Cuba, le nostre elezioni: nessuna propaganda elettorale individuale, nessuna promessa di soluzioni miracolose (+VIDEO)

Foto: Ricardo López Hevia

Un seggio nel parlamento cubano non è una poltrona comoda da conquistare per merito. È un luogo nella trincea delle idee.

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Traduzione e aggiunte: GFJ
13 febbraio 2023

Il Partito Comunista Cubano non nomina né elegge nelle elezioni cubane. 
Cuba, ha un solo partito che è rispettato dal popolo, e quando qualcuno ha un problema nella società, dove va è al partito, perché è quello che sostiene il popolo. Ci sarà sempre un partito unico, non vogliamo partiti che non hanno nulla a che fare con il popolo. Se guardiamo ai presunti paesi con multipartitismo, quale soluzione ha sulla loro politica? Solo guardate i problemi scatenati nei paesi europei, nei paesi dell’America Latina in cui la destra è irrotta, aggressiva e determinante, nella sua falsa politica. Oltre ad un mandato dai milionari e le loro mafie sotto il mondo del denaro e la corruzione, il razzismo, la migrazione … pensano al popolo? Pensano alla classe operaia? Hanno avuto qualche risultato i partiti?

Qualsiasi straniero che arrivi per la prima volta a Cuba durante il periodo elettorale si stupirà di non trovare alcun manifesto con i volti dei candidati, né sui pilastri, né sui muri, né nelle pubblicità televisive a pagamento.

Non c’è propaganda elettorale individuale. Nessuna promessa di soluzioni miracolose. Non ci sono dibattiti televisivi, dove i contendenti si disputano il favore del pubblico, attaccandosi a vicenda in uno spettacolo di pugilato verbale.

Ciò che è così comune in altri Paesi, qui sono pratiche che sono scomparse contemporaneamente al sistema multipartitico.

I candidati, una volta eletti come deputati, non avranno redditi straordinari e molti altri benefici, cosa molto comune in altri Paesi, dove a volte le cifre sono approvate dalle stesse persone che legiferano.

L’unica cosa che i nostri parlamentari otterranno sarà più lavoro, più responsabilità, più impegno. E, naturalmente, il riconoscimento popolare, se ottengono risultati.

Ai 470 candidati che questa volta comporranno l’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, la nazione offre solo ciò che José Martí offrì a Máximo Gómez nella storica lettera in cui lo invitava a intraprendere la Guerra Necessaria: “il piacere del suo sacrificio e la probabile ingratitudine degli uomini“.

Un seggio nel parlamento cubano non è una poltrona comoda da conquistare per meritarsi privilegi. È un luogo in trincea delle idee. Una missione dura ed esaltante che non sarà mai compresa da chi confonde il valore con il prezzo o misura gli esseri umani in base a ciò che hanno e non a ciò che sono.

Nel nostro arcipelago, con la sua grande isola, la sua piccola isola e le sue numerose baie, tutti i cittadini con capacità giuridica possono intervenire nella gestione dello Stato, direttamente o attraverso i loro rappresentanti eletti.

A Cuba tutti hanno il diritto di candidarsi e di essere candidati, di eleggere e di essere eletti alle cariche negli organi del potere popolare. Mentre la presenza delle donne negli organi legislativi di molti Paesi ha conosciuto una certa stagnazione, Cuba è il secondo parlamento al mondo - senza "quote rosa" - con la più alta partecipazione femminile,  il 53,22%.

Tutti hanno il diritto di proporre, di candidarsi e di essere candidati, di eleggere e di essere eletti alle cariche negli organi del potere popolare. A parità di opportunità, sono le capacità, i valori, i meriti e il prestigio personale a determinare l’inclusione dei candidati nelle liste originali.

Il Partito Comunista Cubano non nomina i candidati né elegge nelle elezioni cubane.

Spetta poi alla Commissione per le candidature, composta da rappresentanti delle organizzazioni di massa e studentesche, analizzare l’insieme delle proposte che emergono dalle sessioni plenarie delle organizzazioni, selezionare le pre-candidature con criteri che garantiscano la maggiore rappresentatività possibile della nazione che siamo, e poi consultarsi con ciascun delegato delle assemblee municipali del Potere Popolare, che sono quelle che approvano le candidature. Non è il Partito. Il Partito Comunista Cubano non nomina né elegge nelle elezioni cubane.

Il Consiglio elettorale nazionale, l’organo statale incaricato di organizzare, dirigere e supervisionare le elezioni, deve garantire, da parte sua, la trasparenza e l’imparzialità dei processi di partecipazione democratica, convalidare i risultati e informare la nazione.

I deputati eletti saranno protagonisti attivi della definizione della strategia con cui il Paese affronterà le conseguenze quotidiane del BLOQUEO, intensificato dall’impero nella sua ostinata determinazione a rendere impraticabile il nostro sistema di governo, in modo che il popolo venga infine sconfitto dalla persistente penuria e persino dall’incredulità indotta contro di sé dai nemici della Rivoluzione.

Finché questa politica criminale prevarrà, per Cuba, nell’agenda del vicino arrogante che ignora e non rispetta la nostra democrazia, il nostro continuerà ad essere un Parlamento in lotta resistente e creativa per il benessere dei suoi cittadini e lo sviluppo del Paese. Nonostante il BLOQUEO.

Fidel, eterno candidato, sempre presente e attuale

E se, anche con questi argomenti, qualcuno ci chiedesse perché ci congratuliamo con i candidati, sapendo tutto il lavoro e le sfide che li attendono, dovremmo rispondere con le parole pronunciate da Fidel 30 anni fa, alla vigilia della costituzione di una nuova legislatura di fronte a un mondo incerto:

I valori che difendiamo sono molto sacri, sono molto elevati, sono molto potenti, sono i valori della patria, sono i valori della Rivoluzione, sono i valori del socialismo, sono i valori della giustizia, sono i valori dell’uguaglianza, sono i valori della dignità umana e dell’onore. Questi valori hanno un peso enorme“.

VIDEO: Fidel parla delle elezioni a Cuba (19 gennaio 2003)


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