TEATRO NACIONAL DE CUBA: 64 ANNI DI STORIA, CULTURA E PATRIMONIO (+FOTO)

Imágen: Cortesía del Archivo “Maria Lastayo” del TNC

Il Teatro Nazionale di Cuba (TNC) è una delle prime cinque istituzioni culturali fondate dal Governo Rivoluzionario con la legge n. 379 del 12 giugno 1959, che stabiliva tra le sue missioni quella di “svolgere il lavoro di promozione e sviluppo che lo Stato cubano deve portare avanti in materia di teatro, musica, balletto, opera e attività artistiche in generale“.

di Jorge Brooks Gremps
Fonte:
giugno 2023
Traduzione, adattamento e aggiunte al testo: GFJ
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Il Teatro Nazionale di Cuba, un edificio di architettura moderna in cui si fondono armoniosamente funzionalità ed estetica, è oggi un Complesso Culturale Ricreativo che racchiude diverse manifestazioni artistiche, in cui si offre non solo un repertorio teatrale cubano e universale di prim'ordine, ma anche un'infinità di spettacoli e diversi programmi collaterali.
La costruzione del Teatro Nazionale di Cuba fu approvata nel 1951 sotto l'amministrazione di Carlos Prío Socarrás e i lavori iniziarono l'anno successivo. La prima pietra per la costruzione del Teatro Nazionale fu posata il 29 luglio 1952, due mesi dopo fu firmato un contratto con l'impresa Purdy & Henderson come appaltatore civile e con l'impresa Arroyo y Menéndez come direttore tecnico e operativo dell'opera. 

Sotto la direzione della dottoressa Isabel Monal, questo feudo culturale divenne un centro che produsse e sviluppò gran parte del patrimonio culturale della nostra nazione attraverso i dipartimenti di Folklore, Danza, Teatro, Musica – che comprendevano un’orchestra sinfonica e un coro (che divennero rispettivamente l’Orchestra Sinfonica Nazionale e il Coro Nazionale). Questi dipartimenti erano diretti da figure culturali di spicco dell’epoca che, attraverso lo scambio delle loro conoscenze, hanno incoraggiato l’emergere e lo sviluppo dei valori del patrimonio e, grazie alle loro rispettive specializzazioni, anche lo sviluppo delle arti visive e manuali.

La dottoressa Monal ricorda le parole dell’allora Ministro dell’Educazione, Armando Hart, in relazione al teatro: “Isabelita, guarda quell’elefante bianco, vedi cosa puoi farci...”. E per due anni divenne l’artefice di un movimento che si irradiò su tutta la cultura cubana, accompagnata da un’équipe di rinomati intellettuali. Insieme realizzarono il sogno della Rivoluzione di aprire “le porte del teatro al popolo. Il popolo rispose, e Fidel assistette alle rappresentazioni del Teatro Nacional de Cuba insieme al popolo, come appare in un volantino promozionale dell’istituzione nei primi mesi del 1960.

Isabel Monal (21 de octubre de 1931 - ). Il 12 giugno 1959 divenne direttrice del Teatro Nacional de Cuba. Qui diventa l'asse portante del nascente teatro della Rivoluzione cubana. Nell'ottobre 1959 visita la Cina come parte di una delegazione culturale con Nicolás Guillén, Enrique Labrador Ruiz, Vicente Revuelta e Mariano Rodríguez. Visitarono anche l'Unione Sovietica e la Cecoslovacchia, anche se Isabel ha confessato di essersi sentita più a casa in Cina che in Unione Sovietica. Vedi la biografia di Isabel Monal

In una sola notte, dal momento in cui il sipario rosso della Sala Covarrubias si aprì davanti a un pubblico in attesa e forse un po’ incredulo, fino a quando si chiuse con l’ultimo fragoroso applauso, la danza vissuta come forma d’arte nel nostro Paese si attestò a metà del XX secolo, e in quella notte ci spostammo in avanti di 40 anni esatti..[2]

Il celeberrimo etnologo, musicologo, compositore e pedagogo Argeliers León fu nominato capo del Dipartimento di Folclore, e continuò la sua ricerca per offrire la più completa rappresentazione folclorica di canti e danze di origine afrocubana, del popolo e per il nostro popolo, base per la successiva creazione dell’Ensemble Folclorico Nazionale. Iniziò queste presentazioni folcloristiche nella Sala Covarrubias e nella Biblioteca Nazionale. Nel 1960, dal Centro de Estudios del Folklore del TNC, Argeliers pubblicò gli Actas del Folklore e fondò il Seminario de Estudios de Folklore, in collaborazione con la Commissione cubana dell’Unesco.

