Fidel e la NATO

Fidel non ha mai separato la NATO dal governo degli Stati Uniti, comprendendo bene che sono parti dello stesso corpo, fatto  per invadere, distruggere e controllare Stati sovrani
Foto: Jens Stoltenberg, il Segretario generale della Nato, marionetta in mano al Pentagono/Fidel Castro Ruz, il grande umanista del secolo scorso e “soldato delle idee”

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Nei suoi ultimi testi, il grande umanista del secolo scorso, Fidel Castro Ruz, ha riassunto le questioni che più lo preoccupavano.

di Oleg Yasinsky (*)
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Fonte: https://actualidad.rt.com/
Traduzione e aggiunte: GFJ

"Ieri ascoltavo le dichiarazioni del nuovo Segretario Generale della NATO, l'ex Primo Ministro norvegese, insediatosi solo sei giorni fa, il 1° ottobre. Che odio sul suo volto! Che incredibile determinazione a promuovere una guerra di sterminio contro la Federazione Russa!" Fidel Castro Ruz, 7 ottobre 2014

Nei suoi ultimi testi, il grande umanista del secolo scorso, Fidel Castro Ruz, ha riassunto le questioni che più lo preoccupavano. Ha parlato di molte cose di cui non aveva avuto il tempo di parlare quando era al potere. Ha espresso la sua enorme preoccupazione per la fragilità del nostro pianeta e della vita umana, per il pericolo della guerra atomica, che nonostante le tante promesse e bugie dopo lo smantellamento dell’URSS è aumentato di molte volte. Ci ha messo in guardia sulla natura del capitalismo, che per sua caratteristica invariabile con l’aumentare del potere diventa sempre più vorace e distruttivo. Ha anche messo in guardia dalla manipolazione e dalla degradazione della cultura in un prodotto per il mercato, che promuove lo sfruttamento e la violenza. Più volte nelle sue riflessioni è tornato ai sogni stellari dell’umanità, al grande mistero del tempo e dello spazio, pensando sicuramente che il destino della nostra specie è inseparabile dall’infinito desiderio di creare, scoprire e conoscere, superando pregiudizi, paure e divieti.

Fidel ha parlato anche di cose terribili, come ad esempio la NATO. Il grande conoscitore del mondo reale, sopravvissuto a 638 attentati alla sua vita, su un’isola che contro ogni legge naturale e pedestre ha resistito per decenni al peggior blocco economico da parte dell’impero più potente del pianeta a sole 90 miglia dalla sua costa, non poteva permettersi di essere ingenuo. Mentre i leader di tanti altri Paesi che hanno appena restaurato il capitalismo, riempiendo le loro tasche di potere, ripetevano le dolci idiozie sui “valori umani generali” e sul “trionfo mondiale della democrazia“, Fidel, nel suo saggio grido di santo rivoluzionario nel deserto della meschinità politica dei suoi ex-alleati, continuava con la sua fredda e cruda analisi della realtà come unica possibilità di non cadere nella trappola degli altri.

A differenza dei suoi colleghi europei, non ha mai separato la NATO dal governo degli Stati Uniti, comprendendo bene che sono parti dello stesso corpo, fatto non solo per invadere, distruggere e controllare Stati sovrani, ma anche come strumento infallibile per porre fine all’indipendenza politica, economica e militare di qualsiasi Paese che si unisca a questa unione di “guardiani della democrazia“.

Antimperialista, panarabo e panafricano: ecco perché Gheddafi doveva morire  (leggi)

Nel suo articolo “La guerra fascista della NATO“, scritto il 28 marzo 2011 a proposito dell’invasione della Libia, Fidel afferma:

Nemmeno i leader fascisti della Germania e dell’Italia furono così sfrontati in seguito alla guerra civile spagnola scatenata nel 1936, un episodio che molti avranno ricordato in questi giorni. Da allora sono passati quasi esattamente 75 anni; ma niente di paragonabile ai cambiamenti avvenuti in 75 secoli, o se volete, 75 millenni di vita umana sul nostro pianeta. (…) In un mondo in cui l’alleanza tra gli Stati Uniti e le potenze capitalistiche sviluppate dell’Europa si sta impadronendo sempre più delle risorse e dei frutti del lavoro dei popoli, ogni cittadino onesto, qualunque sia la sua posizione verso il governo, si opporrebbe all’intervento militare straniero nella sua patria. (…) Mai prima d’ora un Paese, grande o piccolo che sia, in questo caso di appena 5 milioni di abitanti, è stato vittima di un attacco così brutale da parte dell’aviazione di un’organizzazione guerrafondaia che dispone di migliaia di cacciabombardieri, più di 100 sottomarini, portaerei nucleari e un arsenale sufficiente a distruggere il pianeta molte volte. Una situazione del genere non è mai stata conosciuta dalla nostra specie e non esisteva nulla di simile 75 anni fa quando i bombardieri nazisti attaccarono obiettivi in Spagna. Ora, però, la screditata e criminale NATO scriverà una ‘bella’ storia sui suoi bombardamenti ‘umanitari’“.

Il 24 marzo 1999: inizio dei bombardamenti della Jugoslavia da parte delle forze NATO. In questo giorno le sirene della guerra e della distruzione suonarono a Belgrado, Pristina, Novi Sad e in altre città, segnando l'inizio di un massacro durato 78 giorni.

