Lo spirito di Thomas Sankara, il Che africano, guida le rivolte contro gli imperialisti occidentali in Africa (+VIDEO)

Thomas Sankara, il “Che” africano (leggi)

Noi capi di stato africani dobbiamo smettere di essere le marionette dell’imperialismo“. Capitano Ibrahim Traoré (Burkina Faso)

Fonti: v. sotto
Aggiunte: GFJ
1° agosto 2023

Il volto del giovane capitano Ibrahim Traoré era sconosciuto prima che prendesse il potere  in Burkina Faso 1l 30 ottobre 2022: sei giorni dopo, il suo ritratto si trovava ovunque nelle strade di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

Discorso del capitano Ibrahim Traoré (Burkina Faso), presidente a interim del Burkina Faso, al Vertice Russia-Africa a San Pietroburgo,  27 e 28 luglio 2023

(Traduzione: l’Antidiplomatico)

Compagno presidente Vladimir Putin, compagni presidenti e capi di Stato africani, compagni capi delegazione, buongiorno.

E’ un onore intervenire qui oggi. Vi porto il saluto del popolo del Burkina Faso, il paese degli integri. Ringrazio Dio che ci ha permesso di riunirsi qui stamattina in buona salute per parlare del futuro e del benessere dei nostri popoli.

Chiedo scusa ai presenti più anziani, africanité oblige,  La mia generazione ha molte domande e non trova risposte. Qui possiamo però riflettere, perché ci sentiamo in famiglia. Anche la Russia infatti fa parte della famiglia, per l’Africa. Abbiamo la stessa storia. La Russia ha accettato enormi sacrifici per liberare il mondo dal nazismo nella seconda guerra mondiale. E anche molti africani, i nostri nonni, sono stati arruolati di forza per aiutare l’Europa a sbarazzarsi del nazismo. Condividiamo la stessa storia nel senso che siamo i popoli dimenticati del mondo. Nei libri di storia, nei documentari e nei film, si tenda ad accantonare il ruolo preponderante giocato dalla Russia, e il ruolo dell’Africa nella lotta contro il nazismo.

Adesso siamo insieme per parlare del futuro dei nostri popoli, di quello che accadrà domani, del mondo libero al quale aspiriamo. Un mondo senza ingerenze nei nostri affari interni. Abbiamo le stesse prospettive e auspico che questo vertice sia l’occasione per poter tessere ottime relazioni per il migliore avvenire possibile per i nostri popoli.

Le questioni che la mia generazione si pone sono le seguenti, per riassumerle. Non capiamo perché l’Africa con tante ricchezze nel sottosuolo, una natura generosa, sole in abbondanza, acqua, è oggi il continente con le popolazioni più povere. E’ un continente affamato. E come mai i capi di Stato vanno in giro per il mondo a mendicare. Non abbiamo risposte.

Abbiamo l’occasione di stringere nuove relazioni e spero che possano dare un futuro migliore ai nostri popoli.

I giovani della mia generazione mi incaricano anche di dire che a causa della povertà sono obbligati ad attraversare il mare per cercare di arrivare in Europa. Muoiono in mare. Ma presto non attraverseranno più. Andranno davanti ai palazzi governativi per cercare il necessario.

Quanto al Burkina Faso, da otto anni siamo costretti ad affrontare alla manifestazione più barbara e violenta del neocolonialismo, dell’imperialismo, la schiavitù che cercano ancora di imporci. E i nostri predecessori ci hanno insegnato una cosa: lo schiavo che non è capace  capace di rivoltarsi contro la propria sorte non merita che si provi pietà per la sua sorte. Noi non ci commiseriamo e non chiediamo compassione: il popolo burkinabè ha deciso di lottare contro il terrorismo. In questa lotta, tanti volontari hanno preso le armi contro il terrorismo.

Siamo sorpresi vedendo che gli imperialisti definiscono questi volontari “milizie” e di delinquenti. Eppure, quando in Europa le popolazioni hanno imbracciato le armi per difendere la patria, sono stati definiti patrioti. I nostri nonni sono stati deportati per salvare l’Europa. Eppure al ritorno, quando hanno voluto difendere i loro diritti, sono stati massacrati.

Ed ecco che adesso chi cerca di difendersi è definito “milizia”. Ma non importa.

 Il problema è piuttosto vedere capi di Stato africani che non aiutano in alcun modo i popoli che si battono, e che cantano lo stesso coro degli imperialisti e ci definiscono milizie e gruppi che non rispettano i diritti umani. Di quali diritti umani parliamo?

Occorre che noi, capi di Stato africani, smettiamo di comportarci come marionette che si muovono grazie ai fili del degli imperialisti.

Ieri il presidente Vladimir Putin ha annunciato l’invio dei cereali in Africa, ne siamo lieti e lo ringraziamo. Ma è anche un messaggio ai capi di Stato africani, perché al prossimo forum non dovremo venire qua senza aver assicurato l’autosufficienza alimentare dei nostri popoli. Dobbiamo assumere l’esperienza di quelli che ci sono già arrivati, in Africa; e approfondire le relazioni con la Federazione russa per arrivare a soddisfare le necessità delle nostre popolazioni.

Termino dicendo che dobbiamo rendere omaggio ai nostri popoli, i nostri popoli che si battono. Gloria ai nostri popoli. Dignità ai nostri popoli.

La patrie ou la mort nous vaincrons!
(¡Patria o muerte, venceremos!)

VIDEO: Intervista al capitano Ibrahim Traoré (clicca sull’immagine)

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Niger: è successo quello che doveva succedere

Fonte:
Traduzione: GFJ

Non c’è motivo di sorprendersi del colpo di Stato in Niger, l’ultimo alleato dell’Occidente nel Sahel, dove le sue ricche risorse naturali vengono ancora saccheggiate, milioni di persone soffrono la fame e un governante si arricchisce di giorno in giorno.