Si tratta ora di cogliere le espressioni del nostro popolo e, senza snaturarle, di ripresentarle. In questi casi, ci allontaniamo dalla riservatezza e dalla particolarità del religioso e cerchiamo di presentare i valori puri del canto, della danza e della poesia. Manteniamo i costumi nella loro forma più esatta e ne curiamo solo l’uniformità, la regolarità e la fattura. Solo quando mancano i costumi rituali ricorriamo alla fantasia degli stilisti[3].

Ramiro Guerra è una delle figure fondanti della cultura cubana, non solo per la sua eredità di un movimento di danza moderna a Cuba, che comprende l'insegnamento di questa espressione; è stato uno dei primi protagonisti della creazione di una scuola di balletto cubana, è riconosciuto per i suoi grandi contributi coreografici e per tutto il suo ampio lavoro di ricerca per renderci orgogliosi della nostra iconicità nella danza.

Ramiro Guerra dedicò tutto il suo lavoro alla ricerca sulla danza, alla ricerca e al consolidamento di questo genere a carattere nazionale. Come direttore del Dipartimento di Danza, fondò il Conjunto de Danza Moderna del Teatro Nacional (Danza Contemporánea de Cuba). Nelle sue aule si creò una tecnica di danza autentica e identitaria, si fondò una “piccola scuola“, creando le basi per la fondazione della Scuola Nazionale della specialità, si incoraggiò lo scambio culturale e accademico con creatori di altre parti del mondo e col tempo si diede vita ad altri progetti di danza nel nostro Paese, Allo stesso tempo, si formarono grandi interpreti, coreografi, insegnanti e designer che furono insigniti del Premio Nazionale di Danza, tra gli altri riconoscimenti, come Ramiro Guerra (1999), Eduardo Rivero (2001), Santiago Alfonso (2006), Lorna Burdsall (2008), Isidro Rolando (2009), Rosario Cárdenas (2013), Miguel Iglesias (2018) ed Eduardo Arrocha (2022). Quest’ultimo detiene anche i premi nazionali per il design e il teatro. Sono stati premiati anche Rogelio Martínez Furé (2002), Alberto Méndez (2004) e Isabel Bustos (2012), tutti legati alla compagnia nazionale nella loro carriera artistica.

Fidel, il Che e la dottoressa Isabel Monal a uno spettacolo dell'Opera di Pechino, 1960. Immagine: La Jiribilla

Fermín Borges, che aveva assunto la direzione del teatro della Sociedad Cultural Nuestro Tiempo (1953), fu direttore del Dipartimento di Arti Drammatiche. Creò e diresse il Seminario de Dramaturgia José Antonio Ramos (1960)[4], che mirava a formare i futuri drammaturghi, e fondò anche la scuola di teatro per la formazione di attori e designer.

Il Seminario di Drammaturgia ha prodotto autori che hanno contribuito con testi significativi che definiscono il nostro teatro, come Santa Camila de La Habana Vieja, di José Ramón Brene; La noche de los asesinos, di José Triana; El robo del cochino e La casa vieja, di Abelardo Estorino; María Antonia, di Eugenio Hernández Espinosa; tra le altre opere più note. In questo seminario si sono formati i Premi del Teatro Nazionale Mario Balmaseda (2006), Gerardo Fulleda (2014), Nicolás Dorr (2014), René Fernández (2007) e José Milián (2008), oltre ai già citati Estorino (2002) e Hernández Espinosa (2005).

L’odissea teatrale iniziò con la messa in scena de La ramera respetuosa per inaugurare la Sala Covarrubias, diretta da Francisco Morín e interpretata da Miriam Acevedo e Pedro Álvarez, che fu rinviata perché il teatro non era ancora terminato. La prima fu presentata durante la visita di Jean Paul Sartre a Cuba, accompagnato dall’amica Simone de Beauvoir e da Fidel Castro. A questo evento teatrale dell’epoca seguirono altre produzioni rappresentative come Santa Juana de América (vincitore del Primo Concorso Letterario Casa de las Américas) diretto da Eduardo Manet. Il Ministero dell’Educazione e il TNC sponsorizzano le opere Los habladores e El retablo de Maese Pedro, dirette da Vicente Revuelta, in occasione della prima pubblicazione de El Quijote da parte della Stampa Nazionale Cubana. Humberto Arenal s’incarica del teatro di Virgilio Piñera (El filántropo), Heberto Dumé dirige Los fusiles de la madre Carrar e El lindo ruiseñor (indicato come uno dei più bei spettacoli del teatro per ragazzi) in una versione di José Martí basata su una storia di Hans Christian Andersen, e Yerma, sotto la direzione di Adela Escartín.

