L’emancipazione della donna si realizzerà solo con il socialismo. A Cuba si sta avverando

Siamo a un punto più alto dell'agenda di genere che ci permette di aggiornare e contestualizzare questi temi nel piano di sviluppo economico e sociale del Paese. Foto: Dunia Álvarez Palacios

Cosa definisce il Programma Nazionale per il Progresso delle Donne?

Anche se il cammino percorso verso la piena parità per le donne cubane non è stato breve, ci sono ancora sfide legate alle manifestazioni di discriminazione e violenza di genere, così come ai comportamenti sessisti, che confermano la necessità di un programma nazionale per il progresso delle donne.

Questo programma, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, non è in alcun modo nuovo, ma piuttosto amplia l’impatto decisivo della Rivoluzione in questo settore, come ha sottolineato questo giovedì Teresa Amarelle Boué, membro dell’Ufficio Politico del Partito e segretario generale della Federazione delle Donne Cubane (FMC), durante un’apparizione al programma Mesa Redonda.

Passando in rassegna, in termini di diritti, le numerose battaglie vinte dalle donne cubane, Amarelle Boué ha ribadito che il primo programma di uguaglianza di cui hanno goduto le donne è stato, appunto, la Rivoluzione.

Nel capitalismo, che si basa sulla diseguaglianza tra le classi non potrà che osservarsi una diseguaglianza tra l’uomo e la donna: nell’economia, nei diritti, ecc… Ma sempre in una prospettiva di classe. Cioè, la donna nel capitalismo è, come ci diceva Lenin, doppiamente oppressa: per essere donna e per essere operaia.

Da quei primi anni, ha detto, dopo il trionfo del 1° gennaio, fino ad oggi, le strade dell’emancipazione sono state sgombrate e costruite, con lo scopo di raggiungere una partecipazione consapevole delle donne alla vita economica, politica e sociale del Paese.

Nel suo discorso ha fatto riferimento ad alcuni importanti precedenti come le leggi sul lavoro, quando la Rivoluzione era agli inizi; il riconoscimento, al Primo Congresso del Partito Comunista di Cuba, nel 1975, della piena parità delle donne, così come l’approvazione, nel 1997, del Piano d’Azione Nazionale per il Seguimento della Quarta Conferenza mondiale sulle donne a Pechino, Cina.

Tuttavia, ha riconosciuto, non sempre abbiamo avuto la stessa comprensione su questi temi. A titolo di esempio, ha commentato l’inserimento, nella Costituzione del 1976, di un capitolo sull’uguaglianza che aveva ancora un tono discriminatorio, e che è stato corretto nella riforma del 1992.

CONTINUARE A SPIANARE LA STRADA ALL’EMANCIPAZIONE DELLE DONNE

Con il marchio di una lotta storica per i diritti delle donne cubane, guidata da Fidel e Vilma, il Programma Nazionale per l’Avanzamento delle Donne concentra la sua attenzione sulle sfide attuali e mira, come obiettivo fondamentale, a continuare a promuovere l’avanzamento delle donne cubane in mezzo a tutte le trasformazioni, senza che si producano battute d’arresto rispetto a quanto è stato realizzato finora.

Per caso Alicia Koplowitz, Condoleezza Rice, Hillary Clinton, Angela Merkel, Christiane Lagarde o Janine Añez e Michelle Bachelet sono donne oppresse dal capitalismo o invece esercitano indistintamente la loro dominazione di classe su uomini e donne operai? La risposta è molto semplice, e ci mostra che il problema dell'emancipazione della donna è una questione di classe che non si può separare dalla lotta per il socialismo, una lotta dove la donna ricopre un ruolo fondamentale. 

Secondo Teresa Amarelle, “il programma cerca, nello specifico, di ottenere una maggiore sistematizzazione da parte degli organismi dell’amministrazione centrale dello Stato, delle istituzioni ecc. nel monitoraggio di tutte le questioni che riguardano lo sviluppo delle donne nella società”.

Allo stesso modo, ha specificato, include la necessità di intensificare lo sviluppo delle politiche pubbliche e di promuovere l’educazione con una prospettiva di genere nelle famiglie e nelle comunità. E, con questa stessa prospettiva, la premessa è anche quella di formare i funzionari pubblici che si proiettino in questa direzione.

Naturalmente, ha aggiunto la segretaria generale della FMC, la violenza di genere e le forme di discriminazione hanno anche una sezione essenziale all’interno delle azioni e delle misure incluse nel Programma, oltre alla trasversalizzazione di tutti gli obiettivi, perché anche se Cuba non ha manifestazioni significative di questa natura, rispetto ad altri Paesi del mondo, fatti discriminatori continuano a verificarsi.

Tra i settori coperti dal piano d’azione, Teresa Amarelle ha sottolineato quello relativo al potenziamento economico delle donne. “L’occupazione continua ad essere una sfida; attualmente abbiamo un milione di donne economicamente inattive. Uno dei motivi più comuni è che gran parte dell’invecchiamento della popolazione del paese è di sesso femminile, e un’altra grande percentuale si dedica alla cura degli anziani”, ha sottolineato.