Il mondo unipolare, il mondo della “fine della storia” secondo il suo profeta Francis Fukuyama, stava appena iniziando a riorganizzare i vasti territori e le enormi ricchezze a favore del vincitore della guerra fredda, conclusasi con la sconfitta del campo socialista europeo. Quando i leader dei nuovi Paesi dell’Unione Sovietica, che si supponevano indipendenti, si stavano appena sistemando nelle loro nuove giacche e presentavano timidamente le prime domande di adesione alla NATO, Fidel, come Cassandra, già ci avvertiva della nuova vittima del “mondo civilizzato“. Questa volta sarebbe stata la Jugoslavia, che per decenni è stata un esempio di socialismo, diverso da quello sovietico, e particolarmente pericoloso per il suo successo economico. E la NATO era già il principale strumento militare, impunito e spietato nell’imporre le nuove regole al mondo.

Il 24 ottobre 2011 Fidel scrive:

Questa brutale alleanza militare è diventata il più perfido strumento di repressione che la storia dell’umanità abbia conosciuto. La NATO ha assunto questo ruolo repressivo globale non appena l’URSS, che era servita agli Stati Uniti come pretesto per la sua creazione, ha cessato di esistere. Il suo scopo criminale è diventato evidente in Serbia, un Paese di origine slava, il cui popolo ha combattuto in modo così eroico contro le truppe naziste nella Seconda Guerra Mondiale. (…) Sono quindi obbligato a fare una breve dichiarazione su questo tema. Sono quindi costretto a riassumere le idee essenziali che ho esposto e gli eventi che si sono svolti come previsto, ora che una figura centrale di questa storia, Muammar Gheddafi, è stato gravemente ferito dai più moderni cacciabombardieri della NATO che hanno intercettato e messo fuori uso il suo veicolo, catturato ancora vivo e ucciso dagli uomini che l’organizzazione militare ha armato.

Il suo cadavere è stato rapito ed esposto come trofeo di guerra, un comportamento che viola i principi più elementari delle credenze musulmane e di altre religioni prevalenti nel mondo. Viene annunciato che molto presto la Libia sarà dichiarata “Stato democratico e difensore dei diritti umani“.

Guardiamo oggi le macerie della Libia, da cui continuano a emergere ombre umane che cercano rifugio nei barconi che attraversano il Mediterraneo in cerca di sogni impossibili o di morte certa.

In uno dei suoi ultimi testi più completi e testimoniali, datato 1° settembre 2014, Fidel ci parla molto di ciò che conosce meglio: la Rivoluzione. Inizia con alcune parole sulla rivoluzione della “vecchia Russia” che “ha commosso il mondo“, per poi passare ad altri grandi esempi, quelli del Vietnam e di Cuba, sia umani che militari. Consapevole che il tempo stava per scadere, ha cercato di definire la sfida che ci stava lasciando:

Non sarebbe forse preferibile sforzarsi di produrre più cibo e prodotti industriali, di costruire ospedali e scuole per i miliardi di esseri umani che ne hanno un disperato bisogno, di promuovere l’arte e la cultura, di lottare contro le malattie di massa che portano alla morte più della metà dei malati, di operatori sanitari o tecnologici che, si pensa, potrebbero finalmente eliminare malattie come il cancro, l’ebola, la malaria, la febbre dengue, la chikungunya, il diabete e altre che colpiscono le funzioni vitali degli esseri umani?”.

Se oggi è possibile prolungare la vita, la salute e la durata della vita delle persone, se è perfettamente possibile pianificare lo sviluppo della popolazione in virtù dell’aumento della produttività, della cultura e dello sviluppo dei valori umani, cosa stanno aspettando?

Le idee giuste trionferanno o trionferà la catastrofe“.

 Fidel Castro ha pronosticato che sia l'euro che il dollaro saranno prima o poi ridotti allo stato di "carta bagnata" e ha stimato che saranno sostituiti dallo yuan e dal rublo a causa della forza delle economie cinese e russa.

Ma la catastrofe non è una punizione astratta dal cielo. Il più grande nemico dell’umanità ha un nome e un indirizzo. Stabilito questo, la lotta è possibile e le accorate parole profetiche di Fidel di otto anni fa sembrano scritte oggi:

Ci sono individui senza scrupoli, a quanto pare non pochi, che considerano un merito essere disposti a morire, ma soprattutto a uccidere per difendere privilegi deprecabili.

Molti si stupiscono delle dichiarazioni di alcuni portavoce europei della NATO che si esprimono con lo stile e il volto delle SS naziste. A volte si vestono con completi scuri anche in piena estate. (…)

L’impero di Adolf Hitler, ispirato dall’avidità, è passato alla storia senza più gloria di quanto ne abbia l’incoraggiamento dato ai governi borghesi e aggressivi della NATO, che li rende lo zimbello d’Europa e del mondo, con il loro euro, che come il dollaro diventerà presto lettera morta, chiamato a dipendere dallo yuan e anche dal rublo, di fronte al boom dell’economia cinese strettamente legata all’enorme potenziale economico e tecnico della Russia“.

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(*) Oleg Yasinsky, giornalista ucraino-cileno, collaboratore di media indipendenti latinoamericani come Pressenza.comDesinformemonos.org e altri, ricercatore di movimenti indigeni e sociali in America Latina, produttore di documentari politici in Colombia, Bolivia, Messico e Cile, autore di diverse pubblicazioni e traduttore in russo di testi di Eduardo Galeano, Luis Sepúlveda, José Saramago, Subcomandante Marcos e altri.

 

Pubblicato in Attualità, Blocco, Cuba, Cultura, Internazionale

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