. Coloro che continuano a vedere il sistema cubano come una dittatura repressiva si rifiutano di fare i conti con una società in evoluzione che, nonostante la crudele violenza di Washington, esiste e sta creando il proprio futuro.

 

Manolo De Los Santos è il co-direttore esecutivo del Forum del Popolo ed è ricercatore presso la Tricontinental: Institute for Social Research. Ha coeditato, recentemente, Viviremos: Venezuela vs. Hybrid War (LeftWord Books/1804 Books, 2020) e Comrade of the Revolution: Selected Speeches of Fidel Castro (LeftWord Books/1804 Books, 2021).

 

 

 

Pubblicato in Attualità, Blocco, Cuba, Internazionale

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