Impressioni di viaggio a Cuba, marzo-aprile 2008. di Ester Busà

Premetto che un viaggio così intenso non l’ho mai fatto. E vi confesso che di idee confuse ne avevo parecchie, prima durante e ahimè anche dopo il rientro. Ma non dopo avere messo le mie impressioni su carta.
Non seguo l’itinerario fatto perché non ho più il programma, quindi chiedo scusa agli altri partecipanti se salterò di palo in frasca, ma voglio solo esprimere le mie emozioni. Emozioni sí, quelle che non proviamo più nella nostra vita, a meno che non ci succeda qualcosa di veramente terribile. Viviamo come se tutto fosse scontato e soprattutto dovuto. A Cuba non è così.
Tanto mi è rimasto nel cuore, a partire dai cinque uomini, Gerardo, René, Ramón, Fernando e Antonio, detenuti illegalmente negli Stati Uniti da 10 anni, rei solo di essersi infiltrati nei gruppi di terroristi che a Miami Florida hanno preparato e perpetrato efferati attentati contro Cuba. Scoperti sono stati imprigionati e tuttora detenuti per aver cercato di scoprire e svelare gli attentati contro Cuba, mentre i veri terroristi se la spassano sulle spiagge di Miami. Ci sono anche i nomi di questi terroristi sostenuti e protetti dagli Stati Uniti. Luis Posada Carriles e Orlando Bosch.
Ho incontrato una madre e una moglie di questi detenuti. Un incontro di due ore dove hanno raccontato la loro odissea. Era una mano gelata che piano piano ti stringeva il cuore e ti faceva partecipe di tutto il loro dolore e soprattutto, sentire così impotenti.
Ma via, ricordo anche la musica, il ballo dei cubani, la loro gioia e allegria, la loro manifesta apertura verso gli altri, malgrado 40 anni di “embargo” e il crollo dell’Unione Sovietica che li ha lasciati veramente a terra.
E’ un paese del terzo mondo -mi diceva Mario- mettitelo in testa e non fare paragoni. Difficile, non fare paragoni. Ti trovi davanti una città come la Habana piena di alberghi, di quartieri meravigliosi e poi nei dintorni della città case povere, decorose sí, ma povere. Sí certo tutti hanno da mangiare, un lavoro, istruzione anche nei più piccoli paesi di montagna, una sanità per cui tutte le cure sono gratuite.  Mortalità infantile bassissima.
Ho letto al mio rientro sui giornali che è stato liberato l’uso del cellulare a Cuba. La nostra stampa ha gridato al miracolo. Il Cellulare? Secondo me i miracoli di Cuba sono altri, ma la stampa internazionale non li menziona.
E che dire della “Colmenita”, uno spettacolo teatrale di bambini dai 5 ai 15 anni, diretti da un “genio” dico io, che hanno rappresentato la “Cenerentola” su musiche dei Beatles in lingua spagnola e inglese. Ho chiesto dopo lo spettacolo all’incontro che è seguito, sia con i bambini che con il “genio”, come ha fatto a preparare uno spettacolo così. Due anni di preparazione e i bambini hanno imparato l’inglese giocando a fare teatro….. questa è cultura!
Per non parlare delle scuole di arte che abbiamo visitato, con gli allievi sempre pronti a dare una dimostrazione di quello che sanno fare, senza aver bisogno di prove.
Non vi dico l’emozione all’incontro con i vecchi rivoluzionari che hanno fatto la rivoluzione con Fidel, il Che, Camilo Cienfuegos e altri. I vecchi cuori palpitano ancora e hanno fatto palpitare i nostri per l’amore per la patria e la libertà. Pagata a duro prezzo.
Ho visitato i vari musei della rivoluzione con tutte le foto di quei ragazzi morti non solo per un ideale, ma per una patria libera dai tiranni che facevano vivere il popolo nella fame e nell’ignoranza.

