“Dalle grandi crisi nascono grandi soluzioni”

Le idee del leader storico della Rivoluzione cubana, Fidel Castro Ruz.

Le idee dello storico leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro Ruz, sulle sfide attuali e future dell’umanità hanno segnato un percorso negli eventi internazionali sulla globalizzazione e i problemi dello sviluppo. Proprio mentre si svolge oggi all’Avana la 14ª edizione di questi incontri, condividiamo alcuni estratti dei suoi discorsi.

Fonte:
Traduzione e aggiunte: GFJ
15 novemmbre 2023

Economisti del popolo

«Oggi gli Stati Uniti sono la base dell’imperialismo globalizzato e anche la lotta contro questa forma di dominio deve essere globalizzata.»

«Quell’impero ha i suoi teorici e i suoi ideologi formati nelle università, anche se è giusto dire che lì ci sono anche uomini intelligenti e sensibili, che non la pensano tutti allo stesso modo; uomini che non condividono i metodi dell’impero, né le politiche dell’impero o la procedura criminale di bloccare un piccolo paese, di cercare di sottometterlo con la fame e le malattie. L’impero ha le sue teorie, i suoi teorici e i suoi mezzi per diffonderle, e anche i popoli dominati da questo impero globale devono avere i loro teorici, che devono provenire dalle file degli intellettuali; prima di tutto, dagli economisti. Da economisti con un senso politico, non da economisti al servizio delle transnazionali o da economisti che svolgono il semplice ruolo di consiglieri. Certo, dobbiamo essere il più possibile orientatori, economisti che sviluppano idee e le trasmettono al loro popolo sulla base di fondamenti profondamente scientifici, sulla base della scienza e dell’esperienza umana accumulata in un lungo periodo di tempo.

Gli economisti del popolo, e oggi per essere economisti del popolo – ripeto – devono essere economisti politici; e i politici devono essere politici, con un minimo di conoscenze economiche e se possibile con un massimo di conoscenze in questo campo, che oggi è davvero la base su cui si gioca il destino dell’umanità, la base su cui si sviluppano le nostre lotte. E i politici che non capiscono, o che non vogliono capire, o che non si sforzano di conoscere l’economia, non sono degni di esercitare le funzioni che esercitano come politici.» (Economia Internazionale degli Eventi 98)

Che tipo di globalizzazione abbiamo oggi?

«Le mie convinzioni più profonde: l’incredibile e inedita globalizzazione con cui abbiamo a che fare è un prodotto dello sviluppo storico, un frutto della civiltà umana; è stata raggiunta in un periodo molto breve, non più di tremila anni, nella lunga vita dei nostri antenati sul pianeta. Erano già una specie completamente evoluta. L’uomo di oggi non è più intelligente di Pericle, Platone o Aristotele, anche se non sappiamo ancora se sia abbastanza intelligente da risolvere i problemi altamente complessi di oggi. Noi scommettiamo che possa farlo. Questo è il tema del nostro incontro.

Una domanda: si tratta di un processo reversibile? La mia risposta, la risposta che do a me stesso, è: no.

Che tipo di globalizzazione abbiamo oggi? Una globalizzazione neoliberista, come molti di noi la chiamano. È sostenibile? No. Può sopravvivere a lungo? Assolutamente no. È una questione di secoli? Categoricamente no. Durerà solo decenni? Sì, solo decenni. Ma prima o poi dovrà cessare di esistere.

Penso di essere una specie di profeta o indovino? No. Ne so molto di economia? No, praticamente nulla. Per dire quello che ho detto, basta saper fare addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni. Questo è ciò che i bambini imparano alla scuola primaria.

Come avverrà la transizione? Non lo sappiamo, attraverso rivoluzioni violente e diffuse o grandi guerre? Sembra improbabile, irrazionale e suicida. Attraverso crisi profonde e catastrofiche? Purtroppo è molto probabile, quasi inevitabile, e prenderà molte forme diverse e di lotta.

Che tipo di globalizzazione sarà? Non potrà che essere solidale, socialista, comunista o come la si voglia chiamare.

La natura, e con essa la specie umana, ha molto tempo per sopravvivere all’assenza di un tale cambiamento? Molto poco. Chi saranno i creatori di questo nuovo mondo? Gli uomini e le donne che popolano il nostro pianeta.

Quali saranno le armi essenziali? Le idee, le coscienze. Chi le seminerà, le coltiverà e le renderà invincibili? È un’utopia, un sogno tra i tanti? No, perché è oggettivamente inevitabile e non c’è alternativa. È stato sognato non molto tempo fa, ma forse prematuramente. Come disse il figlio più illuminato di quest’isola, José Martí: “I sogni di oggi saranno le realtà di domani”.» (1° Incontro sui problemi dell’economia e dello sviluppo, gennaio 1999).

Il compito spetta agli esseri umani

«L’ordine economico prevalente non è sostenibile né sopportabile. Non c’è soluzione possibile senza grandi e profondi cambiamenti. Non è necessario entrare nel merito dei fatti, che si ripetono qui e ovunque, per comprendere la realtà. Gli esempi di crisi locali, regionali ed emisferiche che si ripetono con sempre maggiore frequenza lo dimostrano. Non vengono risparmiati né i Paesi poveri né quelli ricchi. Molti partiti sono in totale disfacimento. I popoli stanno diventando sempre più ingovernabili. Le organizzazioni finanziarie internazionali e le istituzioni ad esse collegate, come l’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), o i gruppi di super-ricchi come il Gruppo dei 7, non riescono più a trovare un punto d’incontro. Le organizzazioni e i movimenti sociali colpiti o sensibilizzati dalla tragedia che il mondo sta vivendo si moltiplicano ovunque. Le moderne tecnologie hanno permesso di trasmettere messaggi senza l’aiuto dei media tradizionali.

I fattori oggettivi derivanti dallo sviluppo della società umana stessa determinano gli eventi. L’economia non è una scienza naturale, non è e non può essere esatta; è una scienza sociale. I concetti e le idee, le tendenze e le leggi emerse in un determinato momento all’interno di un determinato sistema economico e sociale tendono a persistere nel tempo, anche quando tali sistemi sono esauriti o sono scomparsi, il che spesso perturba l’interpretazione più corretta degli eventi.

[(…] L’enorme diversità di opinioni e teorie che si ascolta nelle riunioni di scienze sociali ne è la prova. Anche gli enormi errori che si commettono in ogni profondo processo rivoluzionario serviranno da esempio.

Della politica mi sembra meglio dire che è un misto di scienza e arte, anche se più arte che scienza.

Non bisogna mai dimenticare che in entrambi i casi la responsabilità del compito spetta agli esseri umani, che sono vari e variabili come le particelle che portano nelle combinazioni della loro mappa genetica.

Dalla storia possiamo trarre una lezione su cui insisto spesso: solo dalle grandi crisi sono emerse le grandi soluzioni.» (5° Incontro su Economia e problemi dello sviluppo, febbraio 2003).

Díaz-Canel ha partecipato all'inaugurazione del 14° Incontro internazionale di economisti sui problemi della globalizzazione e dello sviluppo. Vedi l'articolo (en español): Un mundo mejor no solo es posible, sino necesario

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Pubblicato in Attualità, Cuba, Internazionale

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