Il portavoce dell’esercito nigerino, il colonnello maggiore Amadou Abdramane, ha spiegato le ragioni del colpo di Stato, che mirava a combattere le gravi disuguaglianze, mentre il presidente deposto Mohamed Bazoum era detenuto nel palazzo presidenziale di Niamey, secondo quanto riportato dalla Reuters.

Agli Stati Uniti è rimasto il “merito” di aver armato un esercito che ritenevano fedele, mentre hanno due basi delle forze armate in loco, con circa 1.000 soldati, e un’altra base della Central Intelligence Agency (CIA).

Anche la Germania ha un centinaio di militari di stanza in Niger, ma anche la Francia ha una forte presenza, con il pretesto di combattere il terrorismo, ma in realtà per continuare a proteggere le sue miniere di uranio.

I MANIFESTANTI, CHE SOSTENGONO I GOLPISTI, SVENTOLANO BANDIERE NIGERINE E RUSSE E GRIDANO "ABBASSO LA FRANCIA". FOTO TRATTA DA RT

Ora si parla che le truppe africane e quelle di alcune nazioni occidentali lanceranno un’offensiva per rovesciare i promotori del colpo di Stato contro il presidente deposto, che è sottomesso all’Occidente, mentre gran parte della popolazione ha salutato e sostenuto i militari che hanno preso il potere.

Sebbene abbiano cercato di coinvolgere la Russia nel colpo di Stato, i media occidentali, tra cui il francese Le Monde, hanno ammesso che non vi è alcuna indicazione del coinvolgimento di Mosca nel colpo di Stato, che mette a rischio lo sfruttamento delle sue ricchezze da parte delle multinazionali occidentali.

CONTRASTO

Molta povertà e lussuosa ostentazione occidentale, soprattutto francese, hanno invaso le strade delle principali e trascurate città nigeriane.

L’agenzia francese AFP riconosce quanto fosse difficile sopravvivere per il nigeriano più comune, non benedetto dal denaro degli sfruttatori.

Airmen stationed at Nigerian Air Base 101 in Niamey, Niger, and Air Base 201 in Agadez, support partner forces and international effors to counter violent extremist organizations in the region. U.S. Air Forces Africa (Fonte). Photo Caption & Credits.
Ci risparmiamo il commento alla didascalia

Ad esempio, la città di Arif, sede di una base militare statunitense, emerge dal deserto come un miraggio giallastro di rocce di uranio, rottami radioattivi, turbanti, gru e baraccopoli. Dove non molto tempo fa pascolavano placidamente i cammelli, ora pulsa una città sgangherata di 80.000 abitanti.

Casa nigerina dopo un'inondazione

Lontano dalle migliaia di braccianti, commercianti, facchini, artigiani e prostitute provenienti da tutto il Niger e dai Paesi vicini, vivono alcune centinaia di tecnici e ingegneri francesi, protetti nella loro bolla parigina, con i loro negozi esclusivi, il loro ospedale privato (il migliore del Paese) e i loro club con piscina. Nel frattempo, la gente del posto rovista tra i rifiuti radioattivi e si ammala nella lotta per la sopravvivenza.

Arif, Niger. Abitazione di una famiglia francese residente in Niger

Il potente simbolismo di questa immagine – il profumo francese che profuma l’angosciosa povertà di milioni di persone – spiega da solo il motivo del colpo di Stato di qualche giorno fa.

Non occorre guardare lontano per spiegare un colpo di Stato che, secondo i suoi protagonisti, affonda le radici nel fatto che il Niger, uno dei Paesi più poveri del mondo, è preda di continue carestie, pur avendo esportato decine di migliaia di tonnellate di uranio dal 1974 ed essendo ricco di petrolio, oro, fosfati, stagno, ferro, platino, carbone, titanio e coltan.

L’uranio in Niger è più un male che un bene, sostiene Jeremy Cenan, professore dell’Università di Bristol e autorità in materia di Sahara. “È una maledizione e ha tutto il potenziale per una situazione esplosiva. Una miccia che accende anche il terrorismo e il traffico di droga nella zona“, ha affermato.

Il Niger, uno dei Paesi più poveri del mondo, che è stato un baluardo servile dell’Occidente, fa notizia oggi e continuerà a farlo nei tempi a venire.

Sebbene gli osservatori internazionali non possano provare la suddetta influenza di Mosca nel colpo di Stato, né il coinvolgimento dei ribelli tuareg, il Movimento dei nigeriani per la giustizia (MNJ) ha approfittato del colpo di Stato per difendere i suoi soliti postulati: il trasferimento del 50% dei proventi minerari alle autorità locali, la priorità all’assunzione di persone locali, la fine della commercializzazione dei permessi minerari e la sospensione delle attività di ricerca nelle aree di allevamento del bestiame:

Il trasferimento del 50% delle entrate minerarie alle comunità locali, l’assunzione prioritaria di persone locali, la fine della commercializzazione dei permessi minerari e la sospensione delle attività di ricerca nelle aree di allevamento del bestiame.

Salamín Belga, un immigrato appena tornato in Spagna dopo una vacanza in Niger, ha riassunto a Efe il sentimento locale:
Quello che doveva succedere è successo. E dovrebbero accadere ancora più cose per porre fine a questa vergogna“.

Il Niger, uno dei Paesi più poveri del mondo, che è stato un baluardo servile dell’Occidente, fa notizia oggi e continuerà a farlo nei tempi a venire.

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Pubblicato in Attualità, Cuba, Internazionale

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