Il Dipartimento di Musica pose particolare interesse nella diffusione della musica dei compositori cubani, attraverso prime audizioni o esecuzioni continue di opere poco conosciute. Il ruolo di direttore del dipartimento fu assunto da Carlos Fariñas; Enrique González Mantici divenne direttore dell’Orchestra Sinfonica e Serafín Pro direttore del Coro. Quelle che un tempo erano l’Orquesta Sinfónica e il Coro del Teatro Nacional de Cuba divennero, rispettivamente, l’Orquesta Sinfónica Nacional e il Coro Nacional de Cuba.

Nel luglio 1960, il Teatro Nacional fu protagonista dell’organizzazione, della produzione e della messa in scena del Gala per il Settimo Anniversario dell’Assalto alla Caserma Moncada, commemorato nella Sierra Maestra (Las Mercedes), con la partecipazione di circa 1 milione di persone, la maggior parte delle quali non aveva mai assistito a uno spettacolo artistico. Su suggerimento di Miriam Acevedo, Humberto Arenal dirige il poema epico “Cantata a Santiago” di Pablo Armando Fernández (clicca, ndt), che avevano eseguito in prima assoluta a New York (1958).

Prove di Decálogo del Apocalipsis, coreografia di Ramiro Guerra. Foto: Tito Álvarez

Gli eventi al Teatro Nazionale erano diretti dalla dottoressa Isabel Monal, che da diversi giorni faceva avanti e indietro dall’Avana a El Caney per i preparativi. L’ho vista instancabile nel suo abito da campagna, dormendo quando poteva. Era assistita dal direttore artistico Fermín Borges con il coro, l’orchestra e il folclore, che insieme contavano circa seicento persone. Anche il pittore Julio Matilla, che disegnò la scenografia, Ayala, Rafael López, Fuentes e Manolito… diedero il loro contributo.

Lì lavoravamo tutti intensamente nelle prove, Ramiro Guerra con i suoi ballerini; Serafín Pro con il coro; González Mántici e Fariñas con l’orchestra; Argeliers León con il folklore…[5]

Il palcoscenico fu eretto all’aperto. Tre piattaforme: la più grande al centro e due più piccole ai lati. La più grande aveva un sipario a forma di fisarmonica, che si dispiegava ai lati; e mentre su quelle più piccole si svolgeva uno spettacolo, dietro il sipario più grande si preparava quello successivo.[6]

Il Teatro Nazionale di Cuba è una sede importante del Festival del Teatro dell'Avana dagli anni Ottanta.

Il Teatro Nazionale di Cuba, per soddisfare le esigenze degli allestimenti, aveva fondato i primi laboratori di falegnameria e di costumi, quest’ultimo comprendente i reparti di scarpe, cappelli, tinture, parrucchieri e oggetti di scena, una pratica che è stata sistematizzata per più di sessant’anni per soddisfare le esigenze delle arti sceniche cubane.

L'attrice Miriam Acevedo con gli intellettuali Simone de Beauvoir e Jean Paul Sartre, autore de La prostituta rispettosa. Foto: Tratta da Internet

Irene Relova, del Dipartimento di Estensione Teatrale, fu incaricata di creare centri per l’insegnamento della danza moderna a Pinar del Río, Matanzas e Santa Clara, e di occuparsi del perfezionamento tecnico degli amanti dello spettacolo, che si concretizzò nel Primo Festival dei Lavoratori Contadini del marzo 1961. Per portare la cultura nelle zone rurali, nelle cooperative, nelle fattorie e nei centri di lavoro, Isabel Monal e Fermín Borges idearono la Brigada Teatral Revolucionaria, guidata da Jesús Hernández, che nel 1962 prese il nome di Brigada de Teatro Francisco Covarrubias.

Nella specialità del Design, si registra la figura di Zilia Sánchez (interior design e scenografa del TNC). Nomi come Andrés García, Julio Matilla, Esteban Ayala, José Miguel Rodríguez, Raúl Oliva, Salvador Fernández, Eduardo Arrocha, firmano le scenografie e i costumi. Ramiro Maseda, Clara Ronay e Armando Carzola, alle luci.