Fidel vinta la rivoluzione ha alfabetizzato il suo paese in un anno e mezzo, distribuendo sul territorio tutti quelli che sapevano leggere e scrivere, dai bambini agli adulti, per insegnare al popolo appunto a leggere e a scrivere. Finita la rivoluzione, ha detto mettete via i fucili e studiate.
Abbiamo incontrato anche studenti in medicina che vengono prevalentemente dall’America Latina e studiano gratuitamente a Cuba. Sono 25’000, ospitati da famiglie che praticamente li fanno diventare come loro figli. Ho chiesto loro: ma finito di studiare siete obbligati magari a rimanere a Cuba a lavorare? No, mi hanno risposto, rientriamo nei nostri paesi.
E che dire dei medici internazionalisti che vanno a curare i più reietti nei paesi dove c’è la guerra. Li abbiamo incontrati, con il loro bagaglio di esperienze e fotografie scioccanti.
‘Non si può uscire da Cuba’ dicono tutti. Questo non lo so esattamente, ma tutti quelli che ho incontrato e con cui ho parlato hanno parenti in giro per il mondo. Alla mia partenza da Cuba in aeroporto ho incontrato una ragazza che lavorava come animatrice nel mio albergo. Dove vai? Le ho chiesto un po’ sorpresa. Ho vacanza per cinque giorni e vado a Toronto. Certo non hanno soldi per viaggiare, ma era in compagnia di un suo amico canadese che le avrà offerto il viaggio. Intanto però partiva.
Chi restava invece sono le pensionate di una casa per anziani che abbiamo visitato. Tutte sopra gli 85 anni, tenerissime e dispostissime a raccontarci la loro vita. Diciamo che le camerette erano decorose ma le persone che le accudivano, infermiere e personale erano amorevoli e competenti. La cucina lasciava un po’ a desiderare e allora il nostro gruppo ha dato una mano per poter comperare una cucina a gas, caffettiere e ventilatori per le camere.   Di tutto ciò abbiamo già ricevuto un debito resoconto che le cose sono state fatte.
Abbiamo visitato anche un orfanotrofio situato in una bella casa. La maggior parte delle case più belle, appartenenti agli antichi possidenti terrieri, sono state trasformate in ospedali, scuole, ecc.
In una splendida serata siamo stati ricevuti da un intero quartiere, dove abbiamo conosciuto gli appartenenti al CDR “Comitato di Difesa della Rivoluzione”. Praticamente sono delle persone che senza compenso e dopo il lavoro, si mettono a disposizione per il quartiere. Controllano che nessuno rubi nelle case, assistono chi ha bisogno di cure ecc. Divisi a gruppetti  le famiglie ci hanno ricevuto nei loro appartamenti e così abbiamo chiacchierato, scambiato idee e condiviso l’immancabile “Ron”. Il loro motto? Il mio vicino è il mio primo familiare! Ma sono strani vero…
L’ultimo incontro è stato quello che più ha intrigato la mia fantasia. Nella Casa dell’Amicizia a La Habana ci aspettava un membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, per una chiacchierata. Avete presente Peppone? Era ciò che mi aspettavo e invece mi sono trovata davanti un giovanotto sui 30 anni che ci ha spiegato pazientemente il funzionamento della politica e delle elezioni a Cuba. Ci ha spiegato che il maggior problema da risolvere al momento sono le abitazioni e i trasporti. Più spiegava e più lo guardavo con gli occhi fuori dalle orbite. Altro che tirannia! Le selezioni dei candidati per l’Assemblea Nazionale (Parlamento), formata da 614 deputati, comincia dal basso e non sono persone obbligate ad essere iscritte al Partito Comunista. I circondari mandano avanti i loro candidati. All’inizio sono molti, poi dopo varie selezioni, si arriva a nominare i 614. Ma non a suon di campagna elettorale, bensì con tanto di Curriculum su quello che fanno e che sanno fare! Di questi 614 oltre un terzo sono donne!
Il mare di Cuba e le sue spiagge sono splendidi, ma se volete fare una vacanze di mare va bene anche il nostro stupendo Mediterraneo.
Se invece volete vedere Cuba, non rinchiudetevi in un albergo di 5 stelle in riva al mare, ma andate in mezzo alla gente e parlate con loro.

Non ho visitato l’intera isola quindi mi mancano altre emozioni, quando racconto a volte mi dicono:  ‘Sí ma ti hanno fatto vedere e spiegato solo ciò che volevano’. Be’ allora tutte le persone che ho incontrato devono essere molto brave a nascondere i propri sentimenti e non è questo che il mio cuore ha sentito, quindi credetemi è vero. C’è ancora molto da fare a Cuba, ma con lo spirito che hanno, ce la faranno.
Avrei ancora tanto da raccontare ma devo terminare queste mie riflessioni e lo faccio con una frase di José Marti “Patria es humanidad.
Ester Busà

Pubblicato in Resoconti

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