Il ruolo patriarcale, cioè, il ruolo della donna dentro la famiglia è una delle chiavi che spiegano la sottomissione della donna lavoratrice. Il lavoro domestico è un’ulteriore forma di schiavitù lavorativa, tuttavia non è remunerato né gode del necessario riconoscimento sociale.

Altre questioni affrontate dal programma sono strettamente legate alla legislazione e alle leggi sensibili al genere, alla sfida di promuovere l’educazione e la pratica della salute sessuale e riproduttiva in un paese in cui le famiglie sono sempre più diverse.

Le 44 misure considerate dal Programma, secondo Amarelle Boué, riguardano tutti questi e altri obiettivi. È il caso dell’ampliazione delle case per bambini, come alternativa ai circoli statali per l’infanzia, che, di fronte all’aumento del numero di donne lavoratrici, non sono in grado di soddisfare tutta la domanda.

“Siamo a un punto più alto dell’agenda di genere che ci permette di aggiornare e contestualizzare questi temi nel piano di sviluppo economico e sociale del Paese, tenendo conto che le donne sono una forza importante in questo sviluppo.

“Questo programma riassume, in misure e azioni, il sentimento della volontà politica dello Stato cubano sulle questioni di uguaglianza di genere, l’eliminazione degli stereotipi e legittima una pratica che si è svolta a Cuba dopo il trionfo della Rivoluzione, ai fini di dare loro il ruolo di protagoniste che le donne hanno sempre avuto nella società”, ha ribadito.

Amarelle Boué ha sostenuto che esso costituisce anche un meccanismo essenziale per la promozione dell’uguaglianza di genere, oltre ad essere una road map per l’istituzionalizzazione delle politiche pubbliche nel nostro Paese, ed essere in linea con la Costituzione della Repubblica, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e l’Agenda 2030, insieme alla Piattaforma di Pechino.

Urge dunque buttare il capitalismo e il patriarcato nella discarica della storia.

“Stabilisce anche l’impegno a valutare sistematicamente il rispetto di quanto proposto, dagli organi locali del Potere Popolare alla più alta dirigenza del Paese, con la Federazione delle Donne cubane come protagonista e consigliere durante tutto questo processo”, ha precisato.

IMPEGNI INTERNAZIONALI ALLA LETTERA

Margarita Valle Camino, funzionaria della Direzione Generale degli Affari Multilaterali e del Diritto Internazionale del Ministero degli Affari Esteri, ha sottolineato l’alto impegno di Cuba per la ratifica degli impegni internazionali.

La donna lavoratrice nel capitalismo è sottoposta a diversi livelli di oppressione. Sul piano economico il salario della donna normalmente è minore di quello dell'uomo e la secolare reclusione domestica fa sì che molte lavoratrici siano totalmente dipendenti dell'uomo economicamente, condizione che ostacola ogni tentativo di emancipazione. 

A questo proposito, ha richiamato l’attenzione sulla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, adottata nel 1979 ed entrata in vigore nel 1981.

Il nostro Paese, ha sottolineato, è stata la prima nazione a firmarlo e la seconda a ratificarlo, già nel 1980. Attualmente, ha riferito, questo strumento ha 189 Stati parte.

Allo stesso modo, ha ricordato con enfasi la IV Conferenza Mondiale sulle Donne, alla quale Cuba ha partecipato con una numerosa delegazione guidata da Vilma Espín. Su questa base, ha detto, è stata adottata la cosiddetta Piattaforma d’azione di Pechino, considerata il documento più completo mai adottato in una conferenza delle Nazioni Unite sui diritti delle donne.

Senza femminismo non c'è Socialismo. Senza Socialismo non c'è emancipazione delle donna... né dell'uomo!

FARE PROGRESSI ANCHE A LIVELLO LEGISLATIVO E NELLA CULTURA FIURIDICA 

Per quanto riguarda i risultati che il Programma Nazionale per l’Avanzamento delle Donne cerca di raggiungere dal punto di vista giuridico, Rosabel Gamón Verde, Primo Vice Ministro del Ministero della Giustizia, ha spiegato che uno dei suoi punti di forza è proprio quello di definire un’area di lavoro in questo senso, legata alla legislazione e al diritto, oltre a concepire l’importanza di un quadro normativo contro la violenza di genere.

“Il Programma contiene un gruppo di azioni, e una delle principali è quella di assicurare un linguaggio inclusivo, con una prospettiva di genere, dal momento della stesura del regolamento fino alla sua pubblicazione”, ha detto.

Un’altra delle azioni, ha aggiunto Gamón Verde, è la formazione di studenti di legge e professionisti su questi temi, che permetterà loro di avere gli strumenti per garantire il rispetto, migliorare la legislazione attuale, e garantire che le forme di violenza siano affrontate e monitorate.

“Il rafforzamento di una cultura giuridica nella società cubana su questi temi è anch’ “esso centrale, poiché la legislazione da sola non risolve questo problema. Se non siamo in grado di attuarli in modo efficace e di controllarli rigorosamente, non si ottiene nulla. Né si faranno progressi se tutti i cittadini non si sentiranno parte di questi necessari cambiamenti”, ha concluso.


Pubblicato in Attualità, Cuba, Cultura, Internazionale

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