L’arte grafica fu sviluppata e arricchita nei laboratori del Teatro Nacional de Cuba, a ragione della necessità di promuovere la rivoluzione che si stava svolgendo nelle arti, in particolare in quelle dello spettacolo. Ricardo Vigón[7], che era a capo della Propaganda, creò un team di progettazione il cui direttore artistico era l’artista visivo Pedro de Oraá e che comprendeva i creatori Umberto Peña, Carlos Manuel Díaz Gámez, Roberto Guerrero, Rolando de Oraá e José Manuel Villa. Tony Évora collaborò alla progettazione dei programmi che informavano sulle attività in cartellone nelle strutture culturali; questa è stata la fonte originale da cui sono nati i primi manifesti con soluzioni istruttive per educare il pubblico all’apprezzamento delle arti visive. Dalle arti dello spettacolo fu promosso e sviluppato l’uso del manifesto con una proiezione artistico-comunicativa; uno dei più belli, e portatore dei nuovi attributi, è quello disegnato da Rolando de Oraá (luglio 1960) per la promozione dell’Opera di Pechino; ricco nella descrizione pittorica, con linee naturali e fantasia accattivante, fu stampato in un laboratorio serigrafico di proprietà del fratello Pedro.

Rolando Oraá, Teatro Nacional de Cuba/ Ministerio de Educación, serigrafía, 1960

Il manifesto culturale del Teatro Nazionale di Cuba in collaborazione con il Consiglio Nazionale della Cultura (1961), faceva parte di una diversità di mezzi di propaganda, con il primo uso di serigrafie a colori di grande bellezza, che portavano messaggi culturali, per promuovere l’arte e apposti sui finestrini degli autobus urbani.

L’ambiente di lavoro nei luoghi della struttura è stato arricchito dal contributo delle arti visive. Murales e sculture di artisti famosi come René Portocarrero, Raúl Martínez, Sandú Darié, Alfredo Lozano, Eugenio Rodríguez, Roberto Estupiñán, Rolando López, Gabriel Sorzano, Tomás Oliva e Rita Longa sono stati installati negli interni del teatro e nei giardini. In seguito si aggiunsero opere di Osneldo García, Agustín Drake, Umberto Peña, Pedro Pablo Oliva, Flavio Garciandía e Adigio Benítez, tra gli altri.

Opera di Osneldo García situata nei giardini del Teatro Nacional. Foto: Tratta da Artcrónica

Da questa collocazione in Plaza de la Revolución, i creatori cubani hanno assistito e partecipato attivamente all’epopea del nostro popolo in questi 64 anni di sovranità nazionale, e i loro legami con la poetica rivoluzionaria sono stati notevoli. Per esempio: una notte in cui Fidel era tribuno dell’allora Plaza de la República, gli Abakuá stavano contemporaneamente presentando parte dei loro riti dimostrativi! Oppure, mentre il Conjunto de Danza Moderna si preparava a onorare l’invito del Festival de Teatro de las Naciones (aprile 1961), molti dei suoi membri si preparavano a difendere la patria dall’invasione di Playa Girón, e grazie alla vittoria poterono arrivare a Parigi giusto in tempo per mostrare al mondo, per la prima volta, una danza moderna dal sapore cubano. Secondo la testimonianza della dottoressa Isabel Monal, in un’intervista concessa a Marianela González (La Jiribilla, La Habana, n. 587, anno XI), l’Ensemble Folclorico Nazionale ha le sue origini negli anni ’60, presso il Teatro Nazionale di Cuba.

Era accompagnato da musicisti che facevano parte del gruppo di lavoro degli Argelierse che sostenevano quel particolare pezzo. L’accoglienza fu molto calorosa, sia per le coreografie di Ramiro sia per le piccole performance che questi musicisti offrivano tra un’esibizione e l’altra. Quella favolosa accoglienza fu un elemento decisivo nella proposta di fondare il Conjunto Folklórico Nacional. Il genio di Ramiro ebbe un’influenza decisiva su di esso.

Nel 1961 fu fondato il Consiglio Nazionale della Cultura, e questa fu una grande contraddizione. Tutto il lavoro titanico svolto dai fondatori di questo movimento culturale, concepito e sviluppato a partire dal Teatro Nazionale di Cuba, cominciò a disintegrarsi nel marzo di quell’anno. La dottoressa Isabel Monal ha sottolineato i meschini interessi di una microfrazione di militanti del Partito Socialista Popolare, a capo del Consiglio Nazionale della Cultura, che minarono il lavoro sviluppato dal TNC. Alla fine del 1962, le sue due sale erano utilizzate come deposito di scenografie e costumi.

Historia de un Ballet, 1962, poster

Nel 1962, l’ICAIC ha girato Historia de un Ballet,[8] che, come appare nei titoli di coda, è “un documentario del Teatro Nazionale di Cuba“, che ha iniziato a essere riconosciuto a livello mondiale quando ha vinto il Gran Premio Colomba d’Oro al 5° Festival Internazionale di Documentari e Cortometraggi di Lipsia dello stesso anno.

Il Teatro Nazionale di Cuba (TNC) aprì ufficialmente le sue porte il 3 settembre 1979, in occasione del Gala del VI Vertice dei Paesi Non Allineati. Pochi mesi prima dell’inaugurazione definitiva, nelle sale Francisco Covarrubias e Gertrudis Gómez de Avellaneda si svolse uno degli eventi più importanti della cultura cubana della seconda metà del secolo scorso, il Primo Festival Teatrale dell’Avana, che diede ai suoi protagonisti (attori, drammaturghi, registi, disegnatori), a tutta la gente di teatro, la possibilità di iniziare un processo di giustizia e di guarigione da un decennio precedente contraddittorio. Per riunire questo movimento ferito e disperso, fu chiesto a Roberto Blanco di dirigere la messa in scena di Perro huevero…, e lui selezionò attori di gruppi diversi, stigmatizzati o meno, semplici amanti del teatro; e, come Perro huevero, anche se gli bruciarono il muso…, il 18 gennaio 1980 nella Sala Covarrubias si udì un’unica voce: “Viva la terra che produce la canna!“. La cerimonia di premiazione nella Sala Avellaneda e la chiusura del Festival del Teatro furono una grande festa per il palcoscenico cubano, molti tornarono al loro unico posto di lavoro e spazio possibile, il teatro! Altri non riuscirono a riprendersi.

La Sala Avellaneda

Al Teatro Nacional de Cuba sono passate diverse personalità dello spettacolo, della politica, della letteratura e delle scienze sociali e umanistiche. Statisti del calibro di Fidel Castro, figure artistiche come Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Maurice Béjart, Mats Ek, Mikhail Baryshnikov, Azari Plisetski e Osvaldo Dragún, tra gli altri. Importanti artisti come Alicia Alonso, Leonid Kogan Aram Jachaturián, Marian Anderson, Leo Brouwer, Franca Rame, Bibi Andersson, Antonio Gades, Cristina Hoyos, Vasili Vasiliev, Mercedes Sosa, Silvio Rodríguez, Pablo Milanés, Julio Bocca, Denise Stoklos, Carlos Acosta si sono esibiti sui suoi palchi; compagnie come l’Opera di Pechino, il Balletto del Bolshoi, il Teatro delle Marionette Obraztsov, il Ballet Nacional de Cuba, il Ballet Nacional de España, La Candelaria, Rajatabla, la Sinfónica Nacional de Cuba, il Conjunto Folklórico Nacional de Cuba, il Ballet de Montecarlo e la Danza Contemporánea de Cuba. Il Ciclo de Teatro Clásico Cubano, diretto da Armando Suárez del Villar, e le diverse mostre di scenografie e costumi che, in più di un’occasione, hanno occupato i vestiboli delle sale Avellaneda e Covarrubias.

Il Teatro Nazionale ha un passato prestigioso, un presente onorabile. Perché non aspirare a un futuro luminoso?

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Note:

[1] Massip, José. Historia de un ballet. Documental del Teatro Nacional de Cuba, en colores. Año 1962. Icaic

[2] Casey, Calvert. “El Teatro Nacional hace Historia”. Lunes de Revolución. Año. Nro. 53, abril 4 de 1960, pp. 16-17

[3] León, Argeliers. “La expresión del pueblo en el TNC”. Actas del Folklore. Centro de Estudios del Folklore del TNC. Enero 1961, Año I, Nro. 1, La Habana, Cuba: Págs. 13,14

[4] Sánchez, Miguel. Esa huella olvidada: El Teatro Nacional de Cuba (1959-1961). La Habana, Cuba: Editorial Letras Cubanas; 2001.pp. 190-198.

[5] Acevedo, Miriam. “En la Sierra con Fidel”. En Lunes de Revolución. Nro.70 pág. 27.

[6] Ibídem. P. 28

[7] Morales Campos, Reinaldo. “A medio siglo del Teatro Nacional de Cuba: evocación a sus carteles” en www.rebelión.org, 22 de mayo de 2009. Cultura.

[8] Massip, José. Historia de un ballet. Documental del Teatro Nacional de Cuba, en colores. Año 1962. Icaic

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